L’AMERICA DELLA PANDEMIA: FINITO IL ‘CALIFORNIA DREAMIN’?

Cosa davvero sta accadendo oggi, negli Stati Uniti, a pochi giorni dall’esito delle elezioni presidenziali? Come, nella realtà, l’America sta affrontando la pandemia? 

Pare che la situazione sia parecchio cambiata: anche solo da un anno a questa parte. In che modo? La California ha perso ogni qualsivoglia sogno di gloria. Chissà mai se tornerà il ‘California dreamin’. A San Francisco come a Los Angeles molte persone hanno perso il lavoro, e di conseguenza la casa. I senza tetto a San Francisco stanno rendendo la città sempre più pericolosa. Nella rinomata Silicon Valley, i colossi della tecnologia: hanno abdicato le loro sedi per lo smart working massiccio. E visto che serve lavorare da casa, perché non trasferirsi dove fa caldo. L’America è grande: un posto, con temperature piacevoli lo si trova, con poche ore di volo. Ed ecco che Miami, in Florida, pullula di smart workers dai building di Ocean Drive, presi in affitto a tempi record ed a costi record (al ribasso). New York pare irriconoscibile: sporca, molto più pericolosa, con numerosi dei negozi rinomati per lo shopping sulla 5th Avenue, chiusi, sbarrati. Locali falliti. Teatri della lussureggiante Broadway ‘closed’. Molti newyorkesi si sono trasferiti negli Hamptons, un poco più a nord di New York, dove molti residenti della city hanno la seconda casa, sull’Oceano. Affitti e costi d’acquisto scesi anche del 50 per cento. Chicago: capitale delloIllinois, già pericolosa prima del Covid, per criminalità, non vive i suoi giorni migliori.  La situazione sanitaria è degenerata piuttosto rapidamente e le autorità sono corse ai ripari, per evitare un’emergenza peggiore di quella della scorsa primavera. Già da giorni: i ristoranti e i bar sono chiusi, la scorsa settimana molti altri luoghi pubblici li hanno raggiunti. Lo slogan è “if you don’t have to do it, don’t do it” – “se non devi farlo, non farlo”. Chiaramente le conseguenze delle chiusure si fanno sentire, a farne le spese sono soprattutto le fasce più vulnerabili. Le file davanti ai centri di distribuzione di cibo, si sono fatte più lunghe. Uno dei tormentoni attuali, in tutto il paese, è Thanksgiving sì – Thanksgiving no. Il riferimento è alle riunioni familiari, scoraggiate dalle autorità sanitarie, nonostante ciò praticate da milioni di famiglie, come dimostrano i dati sull’affluenza agli aeroporti. Si parla di un terzo dei passeggeri ad Atlanta, (Georgia) rispetto ad un anno normale. Intanto, ai confini fra la Florida e la Georgia, in un campo di grano campeggia su di un manifesto: ‘Trump keeps promises’, ‘Trump mantiene le sue promesse’. Non la pensano così i milioni di americani che non lo hanno votato. Far votare gli americani non è affare facile da gestire. Questo significa, nella realtà, code di giornate per lasciare il proprio voto: non come avviene in Italia. Tanto che, in questo anno di pandemia, sono state organizzate le votazioni al ‘domicilio’. Parte degli americani ha potuto esprimere la propria preferenza da casa, senza doversi recare alle urne, via posta. Quindi, senza assembramenti. Di conseguenza, hanno votato in tanti, anche coloro che, magari per problemi di mobilità o altro, per consuetudine, non andavano a votare. Ed allora Trump, per davvero, ha perso. In modo democratico, ne è uscito sconfitto, e Joe Biden ha vinto. È matematica. Le vaccinazioni pare che inizieranno già la prossima settimana. Con giugno i colossi, come General Motor, faranno ripartire il lavoro negli storici headquarter; pure Bill Gates lo conferma. Quindi, come sempre avviene, in Europa, come in Italia, le cose accadano sempre un po’ dopo che Oltreoceano. Saremo fuori dalla pandemia, nella prossima estate del 2021? Intanto sta per arrivare il Natale. Diverso sicuramente. Per tutti gli abitanti del pianeta. 

Fonti: Matteo Zoin manager della Marposs, Marco Saladini, a capo dell’Ice di Chicago. A loro: grazie.

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