(Ti Lancio dagli Stati Uniti e da Cuba) Washington – L’Avana 17 marzo 2026 – Mentre l’Avana sprofonda in un blackout totale, il destino dell’isola si gioca in un teso botta e risposta tra la Casa Bianca e il Palazzo della Rivoluzione. In una giornata che resterà negli annali della geopolitica caraibica, il Presidente Donald Trump ha rotto ogni indugio diplomatico, dichiarando apertamente la possibilità di “prendere” Cuba.
Dallo Studio Ovale, le parole di Trump sono risuonate come un ultimatum d’altri tempi. “Credo che avrò l’onore di prendere Cuba”, ha riferito ai giornalisti, aggiungendo con la sua consueta sicumera: “Che io la liberi o la prenda, penso di poterci fare quello che voglio. Sono una nazione molto indebolita in questo momento”.
L’affermazione arriva nel momento di massima vulnerabilità per l’isola. Da tre mesi, l’amministrazione statunitense ha stretto una morsa d’acciaio sulle forniture di petrolio straniero, bloccando le spedizioni dal Venezuela e portando il Paese sull’orlo di un collasso umanitario. Senza carburante, gli ospedali rinviano gli interventi e le strade restano al buio, alimentando una tensione sociale che sfocia in rare ma significative proteste.
Il dramma nel dramma si è consumato lunedì sera. Proprio mentre il sistema elettrico nazionale collassava, il governo comunista si preparava a un annuncio storico: l’apertura agli investimenti stranieri, inclusi quelli delle aziende statunitensi e dei cubani residenti negli USA.
Il vice primo ministro, Oscar Pérez-Oliva Fraga, ha dichiarato alla NBC che Cuba è pronta a una relazione commerciale “fluida”, estendendo gli investimenti oltre il settore privato, fino alle grandi infrastrutture. È un’apertura che va ben oltre i timidi tentativi dell’era Obama, ma che nasce sotto il peso di un ricatto energetico senza precedenti. L’annuncio, previsto nel programma televisivo Mesa Redonda, non è andato in onda all’orario stabilito. Il motivo? Probabilmente, il blackout stesso ha spento le voci del governo.
Gli esperti sono concordi: il “blocco di fatto” imposto da Trump sta soffocando l’isola. Se l’obiettivo di Obama era trasformare Cuba attraverso il commercio, la strategia di Trump sembra essere quella della resa per sfinimento. Definire Cuba una “nazione indebolita” non è solo un’analisi, ma il risultato di una politica di pressione massima che ora punta al bersaglio grosso: il controllo totale.
Per Cuba, la scelta è tra il collasso definitivo o un’apertura economica che rischia di somigliare a una capitolazione sotto scacco.


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