GRUPPO GATTO: LA SOSTENIBILITÀ GENERA UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

L’amministratore delegato Cristian Paravano racconta un processo in tre fasi avviato nel 2013 «Sostenibilità», un termine tanto evocato quanto complesso. Essenziale per poter essere competitivi oggi, ancor di più dopo Covid-19, eppure capace di esplicare la sua forza innovativa attraverso una programmazione di lungo periodo. È ciò che ha compreso, da pioniera, Sarno Display – Gruppo Gatto, l’azienda presente a livello internazionale primariamente nel visual display per occhialeria, cosmesi e gioielleria, che ha cominciato nel 2013 a organizzarsi in un’ottica sostenibile e ora sta gestendo la seconda di tre fasi. Cristian Paravano è entrato recentemente nel consiglio di amministratore della società stessa, mantenendo anche i precedenti ruoli a livello di capogruppo ed ha avviato i processi, sta guidando il presente e ha già chiare le prossime tappe.

Paravano, se qualcuno non conoscesse il significato di «sostenibilità», come la racconterebbe abbinando all’attività di un’impresa? «La spiegherei come l’ha interpretata il nostro Gruppo. Nell’accezione, cioè, che comprende una performance economica in grado di bilanciare benessere delle persone, salvaguardia dell’ambiente e delle risorse».

Possibile tutto e subito? «Noi siamo partiti nel 2013 e abbiamo una progettualità al riguardo che prevede il 2022 e oltre. Nel 2013 il Gruppo usciva da un periodo complesso e doveva trovare una nuova strada. Capimmo che tutto ciò che ruotava attorno alla sostenibilità sarebbe stato il futuro e abbiamo avviato un processo perché il tema diventasse sistemico in azienda, non occasionale».

Quale fu, in concreto il primo passo? «L’ottenimento delle certificazioni che oggettivavano i nostri traguardi: abbiamo così ottenuto la 9001 la qualità e l’efficienza di processo; la Sa 8000 per la responsabilità sociale d’impresa, la 14000 che riguarda la sicurezza sul lavoro e la 18000 che attiene al rapporto con l’ambiente. È stato un lavoro che ha interessato tutti gli stabilimenti del Gruppo nel mondo. Stiamo completando gli accreditamenti anche in Cina. Nel 2019 siamo arrivati al Bilancio di sostenibilità. Sono stati anni in cui, in parallelo, abbiamo molto investito nel rinnovamento dei macchinari, per automatizzare diversi processi e liberare risorse umane e da impiegare in lavori meno ripetitivi».

La fase 2 quando è scattata? «È quella in corso, possiamo dire che si sviluppa tra il 2020 e il 2021, per attuare una trasformazione organizzativa e di filiera. Abbiamo cambiato le abitudini delle persone per fare in modo che la sostenibilità diventi una forma mentis, un modo di essere, il modo con cui approcciare ogni aspetto della vita. Per esemplificare: chi progetta non può che partire dall’idea di impiegare materiali da riciclo e di disassemblare gli oggetti. Inoltre, è necessario ‘fertilizzare’ la filiera, perché in tema di sostenibilità non ha senso un anello senza la catena. In questa fase 2, inoltre, dovremo affinare e arricchire gli indicatori per misurare i progressi aziendali. Il concetto di economia circolare è uno degli indicatori da recepire, sarà dirimente nei prossimi anni».

E dal 2022, la sostenibilità come sarà vissuta dalla Divisione Display e, soprattutto, che cosa avranno generato 8 anni d’attività in questa direzione? «Sarà il periodo della maturità, in cui il connubio di sostenibilità e innovazione porterà al cambio del modello di business al fine di avere una progettualità competitiva sul lungo periodo. Le tantissime tecnologie mature e disponibili a valori economici “normali” coniugati ad una crescente sensibilità in materia Green dovrebbe poter modificare il mercato del PoP/Visual in modo disruptive dove servitization e circolarità saranno protagonisti.»

Possibile tanto cambiamento in un momento di così grande incertezza generata da Covid-19 e dalle sue conseguenze? «Non solo possibile, ma necessario. Se ci sono idee, ora bisogna metterle in campo. È il momento in cui il sistema ha meno resistenze e l’immobilità crea maggiori paure».

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