STOP AL SALONE DI GINEVRA: BEN.G, ‘PAGHEREMO CARA QUESTA SITUAZIONE’ DA RIVEDERE IL SISTEMA TRADE NELL’AUTOMOTIVE

News prodotta ed inviata con la App Ti Lancio @Ti Lancio Tolmezzo Udine 28 febbraio 2020 – Erano in Germania, pronti consegnare fari e fanali per quattro auto di lusso che sarebbero state esposte al Salone dell’auto di Ginevra, ed invece, Giovannino e Matteo Bearzi, titolari della B.eng (l’acronimo di Bearzi Engineering)sono tornati a casa, in seguito all’annullamento della manifestazione a causa del Coronavirus. 

Un niente di fatto che porterà indubbi contraccolpi economici. 

La Ben.g ha il suo core business nella produzione di fari e fanali per le auto di lusso. Un settore, quello dell’automotive, già in non buone condizioni di salute, a cui non giova di certo questo tipo di pkmje. 

‘Penso che episodi come questi, ovvero la decisione di annullare il Salone di Ginevra – spiega Matteo Bearzi – faranno riflettere sulla reale necessità di queste manifestazioni. Infatti, il cliente finale, se interessato ad un’automobile, tende a visualizzare più velocemente un video, piuttosto che a recarsi in fiera. Ritengo che episodi come questi faranno riflettere su nuovi modelli di business, nel segmento trade, sull’intero pianeta’.  

B.Eng è nata nel 2004, forte dell’esperienza nel settore automotive, che si è snodata per diversi decenni, del fondatore Giovannino Bearzi. Oggi, conta su 15 addetti e clienti come Ferrari, Apollo IE, Italdesign Zerouno, Pagani Huayra BC e Lamborghini Sesto Elementocon un fatturato di 3 milioni a chiusura del 2019.

Dolegna del Collio Go 28 febbraio 2020 – Venica&Venica stima un 30% in meno di ricavi nelle aree coinvolte da Coronavirus.

News prodotta ed inviata con App TiLancio – Dolegna del Collio Go – 28 febbraio 2020 –   L’azienda vitivinicola Venica&Venica sta adottando le misure preventive contro il propagarsi del Coronavirus. Ha infatti inoltrato, a tutti i dipendenti, le informative del ministero della Salute. Ha affisso in un luogo accessibile a tutti, l’elenco dei comportamenti da adottare per prevenire il possibile contagio. “Ipotizziamo che nel primo semestre si possa verificare un calo delle vendite anche del 30 per cento nelle aree focolaio di epidemia, ed anche nell’area di Milano. Sono gli agenti di zona a confermarci questo fenomeno. Riteniamo che la causa sia da ricercare in un approccio di comunicazione sbagliato. Che possa servire da esempio perché non accada più nel futuro. La sobrietà e il rigore della comunicazione è fondamentale in situazioni come queste’ spiega Ornella Venica, nella foto. Venica, azienda vitivinicola con sede a Dolegna del Collio (Gorizia) nata 90 anni fa e che nel 2019, ha maturato ricavi per 4 milioni di euro. Dai filari della famiglia Venica, che conduce l’attività con immutata passione, nascono vini straordinari, dagli autoctoni “L’Adelchi” Ribolla Gialla, “Ronco delle Cime” Friulano, agli internazionali “Ronco delle Mele” Sauvignon, “Jesera” Pinot Grigio, senza dimenticare i vitigni a bacca rossa, quali lo Schioppettino ed il Refosco. Un’azienda attenta all’ambiente, come dimostra la recente redazione del suo primo Bilancio di sostenibilità “Fare bene per fare del bene” e l’adozione di tecniche di viti-vinicoltura sostenibile.

CYBERSICUREZZA: UNA PRIORITA’ PER LA UE

‘Servono norme chiare in Europa per garantire la sicurezza informatica a livello industriale nei Paesi membri, da applicare, per legge, anche e soprattutto ai dispositivi IoT (Internet of Things)’ è quanto afferma Roberto Siagri, ad e presidente di Eurotech, a margine di un incontro che si è tenuto a Parigi, su Ciber Security e Paesi Europei. Secondo Gartner: in questo anno saranno 5.8 miliardi i dispositive industriali connessi per un valore di 389 miliardi di dollari. L’interconnessione di sistemi industriali e la sempre maggiore diffusione di dispositivi IoT pongono il problema della protezione degli ambienti OT (Operational Technologies) ovvero delle connessioni con i macchinari industriali. Le problematiche di sicurezza in ambito OT sono il fattore che più influenza la decisione degli investimenti nella digitalizzazione, perché un incidente di sicurezza può portare al fermo della produzione o alla paralisi di una infrastruttura critica, insieme al blocco dell’erogazione di servizi in genere. La sicurezza digitale (cibersicurezza) delle macchine deve essere dunque messa al primo posto di una agenda, sulla digitalizzazione dell’industria. Una forte ciberresilienza richiede un approccio sistemico e collettivo e di vasta portata. La cibersicurezza rappresenta una sfida sociale comune. ‘Stante un quadro europeo di certificazione della cibersicurezza, le aziende si troverebbero con norme chiare, verrebbero sgravate dall’onere di doversi definire processi di certificazione ad hoc, che potrebbero risultare non omogenee tra settori, creando così incertezza e ritardo negli investimenti in digitalizzazione’ continua Siagri. La direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (“la direttiva NIS”) è la prima normativa in materia di cibersicurezza adottata a livello dell’Ue. È stata elaborata per rafforzare la resilienza aumentando le capacità di cibersicurezza nazionali, favorendo una migliore cooperazione tra gli Stati membri e chiedendo alle imprese in importanti settori economici, di adottare pratiche efficaci di gestione dei rischi e di segnalare gli incidenti gravi, alle autorità nazionali. Bisognerebbe fare altrettanto in ambito IoT. L’impiego di algoritmi di AI e Machine Learning per la gestione della sicurezza informatica è cresciuto significativamente nel 2019, passando dal 22% al 45% di imprese che ne fanno uso, soprattutto nel monitoraggio dei comportamenti di sistemi e persone per rilevare potenziali minacce, nell’identificazione di tentativi di phishing e nella prevenzione di possibili frodi. Seguono l’analisi e la gestione degli incidenti, e la ricerca di vulnerabilità in fase di sviluppo software. ‘L’applicazione dell’intelligenza artificiale sui sistemi di sicurezza è in grado di garantire una immediata identificazione di minaccia alla sicurezza – continua Siagri – ovvero permettendo di identificare comportamenti anomali che possono nascondere nuovi attacchi informatici’. Più indietro le iniziative per la conformità alla Direttiva Nis, recepita in Italia il 24 giugno 2018, che promuove una cultura di gestione del rischio e di segnalazione degli incidenti fra i principali operatori economici. Il Cybersecurity Act, entrato in vigore il 27 giugno 2019 con l’obiettivo di creare un quadro europeo sulla certificazione della sicurezza informatica di prodotti Ict e servizi digitali, produrrà i primi effetti nei prossimi anni.

INNOVARE SIGNIFICA DESIDERARE LA FELICITA’

La domanda: che cosa è l’innovazione. Potrebbe sembrare, di primo acchito, scontata. Nessun quesito però è mai scontato, dipende sempre dalla qualità della risposta. Ivan Rizzi è presidente e docente dell’Istituto di Alti Studi Strategici e Politici (IASSP), ma più di ogni altra cosa, è un uomo che si è interrogato sui temi cari all’umanità: chi siamo, dove stiamo andando. Su etica e dignità. Su paura e inquietudine. La paura, l’inquietudine e la sofferenza sono motori incredibili. Spingono l’uomo, da sempre ad innovare. Ad evolversi. Alla ricerca di cosa? Alla fine, solo della felicità. Di attimi perfetti. La solitudine dell’essere porta ad acuire una maggiore sensibilità interiore e verso l’esterno. Per evolvere. Per innovare.

‘L’innovazione deriva da una capacità prospettica e dall’angoscia esistenziale, che altro non è che l’inquietudine, la sofferenza. Proprio la sofferenza è un motore incredibile’. A partire dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio: ‘Tutti gli episodi cantati nel poema hanno come origine una delle cinque grandi forze motrici del mondo antico: Amore, Ira, Invidia, Paura e Sete di conoscenza; non esistono azioni, né di dei né di uomini, non riconducibili a questi motori invisibili’. Così pure l’innovazione è mossa da questi cinque pilastri. Beck, il sociologo, parla di innovazione e tecnica: affermando che gli effetti dell’innovare creano rischi per la società, sul fronte però di una intenzionalità ‘positiva’ ideale. Pierre Teilhard de Chardin e il suo concetto di evoluzione portano a credere ancora e sempre nell’uomo, che rimane comunque incompleto, inadeguato, non accetta la paura della morte, una sofferenza senza ritorno. Per fare fronte al dolore della vita, è necessaria l’innovazione che, nella sua fattività, si poggia sulla tecnologia. Gotthard Günther, filosofo tedesco del Novecento, a ogni possibile dialettica binaria che ha sempre accompagnato il pensiero occidentale (spirito e materia, coscienza e organismo, essere e non-essere…) va aggiunto un terzo polo, il convitato di pietra: la “materia informata” – l’A.I., il dispositivo tecnologico che sta raccogliendo tutto il sapere-potere dell’umano e forse saprà rielaborarlo in una nuova, autocoscienza. Questa è la nuova metamorfosi. Dalla natura, all’io e infine alla materia informata.

Si può vivere anche senza idee. L’innovazione invece, convoca tutte le idee. Creando un ente “completo”, razionale e forse sensibile. La felicità è creatività, anche se si tratta solo di istanti, ma istanti a loro modo perfetti. Si tratta di farne un orizzonte proiettivo verso cui incamminarci organizzando la nostra esistenza. Innovare significa appunto vedere l’orizzonte. Innovare è l’orizzonte. Albert Einstein vedeva, per esempio, oltre la fisica classica. Vedeva un universo inedito. Dante, nel Paradiso, esce dal proprio universo, si sporge e vede il divino. L’incontentabilità, la capacità proiettiva, la presenza di idee, la proiezione delle stesse idee, la sensibilità, il carattere: tutto ciò determina il desiderio di felicità. Accontentarsi è un ‘trucco’ dei mistici orientali. Fare pace con quello che c’è, contro una prospettiva di abbondanza, offre uno spaccato della grande diversità del mondo. Delle differenze abissali. George Steiner affermava che è fondamentale identificarsi con le differenze, solo allora si scopre la verità. Attraverso le contraddizioni esce la verità. Gli istanti perfetti. Piero della Francesca ha immortalato, nei suoi dipinti, numerosi di questi momenti. Anelare all’innovazione significa avere tanti istanti perfetti. Attimi di felicità’.

L’INNOVAZIONE? E’ ANCHE TORNARE AD ESSERE PIU’ UMANI, COME IL CORONAVIRUS CI STA INSEGNANDO

Che cosa è l’innovazione? C’era un romanzo che titolava ‘L’amore ai tempi del colera’. E ai tempi del Coronavirus, della globalizzazione. Che cosa è? Tutto, sempre, parte dall’umanità. Dall’essere umano. Il video: Gunnar Cautero, oste dell’Osteria della Stazione, a Milano, parla di innovazione nel mondo della ristorazione.