SERRACCHIANI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA: ‘FVG IMMOBILE. FINITA EPOCA DELLE ILLUSIONI’. L’INTERVISTA.

f.s.

‘Ci troviamo a vivere in un momento storico straordinario, dovuto alla pandemia, per questo: servono i fatti. Serve governare prendendo decisioni a cui corrispondano azioni’ sono le parole di Debora Serracchiani, deputata del Pd, ex presidente del Friuli Venezia Giulia e da ieri sera presidente della commissione Lavoro alla Camera che abbiamo incontrato nel suo ufficio a Roma.
Come vede in questo momento il Friuli Venezia Giulia?
Vedo una Regione immobile. La situazione attuale dovrebbe spingere a fare cose rinviate. Si dovrebbe pensare a dare un indirizzo forte su come e dove inserire le risorse arrivate dallo Stato.
Cosa serve a suo avviso oggi, più che mai, al Fvg?
Serve dare ancora impulso ai trasporti ed alla logistica. Alla creazione di nuove infrastrutture, come avevamo iniziato a fare durante la scorsa legislatura: con la terza corsia dell’autostrada A4. Ora diventa stringente la velocizzazione della tratta ferroviaria Trieste-Venezia. Stringere sulla manifattura e puntare sempre di più sul 4.0
E’ una specie di odissea, in tempo di Covid, raggiungere Roma, dall’aeroporto di Trieste non è ancora possibile. Il Friuli Venezia Giulia è sempre più isolato.
Andava prevenuto il problema, ed affrontato subito. I lavori in Parlamento non si sono mai interrotti, ed anche io che vivo in Fvg, devo arrivare a Mestre in auto e prendere il treno per Roma. Questo ormai da mesi: una situazione che non può protrarsi. E’ stato fatto un bando per la cessione ad investitori della partecipazione nella società che gestisce l’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Si tratta di un primario investitore industriale. Ed è necessario insistere per la velocizzazione della tratta Trieste-Venezia. Si deve andare avanti.
Cosa ne pensa dell’economia regionale e nazionale al tempo del Covid?
Non è un tema banale. Devono essere stimolati gli investimenti. Adesso più che mai serve investire in ricerca e sviluppo, oltre che innovazione. Ritengo sia necessaria una nuova politica industriale, che punti sulle alleanze internazionali.
L’Economist, questa settimana, afferma che c’è sempre più divario fra l’economia reale e quella decretata dai sistemi borsistici internazionali, teme speculazioni, anche nei confronti del nostro Paese?
Potrebbe essere: non possiamo permetterci di perdere altri pezzi del nostro patrimonio industriale. Ma diciamolo chiaro: ormai, sia le politiche regionali e soprattutto quelle nazionali, non possono non prendere in considerazione una forte vocazione per l’internazionalizzazione. Siamo in Europa, siamo nel mondo. Attrarre investimenti corretti, di tipo internazionale, è anche un bene. Non possiamo chiuderci. Lo scenario è il mondo. Tenuto conto delle specificità del singolo territorio, per l’Italia che verrà.
Si dice che dalle crisi possa derivare opportunità straordinarie.
Lo confermo. Penso che anche da un punto di vista politico sia finito il momento delle parole, dei proclami e anche delle illusioni. Serve governare bene. Non possiamo permetterci nulla ora. Niente è più rimandabile. Mi riferisco anche al Friuli Venezia Giulia. E’ arrivato il momento di governare con i fatti.
Come vede il nostro Paese, in epoca Covid, dopo una fortissima emergenza sanitaria?
Lo trovo un Paese che ha delle fragilità. Poco forte. Per questo c’è bisogno di tutti noi. Dell’Europa. Siamo stati molto capaci ad affrontare l’emergenza. Si veda infatti cosa è accaduto in Svezia o quello che sta accadendo in America o in Europa dell’Est. Abbiamo ricevuto garanzie economiche dall’UE. Ora, dobbiamo spendere bene queste risorse.
E le riforme?
Sì. Le risorse che arriveranno devono essere accompagnate dalle riforme.
Quali considera essenziali?
La riforma sul processo penale e civile, sulla certezza dei tempi nei processi, e sulla responsabilità ed individuazione dei responsabili dei procedimenti. Insieme al decreto Semplificazioni. Poi. Infrastrutture e mercato del lavoro, con misure straordinarie come il momento che stiamo vivendo.
Non ci sono più alibi, ora?
No. Ripeto: è proprio finito il tempo dei proclami. L’esigenza collettiva è oggi di non accontentarsi più. Ci sono stati dei problemi: il ritardo della cassa integrazione in deroga, gli aiuti a fondo perduto arrivati dopo. Ma non c’erano le risorse. Abbiamo affrontato oggettivamente una situazione abnorme.
Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?
Le aziende necessitano di un contesto politico, sociale ed economico di supporto al fare impresa, e non limitante. Lo trovo corretto.
Cosa ne pensa dell’attuale governance regionale in Fvg?
C’è una grossa differenza fra governare e fare propaganda. Nell’immediato, arrivare alla ‘pancia’ delle persone può offrire più consenso. Ma sul medio-lungo periodo non paga. Ora è tornata in primo piano la rotta balcanica, e per Fedriga è una grande occasione per distogliere l’attenzione dall’immobilità della sua Giunta sul fronte economico e su tutte le partite strategiche. L’assestamento di bilancio è un esempio straordinario di come la Lega affronta i problemi: in piena emergenza Covid fanno una manovrina asfittica. 
Anche sul fronte caldo dell’immigrazione?
Mi assumo la responsabilità di ciò che dico: forse hanno piacere che queste persone vaghino per le strade, meno controllati, per creare allarmismo, su cui poi intervengono senza portare, nella sostanza, soluzioni reali e concrete. 
E alle prossime elezioni regionali?
Stiamo ricostruendo una alternativa, ricucendo i territori e ascoltando tanto malessere e delusione. Molti tacciono e altri devono applaudire chi ora ha il potere, ma si percepisce che con il tramonto di Salvini cominciano le difficoltà di Fedriga e le divisioni nel centrodestra. Il Pd ha imparato molto dalla sconfitta e siamo di nuovo in campo.

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