ZILLI: ‘AL FVG SERVONO SGRAVI FISCALI E SEMPLIFICAZIONI’. PRESSING PER RIAVERE LA TRATTA AEREA RONCHI-ROMA’

di Antonella Lanfrit

«Quella del Friuli Venezia Giulia è una comunità che ha voglia e capacità di riprendersi. Conta aziende strutturate, che stanno agendo con fiducia nei confronti del futuro, sebbene scontino la crisi dell’export, per noi da sempre linfa vitale. Sono elementi che rappresentano una fortuna, soprattutto se in paragone alle condizioni di altri territori». 

L’assessore regionale alle Finanze del Friuli Barbara Zilli, all’indomani dell’approvazione della legge d’assestamento di bilancio di metà anno, guarda così alla regione che contribuisce ad amministrare anche in questa congiuntura post-Covid. 

Assessore Zilli, fronte di questa realtà, cosa serve ora, più che mai, al Friuli Venezia Giulia?

«Semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali. L’amministrazione regionale ha cercato di fare la sua parte, sono di queste ore gli ulteriori incentivi messi a disposizione degli imprenditori per assunzioni entro fine anno, oltre alle azioni di sostegno e di snellimento delle procedure che abbiamo attuato con gli interventi duranti l’emergenza. Hanno interessato anche l’accesso ai fondi anticrisi dei Confidi, poiché è evidente che ora alle aziende serve un accesso veloce e poco costoso alla liquidità al fine di poter investire». 

Nel provvedimento appena varato avete previsto fondi per attrarre le aziende sul territorio. La mancata attivazione dei voli da Trieste Airport su Roma e Milano da parte di Alitalia rischia di rendere la Regione sempre più isolata e difficile da raggiungere. 

«È inaccettabile che Alitalia faccia discriminazioni territoriali, specialmente in questo momento non facile, quando almeno gli spostamenti per lavoro dovrebbero essere favoriti. La Regione, con il presidente Massimiliano Fedriga, sta continuando a fare pressing perché la situazione si sblocchi in termini positivi. Chiederei anche al corregionale Stefano Patuanelli, che siede al Governo quale ministro, un intervento risolutivo». 

Economia regionale e nazionale al tempo di Covid-19: che ne pensa?

«Abbiamo subito tutti un pesantissimo contraccolpo. Per uscirne credo sia determinante investire sul made in Italy, sulla nostra capacità artigianale, sul tessuto agricolo, anche sulla grande industria, un tempo traino di buona parte dell’economia italiana e ora sotto scacco di brand e logiche mondiale. Innovazione e ricerca devono essere trasversali”. 

Il Friuli Venezia Giulia ha fatto germogliare nel periodo del lockdown il marchio «Io sono Fvg», anche con il supporto della Regione. 

«Un modo concreto per valorizzare le imprese e le produzioni del territorio – in una logica di filiera e non solo di prodotto – e di informare il consumatore in modo trasparente sull’origine di ciò che acquistano e sulla sua qualità. Una delle strade con cui qui stiamo disegnando la ripartenza». 

L’Economist questa settimana ha evidenziato la crescente distanza tra economica reale e quella connessa ai sistemi borsistici internazionali. Teme speculazioni anche nei confronti dell’Italia?

«Il rischio è alto, dato il nostro debito pubblico. Anche per questo l’auspicio è che il sistema produttivo sia impegnato a investire innanzitutto nelle proprie imprese, nell’economia che si tocca, si vede e genera ricchezza per quanto possibile solida».

Dalle crisi nascono opportunità straordinarie, si dice. Ci crede?

«Assolutamente, perché è nella natura umana superare le fratture con il cambiamento. Spero perciò che tutti colgano in quest’occasione che ci è data di vivere motivo di svolta in termini di energia, di valori, di prospettive». 

Riforme: quali considera essenziali?

«Ne metto in elenco tre: la prima riguarda la giustizia, una delle più lente del mondo. Non è un servizio adeguato a chi ha bisogno di risposte rapide e certe, in ogni ambito, non ultimo quello economico. Poi la riforma della pubblica amministrazione, che tutti perseguono e nessuno attua: l’accelerazione nel processo di digitalizzazione che ha imposto il lockdown mi auguro sia la via per semplificare e abbattere i costi. Non da ultima c’è la riforma della Costituzione nel senso di una maggiore autonomia dei territori. Operazione che significa innanzitutto dare responsabilità e conseguente autonomia fiscale e tributaria. Alcune Regione hanno sancito anche con referendum popolare questa richiesta, credo che da questo Governo non arriverà mai una risposta positiva». 

Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?

«Lasciamo che gli imprenditori trovino le strade, le modalità e anche le diverse risorse necessarie a fare impresa oggi, continuando a fare un mestiere che hanno scelto e che sanno fare. Il pubblico deve essere al loro fianco, accompagnandoli con misure riguardanti occupazione, fisco, procedure e quanto possa facilitare questa mission. Tra le misure, anche quelle che rendano possibile una sempre maggior conciliazione fra lavoro e famiglia. Se non facciamo , non abbiamo domani e tutti gli investimenti dell’oggi rischiano di essere vani». 

In Fvg tornano i migranti per le strade: è stato opportuno smantellare il sistema di accoglienza diffusa e lasciare fondi solo per l’accoglienza dei minori non accompagnati?

«Sì, è stato opportuno. Se non l’avessimo fatto, oggi ne avremmo molti di più per le strade. Quel sistema serviva solo a oliare la macchina di realtà che hanno fatto business sui modelli di integrazione forzosa. L’immigrazione irregolare va governata e su questo lo Stato è assente. La Regione è costretta, per quel che può, a supplire, fino a stanziare fondi perché i Comuni, con il loro vigili, sorveglino i confini e a mettere a disposizione 40 dipendenti propri per la Corte d’appello di Trieste e la sezione in materia di immigrazione».

Avete appena approvato l’assestamento di bilancio e, in particolare il Pd, ha stigmatizzato in non utilizzo dei 98 milioni disponibili nell’avanzo di bilancio. Prudenza ed efficacia, come avete sostenuto voi, o mancanza di visione e di coraggio, come ha sostenuto tutta l’opposizione?

«Governare significa agire con responsabilità. L’avanzo di bilancio 2019 era di 98 milioni. A fronte dei 68 milioni di spese aggiuntive in sanità a causa del Covid di cui abbiamo chiesto il rimborso allo Stato senza per ora avere certezza sulla risposta. Inoltre, pesano le incertezze rispetto alle iniziative che i Governo ha promesso per contrastare la crisi generata da Covid-19, ma ancora non si sono concretizzate. A malincuore, perciò, abbiamo ritenuto di dover agire con prudenza, lasciando in cassa una parte dell’avanzo. Abbiamo messo a disposizione della comunità regionale 40 milioni, con l’auspicio di effettuare un ulteriore assestamento nel primo autunno». 

Alle prossime elezioni regionali del 2023 per la sua maggioranza sarà pensabile il bis? Sarebbe la prima volta dall’elezione diretta del presidente della Regione.

«Per la vita politica queste sono scadenze lontane. Noi lavoriamo per tener fede al mandato elettorale e per operare a favore di tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Nel 2023 saranno i cittadini a dare il responso». 

SERRACCHIANI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA: ‘FVG IMMOBILE. FINITA EPOCA DELLE ILLUSIONI’. L’INTERVISTA.

f.s.

‘Ci troviamo a vivere in un momento storico straordinario, dovuto alla pandemia, per questo: servono i fatti. Serve governare prendendo decisioni a cui corrispondano azioni’ sono le parole di Debora Serracchiani, deputata del Pd, ex presidente del Friuli Venezia Giulia e da ieri sera presidente della commissione Lavoro alla Camera che abbiamo incontrato nel suo ufficio a Roma.
Come vede in questo momento il Friuli Venezia Giulia?
Vedo una Regione immobile. La situazione attuale dovrebbe spingere a fare cose rinviate. Si dovrebbe pensare a dare un indirizzo forte su come e dove inserire le risorse arrivate dallo Stato.
Cosa serve a suo avviso oggi, più che mai, al Fvg?
Serve dare ancora impulso ai trasporti ed alla logistica. Alla creazione di nuove infrastrutture, come avevamo iniziato a fare durante la scorsa legislatura: con la terza corsia dell’autostrada A4. Ora diventa stringente la velocizzazione della tratta ferroviaria Trieste-Venezia. Stringere sulla manifattura e puntare sempre di più sul 4.0
E’ una specie di odissea, in tempo di Covid, raggiungere Roma, dall’aeroporto di Trieste non è ancora possibile. Il Friuli Venezia Giulia è sempre più isolato.
Andava prevenuto il problema, ed affrontato subito. I lavori in Parlamento non si sono mai interrotti, ed anche io che vivo in Fvg, devo arrivare a Mestre in auto e prendere il treno per Roma. Questo ormai da mesi: una situazione che non può protrarsi. E’ stato fatto un bando per la cessione ad investitori della partecipazione nella società che gestisce l’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Si tratta di un primario investitore industriale. Ed è necessario insistere per la velocizzazione della tratta Trieste-Venezia. Si deve andare avanti.
Cosa ne pensa dell’economia regionale e nazionale al tempo del Covid?
Non è un tema banale. Devono essere stimolati gli investimenti. Adesso più che mai serve investire in ricerca e sviluppo, oltre che innovazione. Ritengo sia necessaria una nuova politica industriale, che punti sulle alleanze internazionali.
L’Economist, questa settimana, afferma che c’è sempre più divario fra l’economia reale e quella decretata dai sistemi borsistici internazionali, teme speculazioni, anche nei confronti del nostro Paese?
Potrebbe essere: non possiamo permetterci di perdere altri pezzi del nostro patrimonio industriale. Ma diciamolo chiaro: ormai, sia le politiche regionali e soprattutto quelle nazionali, non possono non prendere in considerazione una forte vocazione per l’internazionalizzazione. Siamo in Europa, siamo nel mondo. Attrarre investimenti corretti, di tipo internazionale, è anche un bene. Non possiamo chiuderci. Lo scenario è il mondo. Tenuto conto delle specificità del singolo territorio, per l’Italia che verrà.
Si dice che dalle crisi possa derivare opportunità straordinarie.
Lo confermo. Penso che anche da un punto di vista politico sia finito il momento delle parole, dei proclami e anche delle illusioni. Serve governare bene. Non possiamo permetterci nulla ora. Niente è più rimandabile. Mi riferisco anche al Friuli Venezia Giulia. E’ arrivato il momento di governare con i fatti.
Come vede il nostro Paese, in epoca Covid, dopo una fortissima emergenza sanitaria?
Lo trovo un Paese che ha delle fragilità. Poco forte. Per questo c’è bisogno di tutti noi. Dell’Europa. Siamo stati molto capaci ad affrontare l’emergenza. Si veda infatti cosa è accaduto in Svezia o quello che sta accadendo in America o in Europa dell’Est. Abbiamo ricevuto garanzie economiche dall’UE. Ora, dobbiamo spendere bene queste risorse.
E le riforme?
Sì. Le risorse che arriveranno devono essere accompagnate dalle riforme.
Quali considera essenziali?
La riforma sul processo penale e civile, sulla certezza dei tempi nei processi, e sulla responsabilità ed individuazione dei responsabili dei procedimenti. Insieme al decreto Semplificazioni. Poi. Infrastrutture e mercato del lavoro, con misure straordinarie come il momento che stiamo vivendo.
Non ci sono più alibi, ora?
No. Ripeto: è proprio finito il tempo dei proclami. L’esigenza collettiva è oggi di non accontentarsi più. Ci sono stati dei problemi: il ritardo della cassa integrazione in deroga, gli aiuti a fondo perduto arrivati dopo. Ma non c’erano le risorse. Abbiamo affrontato oggettivamente una situazione abnorme.
Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?
Le aziende necessitano di un contesto politico, sociale ed economico di supporto al fare impresa, e non limitante. Lo trovo corretto.
Cosa ne pensa dell’attuale governance regionale in Fvg?
C’è una grossa differenza fra governare e fare propaganda. Nell’immediato, arrivare alla ‘pancia’ delle persone può offrire più consenso. Ma sul medio-lungo periodo non paga. Ora è tornata in primo piano la rotta balcanica, e per Fedriga è una grande occasione per distogliere l’attenzione dall’immobilità della sua Giunta sul fronte economico e su tutte le partite strategiche. L’assestamento di bilancio è un esempio straordinario di come la Lega affronta i problemi: in piena emergenza Covid fanno una manovrina asfittica. 
Anche sul fronte caldo dell’immigrazione?
Mi assumo la responsabilità di ciò che dico: forse hanno piacere che queste persone vaghino per le strade, meno controllati, per creare allarmismo, su cui poi intervengono senza portare, nella sostanza, soluzioni reali e concrete. 
E alle prossime elezioni regionali?
Stiamo ricostruendo una alternativa, ricucendo i territori e ascoltando tanto malessere e delusione. Molti tacciono e altri devono applaudire chi ora ha il potere, ma si percepisce che con il tramonto di Salvini cominciano le difficoltà di Fedriga e le divisioni nel centrodestra. Il Pd ha imparato molto dalla sconfitta e siamo di nuovo in campo.

EUROTECH, SIAGRI: ‘PER LA RIPRESA ECONOMICA IN ITALIA, SERVONO RIFORME IMPORTANTI, MENO STATO DENTRO ALLE IMPRESE’

Nutro forti preoccupazioni sulla ripresa economica in Italia, nel quarto trimestre dell’anno. Gli indicatori non sono molto positivi e il Paese rischia di fare molta fatica a riprendersi, così come è avvenuto dopo l’ultima crisi dei mercati finanziari; potrebbe anche andare peggio di allora se non semplifichiamo le cose. Servono riforme importanti, che semplifichino la ripartenza delle attività economiche e commerciali, soprattutto l’attivazione di nuove. Auspico anche una ripresa, con meno stato dentro le imprese, non può l’arbitro fischiare e tirare un rigore allo stesso tempo. L’augurio è che le prime economie del mondo siano in grado di ripartire a ritmo sostenuto così da trascinare anche le economie come la nostra’. Sono le dichiarazioni di Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech. ‘Il Giappone gode di una economia molto resiliente e lo ha dimostrato anche in questa occasione. Gli Usa sembrano un po’ più in difficoltà: i Paesi asiatici sono più strutturati ed organizzati a fare fronte ad emergenze sanitarie, viste le pandemie occorse in passato. Per gli Usa è la prima volta. Gli Stati Uniti, vista la loro estensione e le tecnologie disponibili, sono più predisposti al telelavoro rispetto ad altre nazioni. La grande forza poi degli Usa, quasi unica: sono in grado di far ripartire l’economia molto velocemente e nonostante questo periodo di incertezza, io stimo, considerando tutti i fattori, che sarà il Paese che recupererà nel post-Covid in tempi rapidissimi. Ogni nuova tecnologia che gli umani hanno adottato ha permesso di creare una umanità migliore e più interconnessa. Anche le nuove tecnologie digitali stanno consentendo di cambiare i modelli economici in meglio. Possiamo finalmente entrare in una nuova era di sviluppo basata sul risultato prodotto dalle cose. La cosiddetta era dell’intangibile, ovvero dell’uso o del risultato che porterà più occupazione e più benessere per tutti, con più ritorno economico per le imprese. Per la prima volta nella storia dell’umanità, con un basso e forse trascurabile, impatto ambientale. Il Covid potrebbe proprio essere la miccia di questa svolta importante, entrando in maniera definitiva in questa nuova era dell’economia del risultato. Oggi, Eurotech sta investendo nelle tecnologie che permettono di semplificare la digitalizzazione di tutte le cose. Le imprese dovrebbero avere il coraggio di investire nella digitalizzazione di prodotti e processi. Solo così potranno beneficiare dei nuovi modelli di business trascinati dal bisogno di beni intangibili. L’economia dell’intangibile ha bisogno del prodotto dell’era industriale, per erogare un servizio o un risultato, anche se questi prodotti saranno un po’ più smart. Insomma, ogni nuova era economica si sostiene sull’era precedente e la amplifica riproponendola sotto altre forme. Il mondo lo cambieranno le nuove generazioni di imprenditori grazie alle tecnologie digitali che stanno permeando orami tutti i settori e che non hanno ancora scaricato nell’economia il loro potenziale. Soprattutto in termini di innovazioni nel modo di organizzazione d’impresa e di modelli di ricavi. La tecnologia deve aiutarci a cambiare il modo di fare affari, se veramente vogliamo trovare la strada di una crescita duratura e sostenibile. Serve partire da un altro modo di vedere il mondo e da un nuovo modo di guardare ai bisogni. E’ utile dare voce a questa nuova generazione di imprenditori che ha patito e patirà di più gli effetti del Covid’.

DE MONTE: ‘LA POLITICA NON HA CORAGGIO’

La politica non ha coraggio. Non ha la forza di prendere decisioni nette. Per opportunismo, per il desiderio di tenersi il posto. Anche per questo mi sono schierata con Carlo Calenda (leader di Azione. Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito ministro dello sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni). Dopo l’alleanza del Pd con il Movimento 5 Stelle, non ho potuto scendere a quel compromesso. Sono le parole di Isabella De Monte, ex eurodeputata dal 2014 al 2019 per il Partito Democratico. Come stai, ora? Bene. Ho riacquistato uno stile di vita diverso da quello di prima. Ho ripreso il mio lavoro. Come vedi la situazione economica attuale? Stiamo vivendo un momento delicato. Sono però fiduciosa che il nostro Paese saprà uscirne. Scelte più coraggiose, potrebbero fare del bene al nostro sistema economico. Perché, spesso, la politica non ha coraggio? Perché è ancora legata ad opportunismi ed a vantaggi di tipo personale. Si sono persi completamente i valori? Diciamo che si è persa la politica dei contenuti e delle competenze. Ed è un vero peccato. L’Italia è ammirata nel mondo intero, non sappiamo neppure noi quanto e come. Non ti manca l’impegno politico? Mi sono unita ad Azione, di Calenda, sono nel comitato promotore e nella segreteria nazionale. Ritengo sia una scelta di coraggio la mia, tenuto conto che potevo ancora avere un seguito nel Pd, sul territorio. Non ho accettato un compromesso per me inconcepibile. Ti manca l’Europa? Mi piacerebbe molto poter continuare creando una Scuola sull’Europa. Far conoscere cosa l’Europa può fare ed offrire. Ci sto lavorando. Così come vorrei potere continuare a dare il mio contributo in materia di trasporti e turismo. Torneresti a fare il sindaco a Pontebba? No, penso sia giusto dare nel momento giusto e poi farsi da parte. Rimango affezionatissima però al mio paese.

MEP: CUORE E CERVELLO, IL MIX PER VALORIZZARE LE RISORSE UMANE A BENEFICIO DELL’AZIENDA

Quoziente intellettivo versus quoziente emotivo o viceversa? «Né l’una né l’altra opzione. Sono importanti entrambi, come ho potuto sperimentare nei miei 40 anni in Azienda. Certo, ci sono le sensibilità e le inclinazioni di ciascuno e, personalmente, sono naturalmente portata a interessarmi delle persone nella loro globalità, non solo a occuparmi dei relativi dossier burocratici ». Patrizia Buttazzoni, responsabile delle Risorse Umane in MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici SpA, entra così nel merito di un dibattito oggi piuttosto diffuso nell’ambito del management e mette in evidenza il valore aggiunto di un buon rapporto umano con le maestranze per la tenuta e lo sviluppo complessivo di un’azienda. «Ultimamente – afferma – mi occupo anche della direzione dello Sviluppo Organizzativo, in coordinamento con la MEP Business School, con il HSE Sustainability Manager e la Direzione. Un lavoro di gruppo che è necessario per coinvolgere tutti i dipendenti e riuscire a trasformare le attività quotidiane in capolavori professionali». Nel miglioramento delle relazioni interpersoanli all’interno dell’Azienda un ruolo significativo lo ha avuto proprio la MEP Business School. Nata 4 anni fa, in questo periodo è riuscita a coinvolgere a vario titolo tutte le figure impegnate in MEP, con i corsi più diversi, da quelli più tecnici a quelli linguistici e di psicologia. «È stato evidente il passo avanti che tutti abbiamo fatto», considera Buttazzoni. Entrata in Azienda quando questa contava 35 dipendenti, si sente di essere «cresciuta con l’impresa», affrontando passo dopo passo la sua evoluzione. «Come donna mi sono sentita sempre a mio agio in ogni contesto, con i dipendenti ho intessuto un rapporto tale per cui mi vedono come un punto di riferimento, cercandomi anche per motivi personali. Con il CEO, il Dr. Rotondi, arrivato 6 anni fa, mi sono sentita subito in sintonia e grazie a lui siamo tutti molto cresciuti per l’innovazione organizzativa che ha portato». Il lavoro è sempre stato intenso e si è modificato nel tempo, «ma non mi sono accorta di aver attraversato particolari problematiche. È stato sempre naturale affrontare i problemi mano a mano che si presentavano». È stato così anche quando è arrivata la pandemia Covid-19. «Dopo lo shock iniziale, ci siamo rimboccati le maniche con il consueto spirito friulano e, aggiungo, anche carnico, data la mia origine che mi attribuisce maggiore forza. Abbiamo redatto i protocolli, realizzato manuali per i corretti comportamenti, coordinandoci con la Business School che ha sviluppato una didattica al riguardo. Le pratiche burocratiche per l’attivazione della cassa integrazione sono state un po’ complesse, ma abbiamo risolto anche questo aspetto e in poco tempo è partito lo smartworking, grazie ai nostri Sistemi Informatici e, ancora una volta, alla nostra Scuola che hanno velocemente messo a punto un’adeguata piattaforma. Sono stata molto presente in Azienda, perché sentivo di essere più utile qui nel mio ruolo. Dal punto di vista aziendale direi che abbiamo reagito bene a questo evento inaspettato – prosegue Buttazzoni -. Ora siamo tornati a viaggiare per raggiungere i nostri Clienti all’estero. La fortuna di MEP è quella di lavorare in 128 Paesi nel mondo con Clienti molto diversi fra loro». Ciò che resterà del frastornante inizio 2020 non sarà per Buttazzoni il notevole sforzo per la gestione dell’emergenza inaspettata: «sono rimasta colpita dalle persone che morivano da sole. Ho perso mia madre a settembre 2019, potendo sempre starle vicina, e quest’esperienza mi ha resa più vulnerabile d’innanzi alle numerose dipartite solitarie di altri sofferte a causa della pandemia, immagini difficili da dimenticare.».

BEARZI: ‘RICORDIAMOCI DI DONNE E ANZIANI, IL FONDAMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA’

di Antonella Lanfrit

Giovannino Bearzi, a destra, con Danilo Farinelli (direttore del Carnia Industrial Park al centro, e Matteo Bearzi, al lato sinistro).

Ha idee illuminate Giovannino Bearzi, noto imprenditore carnico nel settore dell’autmotive, classe 1951. Non solo per quanto riguarda il suo core business, ma per ciò che concerne la società in cui ci troviamo a vivere. Riconosce un ruolo diverso e più progredito alla donna che, come lui stesso afferma: ‘Necessita di aiuto in casa. In special modo, se lavora: non può fare tutto da sola. L’uomo deve venirle incontro. Penso che sia anche per questo motivo che molte coppie non funzionano’. Oltremodo. Bearzi ha a cuore il futuro degli anziani. ‘Se supportate, le famiglie, nella cura degli anziani, riescono a far vivere gli ultimi anni della loro vita a queste persone care, in modo dignitoso ed adeguato. Senza rinchiuderle magari, in luoghi differenti dalla loro casa’ continua. Un appello anche alla politica perché possano essere fatte scelte a vera tutela della donna e degli anziani. Entrambi, come afferma l’imprenditore, una enorme risorsa per tutti noi.

Dice che la storia di ciascuno è già scritta, ma è certo che egli ha messo molto del suo per costruire una biografia professionale che è cominciata da dipendente nel lontano 1970 e lo vede oggi presidente e amministratore delegato di Beng, affermata realtà imprenditoriale nella filiera dell’automotive di lusso. Una posizione dalla quale Giovannino Bearzi dialoga quotidianamente con i big mondiali del settore, mentre sta già pensando a future differenziazioni produttive seguendo l’evolversi dell’elettrico nel settore. In cordata con lui ora ci sono anche i due figli, Matteo ed Elvis, pienamente inseriti e operativi in azienda. 

Giovannino Bearzi, tutto ha avuto inizio quando?

«Il 1° luglio 1970, con l’assunzione alla allora Mobian, sede di Ampezzo (Ud), dove rimasi sei anni come addetto alla manutenzione degli impianti. Il quel periodo feci anche il servizio militare, allora 18 mesi, nella Folgore. Poi il terremoto del 1976 e, anche in questa occasione il 1° luglio, l’ingresso in un’altra realtà, la Seima Italiana – segnalazione e illuminazione per auto -, oggi ancora presente in Friuli con altro nome. Qui inizia davvero la mia carriera». 

Quali passi ha compiuto?

«Ho cominciato come lucidatore/progettista e nel 1993 ero diventato responsabile tecnico dell’area Italia. In quell’anno fui inviato nella sede di Torino per un incarico che avrebbe dovuto durare tre mesi. Rimasi 10 anni, facendo la spola ogni settimana con la Carnia, dove avevo deciso di lasciar la famiglia affinché i miei figli potessero crescere in questo contesto. In quegli anni mi occupai anche dell’avvio di uno stabilimento in Russia, a Ryazan a 400 chilometri da Mosca, facendo la spola una volta al mese». 

Il passo da dipendente a imprenditore quando avvenne?

«Nel 2003. Allora l’azienda entrò nell’area di un grande gruppo automobilistico italiano e io avrei dovuto tornare in Carnia a fare il dirigente. Nella nuova compagine avevo la netta sensazione che non sarei stato che un numero. Non me la sentivo di continuare. Un po’ per scherzo un po’ per davvero, dissi ai miei superiori: o vado via o mi metto in proprio. Per tutta risposta il responsabile rispose: Va bene, comincia l’attività, per tre anni ti garantisco lavoro». 

Un avvio da start up a gennaio 2004.

«Sì, è stato così. In quel periodo poi ci siamo attivati per creare una nostra rete di clienti, occupandoci di sviluppare da un punto di vista tecnico i progetti che ci veniva commissionati nella fanaleria per auto». 

Come ha scelto i primi collaboratori?

«Ho attinto tra i progettisti che il mio ruolo mi aveva consentito di conoscere. Oltre che bravi professionalmente, dovevano aver voglia di fare e sentirsi parte di una piccola azienda. Non è stato facilissimo pero sono riuscito . Adesso abbiamo un gruppo caparbio ,concreto e omogeneo che con propositività affronta ogni complessità di progetto ». 

Qual è stato il primo ostacolo?

«La crisi del 2008. Le aziende hanno cominciato a sviluppare al proprio interno i progetti e noi abbiamo deciso di ampliare la nostra attività diventando anche produttori di fanaleria per auto di altissima gamma, spesso per pezzi unici e fatte a mano».

La pandemia da Covid-19 ha tarpato le ali anche ai prodotti di lusso?

«Indubbiamente anche a quel livello c’è un rallentamento, i progetti si rimandano. È un periodo complesso per tutti». 

Che si fa?

«Ci si rimbocca le maniche, come ha fatto il Friuli all’epoca del terremoto. Certo, sono arrivati gli aiuti, ma ognuno si è dato da fare. Come azienda siamo intenzionati a crescere e troveremo senz’altro delle alternative. Il mondo dei veicoli elettrici può darci delle opportunità». 

In questo momento l’economia avrebbe bisogno di nuovi imprenditori. I giovani che “sirene” devono ascoltare?

«Devono seguire ciò che li appassiona e perseguire gli obiettivi che si pongono, anche se la strada è difficile. Nel 1976 avevo vinto un concorso per entrare nel Corpo forestale, ma rinunciai al un posto fisso e alla sicurezza, perché la mia passione era altra». 

Ha contagiato i suoi figli?

«Lavorano entrambi in azienda, Matteo sovraintende alle attrezzature e la parte economica dell’azienda, Elvis alla parte informatica e gestisce le stampanti 3D per prototipazione e produzione a partire da un file CAD. Sono perfettamente in grado di proseguire in autonomia, mi vogliono ancora qui».

EFFEDI AUTOMATION FORGIA I SUPER PROFESSIONISTI DELL’AUTOMAZIONE OGGI INTROVABILI AL MITS DI UDINE

Un territorio che sta forgiando i giovani professionisti dell’automazione e della robotica – oggi praticamente introvabili – grazie al know how che aziende locali innovative e intraprendenti mettono a disposizione del sistema formativo.

È in questo processo che Effedi Automation, una realtà che coniuga un’esperienza più che decennale nell’automazione e nella robotica con l’entusiasmo e la creatività di un team giovane e altamente qualificato, sta dando il proprio contributo partecipando con il proprio fondatore e amministratore, l’ingegner Federico Nardone, alla formazione dei giovani che frequentano il corso biennale di alta specializzazione post diploma in Automazione e Meccatronica della Fondazione MITS di Udine. 

«Da febbraio abbiamo iniziato quest’esperienza particolarmente interessante perché l’ITS ha allestito il laboratorio di tecnologia abilitante robotica e stampa 3D. C’era in dotazione un robot di tipo industriale, cui si sono aggiunti due robot di tipo collaborativo», spiega l’ingegnere. Acquisita la tecnologia, era necessario individuare figure altamente qualificate in grado di insegnare l’utilizzo di queste apparecchiature e, soprattutto, lo sviluppo di tutte le loro potenzialità e le conseguenti applicazioni. 

«Nonostante Covid-19 ci abbia costretti a operare da remoto – spiega l’ingegner Nardone -, siamo riusciti a sviluppare con i ragazzi un’applicazione dimostrativa in ambito additivo. Il percorso di meccatronica consente di formare soggetti che hanno conoscenze e competenze pratiche ad ampio spettro riguardo alle apparecchiature, figure molto ricercate e attualmente difficili da trovare». 

Il giovane specialista che termina un simile percorso, aggiunge l’ingegner Nardone, «è molto importante in particolare nelle Pmi, perché riesce a coniugare la progettazione meccanica con le implicazioni generate dalla programmazione software». 

Se la diffusione della robotica in ambito produttivo stava vivendo un trend di crescita già prima del Covid-19, le conseguenze generate dalla pandemia, con la necessità di mantenere le distanze sociali all’interno dei reparti produttivi, apre ulteriori prospettive di crescita per il settore. «Più robot sulla linea di produzione – esemplifica Nardone in conclusione – aumentano il tasso di automazione e garantiscono maggior sicurezza all’operatore».

ADVAN CRESCE IN CARNIA: NUOVO STABILIMENTO E RADDOPPIO DEI COLLABORATORI

«Covid 19 ha rallentato a non intaccato gli importanti progetti di crescita e il tempo del lockdown è stato messo a frutto per una significativa innovazione di processo». Mario Zearo, presidente e amministratore delegato di Advan, sintetizza così il presente e l’immediato futuro dell’azienda che nel quartier generale di Amaro produce i sistemi implantari più innovativi per l’odontoiatria d’avanguardia. “Apriremo i cantieri a settembre, anziché a giugno come avevamo inizialmente programmato, per il nuovo stabilimento nella zona industriale di Amaro – spiega Zearo -. Un investimento importante e strategico per la vita della nostra impresa, poiché sarà il biglietto da visita adeguato a presentarci anche sui mercati esteri in maniera più sistematica e mirata”. L’aggiornamento del business plan è stato necessario, poiché l’azienda è stata costretta al fermo nel mese di aprile, ma non è stato intaccato nella sostanza perché “gli ordini ci dicono, già da maggio, che il settore sta ripartendo, cioè che i pazienti tornano dal dentista. Le previsioni indicano un ritorno alla completa normalità per fine settembre”. La previsione di bilancio 2020 è, infatti, confermata a 1,950 milioni. Attualmente il mercato è diviso tra il 43,6% in Italia e la restante quota, 56,4% all’estero. L’occupazione è destinata a salire, dagli attuali 11 a 22 collaboratori. L’azienda, inoltre, continuerà ad investire, circa 3 milioni di euro, da qui al 2021. Se durante il lockdown Advan ha rallentato, ciò non ha significato l’improduttività, poiché l’azienda e, in particolare l’ufficio tecnico, è stato impegnato nell’elaborazione di un’innovazione di processo che Zearo considera «un cambiamento epocale» per le forniture che l’impresa offrirà. “Ci stiamo attrezzando cioè – sintetizza l’imprenditore – per essere interlocutori dell’odontoiatria che applica il digital workflow integrale, ovvero l’esecuzione di tutte le fasi, dall’impronta digitale alla corona dentale finita eseguite in ambiente digitale”. Una procedura che, prosegue Zearo, “ci porterà a trasformarci da fornitori di un prodotto a fornitori di un trattamento o prodotto-servizio, che assommerà in sé ciò che ora è appannaggio di una pluralità di soggetti”. A fronte cioè dell’impronta digitalizzata trasmessa in file, l’azienda fornirà tutto, dal dente alla mascherina per guidare il chirurgo nell’intervento, in un unico kit personalizzato. “Tra le conseguenze positivi di una simile rivoluzione – conclude Zearo -, anche la drastica diminuzione delle sedute e dei tempi per un intervento completo. Aspetti non secondari in un tempo che deve fare i conti con il contingentamento dettato dalle regole anti Covid”.

NASCE “CREMOSO” LA GELATERIA DI NUOVA CONCEZIONE IDEATA DALLA DISTILLERIA TOSOLINI PER UN GELATO FRESCO FATTO SEMPRE SUL MOMENTO

Debutto a Lignano Sabbiadoro. Il presidente Giovanni Tosolini: “È una gelateria perfetta per le norme anti covid-19. Lignano ci permetterà di testare la novità su un ampio spettro di consumatori. Crediamo nel progetto e lo dimostriamo debuttando in questa particolare estate 2020”

Nasce in Friuli Venezia Giulia un nuovo format di gelateria che, insieme ad altissima qualità, assicura un gelato fatto sempre sul momento: freschissimo, gustoso, freddo al punto giusto. Cremosissimo come quello fatto in casa e subito mangiato.

Sono queste caratteristiche che racchiuse nel nuovo brand “Cremoso – Gelato mantecato fresco”, ideato dalla Distilleria Tosolini di Povoletto (Ud), che ha deciso di aprire la gelateria capofila a Lignano Sabbiadoro, nella centrale via Udine, alzando la saracinesca il 26 giugno.

«Un concept pensato e sviluppato prima della pandemia e che si attaglia perfettamente alle regole di igiene e di distanziamento previste in questa fase di ripartenza, tanto che possiamo definirla anche un perfetto format a prova di Covid-19», afferma il presidente delle Distillerie, Giovanni Tosolini.

Il «segreto» di un gelato Cremoso sempre fresco e appena fatto è racchiuso nell’innovativo processo ideato dall’azienda, nella divisione che da tempo si occupa della produzione di ingredienti per le gelaterie e le pasticcerie.  «Abbiamo creato basi pronte all’uso, con materiali di prima scelta e altissima qualità, da inserire direttamente nel mantecatore, per un gelato che si fa sotto gli occhi del consumatore», spiega l’imprenditore.

In questo modo in gelateria si riduce all’essenziale la manipolazione di prodotti e si elimina una delle tradizionali tappe nella produzione del gelato, la pastorizzazione, cioè la cottura. «A fine giornata non ci sarà mai gelato da mettere in congelatore per mantenerlo per il giorno dopo. Il prodotto sarà sempre fresco», puntualizza ancora Tosolini.

Il processo consente di assicurare un prodotto stabile nel tempo e nello spazio – «Cremoso» sarà lo stesso gelato in ogni luogo e non risentirà del contesto -, sicuro e sempre «appena fatto». Anche la veste della gelateria è del tutto innovativa: spariscono banco frigo e vaschette. Al loro posto mantecatori costantemente attivi.

Il lancio della nuova idea imprenditoriale della storica Distilleria Tosolini avviene con otto gusti base, cui si aggiungono due basi frutta da stagionalizzare sul momento con i prodotti a disposizione. Ogni giorno sarà caratterizzato poi da due gusti pensati quotidianamente. A suggellare una proposta di qualità, il sorbetto alla Grappa Tosolini e la coppa Tosolini, con gusti alla crema e lo storico Amaro della casa.

«Abbiamo mantenuto la decisione di aprire a Lignano Sabbiadoro quest’anno, nonostante le incertezze che pesano sulla stagione, perché siamo convinti che non bisogna mollare mai – sottolinea il presidente Tosolini -. Crediamo in questo nuovo concept e aprire un punto vendita è il miglior modo per dimostrarlo. Lignano, poi, è una piazza straordinaria, perché – conclude l’imprenditore – ci darà modo di avere in breve tempo riscontri importanti rispetto a un ampio spettro di consumatori e poter così progettare l’espansione del brand».

BEANTECH SIGLA UNA PARTNERSHIP STRATEGICA CON DASSAULT SYSTÈMES

L’azienda friulana beanTech si avvarrà della partnership con Dassault Systèmes per fornire innovative soluzioni di trasformazione digitale nel settore manifatturiero italiano

beanTech, realtà informatica consolidata con sede a Udine, diventa Value Solutions Partner di Dassault Systèmes, grazie alle sue competenze in ambito industriale e per l’esperienza acquisita in quasi 15 anni di progetti in Italia e nel mondo.

Con il robusto potenziamento della divisione interna MOM (Manufacturing Operations Management) beanTech diventa un partner della suite DELMIA, con l’obiettivo di supportare il miglioramento continuo nei processi operativi industriali delle aziende manifatturiere.

Fondata nel 1981, Dassault Systèmes   fornisce ambienti virtuali 3D collaborativi per immaginare innovazioni sostenibili L’applicazione DELMIA è in grado, grazie alle sue componenti di connessione digitale tra mondo reale e virtuale, di modellizzare, pianificare, ottimizzare e monitorare le attività operative in tutti i settori produttivi, dalla fabbrica manifatturiera alla logistica, dai trasporti ai contesti labor-intensive.

“Siamo lieti di esser entrati a far parte della famiglia Dassault Systèmes come Value Solutions Partner – dichiara Roberto Rossi, Manager della Business Unit Operations Management di beanTech – arricchendo così il nostro portfolio di prodotti:

  • Apriso (Manufacturing Operations Management) per il controllo e il monitoraggio delle attività di fabbrica dalla produzione alla qualità, dalla logistica alla manutenzione
  • Ortems (Advanced Planning and Scheduling) per la pianificazione e la schedulazione ottimizzata della supply chain produttiva

A questi si aggiungono le competenze di un team multidisciplinare che può fornire servizi professionali avanzati e soluzioni a 360° per la digitalizzazione della produzione: si va dall’implementazione di infrastrutture IT di fabbrica alla Consulenza sui processi operativi, dall’Acquisizione Dati multi-protocollo da macchine e impianti fino alla possibilità di analizzare i dati raccolti grazie a sofisticate tecnologie di Intelligenza Artificiale con funzionalità di Qualità e Manutenzione Predittive”.

beanTech aggiunge con Dassault Systèmes un altro nome importante alla lista dei propri partner per trasferire la cultura delle soluzioni in un settore, quello manifatturiero, che richiede a gran voce vendor tecnologici affidabili capaci di accompagnare le aziende in un percorso di crescita e miglioramento nel medio-lungo periodo.

Chi è beanTech
beanTech offre supporto alle aziende che vogliono affrontare al meglio le sfide della Digital Transformation, aiutandole a concretizzare tutte le opportunità. Opera nei seguenti settori: Integration & Services, Big Data & Analytics, Software Application, CRM & Collaboration, Smart Factory e Manufacturing Operations Management. Nata nel 2011, a oggi conta su uno staff di 130 dipendenti, la cui età media è stimata sui 34 anni. beanTech ha all’attivo oltre 400 clienti, sparsi in 15 paesi nel mondo.