ZILLI: ‘AL FVG SERVONO SGRAVI FISCALI E SEMPLIFICAZIONI’. PRESSING PER RIAVERE LA TRATTA AEREA RONCHI-ROMA’

di Antonella Lanfrit

«Quella del Friuli Venezia Giulia è una comunità che ha voglia e capacità di riprendersi. Conta aziende strutturate, che stanno agendo con fiducia nei confronti del futuro, sebbene scontino la crisi dell’export, per noi da sempre linfa vitale. Sono elementi che rappresentano una fortuna, soprattutto se in paragone alle condizioni di altri territori». 

L’assessore regionale alle Finanze del Friuli Barbara Zilli, all’indomani dell’approvazione della legge d’assestamento di bilancio di metà anno, guarda così alla regione che contribuisce ad amministrare anche in questa congiuntura post-Covid. 

Assessore Zilli, fronte di questa realtà, cosa serve ora, più che mai, al Friuli Venezia Giulia?

«Semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali. L’amministrazione regionale ha cercato di fare la sua parte, sono di queste ore gli ulteriori incentivi messi a disposizione degli imprenditori per assunzioni entro fine anno, oltre alle azioni di sostegno e di snellimento delle procedure che abbiamo attuato con gli interventi duranti l’emergenza. Hanno interessato anche l’accesso ai fondi anticrisi dei Confidi, poiché è evidente che ora alle aziende serve un accesso veloce e poco costoso alla liquidità al fine di poter investire». 

Nel provvedimento appena varato avete previsto fondi per attrarre le aziende sul territorio. La mancata attivazione dei voli da Trieste Airport su Roma e Milano da parte di Alitalia rischia di rendere la Regione sempre più isolata e difficile da raggiungere. 

«È inaccettabile che Alitalia faccia discriminazioni territoriali, specialmente in questo momento non facile, quando almeno gli spostamenti per lavoro dovrebbero essere favoriti. La Regione, con il presidente Massimiliano Fedriga, sta continuando a fare pressing perché la situazione si sblocchi in termini positivi. Chiederei anche al corregionale Stefano Patuanelli, che siede al Governo quale ministro, un intervento risolutivo». 

Economia regionale e nazionale al tempo di Covid-19: che ne pensa?

«Abbiamo subito tutti un pesantissimo contraccolpo. Per uscirne credo sia determinante investire sul made in Italy, sulla nostra capacità artigianale, sul tessuto agricolo, anche sulla grande industria, un tempo traino di buona parte dell’economia italiana e ora sotto scacco di brand e logiche mondiale. Innovazione e ricerca devono essere trasversali”. 

Il Friuli Venezia Giulia ha fatto germogliare nel periodo del lockdown il marchio «Io sono Fvg», anche con il supporto della Regione. 

«Un modo concreto per valorizzare le imprese e le produzioni del territorio – in una logica di filiera e non solo di prodotto – e di informare il consumatore in modo trasparente sull’origine di ciò che acquistano e sulla sua qualità. Una delle strade con cui qui stiamo disegnando la ripartenza». 

L’Economist questa settimana ha evidenziato la crescente distanza tra economica reale e quella connessa ai sistemi borsistici internazionali. Teme speculazioni anche nei confronti dell’Italia?

«Il rischio è alto, dato il nostro debito pubblico. Anche per questo l’auspicio è che il sistema produttivo sia impegnato a investire innanzitutto nelle proprie imprese, nell’economia che si tocca, si vede e genera ricchezza per quanto possibile solida».

Dalle crisi nascono opportunità straordinarie, si dice. Ci crede?

«Assolutamente, perché è nella natura umana superare le fratture con il cambiamento. Spero perciò che tutti colgano in quest’occasione che ci è data di vivere motivo di svolta in termini di energia, di valori, di prospettive». 

Riforme: quali considera essenziali?

«Ne metto in elenco tre: la prima riguarda la giustizia, una delle più lente del mondo. Non è un servizio adeguato a chi ha bisogno di risposte rapide e certe, in ogni ambito, non ultimo quello economico. Poi la riforma della pubblica amministrazione, che tutti perseguono e nessuno attua: l’accelerazione nel processo di digitalizzazione che ha imposto il lockdown mi auguro sia la via per semplificare e abbattere i costi. Non da ultima c’è la riforma della Costituzione nel senso di una maggiore autonomia dei territori. Operazione che significa innanzitutto dare responsabilità e conseguente autonomia fiscale e tributaria. Alcune Regione hanno sancito anche con referendum popolare questa richiesta, credo che da questo Governo non arriverà mai una risposta positiva». 

Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?

«Lasciamo che gli imprenditori trovino le strade, le modalità e anche le diverse risorse necessarie a fare impresa oggi, continuando a fare un mestiere che hanno scelto e che sanno fare. Il pubblico deve essere al loro fianco, accompagnandoli con misure riguardanti occupazione, fisco, procedure e quanto possa facilitare questa mission. Tra le misure, anche quelle che rendano possibile una sempre maggior conciliazione fra lavoro e famiglia. Se non facciamo , non abbiamo domani e tutti gli investimenti dell’oggi rischiano di essere vani». 

In Fvg tornano i migranti per le strade: è stato opportuno smantellare il sistema di accoglienza diffusa e lasciare fondi solo per l’accoglienza dei minori non accompagnati?

«Sì, è stato opportuno. Se non l’avessimo fatto, oggi ne avremmo molti di più per le strade. Quel sistema serviva solo a oliare la macchina di realtà che hanno fatto business sui modelli di integrazione forzosa. L’immigrazione irregolare va governata e su questo lo Stato è assente. La Regione è costretta, per quel che può, a supplire, fino a stanziare fondi perché i Comuni, con il loro vigili, sorveglino i confini e a mettere a disposizione 40 dipendenti propri per la Corte d’appello di Trieste e la sezione in materia di immigrazione».

Avete appena approvato l’assestamento di bilancio e, in particolare il Pd, ha stigmatizzato in non utilizzo dei 98 milioni disponibili nell’avanzo di bilancio. Prudenza ed efficacia, come avete sostenuto voi, o mancanza di visione e di coraggio, come ha sostenuto tutta l’opposizione?

«Governare significa agire con responsabilità. L’avanzo di bilancio 2019 era di 98 milioni. A fronte dei 68 milioni di spese aggiuntive in sanità a causa del Covid di cui abbiamo chiesto il rimborso allo Stato senza per ora avere certezza sulla risposta. Inoltre, pesano le incertezze rispetto alle iniziative che i Governo ha promesso per contrastare la crisi generata da Covid-19, ma ancora non si sono concretizzate. A malincuore, perciò, abbiamo ritenuto di dover agire con prudenza, lasciando in cassa una parte dell’avanzo. Abbiamo messo a disposizione della comunità regionale 40 milioni, con l’auspicio di effettuare un ulteriore assestamento nel primo autunno». 

Alle prossime elezioni regionali del 2023 per la sua maggioranza sarà pensabile il bis? Sarebbe la prima volta dall’elezione diretta del presidente della Regione.

«Per la vita politica queste sono scadenze lontane. Noi lavoriamo per tener fede al mandato elettorale e per operare a favore di tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia. Nel 2023 saranno i cittadini a dare il responso». 

SERRACCHIANI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA: ‘FVG IMMOBILE. FINITA EPOCA DELLE ILLUSIONI’. L’INTERVISTA.

f.s.

‘Ci troviamo a vivere in un momento storico straordinario, dovuto alla pandemia, per questo: servono i fatti. Serve governare prendendo decisioni a cui corrispondano azioni’ sono le parole di Debora Serracchiani, deputata del Pd, ex presidente del Friuli Venezia Giulia e da ieri sera presidente della commissione Lavoro alla Camera che abbiamo incontrato nel suo ufficio a Roma.
Come vede in questo momento il Friuli Venezia Giulia?
Vedo una Regione immobile. La situazione attuale dovrebbe spingere a fare cose rinviate. Si dovrebbe pensare a dare un indirizzo forte su come e dove inserire le risorse arrivate dallo Stato.
Cosa serve a suo avviso oggi, più che mai, al Fvg?
Serve dare ancora impulso ai trasporti ed alla logistica. Alla creazione di nuove infrastrutture, come avevamo iniziato a fare durante la scorsa legislatura: con la terza corsia dell’autostrada A4. Ora diventa stringente la velocizzazione della tratta ferroviaria Trieste-Venezia. Stringere sulla manifattura e puntare sempre di più sul 4.0
E’ una specie di odissea, in tempo di Covid, raggiungere Roma, dall’aeroporto di Trieste non è ancora possibile. Il Friuli Venezia Giulia è sempre più isolato.
Andava prevenuto il problema, ed affrontato subito. I lavori in Parlamento non si sono mai interrotti, ed anche io che vivo in Fvg, devo arrivare a Mestre in auto e prendere il treno per Roma. Questo ormai da mesi: una situazione che non può protrarsi. E’ stato fatto un bando per la cessione ad investitori della partecipazione nella società che gestisce l’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Si tratta di un primario investitore industriale. Ed è necessario insistere per la velocizzazione della tratta Trieste-Venezia. Si deve andare avanti.
Cosa ne pensa dell’economia regionale e nazionale al tempo del Covid?
Non è un tema banale. Devono essere stimolati gli investimenti. Adesso più che mai serve investire in ricerca e sviluppo, oltre che innovazione. Ritengo sia necessaria una nuova politica industriale, che punti sulle alleanze internazionali.
L’Economist, questa settimana, afferma che c’è sempre più divario fra l’economia reale e quella decretata dai sistemi borsistici internazionali, teme speculazioni, anche nei confronti del nostro Paese?
Potrebbe essere: non possiamo permetterci di perdere altri pezzi del nostro patrimonio industriale. Ma diciamolo chiaro: ormai, sia le politiche regionali e soprattutto quelle nazionali, non possono non prendere in considerazione una forte vocazione per l’internazionalizzazione. Siamo in Europa, siamo nel mondo. Attrarre investimenti corretti, di tipo internazionale, è anche un bene. Non possiamo chiuderci. Lo scenario è il mondo. Tenuto conto delle specificità del singolo territorio, per l’Italia che verrà.
Si dice che dalle crisi possa derivare opportunità straordinarie.
Lo confermo. Penso che anche da un punto di vista politico sia finito il momento delle parole, dei proclami e anche delle illusioni. Serve governare bene. Non possiamo permetterci nulla ora. Niente è più rimandabile. Mi riferisco anche al Friuli Venezia Giulia. E’ arrivato il momento di governare con i fatti.
Come vede il nostro Paese, in epoca Covid, dopo una fortissima emergenza sanitaria?
Lo trovo un Paese che ha delle fragilità. Poco forte. Per questo c’è bisogno di tutti noi. Dell’Europa. Siamo stati molto capaci ad affrontare l’emergenza. Si veda infatti cosa è accaduto in Svezia o quello che sta accadendo in America o in Europa dell’Est. Abbiamo ricevuto garanzie economiche dall’UE. Ora, dobbiamo spendere bene queste risorse.
E le riforme?
Sì. Le risorse che arriveranno devono essere accompagnate dalle riforme.
Quali considera essenziali?
La riforma sul processo penale e civile, sulla certezza dei tempi nei processi, e sulla responsabilità ed individuazione dei responsabili dei procedimenti. Insieme al decreto Semplificazioni. Poi. Infrastrutture e mercato del lavoro, con misure straordinarie come il momento che stiamo vivendo.
Non ci sono più alibi, ora?
No. Ripeto: è proprio finito il tempo dei proclami. L’esigenza collettiva è oggi di non accontentarsi più. Ci sono stati dei problemi: il ritardo della cassa integrazione in deroga, gli aiuti a fondo perduto arrivati dopo. Ma non c’erano le risorse. Abbiamo affrontato oggettivamente una situazione abnorme.
Roberto Siagri, l’amministratore delegato di Eurotech, multinazionale con sede in Fvg, ha affermato che lo Stato non può fischiare il calcio di rigore e allo stesso tempo tirare in porta, serve meno Stato nelle imprese?
Le aziende necessitano di un contesto politico, sociale ed economico di supporto al fare impresa, e non limitante. Lo trovo corretto.
Cosa ne pensa dell’attuale governance regionale in Fvg?
C’è una grossa differenza fra governare e fare propaganda. Nell’immediato, arrivare alla ‘pancia’ delle persone può offrire più consenso. Ma sul medio-lungo periodo non paga. Ora è tornata in primo piano la rotta balcanica, e per Fedriga è una grande occasione per distogliere l’attenzione dall’immobilità della sua Giunta sul fronte economico e su tutte le partite strategiche. L’assestamento di bilancio è un esempio straordinario di come la Lega affronta i problemi: in piena emergenza Covid fanno una manovrina asfittica. 
Anche sul fronte caldo dell’immigrazione?
Mi assumo la responsabilità di ciò che dico: forse hanno piacere che queste persone vaghino per le strade, meno controllati, per creare allarmismo, su cui poi intervengono senza portare, nella sostanza, soluzioni reali e concrete. 
E alle prossime elezioni regionali?
Stiamo ricostruendo una alternativa, ricucendo i territori e ascoltando tanto malessere e delusione. Molti tacciono e altri devono applaudire chi ora ha il potere, ma si percepisce che con il tramonto di Salvini cominciano le difficoltà di Fedriga e le divisioni nel centrodestra. Il Pd ha imparato molto dalla sconfitta e siamo di nuovo in campo.

EUROTECH, SIAGRI: ‘PER LA RIPRESA ECONOMICA IN ITALIA, SERVONO RIFORME IMPORTANTI, MENO STATO DENTRO ALLE IMPRESE’

Nutro forti preoccupazioni sulla ripresa economica in Italia, nel quarto trimestre dell’anno. Gli indicatori non sono molto positivi e il Paese rischia di fare molta fatica a riprendersi, così come è avvenuto dopo l’ultima crisi dei mercati finanziari; potrebbe anche andare peggio di allora se non semplifichiamo le cose. Servono riforme importanti, che semplifichino la ripartenza delle attività economiche e commerciali, soprattutto l’attivazione di nuove. Auspico anche una ripresa, con meno stato dentro le imprese, non può l’arbitro fischiare e tirare un rigore allo stesso tempo. L’augurio è che le prime economie del mondo siano in grado di ripartire a ritmo sostenuto così da trascinare anche le economie come la nostra’. Sono le dichiarazioni di Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech. ‘Il Giappone gode di una economia molto resiliente e lo ha dimostrato anche in questa occasione. Gli Usa sembrano un po’ più in difficoltà: i Paesi asiatici sono più strutturati ed organizzati a fare fronte ad emergenze sanitarie, viste le pandemie occorse in passato. Per gli Usa è la prima volta. Gli Stati Uniti, vista la loro estensione e le tecnologie disponibili, sono più predisposti al telelavoro rispetto ad altre nazioni. La grande forza poi degli Usa, quasi unica: sono in grado di far ripartire l’economia molto velocemente e nonostante questo periodo di incertezza, io stimo, considerando tutti i fattori, che sarà il Paese che recupererà nel post-Covid in tempi rapidissimi. Ogni nuova tecnologia che gli umani hanno adottato ha permesso di creare una umanità migliore e più interconnessa. Anche le nuove tecnologie digitali stanno consentendo di cambiare i modelli economici in meglio. Possiamo finalmente entrare in una nuova era di sviluppo basata sul risultato prodotto dalle cose. La cosiddetta era dell’intangibile, ovvero dell’uso o del risultato che porterà più occupazione e più benessere per tutti, con più ritorno economico per le imprese. Per la prima volta nella storia dell’umanità, con un basso e forse trascurabile, impatto ambientale. Il Covid potrebbe proprio essere la miccia di questa svolta importante, entrando in maniera definitiva in questa nuova era dell’economia del risultato. Oggi, Eurotech sta investendo nelle tecnologie che permettono di semplificare la digitalizzazione di tutte le cose. Le imprese dovrebbero avere il coraggio di investire nella digitalizzazione di prodotti e processi. Solo così potranno beneficiare dei nuovi modelli di business trascinati dal bisogno di beni intangibili. L’economia dell’intangibile ha bisogno del prodotto dell’era industriale, per erogare un servizio o un risultato, anche se questi prodotti saranno un po’ più smart. Insomma, ogni nuova era economica si sostiene sull’era precedente e la amplifica riproponendola sotto altre forme. Il mondo lo cambieranno le nuove generazioni di imprenditori grazie alle tecnologie digitali che stanno permeando orami tutti i settori e che non hanno ancora scaricato nell’economia il loro potenziale. Soprattutto in termini di innovazioni nel modo di organizzazione d’impresa e di modelli di ricavi. La tecnologia deve aiutarci a cambiare il modo di fare affari, se veramente vogliamo trovare la strada di una crescita duratura e sostenibile. Serve partire da un altro modo di vedere il mondo e da un nuovo modo di guardare ai bisogni. E’ utile dare voce a questa nuova generazione di imprenditori che ha patito e patirà di più gli effetti del Covid’.

DE MONTE: ‘LA POLITICA NON HA CORAGGIO’

La politica non ha coraggio. Non ha la forza di prendere decisioni nette. Per opportunismo, per il desiderio di tenersi il posto. Anche per questo mi sono schierata con Carlo Calenda (leader di Azione. Viceministro dello sviluppo economico nei governi Letta e Renzi, è stato rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea nel 2016 ed in seguito ministro dello sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni). Dopo l’alleanza del Pd con il Movimento 5 Stelle, non ho potuto scendere a quel compromesso. Sono le parole di Isabella De Monte, ex eurodeputata dal 2014 al 2019 per il Partito Democratico. Come stai, ora? Bene. Ho riacquistato uno stile di vita diverso da quello di prima. Ho ripreso il mio lavoro. Come vedi la situazione economica attuale? Stiamo vivendo un momento delicato. Sono però fiduciosa che il nostro Paese saprà uscirne. Scelte più coraggiose, potrebbero fare del bene al nostro sistema economico. Perché, spesso, la politica non ha coraggio? Perché è ancora legata ad opportunismi ed a vantaggi di tipo personale. Si sono persi completamente i valori? Diciamo che si è persa la politica dei contenuti e delle competenze. Ed è un vero peccato. L’Italia è ammirata nel mondo intero, non sappiamo neppure noi quanto e come. Non ti manca l’impegno politico? Mi sono unita ad Azione, di Calenda, sono nel comitato promotore e nella segreteria nazionale. Ritengo sia una scelta di coraggio la mia, tenuto conto che potevo ancora avere un seguito nel Pd, sul territorio. Non ho accettato un compromesso per me inconcepibile. Ti manca l’Europa? Mi piacerebbe molto poter continuare creando una Scuola sull’Europa. Far conoscere cosa l’Europa può fare ed offrire. Ci sto lavorando. Così come vorrei potere continuare a dare il mio contributo in materia di trasporti e turismo. Torneresti a fare il sindaco a Pontebba? No, penso sia giusto dare nel momento giusto e poi farsi da parte. Rimango affezionatissima però al mio paese.

MEP: CUORE E CERVELLO, IL MIX PER VALORIZZARE LE RISORSE UMANE A BENEFICIO DELL’AZIENDA

Quoziente intellettivo versus quoziente emotivo o viceversa? «Né l’una né l’altra opzione. Sono importanti entrambi, come ho potuto sperimentare nei miei 40 anni in Azienda. Certo, ci sono le sensibilità e le inclinazioni di ciascuno e, personalmente, sono naturalmente portata a interessarmi delle persone nella loro globalità, non solo a occuparmi dei relativi dossier burocratici ». Patrizia Buttazzoni, responsabile delle Risorse Umane in MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici SpA, entra così nel merito di un dibattito oggi piuttosto diffuso nell’ambito del management e mette in evidenza il valore aggiunto di un buon rapporto umano con le maestranze per la tenuta e lo sviluppo complessivo di un’azienda. «Ultimamente – afferma – mi occupo anche della direzione dello Sviluppo Organizzativo, in coordinamento con la MEP Business School, con il HSE Sustainability Manager e la Direzione. Un lavoro di gruppo che è necessario per coinvolgere tutti i dipendenti e riuscire a trasformare le attività quotidiane in capolavori professionali». Nel miglioramento delle relazioni interpersoanli all’interno dell’Azienda un ruolo significativo lo ha avuto proprio la MEP Business School. Nata 4 anni fa, in questo periodo è riuscita a coinvolgere a vario titolo tutte le figure impegnate in MEP, con i corsi più diversi, da quelli più tecnici a quelli linguistici e di psicologia. «È stato evidente il passo avanti che tutti abbiamo fatto», considera Buttazzoni. Entrata in Azienda quando questa contava 35 dipendenti, si sente di essere «cresciuta con l’impresa», affrontando passo dopo passo la sua evoluzione. «Come donna mi sono sentita sempre a mio agio in ogni contesto, con i dipendenti ho intessuto un rapporto tale per cui mi vedono come un punto di riferimento, cercandomi anche per motivi personali. Con il CEO, il Dr. Rotondi, arrivato 6 anni fa, mi sono sentita subito in sintonia e grazie a lui siamo tutti molto cresciuti per l’innovazione organizzativa che ha portato». Il lavoro è sempre stato intenso e si è modificato nel tempo, «ma non mi sono accorta di aver attraversato particolari problematiche. È stato sempre naturale affrontare i problemi mano a mano che si presentavano». È stato così anche quando è arrivata la pandemia Covid-19. «Dopo lo shock iniziale, ci siamo rimboccati le maniche con il consueto spirito friulano e, aggiungo, anche carnico, data la mia origine che mi attribuisce maggiore forza. Abbiamo redatto i protocolli, realizzato manuali per i corretti comportamenti, coordinandoci con la Business School che ha sviluppato una didattica al riguardo. Le pratiche burocratiche per l’attivazione della cassa integrazione sono state un po’ complesse, ma abbiamo risolto anche questo aspetto e in poco tempo è partito lo smartworking, grazie ai nostri Sistemi Informatici e, ancora una volta, alla nostra Scuola che hanno velocemente messo a punto un’adeguata piattaforma. Sono stata molto presente in Azienda, perché sentivo di essere più utile qui nel mio ruolo. Dal punto di vista aziendale direi che abbiamo reagito bene a questo evento inaspettato – prosegue Buttazzoni -. Ora siamo tornati a viaggiare per raggiungere i nostri Clienti all’estero. La fortuna di MEP è quella di lavorare in 128 Paesi nel mondo con Clienti molto diversi fra loro». Ciò che resterà del frastornante inizio 2020 non sarà per Buttazzoni il notevole sforzo per la gestione dell’emergenza inaspettata: «sono rimasta colpita dalle persone che morivano da sole. Ho perso mia madre a settembre 2019, potendo sempre starle vicina, e quest’esperienza mi ha resa più vulnerabile d’innanzi alle numerose dipartite solitarie di altri sofferte a causa della pandemia, immagini difficili da dimenticare.».