AZZARITI (Salone d’Impresa): ‘‘FIERE, SI STA TORNANDO ALLA NORMALITÀ”

Sono cambiate le medie imprese in questi sei anni? Sono cambiate rispetto a due anni fa, ossia dopo la pandemia? Lo abbiamo chiesto a Ferdinando Azzariti, presidente di Salone d’Impresa e deus ex machina delle sei edizione del Salone delle Medie Imprese: “Quando si parla di piccole e medie imprese facendone un tutt’uno si compie un errore grossolano, perché la media impresa è molto diversa della piccola ma anche dalla grande. E lo è soprattutto nella consapevolezza del suo ruolo di media impresa, perché si è resa conto di operare anche per la sua filiera, non solo per il proprio fatturato. Oggi il medio imprenditore ha una consapevolezza maggiore di quella che è la supply chain, sia interna che esterna, prevalentemente nazionale. E questo soprattutto nel metalmeccanico. Si assiste a una sprovincializzazione della media impresa. D’altro canto se cresce la media impresa cresce il Paese tutto. Sono loro il volano della nuova ripartenza. Tra 20 anni quando parleremo della seconda decade del ventunesimo secolo sarà ricordato come l’inizio di una nuova ripartenza. Il capitalismo vive di crisi e l’unica crisi pari a questa è avvenuta con l’arrivo del cataclisma – causato probabilmente dall’arrivo di un asteroide – che a portato all’estinzione dei dinosauri”.
Quante sono le medie imprese in Italia? “Nel Paese, stando ai dati di Mediobanca, le vere medie imprese sono 3.500/3.800”.
Cosa ha portato a questa metamorfosi in positivo delle medie imprese? “Hanno ripreso a correre e hanno trainato sia a livello nazionale che internazionale la loro filiera. Un dato estremamente importante. Parliamo di aziende che sono leader o quasi nel loro segmento a livello europeo. Il racconto che emerso durante la due giorni del Salone è stato quello di una media impresa che è tornata a correre e questo è il primo dato. Il secondo dato è che hanno cambiato profondamente la governance, i tools, la struttura. Ci sono stati dei passaggi generazionali in questi due anni, che è un elemento molto importante. Queste imprese hanno sempre più, in questo biennio funestato dal Covid, lavorato a livello strutturale con tools a 3 a 5 anni. Parliamo di realtà che fanno budget triennali o quinquennali. Non lavorano più a vista. Terzo elemento che hanno lavorato sempre di più per portare al loro interno una figura manageriale. Sia in Veneto che in Fvg il manager si innesta in una struttura proprietaria che, fatto salvo alcune aziende triestine, è una struttura proprietaria familiare. Quindi questo è un elemento molto innovativo. Chiaramente questo è un vantaggio per questa tipologia di impresa perché il manager arriva e innesca dei profondi cambiamenti non solo culturali ma soprattutto tecnologici, strategici e organizzativi. Siamo di fronte a quella che possiamo definire un’impresa ibrida, definibile come un’impresa familiar-manageriale, con una profonda iniezione di 4.0. Il terzo drive è stata la nuova attenzione alle persone: ci si è resi conto di quanto siano importanti il collaboratore, la collaboratrice rispetto al passato. Questo perché si è operato con lo smart working”.
Sarà sempre più parte integrante del mondo del lavoro? “Lo smart working non diventerà parte integrante ma non scomparirà, anche in questo caso si può parlare di ibridazione. Se dovessi usare una metafora direi che non passiamo al televisore e abbandoniamo la radio, ma ascoltiamo, magari in auto la radio, e vediamo anche la Tv”. Nel Triveneto quali sono i settori che in questo momento appaiono più performanti? “Sono cresciuti fashion, in parte, poi l’alimentare, la casa, dalle vernici ai mobili. Ha sofferto, come si può facilmente immaginare, l’automotive. Le mosse dello Stato sulla riqualificazione della casa, dal 110%, 90%, e 50% sono apparse vincenti, per due anni guadagnerà l’edilizia ma non solo: basti pensare alle caldaia che rientrano nell’ambito edilizio ma è manifattura, una manifattura green, 4.0”Nel 2023 quando finirà il bonus 110% cosa accadrà? Le aziende che non diventeranno ipertrofiche e che avranno saputo gestire in maniera lungimirante le risorse saranno ancora tra i protagonisti. Abbiamo saputo di imprenditori che dai budget triennali rolling adesso sono passati a fare budget a 5 anni, sempre rolling, ma è indicativo di una mentalità che è cambiata. Quindi grazie all’imprenditore ma anche al manager si comincia a ragionare nel lungo periodo. Chiaramente come hanno raccontato molti imprenditori durante gli incontri organizzati in occasione dell’ultimo Salone, è finita la tempesta del Covid ma altre sono in arrivo, quella dell’inflazione, quella dell’aumento dei costi del materiale, del costo dell’energia. Ma con questa nuova strutturazione si sarà in grado di guardare al medio e lungo periodo, e si potrà intervenire in netto anticipo: “ok, Houston, qual è il problema?” Come è andata l’ultima edizione del Salone delle Medie Imprese? La sesta edizione ha avuto i numeri della quarta edizione – la quinta è stata online e non fa testo – con 600 partecipanti nelle due giornate, con la voglia di tornare al fisico. I saloni e gli eventi fieristici che si stanno svolgendo in queste settimana a Milano stanno tutti andando bene”.

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