FRA GLI EFFETTI DEL COVID: SMART WORKING MONTANO; I GIOVANI PREFERISCONO VIVERE IN MONTAGNA

Dalla Sicilia alla Carnia. La storia di due giovani: Antonio Carabillò (31 anni) e Loredana La Fauci (39 anni) – nella foto – . Oggi, e da diverso tempo, vivono a Villa Santina (Ud). 

Il recente lockdown ha imposto nuovi modelli di pensiero, anche e soprattutto in riferimento al luogo dove abitare. Se prima, i grandi centri urbani erano preferibili alle periferie, ora le dinamiche sociali, derivanti da quelle di emergenza sanitaria, hanno stravolto i paradigmi fino ad ora attuali. Oggi si pensa di più alla qualità del vivere che tanto dipende dal luogo in cui questo avviene. Il contatto con la natura è un presupposto oggi più importante di ieri. Ed anche i valori in cui si crede sono importanti. 

Perché? Quando, normalmente accade che dalla montagna ci si sposti, in direzione dei grandi centri urbani. A loro succede il contrario. Perché, per questi due giovani, la migliore possibilità di lavoro nasce proprio fra le montagne del Friuli Venezia Giulia. E non solo per una semplice attività impiegatizia, ma per uno stimolante ed appassionante lavoro di ricerca. Antonio è laureato in ingegneria energetica e nucleare, ed attualmente dottorando presso l’Università di Udine in Scienze dell’ingegneria energetica e ambientale. Loredana ha una laurea in chimica industriale: entrambi ricoprono un ruolo determinante all’interno de segmento R&D della Eurolls, che ha la sede del suo reparto ricerca e sviluppo, proprio a Villa Santina (Ud), nelle valli della Carnia. 

Cosa li ha mossi a fare questa scelta? ‘Qui in Carnia mi è stata offerto lavoro e la possibilità di fare ricerca, coltivare le mie passioni e vivere un nuovo amore: quello per la montagna’ afferma Carabillò. ‘L’azienda mi ha accolto mettendomi a disposizione un’opportunità professionale e di crescita, ma anche favorendo il mio inserimento nel territorio con la possibilità di usufruire di un alloggio, prima di poter decidere, guardandomi intorno, di sceglierne uno più rispondente alle mie necessità. L’ambiente lavorativo sin da subito mi è apparso stimolante, mi è stata data molta fiducia. La mia crescita professionale va di pari passo con ciò che ogni giorno faccio all’interno della Eurolls che è una azienda aperta mentalmente e lungimirante. Ha nel suo dna l’interesse per la ricerca ed è fortemente proiettata verso il futuro. Continuo a tenere vivo il legame con la mia terra, vado quando posso, ma sono contento di vivere in Friuli, dove oltre ad una scelta di lavoro, coniugo la volontà di vivere in un luogo piacevole, sano ed a contatto con la natura. Ho passato un periodo in cui vivevo e lavoravo a Milano – spiega Carabillò – preferisco Villa Santina’.

Come accade a Loredana La Fauci: ‘Per realizzarmi anche professionalmente, ciò che faccio deve essere in linea con i miei valori. Credo nell’economia circolare e nei suoi paradigmi. Pertanto, mi muovo in questa direzione. Provengo da Messina e sono alla Eurolls, a Villa Santina, da 7 anni. Come Antonio ho avuto la possibilità di inserirmi gradualmente nel territorio, sfruttando l’opportunità abitativa che la Eurolls mi ha dato. Mi trovo bene nella comunità locale ed ho cercato di integrarmi, imparando anche un pò di Friulano. Ho sempre contemplato la possibilità di andarmene dalla mia terra per fare esperienze diverse lavorative e conoscere nuovi posti. La Carnia ed il Friuli rispecchiano i miei canoni di qualità della vita: la zona è molto tranquilla, si vive bene, non si fanno code, non c’è traffico. La Eurolls mi ha dato la possibilità di esprimere le mie qualità. Al suo interno c’è una mentalità molto aperta all’innovazione ed al rinnovamento. Non posso che ringraziare l’azienda per ver creduto in me in questi anni, sostenendo sempre le mie aspirazioni di crescita professionale’.

Eurolls, con sede ad Attimis (Ud) e filiale produttiva a Villa Santina, produce rulli per la formazione del tubo saldato strutturale più grande al mondo, 28 pollici di diametro e 1 pollice di spessore. Registra un fatturato di 29 milioni  e conta 149 addetti.

WELFARE IN AZIENDA, TECNEST: DOVE LE DONNE SI SENTONO APPREZZATE E TUTELATE

Una grandissima flessibilità nei confronti del mondo femminile. È ciò che contraddistingue Tecnest, l’azienda tecnologica che occupa, fra le sue sedi di Udine e Milano, 15 donne su circa 60 collaboratori totali. “Sin dalla sua fondazione – racconta Fabio Pettarin, presidente di Tecnest  (nella foto sotto)- abbiamo posto l’attenzione ed attuato politiche di gestione delle risorse umane in ottica di genere; tra queste la conciliazione dei tempi, l’equilibrio di genere nell’assetto organizzativo e di crescita professionale, l’attenzione e la rimozione di eventuali disparità nei livelli retributivi. Tra le soluzioni di welfare aziendale, ai primi posti si collocano azioni e percorsi per agevolare il rientro delle neo-madri, l’accoglienza dei figli in azienda, la flessibilità di orario e da diversi anni, ma soprattutto in questo ultimo periodo legato al Covid-19, la possibilità di lavorare in smart working”. Un’azienda caratterizzata da un bassissimo turn-over della presenza femminile: in Tecnest le donne stanno bene ed hanno l’opportunità di assumere ruoli di responsabilità, riuscendo a dimostrare la loro professionalità, in un settore, quello tecnologico, di solito a prevalenza maschile. Questo anche grazie ad un ambiente e ad un welfare aziendale che ha saputo negli anni comprendere le loro esigenze diventando sempre più smart. Le donne infatti dimostrano un maggior attaccamento all’azienda dove vengono accolte e dove possono dimostrare la loro professionalità, ripagandola con impegno e dedizione. La flessibilità aziendale nei confronti delle esigenze familiari femminili, ha rappresentato qui, per le donne, un importante punto di forza favorendone produttività e crescita personale. Laddove lo Stato non interviene con politiche sue proprie per agevolare la famiglia, sono le aziende a doversi sobbarcare l’onere del carico sociale che, spesso, è in capo alle donne. Molte delle quali, anche e soprattutto, lavoratrici. Lo dimostrano alcune testimonianze’.

Barbara Pittini, 44 anni, responsabile di business unit, ingegnere gestionale: ‘Amo il mio lavoro e la sua dinamicità. Mi consente di portare avanti progetti in completa autonomia. Mi sono sempre sentita apprezzata per le mie capacità e le mie competenze. Ho respirato fin dal primo momento fiducia nei miei confronti: questo è fondamentale. Appena entrata in azienda ero l’unica donna della mia area; adesso la business unit è “rosa” per metà. Ho avuto la fortuna di poter vivere la sfida di un percorso di crescita articolato, ancora in divenire: dai progetti, ai clienti, alle persone, in uno sforzo comune affinché si possa lavorare nel migliore dei modi. Fondamentale è stato da sempre il supporto ricevuto da mio marito e dai miei familiari. L’ambiente e l’imprinting della direzione hanno contribuito a creare un clima di collaborazione e non di rivalità. Penso che uno dei fattori di successo interni a Tecnest sia uno spiccato welfare aziendale. Come donna ho apprezzato la flessibilità concessa e l’attenzione verso le esigenze femminili. Concludo con uno slogan che appare attualissimo, ma che per noi è realtà già da anni… Tecnest è smart da molto prima del Covid’.

Ljiljana Banovic, 55 anni, ingegnere elettronico: ‘Sono in Tecnest fin quasi dalla sua nascita. E devo dire che non ho mai pensato di andarmene da un’azienda che ha sempre creduto in me, e per la quale ho cercato di dare il massimo. Ho avuto due figli, quindi, una famiglia da gestire: e abbiamo sempre trovato una soluzione per la compatibilità di ogni esigenza. In Tecnest, Sin dal mio arrivo, ho trovato una seconda famiglia e qui sono cresciuta a livello personale e professionale’.

Sara Mion, 26 anni, ingegnere informatico gestionale: ‘Mi sto affacciando al mondo della delivery dopo un anno formativo, specifico sul mondo APS, all’interno del Competence Center. Ho scritto una tesi sulla ottimizzazione del piano aggregato di produzione, con l’obiettivo di trasformarlo un algoritmo in azienda. Sono orgogliosa dei ritorni positivi che i clienti mi danno. Diciamo che, ci tengo che il cliente sia soddisfatto. Cerco di andare oltre la semplice richiesta guardando al contesto generale in un’ottica di miglioramento continuo. Non ho ancora una famiglia, ma vorrei costruirmela, con il tempo. Lo stipendio non è una priorità. Diciamo che l’equilibrio è, a mio avviso, un connubio fra le diverse variabili della vita: lavoro, affetti, e tutto il resto’.

Alessia Parussini, 46 anni, laureata in scienze informatiche, nel gruppo degli sviluppatori software in Tecnest: ‘In azienda ho ottenuto un bel compromesso. Negli anni mi sono sposata ed ho avuto tre figli, c’è stata sempre una profonda attenzione per le mie esigenze familiari e questo ha comportato il fatto che sia rimasta fedele a Tecnest, capace di farmi conciliare lavoro e famiglia. Per me questo è stato indispensabile. Ho potuto lavorare da casa ancor prima del Covid, con un ottimo grado di autonomia concessomi’.

Erika Zanon, 29 anni, laurea in comunicazione, marketing manager: ‘Tutte noi, me compresa, viviamo un contesto lavorativo con un altissimo grado di indipendenza. Vengono dati obiettivi da raggiungere e su quelli ci si impegna. Fra colleghe il rapporto è ottimo. Non ci sono rivalità: vige il buon senso e la pragmaticità. Si parla di soluzioni anche grazie ad un modello organizzativo basato sull’autonomia e sui risultati. Le differenze di genere? Non le conosco. In Tecnest si lavora sodo per far andare bene le cose a prescindere. Donne e tecnologia sono un binomio vincente, soprattutto per le donne “Millennials” come me che con la tecnologia ci sono cresciute cominciando, negli anni Novanta, con i vecchi Commodore 64. Un binomio che in passato o per lo meno, fino a poco tempo fa, non si era visto così di frequente’.

Stefania Della Savia, 46 anni, laureata in matematica, analista programmatore: ‘Faccio ‘smart working’ per Tecnest, ormai da anni. Ho avuto problemi familiari legati alla salute dei miei cari e non è stato facile. La vita è anche questo e l’azienda mi è venuta incontro quanto e come poteva, sempre. In Italia, purtroppo non c’è una politica per le famiglie. Spesso e volentieri le aziende devono sostituirsi alla rete che i nostri servizi statali, quelli per cui paghiamo le tasse, dovrebbero creare. Per una donna, come me, senza una famiglia di origine che la supporta, poter lavorare in modo flessibile è l’unica soluzione. Le istituzioni mancano da questo punto di vista. E noi donne siamo obbligate a seguire la famiglia, lavorare, senza permetterci altro. Suono il basso elettrico, è una mia passione, ma posso farlo perchè tutto il resto me lo consente. Vale sempre la pena fare qualcosa che ci consenta di essere felici’.

Milena Conchione, 22 anni, ragioniera: ‘Ho deciso di lavorare subito dopo il diploma. In Tecnest ho trovato il luogo adatto a realizzarmi. Vorrei conciliare il lavoro e i miei interessi con la prospettiva, un domani di una famiglia: questo è un ambiente ideale, perché coniuga la possibilità di realizzarsi professionalmente con le esigenze personali, senza dimenticarsi del benessere sul posto di lavoro. Sono molto riconoscente a Tecnest, per la fiducia che mi ha dato’.

Pamela Zorzutti, 31 anni, impegnata nella fatturazione elettronica: ‘Il lavoro, in molte occasioni di vita, ha rappresentato il mio rifugio. Ho dovuto affrontare periodi difficili, e Tecnest, con flessibilità, mi ha consentito di farvi fronte. Qui si ha un’opportunità concreta di crescita sia dal punto personale, sia dal punto di vista delle skills professionali. E’ una buona occasione per dimostrare chi si è, quanto si vale, professionalmente parlando. Un ambiente in cui crescere, molto coeso. Si lavora tutti per lo stesso obiettivo, con gli occhi puntati sul risultato finale’.

ODONTOIATRIA: ADVAN, ‘EXPORT AL PALO A CAUSA DEL COVID’, -25% del fatturato

Occorre fare di necessità virtù e, dati i tempi che corrono, pensare di chiudere il bilancio aziendale 2020 agli stessi livelli del 2019, pur dovendo così rinunciare a ogni margine di crescita preventivato, può essere considerato un aspetto positivo. La pensano così i vertici di Advan, l’azienda di Amaro che produce i sistemi implantari più innovativi per l’odontoiatria di avanguardia. «La domanda interna è ripresa con un andamento migliore rispetto al previsto – illustra il presidente e amministratore delegato, Mario Zearo. Ciò che è rimasto invece al palo sono i nostri progetti di espansione verso l’estero, poiché l’andamento del Covid 19 ha pesantemente influenzato gli spostamenti nostri e dei nostri possibili nuovi clienti». Nel 2020, inoltre, i nuovi prodotti che l’azienda ha immesso sul mercato proprio poco prima del lockdown non hanno potuto godere appieno del piano di diffusione predisposto. «Ciononostante – sintetizza Zearo – le prime stime ci dicono che manterremo il fatturato entro un -25% rispetto a quello di previsione, azzerando di fatto tutta la crescita che pensavamo di poter realizzare nel corso dell’anno. In definitiva, i numeri saranno quelli del 2019». Il nuovo scenario ad Advan è stato affrontato attraverso «una rimodulazione dei costi» resa sufficientemente agevole dal fatto che «non abbiamo dovuto mettere in conto le uscite per la partecipazione e fiere e congressi, per noi una voce significativa e pesante». Il ricorso alla cassa integrazione è stato minimo, «contenuto ad aprile e maggio». Confermati quindi tutti i dipendenti, Advan ha agito solo su due contratti a termine, non rinnovandoli. Nonostante le nuove e più restrittive disposizioni governative anti Covid – l’uso della mascherina anche all’aperto –, Zearo guarda con una certa fiducia e determinazione al 2021, perché ci sono segnali considerati interessanti. Il bilancio 2020 è confermata a 1,950 milioni, con una progressione stimata fino a 5,5 milioni nel 2024. Il mercato è diviso tra il 43,6% in Italia e la restante quota, 56,4% all’estero. Percentuali sostanzialmente destinate a restare tali nel prossimo quadriennio. L’azienda, inoltre, continuerà ad investire, con cifre variabili di anno in anno e con una punta di 3 milioni nel 2021.

SCAMPATO AL COVID, IL RE DELLE CASETTE D’ACQUA, FABIO MASSARO: ‘VOGLIO DEDICARE IL RESTO DELLA MIA VITA A FARE DEL BENE’. INVENTA SISTEMA CHE PRODUCE ACQUA POTABILE DALL’UMIDITÀ DELL’ARIA

pic by Anna Tsaplina, @aironefoto

Fabio Massaro ha 60 anni ed è uno degli scampati al Covid. Titolare della Italbedis (e di altre aziende in Italia e nel mondo), impresa di Legnago (Vr), impegnata nel trattamento dell’acqua e nella produzione di dispositivi che utilizzano appunto, l’acqua. Una idea, in apparenza semplice, viene a Massaro e ad un suo partner, Gianantonio Ronda, del Gruppo Ronda, di Zanè (Vi): perché non utilizzare l’umidità naturalmente presente nell’aria? 

Ecco che nasce un sistema (nella foto sotto) in grado di catturare l’umidità dell’aria, e attraverso un concentratore solare, tutto green, che sfrutta i raggi del sole e porta all’ottenimento finale di un’eccellente acqua pura. 

Una volta raccolta l’umidità dentro ad un serbatoio, dopo il processo di vaporizzazione, si ottiene acqua demineralizzata pronta all’uso. Se aggiunta dei sali minerali necessari, può essere bevuta, quindi, può venire destinata ad un uso alimentare. 

Massaro, che è uno dei primi inventori e player nazionali delle ‘casette per l’acqua’ note in tutta Italia, è entusiasta del suo progetto che potrebbe avere anche scopi umanitari. Ovvero: portare acqua potabile nei Paesi dove questa non è, purtroppo ed ancora, una normale consuetudine di vita quotidiana. ‘Possiamo fare del bene all’umanità intera, con questa invenzione – spiega Massaro – la produzione inizierà in dicembre. Voglio indirizzare la mia vita da imprenditore a fare del bene: con uno sguardo attento alla sostenibilità ambientale e ad un fare impresa etico’. Eticità e sostenibilità ambientale vanno spesso a braccetto. Soprattutto in questo momento storico, di pandemia: quando è diventato normale per tutti noi, arrivare subito all’essenziale. In ogni senso. 

Massaro è nato a Tolmezzo (Ud): ‘Amo la mia terra di origine’. Quanto e come l’ha cambiata il Covid? ‘Ero un entusiasta della vita prima, e lo sono ancora oggi. Forse di più. Sono un sopravvissuto. Con una possibilità in più di agire con etica e devozione alla vita’. 

Italbedis produce macchine per la distribuzione dell’acqua per uso domestico e destinate agli esercizi pubblici. Genera ricavi per 20 milioni e occupa circa 100 dipendenti. 

‘Sono profondamente soddisfatto di avere creato questo nuovo macchinario con una tecnologia brevettata, innovativa e green. In questa mia ‘seconda’ vita, voglio far sì che possa rendere la vita migliore agli altri, a chi non può ancora permettersi l’acqua potabile o dove l’acqua, per le condizioni climatiche è scarsamente presente’. 

REVID19: TEST RAPIDO SUL RESPIRO SCOVA IL COVID19, CONTINUA LA SPERIMENTAZIONE

Mario Canciani e il soggetto pronto a respirare nel Revid19

Continua l’attività sperimentale dell’associazione Alpi: Allergie e pneumopatie infantile di Udine, su Revid19, il nuovo device messo a punto da Eurotech, in corso di utilizzo per il riconoscimento e l’individuazione, della presenza del Covid19, nel respiro. Presso il Municipio di Remanzacco (Udine) , l’associazione Alpi ha eseguito i test sul respiro su di un gruppo di ex pazienti del “focolaio Remanzacco”, che hanno contratto l’ infezione nei mesi scorsi. Si tratta di una metodica nuova, sembra unica al mondo, che si basa sul principio delle “reti neurali”. Il computer viene istruito a riconoscere le alterazioni del respiro: i risultati vengono poi correlati allo stato clinico del paziente, agli esiti dei test sierologici ed a quelli sui tamponi. La prova è stata eseguita fino ad ora su di una cinquantina di soggetti. ‘Qualora risultasse attendibile su di un maggior numero di pazienti, potrà essere usato per riconoscere in poche decine di secondi il virus’ afferma Mario Canciani, pneumologo di fama internazionale e presidente dell’Alpi Odv. Revid19 è uno strumento dotato di intelligenza artificiale e tecnologia Iot (Internet of things): una serie di sensori raccoglie le informazioni provenienti dal respiro. Ovvero, riconosce le anomalie dell’aria eliminata dai bronchi, il cosiddetto esalato.