FORMAZIONE AZIENDALE: COLTIVARE LA CREATIVITA’ PER IMMAGINARE IL FUTURO

La MEP Business School sviluppa ogni tecnologia per la formazione, anche a distanza, ma continua a credere che a trasformare il presente siano le persone.

Una formazione aziendale che punta ad accrescere, attraverso le conoscenze, la capacità creativa delle persone è pensabile? Ha senso in un’epoca ipertecnologica?

Da dx Andrea Marino Cerrato e Francesca Schenetti

Alla MEP Business School ideata quattro anni fa nel cuore del Friuli da MEP, che ha voluto così festeggiare i suoi cinquant’anni d’attività, la risposta è assolutamente positiva. Non solo ha senso, ma può essere un potente driver di sviluppo. «Viviamo in un’epoca in cui si generano scenari sempre più complessi, anche dal punto di vista dell’organizzazione. – ragiona il rettore della MEP Business School, Andrea Marino Cerrato, mente raffinata per cogliere il senso del futuro e scienziato dei sistemi per gestirlo – Essi non si risolvono, però, iniettando nel sistema esclusivamente capacità strumentali. La complessità è risolta dalla creatività dei singoli che sanno immaginare nuove prospettive e, dunque, generare innovazione e sviluppo». 

La MEP Business School è nata l’8 febbraio 2016, quando l’azienda aveva alle spalle la crisi epocale del 2008 e stava progettando il proprio futuro a partire da una Storia e da una Identità d’eccellenza. «Sono stati il Presidente e l’Amministratore Delegato che hanno raccolto e rilanciato questo patrimonio – sottolinea il rettore -. Hanno intuito che l’eccellenza di MEP non poteva che incrementarsi in un contesto di valutazione della conoscenza». 

Sul finire del 2019 la Scuola ha festeggiato i 100 corsi erogati in tre anni e mezzo, con il coinvolgimento di oltre 500 persone, cui se ne aggiungono altrettante protagoniste in eventi e iniziative dentro e fuori la Scuola.

«In queste settimane abbiamo sviluppato, anche attraverso una nostra piattaforma dedicata, la formazione a distanza. Resta ferma però la convinzione – prosegue il rettore Marino Cerrato – che protagonisti del futuro non saranno le tecnologie, ma le Persone. È fondamentale continuare dunque ad accrescere il loro patrimonio intangibile, ovvero la loro Conoscenza e Consapevolezza professionale. Esse instillano nel singolo capacità di potenza, grazie alla quale ci si sente coinvolti nel presente per trasformarlo in futuro».

DINO FERAGOTTO CON LA SUA LED LUKS: ‘AVANTI TUTTA CON ORDINI E FATTURATO IN SALITA IN 20 PAESI NEL MONDO’

Dino Feragotto  INTERVISTA di Danielle Maion

 LED Luks, azienda con sede a Nova Gorica in Slovenia e radici friulane, è specializzata nella produzione di apparecchi per illuminazione a Led commerciali, architettonici e industriali. Con circa 40 dipendenti, ha raggiunto i 3,5 milioni di fatturato nel 2019 e un mercato che si rivolge prevalentemente al Nordeuropa. Il Ceo Dino Feragotto parla di un’azienda in crescita rispetto all’anno scorso: in ordini e fatturato. Lavorando con una ventina di Paesi, la diversificazione delle vendite è un plus che potrebbe fare raggiungere all’azienda i 5 milioni di fatturato nel 2020. Come sta affrontando in azienda questo difficile momento? L’azienda non è mai stata chiusa. Abbiamo fronteggiato l’emergenza a gennaio, incrementando le scorte per potere fare fronte alle consegne ed eventuali nuovi ordini e siamo intervenuti da subito applicando le norme imposte dalla legge slovena e garantendo la presenza settimanale del medico del lavoro. I problemi saranno visibili nel 4^ trimestre. Per ora, molti lavori sono in fase di completamente. Servirà vedere quanti nuovi ordini ci saranno. Come vede l’economia italiana nel dopo pandemia? L’Italia aveva già molti problemi prima del Coronavirus: non è stato altro che un detonatore. Le soluzioni individuate non rispondono ai problemi, mancando una programmazione industriale. La burocrazia è un forte impedimento per la crescita e si assisterà a una maggiore perdita di Pil. L’industria avrebbe forse potuto sopportare la crisi, ma alcuni settori come il trasporto e il turismo subiscono pesanti contraccolpi. Andrà forse meglio il prossimo anno grazie all’arte italiana “di arrangiarsi”, ma ci saranno sicuramente profonde trasformazioni. E la Slovenia? La Slovenia ha gli stessi problemi dell’Italia. Il settore del turismo rappresenta il 13% del Pil ed è stato molto colpito. Dipende anche dalla filiera dell’industria automotive che è in crisi. Bisogna tuttavia tener presente che ci sono solo 2 milioni di abitanti in Slovenia e il virus si è molto meno diffuso. Come si sta comportando la Slovenia in questo momento? Lo stato si è pesantemente indebitato ma ha reagito subito. Parliamo, ovviamente, di agevolazioni previste per le società di diritto sloveno. Per le aziende che continuano la produzione lo Stato si accolla gli oneri sociali dei dipendenti e contestualmente l’azienda si assume l’obbligo di erogare un premio detassato di 200 euro in busta paga. Il risultato di questa operazione è che a parità di costo aziendale il lavoratore ha una busta paga più alta. Così facendo lo Stato immette liquidità nel sistema, senza creare ulteriori aggravi per le imprese. Per le aziende che sono bloccate a causa del coronavirus, tutte le aziende, negozi compresi, si prevede una sorta di cassa integrazione, sempre con gli oneri sociali a carico dello Stato e l’80% dello stipendio viene pagato dalle aziende, che ne otterranno il rimborso entro 30 giorni, per i primi tre mesi, rinnovabili al 60% dello stipendio per i successivi tre mesi attingendo ai fondi di crisi. In cambio chi ne usufruisce si impegna a non licenziare i dipendenti. Per tutte le aziende che ne faranno richiesta è poi previsto il blocco del rimborso dei finanziamenti con una semplice richiesta alla banca Quali sono i vostri ultimi prodotti, quelli più innovativi? Abbiamo appena depositato un nuovo brevetto di cui, per ovvie ragioni, non posso parlare. Stiamo mettendo sul mercato i prodotti degli ultimi sei mesi. Dovevano essere presentati a ‘Light + Building’ di Francoforte, la più importante fiera per l’illuminazione, prevista a marzo ma rimandata a causa del Coronavirus. Solo una piccola anticipazione: a settembre presenteremo profili lineari di qualità europea ma con prezzi che faranno concorrenza alla Cina, pur essendo prodotti in Europa. Dove sta andando il suo settore? Il nostro settore è molto attivo. Il Led permette di fare molte cose e quindi il design e il posizionamento della luce non hanno vincoli e lasciano spazio alla creatività. La nostra azienda ha puntato a un design minimalista e continuerà in questa direzione. La tecnologia è presente da tempo. Serve capire dove è rivolta l’attenzione dell’utente, la sua sensibilità in fatto di illuminazione.

HELICA ELITRASPORTA PASSEGGERI IN TUTTA EUROPA, GARANTITA SICUREZZA DOPO LA PANDEMIA

Il tempo è prezioso sempre e ancor più, come nella Fase2 dopo il lockdown, quando bisogna recuperare competitività e spostarsi fisicamente, seppur necessario, può richiedere tempi lunghi per tutte le misure di sicurezza che si debbono mettere in atto, anche negli aeroporti. Una risposta già collaudata e in crescita la sta dando al settore del business, ma non solo, Helica, , che dall’aviosuperficie di Osoppo è in grado di garantire un trasporto in completa sicurezza in tutta Europa, con al massimo due ore di volo per le mete più lontane. La posizione geografica del Friuli Venezia Giulia rispetto all’Europa rende il servizio di Helica particolarmente interessante, perché in pochissimo tempo si possono raggiungere tutte le capitali europee per riunioni d’affari o per viaggi di relax, ma anche i maggiori hub aeroportuali europei. Helica, insediata nel Carnia industrial park di Amaro, con l’utilizzo dell’aviosuperficie di Osoppo dà un servizio collocato al centro geografico della regione e quindi in grado di servire tutte le maggiori aree industriali, dalla montagna alla pianura. La società ha attualmente in dotazione 3 elicotteri e un aereo per il trasporto di persone. A breve si aggiungerà un ulteriore aereo. «Scegliere Helica significa avere un trasporto sicuro, con un’ampia flessibilità oraria in partenza e la massima puntualità in arrivo, un vero taxi del cielo», sottolinea il direttore generale Stefano Adami. «Abbiamo cominciato ad operare nel settore del trasporto aereo delle persone già da qualche tempo e ora le conseguenze generate da Covid-19 ampliano la possibilità di operare in questo settore». Helica, nata e sviluppatasi in Carnia, «dove orgogliosamente vogliamo rimanere», afferma Adami, attualmente occupa 28 persone.

EUROTECH ANNUNCIA LA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IBM EDGE ECOSYSTEM

Eurotech, multinazionale tecnologica quotata a Piazza Affari, annuncia la sua partecipazione all’IBM Edge Ecosystem, passando dalle piattaforme multi-cloud, all’edge computing.

La nuova rete di soluzioni di IBM, basate su tecnologie Red Hat, fornisce una piattaforma aperta per unire un ecosistema globale di partner che collaborano allo sviluppo di applicativi per l’edge computing.

La piattaforma IBM Edge Application Manager consente di gestire da remoto applicazioni di intelligenza artificiale, di analisi dei dati e IoT in tempo reale, e può essere ora implementata sui computer miniaturizzati ed ad alte prestazioni (HPEC) di Eurotech.

Gli Edge Computer di Eurotech sono robusti e ad alte prestazioni. Sono piattaforme progettate per applicazioni in ambienti difficili in diversi mercati verticali, tra cui trasporti, guida autonoma, robotica collaborativa, linee di produzione automatiche e nella sicurezza e sorveglianza. Gli edge computer ad alte prestazioni sono infatti supercomputer basati sulle tecnologie di raffreddamento di Eurotech e garantiscono una erogazione di elevate prestazioni di calcolo in maniera affidabile e sono raffreddati attraverso un innovativo sistema di raffreddamento ad acqua calda.

«Siamo lieti di rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione con IBM, entrando a far parte di un ecosistema per abilitare soluzioni vitali per le imprese come la possibilità di effettuare analisi di grandi moli di dati direttamente sul campo, nel mondo dell’Operational Technology (OT) dove i dati vengono generati – commenta Robert Andres, Chief Strategy Officer di Eurotech. L’integrazione della piattaforma software IBM Cloud Pak for Data permette di costruire ed effettuare sul campo il training di modelli per le analitiche, che vengono poi implementati sugli edge computer ad alte prestazioni di Eurotech. Grazie all’IBM Edge Application Manager, si abbassano in modo significativo le barriere d’ingresso per le imprese che intendono utilizzare applicativi complessi direttamente sul campo e in ambienti difficili.»

La visione di Eurotech prevede di unire le tecnologie del mondo reale (OT) con il mondo dell’information technology (IT), il tutto all’interno di un ecosistema basato su software standard ed aperti. IBM ed Eurotech contribuiscono attivamente allo sviluppo di software open source per accelerarne l’uso da parte delle imprese riducendo costi e barriere di ingresso.

MEP, COVID19: ‘CORAGGIO E DISCIPLINA, LA NOSTRA FORTEZZA’ l’intervista

È possibile per un’impresa pensare e progettare la ripresa dopo un lockdown mondiale mettendo al centro della progettualità parole che sono espressione di valori fondativi? Secondo Vito Rotondi, Ceo di MEP, colosso internazionale della manifattura meccanica, non solo è possibile, ma è necessario. Determinante. Rotondi non teme perciò di evocare innanzitutto la saggezza, muovendosi tra gli spazi della MEP Business School, un luogo scelto non a caso per riflettere su un vocabolario insolito, ma strategico per il business post Covid-19. «Credo che la saggezza sia uno degli elementi fondamentali per uscire da questa emergenza – sostiene -, intendendola come un distillato dei valori riconoscibili da una comunità. Ad essa non ci si aggrappa, ma da essa si raccolgono tutte le energie per affrontare ogni vincolo e difficoltà. La saggezza è la cristallizzazione dei valori di una comunità, valori trasferiti tra generazioni e che consentono sinapsi di contenuti, tesori, comportamenti». La saggezza evoca etica, ma anche disciplina. Un altro termine che Rotondi annovera tra quelli essenziali, insieme a ciò cui rimanda. «Essa riecheggia la governance di un’impresa, ma anche il modello di riferimento attraverso il quale si superano i problemi. E in questo modello si identificano i valori d’impresa: l’autostima, la consapevolezza delle proprie capacità, il coraggio». Quest’ultimo, nella sua dimensione equilibrata, è un altro termine chiave. «È un valore quando consente di dire: c’è un problema, lo affronto», sintetizza il Ceo di MEP, per il quale «disciplina e coraggio faranno la differenza a parità di prodotto e di condizioni finanziarie». Se la continuità in economia è un tema forte, ce n’è uno più forte che si impone per uscire dall’emergenza: «l’identità». Per trovare la via d’uscita, spiega, «bisogna conoscere la mappa, i percorsi. Occorre averli in testa e ciò significa avere una mappatura di tutti gli elementi che contraddistinguono l’impresa e condurli a una sinapsi multicellullare». Un percorso in cui la fortezza è ottima compagna di viaggio, perché è un modo d’essere che «rimanda alla protezione, ma anche alla spinta a risolvere. Tutta l’iperfamiglia che ruota attorno all’azienda – società civile, società economico-finanziaria, lavoratori, colleghi – meritano questo appellativo». Nel complesso una griglia valoriale che consente di lasciare un segno quando «si dà di sé la migliore espressione». E per un’impresa «il lavoro diventa il capolavoro della nostra vita».

MARPOSS, DA BOLOGNA ALLA SILICON VALLEY, PRONTI DOPO IL COVID

Matteo Zoin

Come stanno affrontando questo momento multinazionali, come Marposs, impresa presente in più di 30 Paesi nel mondo, con cuore pulsante italiano e quartier generale a Bologna.

Impegnata dal 1952, nella metrologia industriale, Marposs ha un fatturato 2019 di oltre 485 milioni di euro, conta più di 3600 addetti, e un export superiore al 90 per cento.

L’azienda ha sedi multiple negli US, una delle quali nella Silicon Valley.

Negli Stati Uniti, come sta procedendo il lavoro all’interno e fuori dalle aziende, in epoca di pandemia?

Ne abbiamo parlato con Matteo Zoin, Head of Marketing e New Market Development di Marposs USA:

Da quanto tempo siete negli Stati Uniti?

Marposs e’ presente negli US dal 1963.

Lei oggi dove si trova?

Attualmente mi trovo nella San Francisco Bay Area: sono appena arrivato da Detroit. Mi sono imbarcato da un aeroporto deserto. Una situazione che ha del surreale.

Cosa sta accadendo nelle aziende?

Come accade in Italia, negli US e nel resto del mondo, in Marposs siamo ricorsi allo smart working, con pianificazioni intelligenti delle risorse per rispettare le nuove regole di distanziamento sociale e permettere ai nostri dipendenti di lavorare in sicurezza, grazie all’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione. Qui in Silicon Valley, lo smart working era già molto diffuso, per via della tipologia di prodotti finali e l’alto costo degli immobili.

Gli Stati Uniti, sono probabilmente più pronti a questo tipo di modalità di lavoro più flessibile?

Diciamo di sì. Le video-conference/meeting sono, negli US, un modo comune di comunicare, viste anche le distanze fra uno stato e l’altro, e la confidenza di utilizzo di mezzi SW come WebEx, Vidyo, Zoom o Microsoft Teams, è certamente molto più elevata.

Cosa sta accadendo a livello economico negli Stati Uniti, oggi con la pandemia in corso?

Stiamo tutti affrontando questa nuova ed imprevedibile situazione, aumentando necessariamente l’attenzione al contenimento dei costi attingendo alla flessibilità e adeguandoci quindi alle contingenze. In Italia esistono ammortizzatori sociali come la cassa integrazione, mentre qui negli US, si fa riferimento ad uno strumento simile (furlough), che permette di evitare licenziamenti. Da un punto di vista del mercato, in Marposs abbiamo rapidamente orientato il nostro focus e produzione su soluzioni per il settore medicale ed alimentare.

Nell’approccio al cliente cosa sta cambiando?

La pandemia ha accelerato un processo di digitalizzazione già in corso. In Marposs utilizziamo regolarmente strumenti virtuali per promozione e formazione a distanza come ad esempio i webinar.  La cancellazione di eventi importanti sta facendo nascere numerose piattaforme digitali per la creazione di eventi virtuali.

Quindi potrebbe apportare anche dei vantaggi la situazione che stiamo vivendo?

Assolutamente sì. La situazione attuale rappresenta una sfida, ed allo stesso tempo un’opportunita’ per migliorarsi. Tutto ciò che sta accadendo sta dando impulso a nuovi paradigmi, anche di tipo culturale, già avviati, da tempo, alla cui base vi è lo sviluppo delle tecnologie digitali e il miglioramento continuo dei processi, proprio come stiamo facendo in Marposs.

Come giudica i rapporti commerciali Italia-Usa?

Li giudico molto buoni, anche se c’è un margine di miglioramento, come sempre del resto. Per Marposs gli US rappresentano un mercato di riferimento. Diciamo che, per le piccole-medie imprese italiane, gli US sono molto difficili da approcciare, talvolta quasi impossibile. Per le difficoltà oggettive all’ingresso e le risorse richieste. Ma anche per questione di cultura. E’ raro trovare un piccolo-medio imprenditore che riesca a scalare il mercato americano a patto di focalizzarsi completamente su di esso. A mio parere, è necessario offrire maggior supporto, da questo punto di vista.

Eppure. Cosa offrono a lei e alla sua impresa, gli US?

Opportunità! Basta soffermarsi, capire e vedere intorno a noi: una possibilità di fare business qui, c’è sempre. Si usa spesso dire: “today is another day to do better”. In Marposs stiamo espandendo le nostre quote di mercato, diversificando giorno per giorno, in maniera progressiva e continua. E come ci sta insegnando la lezione attuale, in maniera flessibile, cioè orientando rapidamente e correttamente il proprio focus.

Le manca l’Italia?

In questo momento storico ancora di più. Vedere da lontano, il mio Paese soffrire, mi fa sentire, ancora di più la mancanza. Per alcuni americani il sogno è l’Italia, non solo per cibo e vacanze. Molti conoscono la nostra storia, dai romani al nostro rinascimento, e per fare un esempio personaggi come Enrico Fermi hanno lasciato un impronta indelebile. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra patria.

L’INTERVISTA, CICHETTI, DG CONSORZIO SAN DANIELE: ‘STIAMO PENSANDO A NUOVE TRANCIATURE, PER GUSTARSI SAN DANIELE A CASA, TAGLIATO AL COLTELLO’

Mario Emilio Cichetti

‘La nostra produzione è calata, negli ultimi 4 mesi, del 10 per cento’ , esordisce così, Mario Emilio Cichetti, direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che conta 31 consorziati: il totale dei produttori Dop di San Daniele, per un valore di fatturato di 320 milioni di euro, con il 18% di export. ‘Al contempo, le vendite, in generale, nella grande distribuzione organizzata, sono salite del 30-35 per cento. Sul futuro però pendono grosse incertezze economiche. Questa pandemia potrebbe avere modificato le abitudini del consumatore che si è abituato a mangiare a casa. Inizialmente, sono stati presi d’assalto i supermercati, poi, calmierandosi la situazione a livello psicologico, gli acquisti sono per così dire, tornati alla normalità. Non possiamo ad oggi sapere quali saranno le reali ripercussioni nel settore Horeca: cosa accadrà per bar e ristoranti è difficile prevederlo. Sicuramente le vendite on line hanno avuto una accelerazione. Nel nostro caso specifico del preaffettato in vaschetta, per un consumatore predisposto ad un prodotto di alta gamma. Stiamo ora pensando a prodotti ‘nuovi’, che vengano incontro alle più recenti esigenze, di consumare il prosciutto di San Daniele a casa, tagliato al coltello. Per questo, stiamo pensando a nuove tranciature di prodotto, diverse dalle consuete da 1,5 kg. di alta qualità, dotate di una particolare stagionatura. I bisogni stanno cambiando, ed in sinergia con i nostri consorziati, stiamo prendendo le decisioni opportune, per andare incontro ad una nuova domanda’. Aria di Festa, la nota manifestazione che si tiene ogni anno a giugno, a San Daniele, è stata rimandata, per la prima volta dalla prima edizione del 1985, all’anno prossimo: ‘Come tutti gli eventi che prevedono assembramenti anche noi, abbiamo dovuto annullare la nostra festa. Per recuperare: stiamo già pensando a come rendere speciale l’edizione del prossimo anno’. Sul nuovo Disciplinare di produzione della Dop, con parametri più stringenti per tutelare la qualità di uno dei prodotti simbolo del nostro Made in Italy: ‘In modo ottimistico pensiamo che entro l’anno dovrebbe passare in Commissione Europea per l’approvazione’ ha concluso Cichetti.

GATTO ASTUCCI RINCONVERTE PRODUZIONE: realizzati separatori da tavolo, colonne per thermoscan fino ai sanificatori mobili

Cristian Paravano

Soluzioni per la sicurezza personale e collettiva, rispettose delle norme anti Covid-19, ma anche funzionali, belle e di qualità, capaci di accompagnare armonicamente una “nuova” normalità. 

Le ha sviluppate Gatto Astucci, l’azienda internazionale, sul mercato da 83 anni che, nell’arco di pochissime settimane, ha saputo riconvertire parte del proprio business dedicato al packaging primario e secondario e visual display per occhialeria, beauty e gioielleria in display protettivi, prodotti igienizzanti e tessuti per la pulizia di oggetti personali, pochette funzionali a contenere tutti i prodotti anti Covid 19 che occorre avere sempre con sé, dalla mascherina ai guanti e all’igienizzante, fino ai sanificatori mobili.

Nuove e innumerevoli sono inoltre le esigenze di tutti gli spazi pubblici e altrettante sono le soluzioni già realizzate: dalle colonne per posizionare le soluzioni igienizzanti alle stazioni di monitoraggio della temperatura, per esempio sui luoghi di lavoro, fino a tutte le tipologie di separatori che caratterizzeranno la nuova vita sociale: da tavolo, per ufficio o fast food, per disporre oggetti e materiali. 

Idee di un team composito per competenze, cultura e visione e una governace aziendale concreta sono riusciti a rendere Gatto Astucci una realtà capace di dare risposte immediate a nuove esigenze e di anticipare le soluzioni che la Fase 2 richiede in forma sempre più massiccia. Un’evoluzione imprenditoriale che, pur dovendo fare i conti con l’emergenza epidemiologica, non ha derogato alla sostenibilità di processi e prodotti, in linea con la filosofia che già nel 2018 ha portato l’impresa alla certificazione in questo ambito. 

«Non potevamo rimanere passivi in una situazione di tale emergenza – spiega Cristian Paravano, direttore generale -. Infatti, collaboratori e stakeholders si sono messi a disposizione, sfruttando le proprie capacità creative, al fine di convertire parte dei processi produttivi e organizzativi. Questa volta – aggiunge il manager -, la nostra “mission” non sarà quella di preservare i prodotti dei nostri clienti o di esaltarne la bellezza, bensì di consentire loro di tornare il più velocemente possibile al “new normal”, con fiducia e soprattutto in sicurezza».  

Le soluzioni sono prodotte negli stabilimenti aziendali europei e asiatici o acquisite dai partner strategici, cercando di offrire delle alternative di prossimità, per ridurre tempi di fornitura e footprint. 

beanTech certificata Titanium Sol.Provider Dell

Luca Degano, manager di beanTech

La beanTech, ha ottenuto la certificazione Titanium Solution Provider da parte di Dell Technologies, attestazione in vigore per il 2020 e che fa salire di livello il rapporto ultraventennale che l”azienda friulana di informatica di alta tecnologia ha con la Dell, di cui è l’interfaccia in Italia.

beanTech si pone al fianco delle aziende, per aiutarle a superare le sfide della Digital Transformation, fornendo soluzioni affidabili, scalabili e spinte dall’innovazione. Conta 130 dipendenti e oltre 400 clienti di 15 paesi e si pone sul mercato come “partner unico per la filiera del dato”, forte della gamma di soluzioni sviluppate in collaborazione con il mondo accademico e basate sulle migliori tecnologie a disposizione fornite da Dell Technologies, VMware, NVIDIA e Microsoft. 

EUROTECH, SANDRO BARAZZA RICONFERMATO ALLA REDAZIONE DEI DOCUMENTI CONTABILI

Sandro Barazza è stato riconfermato, nell’ultimo Cda di Eurotech, il dirigente preposto a redigere i documenti contabili, il bilancio della società e consolidato, garantendone la conformità e l’affidabilità. Lo annuncia una nota della società. Barazza ricopre il ruolo di Cfo (Chief Financial Officer) di Eurotech oltre ad essere amministratore di diverse società del Gruppo. “E’ una grande soddisfazione per me poter continuare a profondere la mia professionalità in Eurotech – spiega Barazza – un’azienda quotata, presente in diversi Paesi nel mondo. Dalle medie dimensioni, ma con una grande visione. E’ una professione che mi sento di consigliare anche ai giovani, purché siano dotati di passione e di un carattere deciso ma che inviti anche alla riflessione'” Barazza, nato a Udine, 52 anni, è laureato in Economia e Commercio all’Università di Trieste. E’ in Eurotech in qualità di dirigente dal 2008.