beanTech nuova sede mestrina per l’azienda tech friulana

Nuova sede a Mestre per beanTech. Continua il percorso di crescita dell’azienda informatica con sede a Reana del Rojale (Udine), che ha appena aggiunto un ulteriore tassello al proprio sviluppo. La nuova filiale in Veneto, che si trova nel centro cittadino, va ad affiancare lo storico “quartier generale” friulano. «Abbiamo deciso di aprire una sede secondaria per essere ancor più immersi nel cuore del Nordest – sottolinea Fabiano Benedetti, fondatore e ceo di beanTech -. Per noi, si tratta di un territorio dal grandissimo potenziale di sviluppo e la nostra azienda guarda soprattutto alle soluzioni per il settore manifatturiero, un comparto che da sempre rappresenta un riferimento. La nostra presenza in Veneto si configura come ancora più strategica».

Si aggiunge, dunque, un ulteriore tassello alla crescita di beanTech, realtà partner di colossi dell’informatica come Microsoft e Dell EMC. L’impresa friulana oggi si presta a chiudere un 2019 con un fatturato pari a 14 milioni e offre lavoro a oltre 120 collaboratori. A certificarne il buono “stato di salute” è anche la recente analisi sulle “Eccellenze del Nordest, le imprese più dinamiche”, redatta grazie al lavoro congiunto di 13 Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, assieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sono state analizzate 13.421 società del Triveneto, 724 delle quali con sede in provincia di Udine. Tra le medie imprese, beanTech si piazza al 46° posto in Friuli Venezia Giulia grazie a un indice sintetico di performance pari a 523,34 (superiore a quello medio su scala provinciale, che si attesta a 500,67); l’azienda di Reana del Rojale occupa la 1.177esima posizione tra le realtà produttive del Triveneto. L’Indice sintetico di performance è una misura sintetica delle performance delle imprese e mira a individuare le società di capitali con le migliori condizioni patrimoniali, finanziarie e reddituali nell’arco degli ultimi cinque esercizi. Un ulteriore riconoscimento alla bontà del percorso dell’impresa friulana arriva anche dalla classifica stilata dall’autorevole quotidiano Il Sole 24 Ore e riguardante i “Leader della crescita 2020”, le aziende che fra il 2015 e il 2018 hanno ottenuto le migliori performance in tema di incremento di fatturato: in questo contesto, beanTech si piazza al 215° posto, con una crescita pari al 34,54% in tre anni, accompagnato da un notevole aumento dei dipendenti, passati da 35 a 104 nel periodo considerato.

«Anche grazie a questi risultati – conclude Benedetti – abbiamo scelto di continuare a investire. L’apertura della nuova sede di Mestre va vista proprio in questo senso: vogliamo rafforzare la nostra presenza nel Nordest anche grazie al reclutamento di nuove forze lavoro nell’area in questione’. 

ERMETRIS, DAL GATTO ERMES IL NOME DELL’IMPRESA. DA CLAUDIO BORRELLO, IL SUCCESSO DELL’AZIENDA

Ermetris è l’azienda tecnologica di Claudio Borrello. Un giovane ingegnere che, ad un certo punto, da dipendente decide di diventare imprenditore, prima di se stesso. E poi della sua Ermetris. Ha un gatto che si chiama Ermes, ed è appassionato di esoterismo, lui Claudio. Ama le cose belle: il cotonificio restaurato a Gorizia, dove lavorano in forza ad Ermetris i dipendenti, è un ambiente dal tocco femminile (Pamela). Dove si sta bene. Una combinazione alchemica – la chimica conta sempre anche nel fare impresa – fa respirare un’aria frizzante in un’azienda giovane, partita dal 2012. ‘Ci diamo da fare – spiega Borrello – ciò che ci contraddistingue è la flessibilità. Siamo in grado di fornire strumenti che funzionano bene, insieme ad un ottimo servizio di manutenzione’. L’azienda ha sede a Gorizia, con una particolare attenzione per il settore del trasporto ferroviario, ha appena avuto una conferma ed una nuova commessa. Dopo una prima fase proficua di collaborazione, è stata rinnovata per altri due anni la fornitura di prodotti Ermetris alla Amtrak, leader del trasporto su ferrovia negli Stati Uniti. L’impresa di Gorizia porterà oltreoceano il suo microtelefono ferroviario intelligente, con spessore ridotto che ne consente un facile montaggio grazie anche alla chiusura magnetica alla base. Un prodotto capace di offrire una eccellente qualità del suono e molto versatile, grazie alla pulsantiera esterna. L’apparecchio, integrato nel banco del macchinista e destinato alle comunicazioni con i passeggeri (di servizio e di sicurezza), consente anche di comunicare con i capitreno e con l’altro macchinista sul fronte opposto del convoglio. In totale, Ermetris ha fornito questi speciali telefoni a circa 150 treni, fra quelli ad alta velocità sulla direttrice Boston-New York e quelli in servizio in California. Di recente, invece, l’azienda goriziana è stata scelta anche per una commessa in Indonesia, dove fornirà la stessa tipologia di prodotto. «La nostra vocazione è sempre più internazionale – commenta Claudio Borrello, amministratore e fondatore di Ermetris – e la riconferma negli Stati Uniti ci rende consapevoli di essere sulla direzione giusta. Dobbiamo attenerci a rigide disposizioni e standard di qualità: farlo è una dimostrazione della qualità del nostro know how e dei prodotti». Oggi, per fare impresa è necessario essere proattivi, capaci cioè di trasformare i limiti in opportunità, anticipando le nuove richieste del mercato.

MEP, DOVE L’UOMO CONTA QUANTO LA TECNOLOGIA

Sede Mep

Fatturato 2018 a 76 milioni, 180 addetti nel mondo, di cui 140 in Italia, per la Mep Spa, che sta per Macchine elettroniche piegatrici. Un’azienda che ha quel quid in più. Dove, al primo posto, c’è la creazione di valore, per: le risorse umane, la comunità, la società, il reddito come strumento di misura della crescita, per stakeholders e stockholder. La sua sede e il pensiero sono in Friuli Venezia Giulia, a Reana del Rojale (Udine). Dal 1981, il presidente è Giorgio Del Fabro, imprenditore industriale. L’amministratore delegato è Vito Rotondi, uomo, economista, professionista che ha alle pareti del suo ufficio, un tratto di Luigi Einaudi. Approccio quindi umano al lavoro, il suo, insieme ad una forte propensione hegeliana a mantenere i piedi ben ancorati a terra. Si bada alla corporate governance, all’olistica dimensione delle cose e delle attività, alla qualità super certificata, all’esasperata pulizia e ordine, ai tempi di attraversamento, ad una efficiente durata di cicli e processi industriali, ad eliminare sprechi e rifiuti in ogni loro forma; si bada al world class manufacturing.

Vito Rotondi, ad di Mep

Oltre che all’innovazione del prodotto. ‘Puntiamo molto sul patrimonio umano – spiega Rotondi – penso che la macchina non potrà mai sostituire l’essere umano’. Fiducioso, non ottimista, ma realista, l’ad di Mep, guarda al futuro con speranza e propensione positiva verso l’umanità e l’essere umano. Come deve probabilmente essere, per crescere ancora. Tanto che, ha inventato in azienda la Mep Business school. Rettore: Andrea Marino Cerrato, Capo dei Sistemi informativi e di management, per preparare internamente il personale; un ‘luogo ove la libertà individuale nella formazione e professione possa essere impegno collettivo e divenire successo competitivo, sociale e reddituale’. Mep progetta e produce macchine elettroniche per la lavorazione a freddo e la saldatura del ferro tondo, utilizzato per armare il cemento nella realizzazione delle grandi infrastrutture. Si va dalle macchine di piccole dimensioni, fino ai grandi impianti, rigorosamente di colore rosso del pantone Mep. L’azienda offre l’intera filiera di prodotti al mercato; è unica nella propria estensione di serie e anche nella MEP Technology solution provision (realizzazione sulle esigenze operative e tecnologiche del cliente), aftermarket e assistenza tecnica. Mep detiene oltre 100 brevetti. E continua ad ampliare la gamma dei suoi prodotti e servizi anche digitali. E’ stata di recente lanciata sul mercato la nuova soluzione impiantistica OMNI 20. Si tratta di un impianto di raddrizzatura, taglio e piegatura delle barre, completamente automatizzato e capace di garantire livelli molto elevati di efficienza e flessibilità, oltre alla massima sicurezza durante le fasi di produzione. Non soltanto: il reparto interno di ricerca ha sviluppato un sistema di impilamento unico, tecnologia esclusiva di Mep. OMNI 20 consente la produzione di barre e staffe di varie dimensioni piccole, medie e grandi, strette, larghe e lunghe con un processo di raddrizzamento possibile grazie a rotori iperbolici, gestiti da dispositivi di commutazione delle misure e sistemi di piegatura indipendenti e agili. Le barre sagomate sono posizionate su una superficie inclinata e favoriscono un efficace processo di rilegatura automatizzata. Il tutto, sfruttando la forza di gravità: una delle forze fondamentali della fisica universalmente e umanisticamente espressa. Concluso il processo produttivo, le barre sagomate scivolano verso un nastro trasportatore che le conduce fino a uno scaffale mobile e poi impilate sui rack. ‘La forza di questo dispositivo – commenta Vito Rotondi – è nella dimensione universale e umanistica della sua “architettura”, in grado di fornire al Cliente risultati eccellenti e assicurare un’elevata efficienza al suo ciclo produttivo’. Mep group, fondato nel 1966 da Remigio Del Fabro, ha mantenuto il quartier generale in Friuli VG, seppure oggi sia un player internazionale presente in 128 Paesi, che raggruppa 15 aziende presenti in Germania, Francia, Brasile, Polonia, dalla Corea del Sud all’Australia, passando per il Nord America e il Canada, fino alla Russia e la Spagna. Mep group, che ha prodotto 11.000 macchine ancora funzionanti in tutto il mondo, investe tra il 5 e l’8% dei ricavi in ricerca e sviluppo, continua a disegnarsi il proprio futuro, in una visione umana, sociale, globale, ed innovativa.

FABIO PETTARIN, QUANDO A DISTINGUERSI E’ L’ETICA: PROPRIA ED AZIENDALE

Etica, sostenibilità, rapporti umani. Elementi che un tempo, nella conduzione di un’impresa, potevano sembrare quasi “immateriali”. Oggi, invece, investire in tre ambiti quali capitale umano, relazionale e fiduciario sono diventati una parola d’ordine per molti. In particolare, per 24 realtà di successo immortalate in “Storie di ordinaria economia”, il libro di Massimo Folador al centro di una partecipata presentazione lo scorso giugno nella sede di Confindustria Udine. Casi che hanno dimostrato che le imprese capaci di impiegare risorse anche sul capitale umano sono state, alla lunga, ripagate. «Dal pubblico ci sono state tante domande – afferma Folador, l’imprenditore autore di questo bestseller -. Per prima cosa, bisogna evitare di parlare di “sostenibilità” soltanto in relazione all’ambiente: quella in azienda, per esempio, è ambientale, sociale ed economica. È una tematica ampia, sempre più rilevante, da affrontare in modo puntuale». Che cosa intende? «Per ottenere risultati migliori – prosegue Folador – è necessario mettere in pratica prassi, attività e comportamenti che rendano sostenibile l’ambiente verso gli stakeholder. È ovvio che bisogna declinare riflessioni e attinenze per aziende che hanno settori e dinamiche particolari. Ci vogliono comportamenti specifici». Molti i casi di imprese che, sotto questo profilo, hanno investito per migliorare l’aspetto di etica e solidarietà sociale. Durante l’appuntamento in Confindustria Udine, parecchi gli esempi virtuosi su scala locale portati all’attenzione: per esempio, è stato così per l’intervento di Vito Rotondi, Ceo di Mep Group, azienda friulana che ha fatto della formazione e della ritenzione di talenti uno dei propri cavalli di battaglia. La Mep Business School è solo l’ultima dimostrazione di questa avanguardia in termini umani e valoriali. Fondamentale, durante l’incontro, anche la sempre puntuale mediazione del professor Francesco Marangon, del DIES di Udine, abile a tenere le fila di un incontro ad alto contenuto di digressioni filosofiche, intensamente arricchenti per il variegato pubblico in sala, ma difficili da ordinare e strutturare. Durante l’appuntamento si è parlato del “caso” di Cda, l’azienda di distributori automatici di bevande e snack con sede a Talmassons che della responsabilità sociale ha fatto un cavallo di battaglia, tanto da essere al centro di un articolo scritto dallo stesso Folador sulla sua rubrica “Che bella impresa!” pubblicata sul quotidiano L’Avvenire: «Quello di Fabrizio Cattelan e della sua società è un grande esempio di sostenibilità. La sua case history finirà in un mio futuro libro? Potrebbe essere» conclude Folador. Tra i coordinatori della presentazione, Fabio Pettarin, presidente di Animaimpresa e presidente di Tecnest Srl di Tavagnacco, società specializzata da 30 anni in soluzioni software e consulenza per la produzione dei processi di impresa. «Temi quali sostenibilità sociale ed etica nelle imprese sono sempre più rilevanti e non devono essere visti con “buonismo”, ma come parte di una crescita che porta risultati tangibili anche in termini di fatturato – sottolinea -. Con l’Industria 4.0 le macchine svolgeranno alcuni compiti dell’uomo, ma non ci sarà una vera e propria sostituzione. Io parlerei di un cambiamento di ruoli e di crescita, ma le risorse umane rimarranno fondamentali». Parole di un imprenditore al timone di Animaimpresa, realtà che è un punto di riferimento per la Responsabilità Sociale d’Impresa in Friuli Venezia Giulia. «Le case history citate da Folador – conclude Pettarin – fanno riferimento ad aziende di grande spessore e importanza: possono essere uno stimolo ulteriore anche per quelle di casa nostra. Tecnest, non da oggi, investe molto sulle buone pratiche per il bene comune».

RENZO GUERRA: “ACCETTIAMO LE SFIDE DELLO SVILUPPO TECNOLOGICO CON POSITIVITA'”

Renzo Guerra. Uomo del fare e poco del dire. Low profile. Accetta con ottimismo le sfide che il mercato, delle nuove tecnologie digitali applicate, propone. 

‘Preferisco, finito il lavoro, fare due tiri a basket, piuttosto che partecipare ad un convegno. Frequento poco Confindustria. Insomma, sono concentrato a lavorare ed a godermi a mia famiglia e il mio tempo libero. Leggo tutte le mattine diversi quotidiani, fra cui la Gazzetta dello Sport’. 

Classe 1958, fonda la sua Asem (con sede ad Artegna (Udine), di cui è presidente ed amministratore delegato) quando aveva appena 21 anni. Il core business è, sin dall’inizio, nell’automazione industriale. 

‘Arrivammo a 100 miliardi di lire di fatturato partendo da zero. In un tempo relativamente breve. Oggi fatturiamo 40 milioni, e lavorano per noi 200 persone’. Unici nel loro settore: Asem (Automazione sistemi elettronici microcomputer) – nasce come azienda di engineering specializzata nella progettazione e produzione di sistemi di automazione industriale con tecnologia a microprocessore.

L’azienda entra poi nel mercato dell’information technology progettando e producendo interfacce ed accessori per personal computer. E’ stata l’unica impresa italiana, oltre all’Olivetti, a progettare e produrre Pc Ms/Dos compatibili, raggiungendo alla fine degli anni Ottanta una quota del 6% del mercato italiano dei Pc. 

Nella prima metà degli anni Novanta, per prima in Italia, Asem ha progettato e prodotto Pc industriali, orientati in particolare al mercato dell’automazione industriale. 

‘Siamo unici – spiega Guerra – e non lo dico tanto per dire. Produciamo tutto al nostro interno. Con una attenzione alla qualità ed al dettaglio davvero notevole. Il mercato offre opportunità crescenti: automatizzare i processi crea competitività. In special modo nel settore manifatturiero, ma come in ogni ambito’. Grado di innovazione, prezzo e flessibilità: ecco gli ingredienti di Asem.