ILLY: ‘PUNTIAMO FORTE SUGLI USA’. L’ITALIAN SOUNDING DIVENTA ANCHE AUTHENTIC

di Luigi Putignano

Andrea Illy, presidente di Illycaffè, presente negli Usa da oltre quarant’anni e brand globale, interviene sui fatti accaduti a Washington nei giorni scorsi, anche nell’ambito di una situazione economico-politica difficile, come quella che stiamo vivendo anche nel nostro Paese.

Il gruppo fattura 520,5 milioni di euro (2019), conta 1.405, la filiale statunitense (Illy Caffe North America) si trova a Rye Brook – New York.

L’azienda triestina punta forte all’export negli Usa, con un mercato completamente diverso da quello del Belpaese. «Noi – ha sottolineato Illy – siamo negli Usa da almeno quarant’anni, è il nostro secondo mercato, dopo quello italiano. Siamo un brand globale, presente in oltre 140 Paesi, con due terzi delle vendite fuori dall’Italia. Per poter continuare a crescere a livello globale, abbiamo bisogno di un mercato domestico più ampio di quello italiano. Abbiamo scelto gli Stati Uniti perché è il primo mercato al mondo a valore per il caffè, c’è una segmentazione che premia il caffè di alta qualità, di cui siamo stati in parte artefici, quanto meno nelle battute iniziali, e possiamo portare un offerta molto interessante, posto che il caffè gourmet rappresenta un ‘italian sounding’ gigantesco. Se ‘italian’ deve essere, allora rendiamolo ‘authentic’ oltre che ‘sounding’.»

«Negli Usa non c’è un problema occupazionale ma salariale, a causa di un’economia a bassa inflazione. E questo tipo di prospettiva porta la popolazione all’esasperazione. Questo fenomeno va letto assieme all’enorme complessità che la nostra società sta affrontando in questi anni. La nostra è una società che è sistemicamente insostenibile, dal punto di vista economico – perché la crescita economica è debito pubblico pompato con politiche monetarie aggressive –dal punto di vista sociale –con le problematiche legate all’integrazione e all’inclusività – e, infine, dal punto di vista climatico. Quanto accaduto nei giorni scorsi è una delle tante ‘fibrillazioni’ che ci dicono che siamo prossimi a un cambiamento di stato. La speranza è che questo segnale sia anche fonte di un rinnovamento della politica che non può andare avanti con la matitina alle urne. Dobbiamo diventare un po’ più smart. È certamente la fine di un’era, di un vecchio modo di fare politica.»

L’amministrazione di Joe Biden sarà in grado di governare in maniera forte? «Dipenderà – ha evidenziato Illy – dalla leadership del neopresidente e dalla sua capacità di superare la vendetta trumpiana e di quei 74 milioni di elettori che forse non si identificano negli assalitori di Capitol Hill. Tutto questo dipenderà dalla retorica dei prossimi mesi. Dal punto di vista economico, per Biden, un grosso aiuto potrà venire dalla green economy: grazie al Senato, la politica green degli Usa potrebbe diventare molto aggressiva, scatenando una sorta di ‘guerra’ competitiva tra Usa, Europa e  Cina, con investimenti davvero cospicui, nell’ordine dei trilioni di dollari, che ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi prefissati sul clima. La Cina ha dichiarato che diventerà ‘carbon free’ nel 2060. Se manterrà o meno le promesse dipende dal grosso punto di domanda dovuto al fatto che parliamo di un Paese che non è una democrazia.»

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