ADVAN CRESCE IN CARNIA: NUOVO STABILIMENTO E RADDOPPIO DEI COLLABORATORI

«Covid 19 ha rallentato a non intaccato gli importanti progetti di crescita e il tempo del lockdown è stato messo a frutto per una significativa innovazione di processo». Mario Zearo, presidente e amministratore delegato di Advan, sintetizza così il presente e l’immediato futuro dell’azienda che nel quartier generale di Amaro produce i sistemi implantari più innovativi per l’odontoiatria d’avanguardia. “Apriremo i cantieri a settembre, anziché a giugno come avevamo inizialmente programmato, per il nuovo stabilimento nella zona industriale di Amaro – spiega Zearo -. Un investimento importante e strategico per la vita della nostra impresa, poiché sarà il biglietto da visita adeguato a presentarci anche sui mercati esteri in maniera più sistematica e mirata”. L’aggiornamento del business plan è stato necessario, poiché l’azienda è stata costretta al fermo nel mese di aprile, ma non è stato intaccato nella sostanza perché “gli ordini ci dicono, già da maggio, che il settore sta ripartendo, cioè che i pazienti tornano dal dentista. Le previsioni indicano un ritorno alla completa normalità per fine settembre”. La previsione di bilancio 2020 è, infatti, confermata a 1,950 milioni. Attualmente il mercato è diviso tra il 43,6% in Italia e la restante quota, 56,4% all’estero. L’occupazione è destinata a salire, dagli attuali 11 a 22 collaboratori. L’azienda, inoltre, continuerà ad investire, circa 3 milioni di euro, da qui al 2021. Se durante il lockdown Advan ha rallentato, ciò non ha significato l’improduttività, poiché l’azienda e, in particolare l’ufficio tecnico, è stato impegnato nell’elaborazione di un’innovazione di processo che Zearo considera «un cambiamento epocale» per le forniture che l’impresa offrirà. “Ci stiamo attrezzando cioè – sintetizza l’imprenditore – per essere interlocutori dell’odontoiatria che applica il digital workflow integrale, ovvero l’esecuzione di tutte le fasi, dall’impronta digitale alla corona dentale finita eseguite in ambiente digitale”. Una procedura che, prosegue Zearo, “ci porterà a trasformarci da fornitori di un prodotto a fornitori di un trattamento o prodotto-servizio, che assommerà in sé ciò che ora è appannaggio di una pluralità di soggetti”. A fronte cioè dell’impronta digitalizzata trasmessa in file, l’azienda fornirà tutto, dal dente alla mascherina per guidare il chirurgo nell’intervento, in un unico kit personalizzato. “Tra le conseguenze positivi di una simile rivoluzione – conclude Zearo -, anche la drastica diminuzione delle sedute e dei tempi per un intervento completo. Aspetti non secondari in un tempo che deve fare i conti con il contingentamento dettato dalle regole anti Covid”.

NASCE “CREMOSO” LA GELATERIA DI NUOVA CONCEZIONE IDEATA DALLA DISTILLERIA TOSOLINI PER UN GELATO FRESCO FATTO SEMPRE SUL MOMENTO

Debutto a Lignano Sabbiadoro. Il presidente Giovanni Tosolini: “È una gelateria perfetta per le norme anti covid-19. Lignano ci permetterà di testare la novità su un ampio spettro di consumatori. Crediamo nel progetto e lo dimostriamo debuttando in questa particolare estate 2020”

Nasce in Friuli Venezia Giulia un nuovo format di gelateria che, insieme ad altissima qualità, assicura un gelato fatto sempre sul momento: freschissimo, gustoso, freddo al punto giusto. Cremosissimo come quello fatto in casa e subito mangiato.

Sono queste caratteristiche che racchiuse nel nuovo brand “Cremoso – Gelato mantecato fresco”, ideato dalla Distilleria Tosolini di Povoletto (Ud), che ha deciso di aprire la gelateria capofila a Lignano Sabbiadoro, nella centrale via Udine, alzando la saracinesca il 26 giugno.

«Un concept pensato e sviluppato prima della pandemia e che si attaglia perfettamente alle regole di igiene e di distanziamento previste in questa fase di ripartenza, tanto che possiamo definirla anche un perfetto format a prova di Covid-19», afferma il presidente delle Distillerie, Giovanni Tosolini.

Il «segreto» di un gelato Cremoso sempre fresco e appena fatto è racchiuso nell’innovativo processo ideato dall’azienda, nella divisione che da tempo si occupa della produzione di ingredienti per le gelaterie e le pasticcerie.  «Abbiamo creato basi pronte all’uso, con materiali di prima scelta e altissima qualità, da inserire direttamente nel mantecatore, per un gelato che si fa sotto gli occhi del consumatore», spiega l’imprenditore.

In questo modo in gelateria si riduce all’essenziale la manipolazione di prodotti e si elimina una delle tradizionali tappe nella produzione del gelato, la pastorizzazione, cioè la cottura. «A fine giornata non ci sarà mai gelato da mettere in congelatore per mantenerlo per il giorno dopo. Il prodotto sarà sempre fresco», puntualizza ancora Tosolini.

Il processo consente di assicurare un prodotto stabile nel tempo e nello spazio – «Cremoso» sarà lo stesso gelato in ogni luogo e non risentirà del contesto -, sicuro e sempre «appena fatto». Anche la veste della gelateria è del tutto innovativa: spariscono banco frigo e vaschette. Al loro posto mantecatori costantemente attivi.

Il lancio della nuova idea imprenditoriale della storica Distilleria Tosolini avviene con otto gusti base, cui si aggiungono due basi frutta da stagionalizzare sul momento con i prodotti a disposizione. Ogni giorno sarà caratterizzato poi da due gusti pensati quotidianamente. A suggellare una proposta di qualità, il sorbetto alla Grappa Tosolini e la coppa Tosolini, con gusti alla crema e lo storico Amaro della casa.

«Abbiamo mantenuto la decisione di aprire a Lignano Sabbiadoro quest’anno, nonostante le incertezze che pesano sulla stagione, perché siamo convinti che non bisogna mollare mai – sottolinea il presidente Tosolini -. Crediamo in questo nuovo concept e aprire un punto vendita è il miglior modo per dimostrarlo. Lignano, poi, è una piazza straordinaria, perché – conclude l’imprenditore – ci darà modo di avere in breve tempo riscontri importanti rispetto a un ampio spettro di consumatori e poter così progettare l’espansione del brand».

BEANTECH SIGLA UNA PARTNERSHIP STRATEGICA CON DASSAULT SYSTÈMES

L’azienda friulana beanTech si avvarrà della partnership con Dassault Systèmes per fornire innovative soluzioni di trasformazione digitale nel settore manifatturiero italiano

beanTech, realtà informatica consolidata con sede a Udine, diventa Value Solutions Partner di Dassault Systèmes, grazie alle sue competenze in ambito industriale e per l’esperienza acquisita in quasi 15 anni di progetti in Italia e nel mondo.

Con il robusto potenziamento della divisione interna MOM (Manufacturing Operations Management) beanTech diventa un partner della suite DELMIA, con l’obiettivo di supportare il miglioramento continuo nei processi operativi industriali delle aziende manifatturiere.

Fondata nel 1981, Dassault Systèmes   fornisce ambienti virtuali 3D collaborativi per immaginare innovazioni sostenibili L’applicazione DELMIA è in grado, grazie alle sue componenti di connessione digitale tra mondo reale e virtuale, di modellizzare, pianificare, ottimizzare e monitorare le attività operative in tutti i settori produttivi, dalla fabbrica manifatturiera alla logistica, dai trasporti ai contesti labor-intensive.

“Siamo lieti di esser entrati a far parte della famiglia Dassault Systèmes come Value Solutions Partner – dichiara Roberto Rossi, Manager della Business Unit Operations Management di beanTech – arricchendo così il nostro portfolio di prodotti:

  • Apriso (Manufacturing Operations Management) per il controllo e il monitoraggio delle attività di fabbrica dalla produzione alla qualità, dalla logistica alla manutenzione
  • Ortems (Advanced Planning and Scheduling) per la pianificazione e la schedulazione ottimizzata della supply chain produttiva

A questi si aggiungono le competenze di un team multidisciplinare che può fornire servizi professionali avanzati e soluzioni a 360° per la digitalizzazione della produzione: si va dall’implementazione di infrastrutture IT di fabbrica alla Consulenza sui processi operativi, dall’Acquisizione Dati multi-protocollo da macchine e impianti fino alla possibilità di analizzare i dati raccolti grazie a sofisticate tecnologie di Intelligenza Artificiale con funzionalità di Qualità e Manutenzione Predittive”.

beanTech aggiunge con Dassault Systèmes un altro nome importante alla lista dei propri partner per trasferire la cultura delle soluzioni in un settore, quello manifatturiero, che richiede a gran voce vendor tecnologici affidabili capaci di accompagnare le aziende in un percorso di crescita e miglioramento nel medio-lungo periodo.

Chi è beanTech
beanTech offre supporto alle aziende che vogliono affrontare al meglio le sfide della Digital Transformation, aiutandole a concretizzare tutte le opportunità. Opera nei seguenti settori: Integration & Services, Big Data & Analytics, Software Application, CRM & Collaboration, Smart Factory e Manufacturing Operations Management. Nata nel 2011, a oggi conta su uno staff di 130 dipendenti, la cui età media è stimata sui 34 anni. beanTech ha all’attivo oltre 400 clienti, sparsi in 15 paesi nel mondo.

L’AMMINISTRAZIONE AZIENDALE ALLA PROVA DEL COVID: LO SMARTWORKING, TAPPA FONDAMENTALE PER CONSENTIRE LA COMPLETA DIGITALIZZAZIONE DELL’IMPRESA

Loris Giusti, Responsabile della divisione amministrativa di MEP racconta l’organizzazione al tempo della pandemia, le criticità e i punti di forza che la condizione inedita ha messo in rilievo. La divisione amministrativa di un’azienda, abitualmente, non è alla ribalta delle cronache, eppure è parte essenziale del complesso ingranaggio di un’impresa, «quella che supporta nelle decisioni la Direzione e i singoli reparti», evidenzia Loris Giusti, Responsabile Amministrativo di MEP, l’importante azienda produttrice di Macchine Elettroniche Piegatrici di Reana del Rojale. L’importanza del reparto e l’ampia articolazione dei settori che va sotto il nome complessivo di «amministrazione» viene dimostrato, tra l’altro, dal numero dei collaboratori che lo compongono: in MEP conta infatti più di una decina di addetti.

«Qui si convoglia tutto – riassume Giusti -, ogni entrata e ogni uscita per comporre tutte le voci che concorrono a costruire il bilancio. Ogni aspetto contabile e fiscale fa riferimento a questo comparto». Una realtà complessa, quindi, anch’essa chiamata a fare i conti improvvisamente con tutto ciò che ha significato COVID-19, a partire dalle necessità di organizzarsi in smartworking. «È stato un momento impegnativo – evidenzia il Responsabile -, perché lontano da ogni più fervida immaginazione. Tuttavia, con l’impegno di tutti e la grande flessibilità che ognuno ha dimostrato, siamo riusciti ad affrontare ogni fase che ha caratterizzato la pandemia, dalla Fase 1 emergenziale a quella della ripresa». L’approcio iniziale dello smartworking ha messo in rilievo la mancanza del confronto fisico e immediato tra colleghi, ma anche «la necessità di implementare ulteriormente la digitalizzazione dei documenti aziendali, per rendere possibile l’accesso da remoto e la condivisione ad una più vasta platea di processi e funzioni. Un passaggio strategico per continuare a investire sullo smartworking, dimensione positiva in talune circostante, che ci lascia l’esperienza della pandemia». Più in generale, aggiunge il Responsabile, «la condizione che abbiamo vissuto ha fatto emergere alcune criticità che evolveranno positivamente dandoci la possibilità di continuare a guadagnare tempo grazie a contatti gestiti online anziché in presenza». Giusti, decano in azienda, ha visto evolvere MEP nel corso di molti anni e oggi si ritiene «soddisfatto di poter lavorare con giovani disponibili e tecnologicamente preparati. Ritengo che MEP sia una azienda che offra ancora la possibilità di far crescere la propria professionalità, anche grazie alla propria Business School, per continuare a realizzare il proprio capolavoro professionale qui o per proseguire la propria strada in altri contesti».

VENICA & VENICA, RIPARTANO LE DEGUSTAZIONI

La natura non si è fermata. Anzi, i suoi colori quest’anno sono straordinari, «i vigneti sono rigogliosi, bellissimi». Proprio per questo è ora di «tornare a gioire di questa bellezza e di tornare a condividere libertà e qualità della vita». Venica&Venica di Dolegna del Collio quest’anno celebra un importante anniversario, i 90 anni di vitivinicoltura a presidiare un territorio di confine, il Collio, e Ornella Venica presenta con entusiasmo la riapertura della Cantina alle degustazioni, dopo lo stop imposto dal virus. Si è ripartiti dal 27 giugno su prenotazione, un assaggio di una ripartenza completa a partire da luglio, anche con il Wine Resort. Per un’azienda che ha la sua forza nei vini bianchi – l’85% della produzione – la perdita della stagione primaverile per il fermo del canale Horeca e la chiusura delle frontiere che non ha consentito l’arrivo degli ospiti stranieri nelle tradizionali feste di maggio e giugno è ormai un capitolo doloroso ma alle spalle, perché occorre guardare all’estate. L’altra stagione che invita a mescere un buon bianco. «Nelle ultime settimane c’è un po’ più di movimento, i ristoranti stanno ripartendo e confidiamo che con la riapertura dei confini i turisti d’oltre frontiera riprendano la via del Friuli», afferma la vignaiola. La ripresa non è facile, sui ristoratori pesano per esempio i mancati incassi e i tempi per i saldi delle fatture rischiano di essere più lunghi, ma Venica&Venica sta guardando oltre ciò che è stato. Perciò è pronta a ridare a tutti il benvenuto pur con un’accoglienza rivisitata, per rispettare i protocolli anti-Covid e garantire all’ospite ogni sicurezza. «Cercheremo di confermare la degustazione come esperienza d’emozioni, nonostante la distanza sociale e le altre regole che oggi s’impongono», sottolinea Ornella, che agli ospiti continuerà a mettere in evidenza la biodiversità di cui le vigne di proprietà sono espressione e il trascorrere del tempo in una famiglia quasi centenaria, raccontato soffermandosi su alcuni particolari lungo il percorso in Cantina. «In questo momento è fondamentale che tutti, aziende e istituzioni, facciano squadra per riaffermare la qualità e la sicurezza del nostro territorio e dei nostri prodotti – sottolinea l’imprenditrice -. Dobbiamo fare sistema perché, soprattutto all’estero, si rendano conto che il Friuli Venezia Giulia e l’Italia sono belli, sicuri e con una grande attenzione all’ambiente». Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente caro al turismo verde e ai giovani che, sempre di più «sono interessati a un vino buono da bere e bello da pensare».

SISTEMA DI GESTIONE INTEGRATO: UNA SFIDA CONTINUA CHE DÀ VALORE AGGIUNTO ALL’IMPRESA

Anna Pizzale, Responsabile Qualità alla MEP di Reana del Rojale, racconta un’esperienza avviata nel 2016 che ha creato in Azienda una mentalità e una metodica in grado di affrontare l’inedita situazione creata da Covid-19 e la «nuova» normalità che ci lascerà. «Un importante vantaggio per tutta l’organizzazione e per ogni reparto, perché ha consentito non solo di porre l’attenzione sulla conformità del prodotto, che è il focus principale di un Sistema di Gestione Integrato Qualità-Ambiente, ma sulla conformità dell’azienda a 360°, rispetto all’Ambiente, alla Sicurezza, al bene dell’impresa e di chi in essa lavora». Anna Pizzale sintetizza così il valore aggiunto del Sistema Integrato di Gestione di cui è responsabile dal 2016 in MEP, l’azienda Macchine Elettroniche Piegatrici SpA di Reana del Rojale. Quell’anno segna l’adozione del sistema da parte dell’impresa, in concomitanza con l’acquisizione delle certificazioni Iso 9001:2015 e Iso 3834-6:2006, riguardante i processi di saldatura. Nel febbraio 2019 al Sistema si è aggiunta la certificazione Sicurezza e Ambiente Iso 14001:2015 e ora MEP sta lavorando per ottenere la certificazione 45001:2018 incentrata sul rispetto di norme e procedure per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro. «È stato ed è un percorso sfidante, che in alcuni momenti ha prodotto anche frustrazione, ma che ha portato all’Azienda quel valore aggiunto che andava cercando», spiega Pizzale, dal 2007 alla MEP. Operare con un Sistema di Gestione Integrato ha poi contribuito a costruire in Azienda una mentalità e una modalità di operare che si è rivelata essenziale nell’epoca Covid. «Siamo allenati a un rigoroso rispetto delle procedure, alla disciplina e alla verifica della loro efficacia – sottolinea la Responsabile Qualità -. Inoltre, siamo continuamente protesi alla ricerca di soluzioni di fronte ai problemi che quotidianamente possono sorgere riguardo al Prodotto, all’Ambiente, alla Sicurezza». Tutti aspetti che, davanti al dilagare della pandemia e alla necessità di mettere in atto procedure preventive e cautelative, «hanno agevolato l’organizzazione. Ci siamo rimboccati le maniche e, cercando la creatività e la competenza che è propria di MEP, abbiamo collaborato tutti per un obiettivo unitario», prosegue la manager, che nel proprio lavoro vede riconosciuto l’apporto specificatamente femminile. Ora è il tempo della «nuova normalità», contrassegnata da diversi punti di incertezza. «Non ci spaventa», afferma però Pizzale, perché anche in questo caso a sostenere il percorso è l’allenamento «alla gestione dei processi, alla formazione, al confronto che avviene tra le diverse parti dell’azienda per un’analisi dei rischi e delle opportunità», conclude. Il video dell’intervista.

D’AGARO TRASPORTI ARCHIVIA IL BILANCIO 2019 CON UNA CRESCITA DEL 15% PER FATTURATO E OCCUPAZIONE.

Il primo semestre 2020 chiude con un recupero dell’attività dopo le flessioni di aprile e maggio. Ad agosto taglio del nastro della nuova sede da 2 milioni d’investimenti


Il presidente e amministratore Angelo D’Agaro: «Per il 2020 il sentiment è di una tenuta del bilancio rispetto all’anno scorso, con una eventuale flessione arginabile attorno al -5%. In epoca Covid-19 non abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione».

Archivia il bilancio 2019 con 5,5 milioni di fatturato, un incremento del 15% sull’anno precedente e altrettanto aumento dell’occupazione, passata da 40 a 48 unità. Anche l’utile è in aumento, arrivato a 100mila euro. È il documento contabile che approva in questi giorni la D’Agaro Traporti di Amaro, la cui attenzione è, però, già proiettata ai conti 2020: «Con la premessa che allo stato attuale si può solo parlare di sentiment e il grado di incertezza è elevatissimo – sottolinea il presidente e amministratore Angelo D’Agaro –, dato l’andamento di questo primo semestre potremmo chiudere l’anno in linea con il 2019 o con un -5% circa». Una performance importante, inquadrata nel contesto di assoluta eccezionalità generato dalla pandemia Covid-19.

«Il nostro primo trimestre 2020 stava generando un fatturato del +10% sull’anno precedente, poi è arrivato aprile, il mese più nero, con un calo del 30%. A maggio abbiamo risalito la china fermandoci a un -15% sullo stesso mese dell’anno precedente e a giugno siamo quasi tornati ai livelli dell’anno scorso – ricostruisce D’Agaro –La ripresa sta procedendo, ma lentamente e stiamo vivendo una situazione di incertezza mai affrontata prima», aggiunge l’imprenditore che guida un’azienda con 95 anni di storia. A «salvare» il business nei mesi di lockdown è stato soprattutto l’estero, con il mercato tedesco che richiedeva fornitura e con i camion che hanno potuto continuare ad operare. Contestualmente l’azienda non ha fatto ricorso alla cassa integrazione, gestendo il rallentamento con le ferie pregresse e continuando a essere attiva con i due terzi circa del personale.

L’estate 2020 per D’Agaro segnerà, inoltre, una tappa strategica, poiché ad agosto sarà inaugurata la nuovissima sede direzionale, che farà da porta d’ingresso al complesso industriale di Amaro. L’investimento è stato di 2 milioni e la pandemia ha solo rallentato di due mesi l’evento inaugurale.

«Confidiamo di trasferire gli uffici nel nuovo quartier generale entro agosto – conferma Angelo D’Agaro, alla guida dell’azienda insieme ai figli Stefano e Angela –. Subito dopo, inizieremo l’ampliamento esterno al capannone, con la creazione della nuova pensilina, di grande impatto simbolico oltre che tecnologico. Siamo ottimisti in questo senso: auspichiamo che i lavoratori del comparto edile non chiudano per ferie nell’agosto di questo anno».

D’Agaro «è un esempio emblematico del modello di sviluppo e attrattività promosso dal parco industriale – afferma il presidente del Carnia Industrial Park, Mario Gollino –. Nuove aziende manifatturiere insediate hanno generato ricadute positive sull’indotto, tra le quali il trasporto su gomma che l’azienda è stata in grado di intercettare. L’ampliamento è il frutto di un investimento aziendale importante, derivato, in parte e con grande lungimiranza, dall’utilizzo delle misure di agevolazione che sostengono le aziende insediate nei consorzi industriali».

VENICA&VENICA: «dal 27 giugno si ricomincia con le degustazioni e le visite in cantina su prenotazione. Serve però un’azione di sistema per riattirare i turismi in Friuli Venezia Giulia e in Italia»

Ornella Venica

La natura non si è fermata. Anzi, i suoi colori quest’anno sono straordinari, «i vigneti sono rigogliosi, bellissimi». Proprio per questo è ora di «tornare a gioire di questa bellezza e di tornare a condividere libertà e qualità della vita».

Venica&Venica di Dolegna del Collio quest’anno celebra un importante anniversario, i 90 anni di vitivinicoltura a presidiare un territorio di confine, il Collio, e Ornella Venica presenta con entusiasmo la riapertura della Cantina alle degustazioni, dopo lo stop imposto dal virus. Si ricomincia dal 27 giugno su prenotazione, un assaggio di una ripartenza completa a partire da luglio, anche con il Wine Resort.

Per un’azienda che ha la sua forza nei vini bianchi – l’85% della produzione – la perdita della stagione primaverile per il fermo del canale Horeca e la chiusura delle frontiere che non ha consentito l’arrivo degli ospiti stranieri nelle tradizionali feste di maggio e giugno è ormai un capitolo doloroso ma alle spalle, perché occorre guardare all’estate. L’altra stagione che invita a mescere un buon bianco. «Nelle ultime due settimane c’è un po’ più di movimento, i ristoranti stanno ripartendo e i confidiamo che con la riapertura dei confini i turisti d’oltre frontiera riprendano la via del Friuli”, afferma la vignaiola.

La ripresa non è facile, sui ristoratori pesano per esempio i mancati incassi e i tempi per i saldi delle fatture rischiano di essere più lunghi ma Venica&Venica sta guardando oltre ciò che è stato. Perciò è pronta a ridare a tutti il benvenuto pur con un’accoglienza rivisitata, per rispettare i protocolli anti-Covid e garantire all’ospite ogni sicurezza. «Cercheremo di confermare la degustazione come esperienza d’emozioni, nonostante la distanza sociale e le altre regole che oggi s’impongono», sottolinea Ornella, che agli ospiti continuerà a mettere in evidenza la biodiversità di cui le vigne di proprietà sono espressione e il trascorrere del tempo in una famiglia quasi centenaria, raccontato soffermandosi su alcuni particolari lungo il percorso in Cantina.

«In questo momento è fondamentale che tutti, aziende e istituzioni, facciano squadra per riaffermare la qualità e la sicurezza del nostro territorio e dei nostri prodotti – sottolinea l’imprenditrice. Dobbiamo fare sistema perché, soprattutto all’estero, si rendano conto che il Friuli Venezia Giulia e l’Italia sono belli, sicuri e con una grande attenzione all’ambiente». Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente caro al turismo verde e ai giovani che, sempre di più «sono interessati a un vino buono da bere e bello da pensare».

BEANTECH E FAMECCANICA, IMPORTANTE AZIENDA CON SEDE A CHIETI: una partnership che porta il Friuli Venezia Giulia ad essere sempre più faro per la digital transformation

Fabiano Benedetti, CEO e presidente di BeanTech

A riassumere la visione di beanTech e l’apporto che l’azienda dà al processo di digitalizzazione delle imprese e del tessuto manifatturiero è stato il CEO e presidente, Fabiano Benedetti. «Oggi il dato è al centro del successo, chi sa interpretare queste informazioni è sempre un passo in avanti rispetto alla concorrenza – ha affermato. E più che di mero Internet of Things, abbiamo voluto raccontare la nostra visione a trecentosessanta gradi, un’esperienza maturata nel settore manifatturiero, l’insieme di più fattori che definiamo Intelligence of Things. Un mix di dati, IoT, Analytics e Intelligenza Artificiale, che riassume nel modo più chiaro possibile cosa facciamo per supportare le aziende lungo il percorso di trasformazione digitale. L’obiettivo del nostro webinar – ha concluso – era quello di rispondere alle diverse domande che le aziende manifatturiere si pongono, compresa la più ricorrente: quali sono i vantaggi che le soluzioni IoT possono apportare al mio business?»

Paola Olivieri, di Fameccanica.Data S.p.A., afferma: «In Fameccanica cerchiamo di comprendere in anticipo i desiderata dei clienti. Perciò abbiamo deciso di sviluppare con beanTech una serie di soluzioni a forte vocazione IoT. L’obiettivo è fornire ai nostri partner un servizio su misura, raccogliendo quanti più dati possibili e valorizzandoli al meglio. Nella scelta di un partner per lo sviluppo del progetto, la decisione è ricaduta su beanTech, forte della sua esperienza in ambito manufacturing. I progetti realizzati in collaborazione con beanTech hanno lo sguardo rivolto a ciò che verrà, con le radici ben piantate nel presente. La loro struttura e flessibilità ci permettono di modificare e migliorare continuamente il prodotto.»

Tra le innovazioni presentate da beanTech: Brainkin, la piattaforma unica per la gestione del ciclo produttivo. «Per noi era fondamentale dare concretezza, far capire alle aziende che questo tipo di soluzioni esistono davvero e portano beneficio misurabile al business. Brainkin è la nostra piattaforma di intelligenza collettiva d’impianto – afferma Riccardo Zamana, Industrial IoT Business Unit Manager beanTech. C’è la maturità, in termini tecnologici e di competenze, per applicare intelligenza agli impianti, ottimizzare i processi produttivi e dare risposta a tutte le esigenze del mercato.»

MARIA GIOVANNA ELMI AL TEMPO DEL LOCKDOWN E OLTRE «Ce la faremo a togliere la corona a questo virus».

Intervista di Antonella Lanfrit

È sempre una piacevole conferma, non si smentisce mai! Così, se non risponde allo squillo all’ora stabilita non è perché si è dimenticata dell’appuntamento: «Ero in giardino a trapiantare i fiori, che quest’anno hanno colori splendidi. O, forse, stando molto di più in giardino è come se li vedessi per la prima volta, insieme al meraviglioso verde mela dell’erba che li circonda». 

Sono le pennellate di colori e di emozioni con le quali Maria Giovanna Elmi si avvia in autonomia e con speditezza nel bel mezzo dei temi di conversazione: la sua vita al tempo del lockdown, i pensieri, le strategie per costruire efficacemente la Fase 2. 

Su un punto si fa subito chiarezza: confinamento per lei non è certo significato apatia o tedio perché, ricorda, «non amo perdere tempo». E non è solo per la cura che ha dedicato al giardino. Addirittura si è inventata l’happy hour delle 19: «Non abbiamo mai mancato un giorno», confida, pensando al brindisi che ogni sera fa con il marito Gabriele per far sapere «al virus che qui non è ben accolto». Nel frattempo si è attrezzata per la battaglia: «I primi giorni non si trovano mascherine e così le ho realizzate io, perché è facilissimo: ho preso delle traverse nuove che avevo, lo ho piegate ad organetto, ho messo due elastici e li ho pinzati e la mascherina è stata subito pronta». Durante le prime settimane di epidemia ad essere quasi introvabile era anche l’igienizzante. Rassegnarsi alla mancanza? Neppure per idea. «Sul sito dell’Oms c’erano tutte le istruzioni per poterlo realizzare in autonomia – spiega -. A Tarvisio non ho trovato solo una materia prima tra quelle necessarie, ma fortunatamente la vendono in Austria, che per noi è a due passi». Risultato? «Ho fatto un bottiglione di prodotto». 

Un attivismo accompagnato da pensieri positivi, perché «la condizione generata da questo virus un regalo ce l’abbia fatto, aprendoci al valore del tempo. Che è tutto, è la vita». La salute, la bellezza «dell’urlo della Primavera», le relazioni finalmente riprese e coltivate sono diventate così materia di riflessione rigenerante, insieme all’impegno in cucina: «Non sono una chef, ma con me mio marito ha guadagnato una linea fantastica», considera. E poi c’è il frico, che «amo molto: è buonissimo e l’unica fatica per un risultato perfetto è l’olio di gomito necessario per girarlo senza che ti cada a terra». 

Avrebbe dovuto essere in Alaska nel periodo che il Covid-19 l’ha tenuta a Tarvisio, ma non se ne fa assolutamente un cruccio. L’unico dispiacere per «una abbracciosa e coccolosa come me» è dover mantenere le distanze dalle persone. «Mi manca l’abbraccio», rivela. Forse anche per questo continua a mantener fede al brindisi serale, convinta che «ce la faremo a togliere la corona a questo virus!».