IL DISTILLATORE TOSOLINI: ‘MAI SMETTERE DI SOGNARE’

‘Sono e rimango un sognatore’, ad affermarlo il mastro distillatore: Giovanni Tosolini. Figlio del capostipite e fondatore del noto marchio, Bepi. 

I sogni rimangono la forza propulsiva di un imprenditore, insieme all’ottimismo. ‘I distillati rappresentano un mondo affascinante, e su cui continueremo a lavorare. Però, c’è di più. La pasticceria è sempre stato un mio pallino’. Da anni ormai, un segmento delle distillerie Tosolini è dedicato al settore della pasticceria, con preparati ad hoc, di grande qualità. 

‘La prima mossa in questo senso l’abbiamo fatta 30 anni fa, con l’acquisizione di clienti  nel mondo dei dessert. Fornivamo prodotti utilizzando i nostri distillati concentrati. Poi è stata la volta delle gelatine di frutta. L’azienda ha così conosciuto un nuovo settore di sviluppo. Questo tipo di prodotto ha avuto necessità di pazienza e tempo, doti necessarie anche oggi’ continua Giovanni.

L’idea poi della gelateria. E qui: il nuovo sogno di Giovanni. Un investimento da 5 milioni per un impianto di sterilizzazione che consente di ovviare al procedimento della pastorizzazione, e garantisce, sul mercato, un preparato per un gelato artigianale di qualità. 

‘Mi piacerebbe molto lasciare il segno: portare il gelato italiano nel mondo. Quello che noi forniamo è un preparato di altissima qualità, che consente alla gelateria, in qualsiasi parte del mondo, di produrre un gelato eccellente. Si tratta di una miscela su cui abbiamo lavorato parecchio. Il risultato finale è un gelato italiano mantecato fresco’. 

Da questa idea nasce la prima gelateria firmata Tosolini: a Lignano Sabbiadoro (Ud), dal nome ‘Cremoso’, recentemente inaugurata. 

Le Distillerie Tosolini di Povoletto hanno chiuso il bilancio del 2019, con ricavi oltre gli 11 milioni e guardano ‘fiduciosi’ al 2020, con 40 addetti all’attivo. Le conseguenze generate dall’epidemia da Coronavirus sono ben presenti, tanto da aver ‘mutato le prospettive di breve termine’, afferma il presidente Giovanni Tosolini. Tuttavia, ‘si spera dovrebbe trattarsi di una deviazione transitoria’ continua. 

Il bilancio 2019 ha fatto segnare inoltre, un margine operativo lordo in crescita del 14,68% rispetto all’anno precedente. Cresce anche l’utile dell’8 per cento, a oltre 900mila euro.

COVID19: BOOM DI RISPARMIO E TECNOLOGIE DIGITALI; INFRASTRUTTURE INFORMATICHE CARENTI

Covid19: quali gli effetti, e soprattutto quali criticità ha messo in evidenza sui territori? Se ne è parlato durante un incontro che si è tenuto presso Eurotech ad Amaro (Ud), alla presenza di imprenditori, rappresentanti istituzionali e finanziari. 

Marco Neopensi, ad di Riel di Tavagnacco (Ud) (settore energia e telecomunicazioni) ha affermato come: ‘Nel periodo del lockdown, le infrastrutture informatiche per il trasferimento dei dati hanno dato prova di non essere in grado di supportare l’ aumento del traffico che, come sappiamo,  ha subito un’impennata decisiva. Nell’area in speciale modo montana, la situazione è stata piuttosto difficile, dove la copertura del servizio sul territorio è particolarmente bassa. Parliamo di infrastrutture mancanti e sottosviluppate, dovute a carenze di investimenti da parte delle aziende private. Lo Stato sta facendo il proprio: ma i tempi sono lunghi’.

Cristian Feregotto, ad di Infostar di Tarcento (Ud), azienda che si occupa di tecnologie digitali, ha avuto un incremento dell’attività, proprio a causa del Covid: ‘Abbiamo registrato a fine giugno di quest’anno un incremento di fatturato del 13,8% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Il dato è determinato dalla crescente digitalizzazione dei processi, soprattutto legati allo smart working e alla sicurezza dei dati e delle reti. Purtroppo la situazione economica generale e le previsioni per il futuro non sono rosee, soprattutto per alcuni settori’.

‘Credo sia importante rimanere ottimisti ed investire sul futuro – ha affermato Roberto Siagri, ad di Eurotech – con la digitalizzazione. In questo momento storico viviamo un sentimento di paura che è sì comprensibile, ma che dobbiamo rifuggire, investendo. La globalizzazione ha imposto un maggior grado di competitività: per rimanere competitivi sui mercati serve puntare sulle tecnologie. Un mondo globalizzato ha determinato investimenti ed investitori in tutti i Paesi del mondo. Siamo noi italiani che, di norma, non tendiamo ad aprirci agli altri Paesi. Abbiamo bisogno di coraggio e desiderio di sfidare il futuro’. 

Di contro, l’effetto paura ha determinato nel periodo del Covid un accumulo di risparmio pari a 90 milioni di euro, solo per Credifriuli, portando la raccolta totale a 1,6 miliardi: ‘Sui conti correnti dei nostri clienti, abbiamo assistito a questo aumento vertiginoso del risparmio, in una regione, il Fvg che già aveva una netta propensione a risparmiare i propri denari. In un’epoca di insicurezza e paura, questo è stato il risultato: si accantona e non si spende, per un sentimento di paura generalizzata che sta bloccando, in parte, il nostro sistema economico’ ha sottolineato Massimiliano Cecotto, direttore commerciale di Credifriuli.

Le ripercussioni continuano ad essere molto pesanti per il settore horeca, come conferma Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg: ‘Il bonus vacanze si è rivelata una scelta non condivisibile. Tenuto conto che si tratta di un credito d’imposta, se non viene prodotto reddito, un credito sull’imposta che devo pagare non ha senso alcuno. I grandi alberghi patiscono molto il periodo. Solamente l’1,2% degli alberghi in regione ha detto sì al bonus vacanze: il dato offre l’idea dello scarso successo dell’iniziativa. Le strutture al mare arrancano quest’anno, così come in montagna. Mancano gli investimenti. Manca l’entusiasmo di proporre un territorio, insieme ad una programmazione seria a favore del turismo. Ognuno va per la sua strada, ma così non raccogliamo molto’. 

Lisa Tosolini, delle note distillerie di Povoletto: ‘Per noi è raddoppiata la vendita on line dei nostri prodotti. Mentre, è stato un vero tracollo nel settore horeca. Per fortuna eravamo pronti da un punto di vista delle infrastrutture informatiche, alla gestione degli ordini on line. Da tempo avevamo investito in digitalizzazione e questo ci ha consentito in modo agile il passaggio in smart working, insieme ad una ottimizzazione dell’e commerce’.

Anche l’home fitness ha beneficiato del Covid, cambiando le abitudini degli italiani: ‘La nostra start up – Akuis – ha avuto un incremento notevolissimo di richieste di Sintesi (la macchina completa per il fitness digitalizzata) -: il consumatore l’ha richiesta per la sua abitazione. Tanto che ci siamo adoperati per creare una versione per la casa e questo continua ad essere il trend’ sono le affermazioni di Alessandro Englaro, ad di Akuis di Tolmezzo (Ud).

Mattiarmando Chiavegato, albergatore di Tolmezzo (Ud) a Venezia: ‘Questa crisi è stata uno stress test soprattutto per il sistema turistico ma la nostra reazione, come Paese non è sufficiente. Il bonus vacanze, ad esempio, guarda solo al turismo domestico, ignora il 45% dell’indotto potenziale dato dal turismo straniero. Stimola i consumi interni ma sempre in una logica di indebitamento per il sistema. È necessario invece un intervento rivolto all’abbattimento delle tariffe aeree sul traffico in ingresso verso l’Italia così da renderla meta più competitiva sul piano europeo’.

‘Concentriamoci a fare bene e sul futuro, solo così riusciremo ad affrontare le nuove sfide che la situazione storica ed economica ci pone. Forse oggi più di ieri serve etica ed educazione civica nell’affrontare un mondo ed i suoi problemi che vedevamo probabilmente lontani,  come se non ci appartenessero: in realtà sono molto vicini a noi. Siamo tutti noi quelle criticità, non dobbiamo più delegare a nessuno ciò che invece ci appartiene: l’etica sociale. Molto dipende da noi imprenditori’ ha affermato Marco Crasnich, ad di Overlog, azienda tecnologica di Buttrio (Ud).

Presenti all’incontro anche Majra Cimenti per il Gruppo Fantoni e Alessandra Sandrini, psicologa e psicoterapeuta.

beanTech, azienda tecnologica friulana crea 300 postazioni smart working per Autovie Venete

Un evoluto sistema informatico di virtualizzazione messo a disposizione da beanTech, ha consentito ad Autovie Venete di organizzare uno smart working efficiente ed efficace per circa 300 dipendenti dell’azienda, oltre che garantire un elevato livello di sicurezza dei dati, con l’utilizzo di un data center centrale collegato ai singoli device. Ad oggi, l’operatività in smart working continua per circa un centinaio di addetti della concessionaria autostradale, con notevole impatto sul mantenimento della produttività aziendale. Un processo reso possibile dal know how di beanTech, azienda tecnologica friulana, impegnata nel processo di digitalizzazione delle imprese. La tecnologia NVIDIA, Dell Technologies e VMware utilizzata ha consentito la creazione di 300 computer “virtuali” (Virtual Desktop Infrastructure). Grazie al processo di “virtualizzazione” del sistema informatico dei personal computer, tutti i dati e i programmi normalmente utilizzati su postazioni fisse – e fisiche – sono stati trasferiti sui server centrali nel data center di Palmanova (Ud), permettendo riduzione dei costi e il miglioramento della qualità del servizio. Anche da casa, il lavoratore ha a disposizione i software normalmente utilizzati in azienda, per la gestione amministrativa e operativa: questo assicura la continuità produttiva, relativa ai servizi essenziali per la gestione autostradale. “Grazie al processo di virtualizzazione, i dati ed i programmi normalmente utilizzati su postazioni fisse – e fisiche – sono stati trasferiti sui server centrali nel Data Center di Palmanova e, in tempi brevissimi, sono stati predisposti computer “virtuali” per circa 300 dipendenti dell’azienda, distribuiti nelle varie sedi operative e amministrative. Questa soluzione ha anche consentito di attivare la modalità “smart working”, permettendo, a chi lavora da casa, di farlo come se fosse presente in ufficio alla sua scrivania ed assicurando la continuità dei servizi essenziali per la gestione autostradale. In termini di risparmio energetico, costi di gestione e manutenzione – oltre che di efficienza operativa – il beneficio è evidente; l’esperienza e la professionalità di beanTech sono stati fattori determinanti per il raggiungimento di questo risultato” lo ha affermato Fabiano Tuniz, responsabile Sistemi informativi di Autovie Venete. Luca Degano, sales& marketing director beanTech, ha invece sottolineato che: “Il progetto VDI realizzato per Autovie Venete è stato da subito condotto in una logica di partnership e cooperazione con i riferimenti dell’azienda stessa, a confermare che i benefici della tecnologia di virtualizzazione dei desktop e delle workstation grafiche venissero appieno applicati per questa importante realtà di servizio pubblico. L’infrastruttura proposta doveva tener conto del contesto realizzativo, dell’importanza di mantenere e non modificare l’esperienza degli utenti e, allo stesso tempo, dare un beneficio evidente sia agli utilizzatori finali che ai riferimenti IT di Autovie. Un aspetto evidente è stata la visione e l’impegno da parte della direzione e del personale di Autovie ad implementare questo processo di innovazione, nell’ottica di miglioramento continuo del servizio offerto” .

ZILLI: ‘AL FVG SERVONO SGRAVI FISCALI E SEMPLIFICAZIONI’. PRESSING PER RIAVERE LA TRATTA AEREA RONCHI-ROMA’

di Antonella Lanfrit

«Quella del Friuli Venezia Giulia è una comunità che ha voglia e capacità di riprendersi. Conta aziende strutturate, che stanno agendo con fiducia nei confronti del futuro, sebbene scontino la crisi dell’export, per noi da sempre linfa vitale. Sono elementi che rappresentano una fortuna, soprattutto se in paragone alle condizioni di altri territori». 

L’assessore regionale alle Finanze del Friuli Barbara Zilli, all’indomani dell’approvazione della legge d’assestamento di bilancio di metà anno, guarda così alla regione che contribuisce ad amministrare anche in questa congiuntura post-Covid. 

Assessore Zilli, fronte di questa realtà, cosa serve ora, più che mai, al Friuli Venezia Giulia?

«Semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali. L’amministrazione regionale ha cercato di fare la sua parte, sono di queste ore gli ulteriori incentivi messi a disposizione degli imprenditori per assunzioni entro fine anno, oltre alle azioni di sostegno e di snellimento delle procedure che abbiamo attuato con gli interventi duranti l’emergenza. Hanno interessato anche l’accesso ai fondi anticrisi dei Confidi, poiché è evidente che ora alle aziende serve un accesso veloce e poco costoso alla liquidità al fine di poter investire». 

Nel provvedimento appena varato avete previsto fondi per attrarre le aziende sul territorio. La mancata attivazione dei voli da Trieste Airport su Roma e Milano da parte di Alitalia rischia di rendere la Regione sempre più isolata e difficile da raggiungere. 

«È inaccettabile che Alitalia faccia discriminazioni territoriali, specialmente in questo momento non facile, quando almeno gli spostamenti per lavoro dovrebbero essere favoriti. La Regione, con il presidente Massimiliano Fedriga, sta continuando a fare pressing perché la situazione si sblocchi in termini positivi. Chiederei anche al corregionale Stefano Patuanelli, che siede al Governo quale ministro, un intervento risolutivo». 

Economia regionale e nazionale al tempo di Covid-19: che ne pensa?

«Abbiamo subito tutti un pesantissimo contraccolpo. Per uscirne credo sia determinante investire sul made in Italy, sulla nostra capacità artigianale, sul tessuto agricolo, anche sulla grande industria, un tempo traino di buona parte dell’economia italiana e ora sotto scacco di brand e logiche mondiale. Innovazione e ricerca devono essere trasversali”. 

Il Friuli Venezia Giulia ha fatto germogliare nel periodo del lockdown il marchio «Io sono Fvg», anche con il supporto della Regione. 

«Un modo concreto per valorizzare le imprese e le produzioni del territorio – in una logica di filiera e non solo di prodotto – e di informare il consumatore in modo trasparente sull’origine di ciò che acquistano e sulla sua qualità. Una delle strade con cui qui stiamo disegnando la ripartenza». 

L’Economist questa settimana ha evidenziato la crescente distanza tra economica reale e quella connessa ai sistemi borsistici internazionali. Teme speculazioni anche nei confronti dell’Italia?

«Il rischio è alto, dato il nostro debito pubblico. Anche per questo l’auspicio è che il sistema produttivo sia impegnato a investire innanzitutto nelle proprie imprese, nell’economia che si tocca, si vede e genera ricchezza per quanto possibile solida».

Dalle crisi nascono opportunità straordinarie, si dice. Ci crede?

«Assolutamente, perché è nella natura umana superare le fratture con il cambiamento. Spero perciò che tutti colgano in quest’occasione che ci è data di vivere motivo di svolta in termini di energia, di valori, di prospettive». 

Riforme: quali considera essenziali?

«Ne metto in elenco tre: la prima riguarda la giustizia, una delle più lente del mondo. Non è un servizio adeguato a chi ha bisogno di risposte rapide e certe, in ogni ambito, non ultimo quello economico. Poi la riforma della pubblica amministrazione, che tutti perseguono e nessuno attua: l’accelerazione nel processo di digitalizzazione che ha imposto il lockdown mi auguro sia la via per semplificare e abbattere i costi. Non da ultima c’è la riforma della Costituzione nel senso di una maggiore autonomia dei territori. Operazione che significa innanzitutto dare responsabilità e conseguente autonomia fiscale e tributaria. Alcune Regione hanno sancito anche con referendum popolare questa richiesta, credo che da questo Governo non arriverà mai una risposta positiva». 

Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?

«Lasciamo che gli imprenditori trovino le strade, le modalità e anche le diverse risorse necessarie a fare impresa oggi, continuando a fare un mestiere che hanno scelto e che sanno fare. Il pubblico deve essere al loro fianco, accompagnandoli con misure riguardanti occupazione, fisco, procedure e quanto possa facilitare questa mission. Tra le misure, anche quelle che rendano possibile una sempre maggior conciliazione fra lavoro e famiglia. Se non facciamo , non abbiamo domani e tutti gli investimenti dell’oggi rischiano di essere vani». 

In Fvg tornano i migranti per le strade: è stato opportuno smantellare il sistema di accoglienza diffusa e lasciare fondi solo per l’accoglienza dei minori non accompagnati?

«Sì, è stato opportuno. Se non l’avessimo fatto, oggi ne avremmo molti di più per le strade. Quel sistema serviva solo a oliare la macchina di realtà che hanno fatto business sui modelli di integrazione forzosa. L’immigrazione irregolare va governata e su questo lo Stato è assente. La Regione è costretta, per quel che può, a supplire, fino a stanziare fondi perché i Comuni, con il loro vigili, sorveglino i confini e a mettere a disposizione 40 dipendenti propri per la Corte d’appello di Trieste e la sezione in materia di immigrazione».

Avete appena approvato l’assestamento di bilancio e, in particolare il Pd, ha stigmatizzato in non utilizzo dei 98 milioni disponibili nell’avanzo di bilancio. Prudenza ed efficacia, come avete sostenuto voi, o mancanza di visione e di coraggio, come ha sostenuto tutta l’opposizione?

«Governare significa agire con responsabilità. L’avanzo di bilancio 2019 era di 98 milioni. A fronte dei 68 milioni di spese aggiuntive in sanità a causa del Covid di cui abbiamo chiesto il rimborso allo Stato senza per ora avere certezza sulla risposta. Inoltre, pesano le incertezze rispetto alle iniziative che i Governo ha promesso per contrastare la crisi generata da Covid-19, ma ancora non si sono concretizzate. A malincuore, perciò, abbiamo ritenuto di dover agire con prudenza, lasciando in cassa una parte dell’avanzo. Abbiamo messo a disposizione della comunità regionale 40 milioni, con l’auspicio di effettuare un ulteriore assestamento nel primo autunno». 

Alle prossime elezioni regionali del 2023 per la sua maggioranza sarà pensabile il bis? Sarebbe la prima volta dall’elezione diretta del presidente della Regione.

«Per la vita politica queste sono scadenze lontane. Noi lavoriamo per tener fede al mandato elettorale e per operare a favore di tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Nel 2023 saranno i cittadini a dare il responso». 

SERRACCHIANI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA: ‘FVG IMMOBILE. FINITA EPOCA DELLE ILLUSIONI’. L’INTERVISTA.

f.s.

‘Ci troviamo a vivere in un momento storico straordinario, dovuto alla pandemia, per questo: servono i fatti. Serve governare prendendo decisioni a cui corrispondano azioni’ sono le parole di Debora Serracchiani, deputata del Pd, ex presidente del Friuli Venezia Giulia e da ieri sera presidente della commissione Lavoro alla Camera che abbiamo incontrato nel suo ufficio a Roma.
Come vede in questo momento il Friuli Venezia Giulia?
Vedo una Regione immobile. La situazione attuale dovrebbe spingere a fare cose rinviate. Si dovrebbe pensare a dare un indirizzo forte su come e dove inserire le risorse arrivate dallo Stato.
Cosa serve a suo avviso oggi, più che mai, al Fvg?
Serve dare ancora impulso ai trasporti ed alla logistica. Alla creazione di nuove infrastrutture, come avevamo iniziato a fare durante la scorsa legislatura: con la terza corsia dell’autostrada A4. Ora diventa stringente la velocizzazione della tratta ferroviaria Trieste-Venezia. Stringere sulla manifattura e puntare sempre di più sul 4.0
E’ una specie di odissea, in tempo di Covid, raggiungere Roma, dall’aeroporto di Trieste non è ancora possibile. Il Friuli Venezia Giulia è sempre più isolato.
Andava prevenuto il problema, ed affrontato subito. I lavori in Parlamento non si sono mai interrotti, ed anche io che vivo in Fvg, devo arrivare a Mestre in auto e prendere il treno per Roma. Questo ormai da mesi: una situazione che non può protrarsi. E’ stato fatto un bando per la cessione ad investitori della partecipazione nella società che gestisce l’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Si tratta di un primario investitore industriale. Ed è necessario insistere per la velocizzazione della tratta Trieste-Venezia. Si deve andare avanti.
Cosa ne pensa dell’economia regionale e nazionale al tempo del Covid?
Non è un tema banale. Devono essere stimolati gli investimenti. Adesso più che mai serve investire in ricerca e sviluppo, oltre che innovazione. Ritengo sia necessaria una nuova politica industriale, che punti sulle alleanze internazionali.
L’Economist, questa settimana, afferma che c’è sempre più divario fra l’economia reale e quella decretata dai sistemi borsistici internazionali, teme speculazioni, anche nei confronti del nostro Paese?
Potrebbe essere: non possiamo permetterci di perdere altri pezzi del nostro patrimonio industriale. Ma diciamolo chiaro: ormai, sia le politiche regionali e soprattutto quelle nazionali, non possono non prendere in considerazione una forte vocazione per l’internazionalizzazione. Siamo in Europa, siamo nel mondo. Attrarre investimenti corretti, di tipo internazionale, è anche un bene. Non possiamo chiuderci. Lo scenario è il mondo. Tenuto conto delle specificità del singolo territorio, per l’Italia che verrà.
Si dice che dalle crisi possa derivare opportunità straordinarie.
Lo confermo. Penso che anche da un punto di vista politico sia finito il momento delle parole, dei proclami e anche delle illusioni. Serve governare bene. Non possiamo permetterci nulla ora. Niente è più rimandabile. Mi riferisco anche al Friuli Venezia Giulia. E’ arrivato il momento di governare con i fatti.
Come vede il nostro Paese, in epoca Covid, dopo una fortissima emergenza sanitaria?
Lo trovo un Paese che ha delle fragilità. Poco forte. Per questo c’è bisogno di tutti noi. Dell’Europa. Siamo stati molto capaci ad affrontare l’emergenza. Si veda infatti cosa è accaduto in Svezia o quello che sta accadendo in America o in Europa dell’Est. Abbiamo ricevuto garanzie economiche dall’UE. Ora, dobbiamo spendere bene queste risorse.
E le riforme?
Sì. Le risorse che arriveranno devono essere accompagnate dalle riforme.
Quali considera essenziali?
La riforma sul processo penale e civile, sulla certezza dei tempi nei processi, e sulla responsabilità ed individuazione dei responsabili dei procedimenti. Insieme al decreto Semplificazioni. Poi. Infrastrutture e mercato del lavoro, con misure straordinarie come il momento che stiamo vivendo.
Non ci sono più alibi, ora?
No. Ripeto: è proprio finito il tempo dei proclami. L’esigenza collettiva è oggi di non accontentarsi più. Ci sono stati dei problemi: il ritardo della cassa integrazione in deroga, gli aiuti a fondo perduto arrivati dopo. Ma non c’erano le risorse. Abbiamo affrontato oggettivamente una situazione abnorme.
Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?
Le aziende necessitano di un contesto politico, sociale ed economico di supporto al fare impresa, e non limitante. Lo trovo corretto.
Cosa ne pensa dell’attuale governance regionale in Fvg?
C’è una grossa differenza fra governare e fare propaganda. Nell’immediato, arrivare alla ‘pancia’ delle persone può offrire più consenso. Ma sul medio-lungo periodo non paga. Ora è tornata in primo piano la rotta balcanica, e per Fedriga è una grande occasione per distogliere l’attenzione dall’immobilità della sua Giunta sul fronte economico e su tutte le partite strategiche. L’assestamento di bilancio è un esempio straordinario di come la Lega affronta i problemi: in piena emergenza Covid fanno una manovrina asfittica. 
Anche sul fronte caldo dell’immigrazione?
Mi assumo la responsabilità di ciò che dico: forse hanno piacere che queste persone vaghino per le strade, meno controllati, per creare allarmismo, su cui poi intervengono senza portare, nella sostanza, soluzioni reali e concrete. 
E alle prossime elezioni regionali?
Stiamo ricostruendo una alternativa, ricucendo i territori e ascoltando tanto malessere e delusione. Molti tacciono e altri devono applaudire chi ora ha il potere, ma si percepisce che con il tramonto di Salvini cominciano le difficoltà di Fedriga e le divisioni nel centrodestra. Il Pd ha imparato molto dalla sconfitta e siamo di nuovo in campo.

EUROTECH, SIAGRI: ‘PER LA RIPRESA ECONOMICA IN ITALIA, SERVONO RIFORME IMPORTANTI, MENO STATO DENTRO ALLE IMPRESE’

Nutro forti preoccupazioni sulla ripresa economica in Italia, nel quarto trimestre dell’anno. Gli indicatori non sono molto positivi e il Paese rischia di fare molta fatica a riprendersi, così come è avvenuto dopo l’ultima crisi dei mercati finanziari; potrebbe anche andare peggio di allora se non semplifichiamo le cose. Servono riforme importanti, che semplifichino la ripartenza delle attività economiche e commerciali, soprattutto l’attivazione di nuove. Auspico anche una ripresa, con meno stato dentro le imprese, non può l’arbitro fischiare e tirare un rigore allo stesso tempo. L’augurio è che le prime economie del mondo siano in grado di ripartire a ritmo sostenuto così da trascinare anche le economie come la nostra’. Sono le dichiarazioni di Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech. ‘Il Giappone gode di una economia molto resiliente e lo ha dimostrato anche in questa occasione. Gli Usa sembrano un po’ più in difficoltà: i Paesi asiatici sono più strutturati ed organizzati a fare fronte ad emergenze sanitarie, viste le pandemie occorse in passato. Per gli Usa è la prima volta. Gli Stati Uniti, vista la loro estensione e le tecnologie disponibili, sono più predisposti al telelavoro rispetto ad altre nazioni. La grande forza poi degli Usa, quasi unica: sono in grado di far ripartire l’economia molto velocemente e nonostante questo periodo di incertezza, io stimo, considerando tutti i fattori, che sarà il Paese che recupererà nel post-Covid in tempi rapidissimi. Ogni nuova tecnologia che gli umani hanno adottato ha permesso di creare una umanità migliore e più interconnessa. Anche le nuove tecnologie digitali stanno consentendo di cambiare i modelli economici in meglio. Possiamo finalmente entrare in una nuova era di sviluppo basata sul risultato prodotto dalle cose. La cosiddetta era dell’intangibile, ovvero dell’uso o del risultato che porterà più occupazione e più benessere per tutti, con più ritorno economico per le imprese. Per la prima volta nella storia dell’umanità, con un basso e forse trascurabile, impatto ambientale. Il Covid potrebbe proprio essere la miccia di questa svolta importante, entrando in maniera definitiva in questa nuova era dell’economia del risultato. Oggi, Eurotech sta investendo nelle tecnologie che permettono di semplificare la digitalizzazione di tutte le cose. Le imprese dovrebbero avere il coraggio di investire nella digitalizzazione di prodotti e processi. Solo così potranno beneficiare dei nuovi modelli di business trascinati dal bisogno di beni intangibili. L’economia dell’intangibile ha bisogno del prodotto dell’era industriale, per erogare un servizio o un risultato, anche se questi prodotti saranno un po’ più smart. Insomma, ogni nuova era economica si sostiene sull’era precedente e la amplifica riproponendola sotto altre forme. Il mondo lo cambieranno le nuove generazioni di imprenditori grazie alle tecnologie digitali che stanno permeando orami tutti i settori e che non hanno ancora scaricato nell’economia il loro potenziale. Soprattutto in termini di innovazioni nel modo di organizzazione d’impresa e di modelli di ricavi. La tecnologia deve aiutarci a cambiare il modo di fare affari, se veramente vogliamo trovare la strada di una crescita duratura e sostenibile. Serve partire da un altro modo di vedere il mondo e da un nuovo modo di guardare ai bisogni. E’ utile dare voce a questa nuova generazione di imprenditori che ha patito e patirà di più gli effetti del Covid’.

DE MONTE: ‘LA POLITICA NON HA CORAGGIO’

La politica non ha coraggio. Non ha la forza di prendere decisioni nette. Per opportunismo, per il desiderio di tenersi il posto. Anche per questo mi sono schierata con Carlo Calenda (leader di Azione. Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito ministro dello sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni). Dopo l’alleanza del Pd con il Movimento 5 Stelle, non ho potuto scendere a quel compromesso. Sono le parole di Isabella De Monte, ex eurodeputata dal 2014 al 2019 per il Partito Democratico. Come stai, ora? Bene. Ho riacquistato uno stile di vita diverso da quello di prima. Ho ripreso il mio lavoro. Come vedi la situazione economica attuale? Stiamo vivendo un momento delicato. Sono però fiduciosa che il nostro Paese saprà uscirne. Scelte più coraggiose, potrebbero fare del bene al nostro sistema economico. Perché, spesso, la politica non ha coraggio? Perché è ancora legata ad opportunismi ed a vantaggi di tipo personale. Si sono persi completamente i valori? Diciamo che si è persa la politica dei contenuti e delle competenze. Ed è un vero peccato. L’Italia è ammirata nel mondo intero, non sappiamo neppure noi quanto e come. Non ti manca l’impegno politico? Mi sono unita ad Azione, di Calenda, sono nel comitato promotore e nella segreteria nazionale. Ritengo sia una scelta di coraggio la mia, tenuto conto che potevo ancora avere un seguito nel Pd, sul territorio. Non ho accettato un compromesso per me inconcepibile. Ti manca l’Europa? Mi piacerebbe molto poter continuare creando una Scuola sull’Europa. Far conoscere cosa l’Europa può fare ed offrire. Ci sto lavorando. Così come vorrei potere continuare a dare il mio contributo in materia di trasporti e turismo. Torneresti a fare il sindaco a Pontebba? No, penso sia giusto dare nel momento giusto e poi farsi da parte. Rimango affezionatissima però al mio paese.

MEP: CUORE E CERVELLO, IL MIX PER VALORIZZARE LE RISORSE UMANE A BENEFICIO DELL’AZIENDA

Quoziente intellettivo versus quoziente emotivo o viceversa? «Né l’una né l’altra opzione. Sono importanti entrambi, come ho potuto sperimentare nei miei 40 anni in Azienda. Certo, ci sono le sensibilità e le inclinazioni di ciascuno e, personalmente, sono naturalmente portata a interessarmi delle persone nella loro globalità, non solo a occuparmi dei relativi dossier burocratici ». Patrizia Buttazzoni, responsabile delle Risorse Umane in MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici SpA, entra così nel merito di un dibattito oggi piuttosto diffuso nell’ambito del management e mette in evidenza il valore aggiunto di un buon rapporto umano con le maestranze per la tenuta e lo sviluppo complessivo di un’azienda. «Ultimamente – afferma – mi occupo anche della direzione dello Sviluppo Organizzativo, in coordinamento con la MEP Business School, con il HSE Sustainability Manager e la Direzione. Un lavoro di gruppo che è necessario per coinvolgere tutti i dipendenti e riuscire a trasformare le attività quotidiane in capolavori professionali». Nel miglioramento delle relazioni interpersoanli all’interno dell’Azienda un ruolo significativo lo ha avuto proprio la MEP Business School. Nata 4 anni fa, in questo periodo è riuscita a coinvolgere a vario titolo tutte le figure impegnate in MEP, con i corsi più diversi, da quelli più tecnici a quelli linguistici e di psicologia. «È stato evidente il passo avanti che tutti abbiamo fatto», considera Buttazzoni. Entrata in Azienda quando questa contava 35 dipendenti, si sente di essere «cresciuta con l’impresa», affrontando passo dopo passo la sua evoluzione. «Come donna mi sono sentita sempre a mio agio in ogni contesto, con i dipendenti ho intessuto un rapporto tale per cui mi vedono come un punto di riferimento, cercandomi anche per motivi personali. Con il CEO, il Dr. Rotondi, arrivato 6 anni fa, mi sono sentita subito in sintonia e grazie a lui siamo tutti molto cresciuti per l’innovazione organizzativa che ha portato». Il lavoro è sempre stato intenso e si è modificato nel tempo, «ma non mi sono accorta di aver attraversato particolari problematiche. È stato sempre naturale affrontare i problemi mano a mano che si presentavano». È stato così anche quando è arrivata la pandemia Covid-19. «Dopo lo shock iniziale, ci siamo rimboccati le maniche con il consueto spirito friulano e, aggiungo, anche carnico, data la mia origine che mi attribuisce maggiore forza. Abbiamo redatto i protocolli, realizzato manuali per i corretti comportamenti, coordinandoci con la Business School che ha sviluppato una didattica al riguardo. Le pratiche burocratiche per l’attivazione della cassa integrazione sono state un po’ complesse, ma abbiamo risolto anche questo aspetto e in poco tempo è partito lo smartworking, grazie ai nostri Sistemi Informatici e, ancora una volta, alla nostra Scuola che hanno velocemente messo a punto un’adeguata piattaforma. Sono stata molto presente in Azienda, perché sentivo di essere più utile qui nel mio ruolo. Dal punto di vista aziendale direi che abbiamo reagito bene a questo evento inaspettato – prosegue Buttazzoni -. Ora siamo tornati a viaggiare per raggiungere i nostri Clienti all’estero. La fortuna di MEP è quella di lavorare in 128 Paesi nel mondo con Clienti molto diversi fra loro». Ciò che resterà del frastornante inizio 2020 non sarà per Buttazzoni il notevole sforzo per la gestione dell’emergenza inaspettata: «sono rimasta colpita dalle persone che morivano da sole. Ho perso mia madre a settembre 2019, potendo sempre starle vicina, e quest’esperienza mi ha resa più vulnerabile d’innanzi alle numerose dipartite solitarie di altri sofferte a causa della pandemia, immagini difficili da dimenticare.».

BEARZI: ‘RICORDIAMOCI DI DONNE E ANZIANI, IL FONDAMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA’

di Antonella Lanfrit

Giovannino Bearzi, a destra, con Danilo Farinelli (direttore del Carnia Industrial Park al centro, e Matteo Bearzi, al lato sinistro).

Ha idee illuminate Giovannino Bearzi, noto imprenditore carnico nel settore dell’autmotive, classe 1951. Non solo per quanto riguarda il suo core business, ma per ciò che concerne la società in cui ci troviamo a vivere. Riconosce un ruolo diverso e più progredito alla donna che, come lui stesso afferma: ‘Necessita di aiuto in casa. In special modo, se lavora: non può fare tutto da sola. L’uomo deve venirle incontro. Penso che sia anche per questo motivo che molte coppie non funzionano’. Oltremodo. Bearzi ha a cuore il futuro degli anziani. ‘Se supportate, le famiglie, nella cura degli anziani, riescono a far vivere gli ultimi anni della loro vita a queste persone care, in modo dignitoso ed adeguato. Senza rinchiuderle magari, in luoghi differenti dalla loro casa’ continua. Un appello anche alla politica perché possano essere fatte scelte a vera tutela della donna e degli anziani. Entrambi, come afferma l’imprenditore, una enorme risorsa per tutti noi.

Dice che la storia di ciascuno è già scritta, ma è certo che egli ha messo molto del suo per costruire una biografia professionale che è cominciata da dipendente nel lontano 1970 e lo vede oggi presidente e amministratore delegato di Beng, affermata realtà imprenditoriale nella filiera dell’automotive di lusso. Una posizione dalla quale Giovannino Bearzi dialoga quotidianamente con i big mondiali del settore, mentre sta già pensando a future differenziazioni produttive seguendo l’evolversi dell’elettrico nel settore. In cordata con lui ora ci sono anche i due figli, Matteo ed Elvis, pienamente inseriti e operativi in azienda. 

Giovannino Bearzi, tutto ha avuto inizio quando?

«Il 1° luglio 1970, con l’assunzione alla allora Mobian, sede di Ampezzo (Ud), dove rimasi sei anni come addetto alla manutenzione degli impianti. Il quel periodo feci anche il servizio militare, allora 18 mesi, nella Folgore. Poi il terremoto del 1976 e, anche in questa occasione il 1° luglio, l’ingresso in un’altra realtà, la Seima Italiana – segnalazione e illuminazione per auto -, oggi ancora presente in Friuli con altro nome. Qui inizia davvero la mia carriera». 

Quali passi ha compiuto?

«Ho cominciato come lucidatore/progettista e nel 1993 ero diventato responsabile tecnico dell’area Italia. In quell’anno fui inviato nella sede di Torino per un incarico che avrebbe dovuto durare tre mesi. Rimasi 10 anni, facendo la spola ogni settimana con la Carnia, dove avevo deciso di lasciar la famiglia affinché i miei figli potessero crescere in questo contesto. In quegli anni mi occupai anche dell’avvio di uno stabilimento in Russia, a Ryazan a 400 chilometri da Mosca, facendo la spola una volta al mese». 

Il passo da dipendente a imprenditore quando avvenne?

«Nel 2003. Allora l’azienda entrò nell’area di un grande gruppo automobilistico italiano e io avrei dovuto tornare in Carnia a fare il dirigente. Nella nuova compagine avevo la netta sensazione che non sarei stato che un numero. Non me la sentivo di continuare. Un po’ per scherzo un po’ per davvero, dissi ai miei superiori: o vado via o mi metto in proprio. Per tutta risposta il responsabile rispose: Va bene, comincia l’attività, per tre anni ti garantisco lavoro». 

Un avvio da start up a gennaio 2004.

«Sì, è stato così. In quel periodo poi ci siamo attivati per creare una nostra rete di clienti, occupandoci di sviluppare da un punto di vista tecnico i progetti che ci veniva commissionati nella fanaleria per auto». 

Come ha scelto i primi collaboratori?

«Ho attinto tra i progettisti che il mio ruolo mi aveva consentito di conoscere. Oltre che bravi professionalmente, dovevano aver voglia di fare e sentirsi parte di una piccola azienda. Non è stato facilissimo pero sono riuscito . Adesso abbiamo un gruppo caparbio ,concreto e omogeneo che con propositività affronta ogni complessità di progetto ». 

Qual è stato il primo ostacolo?

«La crisi del 2008. Le aziende hanno cominciato a sviluppare al proprio interno i progetti e noi abbiamo deciso di ampliare la nostra attività diventando anche produttori di fanaleria per auto di altissima gamma, spesso per pezzi unici e fatte a mano».

La pandemia da Covid-19 ha tarpato le ali anche ai prodotti di lusso?

«Indubbiamente anche a quel livello c’è un rallentamento, i progetti si rimandano. È un periodo complesso per tutti». 

Che si fa?

«Ci si rimbocca le maniche, come ha fatto il Friuli all’epoca del terremoto. Certo, sono arrivati gli aiuti, ma ognuno si è dato da fare. Come azienda siamo intenzionati a crescere e troveremo senz’altro delle alternative. Il mondo dei veicoli elettrici può darci delle opportunità». 

In questo momento l’economia avrebbe bisogno di nuovi imprenditori. I giovani che “sirene” devono ascoltare?

«Devono seguire ciò che li appassiona e perseguire gli obiettivi che si pongono, anche se la strada è difficile. Nel 1976 avevo vinto un concorso per entrare nel Corpo forestale, ma rinunciai al un posto fisso e alla sicurezza, perché la mia passione era altra». 

Ha contagiato i suoi figli?

«Lavorano entrambi in azienda, Matteo sovraintende alle attrezzature e la parte economica dell’azienda, Elvis alla parte informatica e gestisce le stampanti 3D per prototipazione e produzione a partire da un file CAD. Sono perfettamente in grado di proseguire in autonomia, mi vogliono ancora qui».

EFFEDI AUTOMATION FORGIA I SUPER PROFESSIONISTI DELL’AUTOMAZIONE OGGI INTROVABILI AL MITS DI UDINE

Un territorio che sta forgiando i giovani professionisti dell’automazione e della robotica – oggi praticamente introvabili – grazie al know how che aziende locali innovative e intraprendenti mettono a disposizione del sistema formativo.

È in questo processo che Effedi Automation, una realtà che coniuga un’esperienza più che decennale nell’automazione e nella robotica con l’entusiasmo e la creatività di un team giovane e altamente qualificato, sta dando il proprio contributo partecipando con il proprio fondatore e amministratore, l’ingegner Federico Nardone, alla formazione dei giovani che frequentano il corso biennale di alta specializzazione post diploma in Automazione e Meccatronica della Fondazione MITS di Udine. 

«Da febbraio abbiamo iniziato quest’esperienza particolarmente interessante perché l’ITS ha allestito il laboratorio di tecnologia abilitante robotica e stampa 3D. C’era in dotazione un robot di tipo industriale, cui si sono aggiunti due robot di tipo collaborativo», spiega l’ingegnere. Acquisita la tecnologia, era necessario individuare figure altamente qualificate in grado di insegnare l’utilizzo di queste apparecchiature e, soprattutto, lo sviluppo di tutte le loro potenzialità e le conseguenti applicazioni. 

«Nonostante Covid-19 ci abbia costretti a operare da remoto – spiega l’ingegner Nardone -, siamo riusciti a sviluppare con i ragazzi un’applicazione dimostrativa in ambito additivo. Il percorso di meccatronica consente di formare soggetti che hanno conoscenze e competenze pratiche ad ampio spettro riguardo alle apparecchiature, figure molto ricercate e attualmente difficili da trovare». 

Il giovane specialista che termina un simile percorso, aggiunge l’ingegner Nardone, «è molto importante in particolare nelle Pmi, perché riesce a coniugare la progettazione meccanica con le implicazioni generate dalla programmazione software». 

Se la diffusione della robotica in ambito produttivo stava vivendo un trend di crescita già prima del Covid-19, le conseguenze generate dalla pandemia, con la necessità di mantenere le distanze sociali all’interno dei reparti produttivi, apre ulteriori prospettive di crescita per il settore. «Più robot sulla linea di produzione – esemplifica Nardone in conclusione – aumentano il tasso di automazione e garantiscono maggior sicurezza all’operatore».