A MANAKARA I PROGETTI MISSIONARI DELLA DIOCESI DI REGGIO EMILIA

A MANAKARA I PROGETTI MISSIONARI DELLA DIOCESI DI REGGIO EMILIA

(Ti Lancio dal Madagascar) Manakara 28 ottobre 2022 – Manakara è una città del Madagascar a Sudest del Paese, povera. Poverissima. Conta 60.000 abitanti, anche se, in modo non ufficiale, potrebbero essere molti di più. Il popolo malgascio si riproduce in modo costante: a volte sono anche 7-8 figli per famiglia, da sfamare, senza saper come. Ciò che in questa area sta facendo il Centro missionario diocesano di Reggio Emilia, con la Parrocchia locale intitolata alla Divina Misericordia, guidata da don Luca Fornaciari, coadiuvato da don Simone Franceschini, è immane.

Ciò che rimane da fare è tantissimo. Sono le necessità primarie in ballo. La sussistenza alimentare in primis. Quella sanitaria è ancora un optional. Si pensa a non morire oggi. Alla sopravvivenza. Il futuro è una specie di visione, su cui il popolo locale non riflette. Troppo consistenti le necessità dell’oggi, per pensare al domani. Fare il missionario a Manakara significa rendersi disponibili alle necessità del prossimo, quasi 24 ore su 24. La messa ha qui il suo antico significato, è un momento per stringersi nella preghiera, per affrontare meglio la realtà: durissima. Oltre che uno scorcio di aggregazione. La vita di comunità è essenziale a Manakara. Senza la forza comune, l’aiutarsi l’un l’altro, verrebbe a mancare, con tutta probabilità, ed in molti casi, la possibilità vivere. Infatti e nonostante tutto, in queste zone, non si muore di fame, perché chi si trova in grave difficoltà viene comunque aiutato, anche da chi ha ben poco per se stesso. In questo contesto sociale e culturale – l’analfabetismo è al 70 per cento – si inserisce il lavoro dei due emiliani: don Luca e don Simone. Entrambi dotati di una profonda generosità e vocazione missionaria, sono alle prese, ogni giorno, con problemi e situazioni tra le più disparate. La Chiesa è qui simbolo di speranza e di fiducia verso il futuro, nel suo senso primo. 

I PROGETTI

Serve progettare per creare le fondamenta di una nuova cultura di base. Potremmo scomodare l’antropologia per capire che il popolo malgascio ha una sua forte dignità, insieme ad una totale mancanza di iniziativa personale. Il clima non aiuta. Le temperature costantemente miti hanno creato nella cultura locale, un senso di lascività e fatalismo fortissimo. Ovvero, la mancanza di necessità dovuta alle temperature gradevoli, insieme alla ricchezza della terra – gli alberi da frutto danno origine a prodotti superbi – con la quasi totale assenza di formazione scolastica. Il tutto, unito ad un seppur impercettibile sfruttamento da parte di Paesi stranieri, ha determinato un atteggiamento verso la vita arrendevole. Solo forse con l’esempio è possibile cambiare qualcosa nella mentalità del popolo del Madagascar. 

L’UNIVERSITA’

Potere contare su di una istruzione accademica sarebbe quanto mai fondamentale. Per cambiare le cose serve, innanzitutto, aprire mente e cuore e cambiare la cultura. Aprirsi a nuove conoscenze in un Paese in cui, ancora, i tabù culturali sono enormi. In questo contesto si inserisce l’idea di don Luca Fornaciari (a destra nella foto): rendere accessibile una Università, nella località di Farafangana, ad una ora di auto da Manakara, portando nuovo lustro ad un vecchio edificio, un tempo sede di un grande seminario. Ora abbandonato, già di proprietà della locale diocesi. Dal 2021 la missione della diocesi di Reggio Emilia – Guastalla promuove il sostegno dei giovani di Farafangana. Il progetto è seguito da don Luca Fornaciari che coordina il gruppo dei giovani e insegna nella stessa Università. E’ già attualmente in corso il progetto ‘Universitari in Madagascar’, promosso dal Movimento Familiaris Consorto e sostenuto dal Centro diocesano missionario di Reggio Emilia. ‘Con 500 euro riusciamo a sostenere gli studi universitari di tre anni per uno studente’ afferma don Luca. Ora, la sede universitaria più vicina è a Antsirabe, (700 km da Manakara) frequentata da 1500 studenti che hanno, in questo modo, una vera possibilità di riscatto. Don Fornaciari è professore di Teologia e Lingua italiana: ‘Con l’istruzione, anche di tipo accademico, regaliamo a questi giovani malgasci la vera possibilità di avere un futuro diverso’ conclude. ‘Stiamo ricevendo un forte incoraggiamento dal clero e dalla società locale – continua don Luca – dobbiamo uscire da una forma assistenzialista di sviluppo del territorio,  verso una più evoluta comprensione dell’essenzialità della formazione e della cultura. Laddove, nel mondo, si parla di cultura digitale, qui serve la formazione essenziale, per creare le fondamenta del futuro dirigenziale del Paese. Siamo al servizio di giovani, uomini e donne di buona volontà per contribuire a creare una nuova classe dirigente competente e onesta’. 

LA FERME 

A Manakara si trova anche la ferme Saint François gestita da don Simone Franceschini (a sinistra nella foto). La fattoria è di proprietà della diocesi di Farafangana. I dipendenti sono 20, vengono lavorati circa 10 ettari su 25 totali. La sua finalità è l’avviamento al lavoro agricolo per i giovani delle campagne limitrofe, oltre che il reinserimento sociale e lavorativo di persone, anche provenienti dall’ospedale psichiatrico di Ambokala. 

‘In questo momento stiamo ricostruendo alcuni ambienti prima di ripartire con l’ospitalità degli apprendisti. Ci stiamo dotando di un impianto fotovoltaico e costruendo un piccolo caseificio, risistemando a stalla delle vacche da latte a cui si andrà ad aggiungere, un’altra per allevare gli zébu. Alleviamo galline ovaiole e quelle di razza locale, oltre a spazi dedicati all’allevamento dell’anatra e dell’oca. Stiamo ampliando l’allevamento del coniglio e sperimentando varie coltivazioni ortofrutticole. Stiamo ristrutturando le abitazioni per: la comunità residente, l’ospitalità delle giovani famiglie apprendiste, lo stoccaggio delle attrezzature ed il mulino’ spiega don Simone. La fattoria é dotata anche di arnie per l’apicoltura  e piantagioni di spezie : caffè, cannella, garofano, pepe nero e rosa, vaniglia, agrumi e alberi di eucalipto. Infine la ferme include e custodisce una parte di foresta. Durante l’anno di apprendistato, le giovani famiglie, potranno vivere una esperienza di vita comunitaria, in cui condividere il lavoro, i pasti e la quotidianità. La modalità stanziale sarà anche occasione di offrire una formazione umana e spirituale e le regole della vita comune possono diventare una palestra al rispetto, alla convivenza, al servizio e all’accoglienza inclusiva. Obiettivo non meno importante é dare stimolo al risparmio e alla progettazione della propria vita. Pensiamo di accogliere ogni anno una decina di giovani famiglie oltre ad ex malati dell’ospedale psichiatrico ad un totale di 25/30 persone. Non riceveranno uno stipendio, tuttavia oltre ad assicurare loro il vitto, alloggio ed eventuali spese mediche, otterranno un contributo consistente in attrezzature, animali, sementi e casa, secondo un progetto costruito ad hoc con ciascuno. Al termine dell’orario lavorativo, si propone anche uno spazio per la formazione teorica e/o di alfabetizzazione. La vita comune sarà occasione anche per mettere a confronto la comprensione di Dio e della vita, la ricerca del bene comune e la custodia del creato. La dimensione spirituale incide sulla concretezza della vita e la plasma. L’obiettivo più urgente é rendere autosufficiente economicamente la ferme per quanto riguarda la conduzione ordinaria. Vogliamo cercare il bene di questi giovani chiedendo in cambio onestà e responsabilità, non siamo li per sfruttare le loro ricchezze o per imporci come colonizzatori con le nostre conoscenze e possibilità, ma per dare un impulso allo sviluppo del Paese’ conclude don Simone.

L’OSPEDALE PSICHIATRICO E IL CENTRO PER  BAMBINI E RAGAZZI DISABILI

Enrica Salsi, reggiana, porta avanti uno sforzo immane presso l’ospedale psichiatrico di Ambokala, sempre a Manakara, di cui è responsabile del progetto. I pazienti affetti da malattie mentali sono molti e scompensati. Non trovandosi sotto trattamento farmacologico, arrivano spesso ad Ambokala, in situazioni gravi, tanto da richiederne l’isolamento. 

‘Attualmente abbiamo in cura 22 malati’ spiega Salsicon l’aiuto di maestranze locali, gestisce la cura ed il reinserimento sociale e lavorativo di queste persone. La malattia mentale è diffusa in Madagascar e può raggiungere i casi clinici più complessi, proprio per l’assenza di cure e trattamenti. Oltre che per la diffusione dell’utilizzo smodato di alcol e droghe. 

Il centro per bambini disabili di Manakara, in località Tsararano ha invece guide locali: personale del luogo, preparato ad affrontare la gestione di bambini e ragazzi con problemi anche di disabilità mentale e motoria. 

Leave a Reply

Your email address will not be published.