MEP: CUORE E CERVELLO, IL MIX PER VALORIZZARE LE RISORSE UMANE A BENEFICIO DELL’AZIENDA

Quoziente intellettivo versus quoziente emotivo o viceversa? «Né l’una né l’altra opzione. Sono importanti entrambi, come ho potuto sperimentare nei miei 40 anni in Azienda. Certo, ci sono le sensibilità e le inclinazioni di ciascuno e, personalmente, sono naturalmente portata a interessarmi delle persone nella loro globalità, non solo a occuparmi dei relativi dossier burocratici ». Patrizia Buttazzoni, responsabile delle Risorse Umane in MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici SpA, entra così nel merito di un dibattito oggi piuttosto diffuso nell’ambito del management e mette in evidenza il valore aggiunto di un buon rapporto umano con le maestranze per la tenuta e lo sviluppo complessivo di un’azienda. «Ultimamente – afferma – mi occupo anche della direzione dello Sviluppo Organizzativo, in coordinamento con la MEP Business School, con il HSE Sustainability Manager e la Direzione. Un lavoro di gruppo che è necessario per coinvolgere tutti i dipendenti e riuscire a trasformare le attività quotidiane in capolavori professionali». Nel miglioramento delle relazioni interpersoanli all’interno dell’Azienda un ruolo significativo lo ha avuto proprio la MEP Business School. Nata 4 anni fa, in questo periodo è riuscita a coinvolgere a vario titolo tutte le figure impegnate in MEP, con i corsi più diversi, da quelli più tecnici a quelli linguistici e di psicologia. «È stato evidente il passo avanti che tutti abbiamo fatto», considera Buttazzoni. Entrata in Azienda quando questa contava 35 dipendenti, si sente di essere «cresciuta con l’impresa», affrontando passo dopo passo la sua evoluzione. «Come donna mi sono sentita sempre a mio agio in ogni contesto, con i dipendenti ho intessuto un rapporto tale per cui mi vedono come un punto di riferimento, cercandomi anche per motivi personali. Con il CEO, il Dr. Rotondi, arrivato 6 anni fa, mi sono sentita subito in sintonia e grazie a lui siamo tutti molto cresciuti per l’innovazione organizzativa che ha portato». Il lavoro è sempre stato intenso e si è modificato nel tempo, «ma non mi sono accorta di aver attraversato particolari problematiche. È stato sempre naturale affrontare i problemi mano a mano che si presentavano». È stato così anche quando è arrivata la pandemia Covid-19. «Dopo lo shock iniziale, ci siamo rimboccati le maniche con il consueto spirito friulano e, aggiungo, anche carnico, data la mia origine che mi attribuisce maggiore forza. Abbiamo redatto i protocolli, realizzato manuali per i corretti comportamenti, coordinandoci con la Business School che ha sviluppato una didattica al riguardo. Le pratiche burocratiche per l’attivazione della cassa integrazione sono state un po’ complesse, ma abbiamo risolto anche questo aspetto e in poco tempo è partito lo smartworking, grazie ai nostri Sistemi Informatici e, ancora una volta, alla nostra Scuola che hanno velocemente messo a punto un’adeguata piattaforma. Sono stata molto presente in Azienda, perché sentivo di essere più utile qui nel mio ruolo. Dal punto di vista aziendale direi che abbiamo reagito bene a questo evento inaspettato – prosegue Buttazzoni -. Ora siamo tornati a viaggiare per raggiungere i nostri Clienti all’estero. La fortuna di MEP è quella di lavorare in 128 Paesi nel mondo con Clienti molto diversi fra loro». Ciò che resterà del frastornante inizio 2020 non sarà per Buttazzoni il notevole sforzo per la gestione dell’emergenza inaspettata: «sono rimasta colpita dalle persone che morivano da sole. Ho perso mia madre a settembre 2019, potendo sempre starle vicina, e quest’esperienza mi ha resa più vulnerabile d’innanzi alle numerose dipartite solitarie di altri sofferte a causa della pandemia, immagini difficili da dimenticare.».

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