CHI SALVERÀ L’ECONOMIA? ‘LA SUBSCRIPTION ECONOMY, E L’INTELLIGENZA’

La servitizzazione, ovvero, la ‘subscription economy’: è la tendenza generale delle aziende a passare ad un modello di business in abbonamento, in cambio dell’accesso a un prodotto o servizio. Una opportunità che vale 8 trilioni. È quanto ha affermato, Roberto Siagri, ad di Eurotech, nel libro ‘Intelligence Economica. La nuova guerra commerciale’ (Rubbettino editore, a cura dell’Istituto di Alti studi strategici e politici); estremamente attuale in questo periodo storico di pandemia. ‘Grazie infatti alle tecnologie digitali nella declinazione IoT, Bigdata e Intelligenza artificiale, le imprese possono agevolmente ed economicamente digitalizzare fabbriche, processi, asset e prodotti così da poter creare nuovi modelli di business. Con la digitalizzazione i dati diventino una nuova materia prima e pertanto la capacità di sviluppare e usare i software diventa imprescindibile. Tutte le imprese devono pertanto pensare che, indipendentemente dal loro mercato di sbocco, come dice Marc Andreessen, sono aziende di software; prima ne prendono coscienza meglio performeranno nel mercato. Clayton Christensen con The Innovator’s Dilemma codifica schemi e principi intorno a cui si trasforma la società e l’economia, dimostrando quanto le aziende di successo possano fare tutto “bene” e perdere la loro leadership di mercato, o addirittura fallire, quando nuovi concorrenti inaspettati, grazie all’uso di nuove tecnologie che sembrano, alle aziende dominanti, poco rilevanti nel loro settore, conquistano il mercato. Questo è l’effetto della crescita esponenziale intrinseco in ogni nuova tecnologia: nelle fasi di avvio, la crescita esponenziale è sfuggente. Lo sviluppo esponenziale inoltre sfugge alla natura umana che è per sua natura, lineare. Per capire un po’ meglio come le tecnologie influenzano le industrie e di conseguenza i modelli economici è interessante analizzare le quattro fasi che hanno permesso di passare dall’industria 1.0 all’industria 4.0. Tutto ha inizio alla fine del 1700 con la meccanizzazione, la macchina e vapore e i telai e dove la tecnologia sottostante è quella della costruzione e standardizzazione delle parti meccaniche. Verso la fine del 1800 si passa alla produzione di massa, con linea di assemblaggio ad energia elettrica e dove la tecnologia sottostante è data dai componenti elettromeccanici e la loro standardizzazione. Attorno agli anni ’70 delle scorso secolo arriva, grazie ai calcolatori, l’automazione e si assiste alla terza rivoluzione industriale. In questo caso la tecnologia sottostante è quella del calcolo e della standardizzazione dei modo di costruire calcolatori. Oggi si parla di Industria 4.0 e di sistemi ciberfisici, di reti di calcolatori (Internet of things) e della prevalenza dei dati sulla materia. In questo caso la tecnologia abilitante è quella del software e della standardizzazione delle sue componenti. Se andiamo ad analizzare il passaggio dalla 3 alla 4 rivoluzione industriale possiamo notare che siamo passati da una economia basata sui calcolo ad una economia basata sui dati senza trascurare il fatto che e stiamo entrando in un’era dominata dall’Intelligenza artificiale che è la tecnologia che ci permette di analizzare la grandissima mole di dati prodotti dall’adozione su grande scala dell’IoT. Gli oggetti interconnessi (fabbriche macchinari e prodotti) e i dati da questi generati in tempo reale dovranno portare alla creazione di nuovi modelli di business che daranno così origine a nuovi modelli economici molto più sostenibili che in passato. L’Outcome Economy è il modello economico emergente e che trasforma radicalmente i modelli tradizionali di business, permettendo il cambio di paradigma da prodotto a servizio, modificando le strategie, gli investimenti e, cosa importante, la mentalità. La quarta rivoluzione industriale, trainata dalla digitalizzazione massiva di asset e prodotti, permetterà alle attività economiche di approdare all’ economia del risultato (Outcome Economy), un’economia basata sulle prestazioni dei prodotti e sul risultato che questi producono. Un’economia sul risultato del prodotto e non sul prodotto è un’economia che non ha più bisogno del passaggio di proprietà del bene e pertanto porta in automatico le imprese ad operare in economia circolare. L’evoluzione ulteriore porterà anche ad una maggiore automazione delle fabbriche grazie al diffondersi di robot collaborativi e ad una maggiore previsione della domanda grazie alla mole di dati disponibili cosa che non potrà che potenziare ulteriormente il modello economico dell’Outcome Economy. Oltre agli impatti industriali ci sono impatti geopolitici prodotti dalle tecnologie del calcolo (siano esse hardware o software), che oltre ad essere in costante evoluzione stanno non solo cambiando i paradigmi industriali ma contribuiscono al mantenimento della sovranità degli Stati. Dai primi tradizionali computer siamo arrivati alle moderne tecnologie di high performance computing (HPC), l’elaborazione dati ad alte prestazioni. Vista la mole di dati che si andranno a produrre il calcolo ad alte prestazioni abbinato all’intelligenza artificiale permetterà di mantenere la competitività delle imprese, alimentare il progresso sociale e garantire la sovranità degli Stati. In un mondo sempre più connesso e digitale, chi più sarà in grado, tramite il calcolo ad alte prestazioni, di estrarre informazioni e conoscenza, dalla grande mole di dati prodotti, più competerà’.

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