L’ARTE ENTRA IN AZIENDA, E GLI SCARTI DIVENTANO QUADRI. SUCCEDE ALLA GATTO ASTUCCI

L’arte materica entra a pieno titolo nel puzzle dell’economia circolare. Chi l’ha detto, infatti, il cerchio non si possa chiudere nobilitando lo scarto fino a farlo divenire opera d’arte? Ci ha pensato Sarno Display, al 100% parte del Gruppo Gatto Astucci, con 90 addetti e un fatturato di 14 milioni, attiva a Carnate (MB) su un’area produttiva da 10mila metri quadrati, dedicata alla realizzazione di visuals/displays per i settori della cosmesi, occhialeria e gioielleria, che ha affidato alla creatività delle artiste Elisabetta Orsenigo e Anna Bellù gli scarti da trasformare in opere belle e intriganti. Per un’azienda che ha fatto dell’innovazione sostenibile a tutto tondo il proprio faro, la social innovation rappresenta un aspetto fondamentale. Il duo artistico BettyBellù di Seregno (MB), ha così creato quadri sorprendenti, utilizzando gli scarti di lavorazione della Sarno Display, ovvero il Pet riciclato che è divenuto arte. Le due artiste si rifanno, per impronta artistica, al mondo femminile, ridando vita a oggetti e utensili, come chiodi, aghi, ferro, impressi sulle tele.

‘L’arte vista nell’ottica della ‘social innovation’ è questo a cui abbiamo puntato – afferma Cristian Paravano, amministratore delegato di Sarno Display – ridiamo vita, attraverso queste due artiste e le loro opere, a materiale che sarebbe invece, morto. Anche questa iniziativa getta le basi alla sostenibilità, nell’ottica dell’economia circolare. Con le opere d’arte si chiude il cerchio sostenibile: dalla materia prima, che nasce già riciclata, nascono i nostri prodotti, e dagli scarti esce arte da offrire a tutti. Nel significato del fare impresa si innesta quella del riuso, e quindi della sostenibilità, ed infine quello artistico. Si tratta di un’economia circolare dal significato alto: ritengo che l’arte, in tutte le sue forme, alzi la visione anche del puro business’. ‘Per noi si tratta di una sfida vinta – affermano Orsenigo e Bellù – ci è stato affidato un compito che abbiamo portato a termine, riteniamo, con risultato. Nella nostra filosofia, non esiste materiale con cui non sia possibile fare arte. E’ possibile ridare dignità e vita, a qualsiasi scarto di lavorazione o materiale che, altrimenti, andrebbe gettato, o sarebbe inutilizzato. La nostra concezione del fare arte si basa sul riuso, con una predilezione nel dare lustro al mondo femminile. Molte delle nostre opere rappresentano archetipi di donne, di femminile. Riteniamo la scelta di Sarno Display molto innovativa e sostenibile, nell’accezione più creativa del termine’. Nella foto: Cristian Paravano, Elisabetta Orsenigo e Anna Bellù

MARCHI STORICI ITALIANI FANNO GOLA AI FONDI. TOSOLINI RESISTE

Ha ricevuto proposte di acquisto da fondi di investimento, la nota Distilleria Tosolini, ma la famiglia, in capo all’impresa da tre generazioni, rimane salda. ‘Non molliamo, anche se il periodo è difficile’. Una peculiarità delle Distillerie Tosolini: al vertice dell’azienda, da tre generazioni, i componenti della famiglia omonima e con successo. Una rarità nelle piccole medie imprese italiane: tutti e tre i figli del noto Giovanni Tosolini, sono con lui, oggi, alla guida dell’azienda. Una grappa di stile e di qualità in ogni senso, anche nella capacità di creare continuità aziendale centrando non uno ma ben due passaggi generazionali. È questo uno dei segreti del continuo successo della friulana Grappa Tosolini, sul mercato dal 1943. I natali si debbono a Bepi Tosolini, classe 1918 che con passione e grande forza di volontà ha realizzato il suo sogno creando una distilleria i cui principi sono sempre stati qualità e tradizione. Il primo passaggio di consegne è avvenuto negli anni 90 con il figlio Giovanni che gestisce l’azienda con i tre figli: Giuseppe, Bruno e Lisa. Un secondo passaggio che, sulla carta, poteva apparire ancora più complesso da realizzare: sulla scena tre eredi anziché uno e sempre più tempo a dividere le giovani leve dal «patriarca dell’alambicco». E invece la grappa, prodotto oggi nobilitato da una sempre maggiore attenzione alla freschezza dell’uva da distillare e dalle ormai riconosciute capacità di distillazione di Tosolini, ha decretato ancora un successo: tutti i tre i nipoti del fondatore hanno da sempre deciso di lavorare in azienda, costruendo così una storia non comune Giuseppe Tosolini, classe 1969, è il responsabile della parte commerciale in Italia; Bruno Tosolini, classe 1972, si occupa della parte commerciale legata alla divisione pasticceria; Lisa Tosolini, nata nel 1975, è concentrata sul marketing nelle piazze estere. Se la ricetta della grappa Tosolini resta segreta, non lo è quella che rende i tre fratelli uniti, propositivi e vincenti nell’affrontare le nuove sfide del fare impresa oggi: «Ciascuno di noi ha un ruolo diverso, distinto e chiaro. Ci vogliamo bene e ci rispettiamo», afferma il primo dei fratelli, Giuseppe. «Il nostro è un brand attrattivo e perciò abbiamo avuto anche proposte di acquisto da parte di fondi di investimento, ma noi non molliamo la presa». Ne è convinto anche Bruno: «L’Italia è famosa nel mondo per il food&beverage. Di questo comparto Tosolini rappresenta un valore, contraddistinto dalla sua assoluta qualità. Abbiamo lavorato duramente per ottenere un posto di rilievo: ovvero, essere riconosciuti come precursori di eccellenza. Andiamo fieri di questo, è il nostro faro da sempre». Lisa Tosolini: «Il nostro penso sia un patrimonio, materiale ed immateriale, da conservare e mantenere nel tempo. Per questo ho dedicato la mia vita professionale all’azienda di famiglia’. Di grande importanza, per il mantenimento dei vertici aziendale in famiglia, gli asset cosiddetti intangibili: sapienza, rispetto, buona volontà e onestà. Come del resto conferma il patron Giovanni Tosolini: ‘Considero la famiglia un valore determinate, io e mia moglie ci siamo impegnati affinché i nostri figli rimanessero coesi e questo ha pagato’.