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IL FRIULI VENEZIA GIULIA CHE VOLA

Nella foto, da sx: Roberto Cella e Fausto Schneider, patron di Helica Fly; Gabriele Lualdi  della Fondazione Lualdi

Nasce un nuovo servizio di trasporto aereo privato dal Friuli Venezia Giulia, con l’alleanza strategica fra Fondazione Lualdi e Helica Fly, per rispondere a una domanda di trasporto sicuro (anche riguardo alla prevenzione anti Covid-19), veloce, puntuale e prossimo al luogo di destinazione. Sono a disposizione 3 aerei e 2  elicotteri. Helica Fly è il nuovo segmento aziendale di Helica, azienda con sede ad Amaro (Ud) e con core business nel telerilevamento aereo. Oggi impegnata anche nel trasporto passeggeri. L’aereo, soprattutto se privato, si sta rivelando il mezzo più sicuro per percorrenze a medio o breve raggio, in tempo di Covid-19, infatti, sta rispondendo alla domanda crescente di spostamenti per motivi di business ed anche sanitari. In questo contesto sono stati presentati i nuovi voli business da parte di Helica Fly e Fondazione Lualdi, con l’aereo Piper m600 da 4 passeggeri e fino a 4 ore di volo, che si aggiunge ai velivoli Airbus Helicopters As 350 Ecureuil, Robin Dr400 per 3 passeggeri e Pilatus Porter Pc-6 per 6 passeggeri, con partenza dal Friuli Venezia Giulia, per tratte a breve e medio raggio.   Cinque i mezzi a disposizione, tre aerei e due elicotteri. Le mete: Austria, Svizzera, Germania, Francia e Slovenia sono tutte raggiungibili partendo dal Friuli Venezia Giulia. Inoltre, questa tipologia di trasporto consente di arrivare abitualmente molto più vicino ai luoghi di destinazione, rispetto all’utilizzo di un aereo di linea, vincolati ai grandi aeroporti. In Europa sono 3mila i punti di atterraggio disponibili per questa tipologia di velivoli. 

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CAME SCEGLIE EUROTECH: LA DIGITALIZZAZIONE E’ UNA PRIORITA’

Came: 254 milioni il fatturato registrati nel 2019. Azienda trevigiana, brand di riferimento e partner globale per soluzioni integrate pensate per l’automazione, il controllo e la sicurezza di ambienti residenziali, pubblici e urbani. Ha scelto Eurotech, la multinazionale di Amaro (Ud), per la sua digitalizzazione. 

‘Una scelta che non poteva più essere rimandata – spiega Andrea Menuzzo, presidente di Came (nella foto) – approntare oggi le sfide imposte dalla digitalizzazione significa rimanere competitivi. Il paragone che mi sento di fare, è come quando venne scoperta l’energia elettrica. Digitalizzare i processi di una impresa oggi, significa, come allora, utilizzare o meno l’energia elettrica. il distinguo lo si fa: sull’uso o il non uso delle nuove tecnologie. Questo offre la dimensione e la portata della spinta innovativa che scaturisce dall’uso della tecnologia. In Eurotech abbiamo trovato, con le sue soluzioni, un valido alleato per la gestione dei nostri dati, in totale sicurezza. La nostra realtà somiglia molto ad Eurotech, siamo ‘piccoli’, ma presenti in tutto il mondo’.

Come state vivendo questo momento storico di pandemia? ‘Ci siamo riorganizzati. Non è tutto negativo ciò che sta accadendo. Vediamo di trarre il meglio dalla situazione, anche con una nuova organizzazione del lavoro. Prima, vivevamo in una routine ormai consoldata che la pandemia ha spazzato via. Ora più che mai possiamo e dobbiamo pensare alla digitalizzazione per rimanere competitivi in un mercato che, all’uscita dalla crisi sanitaria sarà ancora più competitivo’.

‘Contribuire alla digitalizzazione del nostro Paese, consentedo ad eccellenze come Came di dotarsi delle migliori tecnologie digitali ci riempie di soddisfazione. Significa che abbiamo fatto un passo in avanti verso una maggiore competitivtà del sistema industriale italiano’ ha sottolineato Roberto Siagri, Ceo di Eurotech.

www.eurotech.com

www.came.com 

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LA PANDEMIA FA IMPENNARE L’E-COMMERCE: OVERLOG PRONTA ALLA RIORGANIZZAZIONE DEI MAGAZZINI

L’esplosione dell’e-commerce, in questo periodo storico di pandemia, ha determinato un crescente ricorso ad una migliore gestione dei magazzini: merce di cui arrivano gli ordini da smistare, pronta in magazzino per essere individuata e spedita.

Ecco che, aziende come Overlog di Buttrio (Ud), hanno dovuto fare fronte a richieste fra le più disparate. ‘Una sfida a cui cerchiamo di dare una risposta’ afferma Marco Crasnich, Ceo. 

Essere aziende pronte ad affrontare le sfide che il futuro offrirà, anche dopo la pandemia: è ciò che garantisce ai propri interlocutori Overlog, la società friulana che da oltre trent’anni è specializzata nello sviluppo di soluzioni software per la gestione logistica.

In concreto ciò significa analizzare, progettare, attuare sul campo soluzioni semplici ed efficaci per sistemi logistici complessi, con soluzioni Ict software, prodotti hardware per ogni necessità, consulenza e, non da ultimo, accompagnamento del nuovo corso.

«Il ripensamento del sistema logistico in prospettiva digitalizzata, automatizzata ed in sinergia con il resto dei dipartimenti aziendali: è un processo strategico ai fini dell’abbattimento dei tempi di gestione e di evasione degli ordini, per rendere il sistema integrabile con nuove unità di personale in qualsiasi momento, per puntare al “zero errori” e avere in tempo reale il controllo di tutta l’attività», spiega Marco Crasnich, Ceo di Overlog, illustrando così le molteplici finalità che sono sottese a un intervento della società nelle imprese. Overlog, inoltre, «studia ogni situazione per progettare la soluzione più adatta a quel preciso contesto», sottolinea il Ceo.

Un esempio della “rivoluzione” profittevole che deriva dall’operatività di Overlog lo offre il progetto realizzato alla BluBai, società di riferimento per la distribuzione  all’ingrosso di bevande. Prima nella sede di Cesenatico (Forlì-Cesena) e poi a Ravenna:  Overlog ha informatizzato tutto il lavoro del magazzino, rispondendo a tre obiettivi prioritari della committenza: gestire il lavoro con “zero errori”, semplificare le operazioni, accelerare i tempi di evasione degli ordini.

«La situazione di partenza era quella analoga a molte aziende: utilizzo di liste manuali e tutta l’organizzazione affidata alla conoscenza ed esperienza dei singoli, con evidente difficoltà a inserire nuovi addetti nei momenti di picco lavorativo». L’analisi della situazione ha condotto Overlog a scegliere la riorganizzazione del magazzino utilizzando la tecnologia vocale – gli operatori hanno così le mani libere – che permette elevata efficienza e alto controllo delle operazioni. Tra le peculiarità tecniche, «la realizzazione di un cruscotto che consente all’azienda di monitorare in tempo reale i prelievi», spiega Crasnich, mentre «la vera sfida è stata realizzare una delle prime installazioni in Italia di questo tipo su piattaforma Android».

Il miglior commento di BluBai al lavoro svolto, Overlog lo ha ricevuto con la commessa a realizzare lo stesso intervento nella piattaforma logistica di Errebi a Ravenna.

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beanTech, DATI GESTITI IN SICUREZZA SONO STIMATI IN 2 PETABYTE

Smartworking, conference call, mail e contatti online: il 2020 ha trasformato in versione digitale la vita quotidiana a tutti i livelli con la conseguenza di una mole di dati generati e in transito sulle reti mai vista sino ad ora. Cifre enormi, quasi impensabili fino a pochi mesi fa che hanno posto, tra le altre, una sfida di capitale importanza al mondo dell’Ict: continuare a garantire la sicurezza delle informazioni.

Esattamente ciò che è riuscito a fare un leader dell’Ict e dell’integrazione di soluzioni informatiche come BeanTech che stima di avere gestito flussi di dati per 2 petabyte. «Per i nostri clienti, verifichiamo quotidianamente i backup aziendali, la sicurezza nell’acceso ai dati garantendone integrità e confidenzialità ed allo stesso tempo garantendo la possibilità di utilizzare soluzioni che, all’esterno del perimetro aziendale, diano accesso ai dati in sicurezza» spiega il CTO dell’azienda friulana, Massimiliano Anziutti “Se volessimo fare una stima della somma dei dati che i nostri clienti hanno all’interno dei loro server, arriveremmo a svariati petabyte”. Per petabyte si intende un’unità di misura che fa riferimento a una quantità di dati davvero consistente, nella media della quotidianità.

Per BeanTech un risultato di straordinario valore, poiché «ha messo alla prova la capacità del nostro team di garantire la sicurezza di questo flusso di informazioni. Un aspetto questo – prosegue Anziutti – di vitale importanza per i nostri abituali interlocutori, ovvero le maggiori aziende manifatturiere del Nordest Italia. Se già in condizioni di normalità la ricerca di preservare la sicurezza del dato è di basilare importanza in un’ottica di competitività – aggiunge –, in questi mesi la sicurezza delle informazioni veicolate sulla rete à diventata ancora più importante, per la necessità che hanno avuto molte imprese di attivare terminali nelle case dei collaboratori per poter proseguire l’attività. In questo periodo, inoltre, è aumentato notevolmente il numero di reati ed attacchi informatici verso privati e soprattutto verso le aziende. La sicurezza informatica riveste quindi un ruolo ancora più determinante.».

beanTech, attingendo alle solide conoscenze e alla strutturata esperienza nel settore, ha saputo garantire a tutti l’integrità, disponibilità e riservatezza dei dati, rendendoli sempre informazioni utili al business e garantendo l’accesso ai soli aventi diritto. Ciò palesa il tasso di evoluzione che ha raggiunto l’azienda: in grado di reggere e governare situazioni mai viste.

«BeanTech può analizzare lo stato della sicurezza aziendale e implementare le migliori soluzioni di data protection, scalabili e facili da gestire e installare – conclude Anziutti – , potendo disporre dei migliori strumenti sul mercato»

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NOMINE: PARAVANO NOMINATO Sustainability manager DEL GRUPPO GATTO

Dirigente da oltre 20 anni e attuale direttore generale e consigliere delegato della Capogruppo Gatto Astucci e della Sarno Display, Cristian Paravano è stato nominato Sustainability manager dell’intero Gruppo Gatto. Nome indiscusso a livello mondiale nel Luxury Packaging, Visual e Shop Fitting, il Gruppo da anni ha intrapreso un percorso ragionato e scadenzato per poter diventare un’azienda in cui la sostenibilità si declina in tutti gli aspetti produttivi e del business. Paravano è stato uno degli artefici di questo percorso, unendo la filosofia aziendale a una personale inclinazione, consolidata tra l’altro da un Executive Master in Sustainability and Business Innovation alla Business School dell’Università di Bologna. 

Informatico di formazione, Paravano esporterà all’intero Gruppo Gatto un’esperienza green consolidata in Sarno Display, dove la sostenibilità è al centro del business plan 2020-2022. «Imprenditorialmente è impossibile pensare al futuro senza declinarlo all’insegna della sostenibilità – afferma Paravano -. Trovare una performance economica  che bilanci benessere della persona, salvaguardia dell’ambiente e delle risorse è l’interpretazione della “sostenibilità” che più può connotare il modo di stare di un’impresa nel contesto storico attuale». 

Laureatosi in Scienze dell’Informazione a Udine, Paravano si è ulteriormente specializzato con diversi master su management, sustainability e digital retail innovation. Danieli, Ixtant Spa (attualmente Gruppo Finmek), Arthur Andersen Mba, Deloitte Consulting, Pacorini Group, Lp&P sono nomi che contraddistinguono altrettante tappe professionali di Paravano, prima dell’approdo nel 2009 al Gruppo Gatto quale direttore generale e nel 2020 al vertice di Sarno Display, un incarico cui ora aggiunge quello di Sustainability manager per tutto il Gruppo. 

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INTERLOGICA: AZIENDA SEMPRE PIU’ SMART. FOSSATO: ‘IL COVID CI HA PERMESSO DI LIBERARCI DAL VINCOLO DI TEMPO E SPAZIO AL LAVORO’

Il Covid ha eliminato il vincolo dello spazio e anche del tempo. Anche in azienda. Accade presso Interlogica, azienda di Mestre (Ve), 4,7 milioni il fatturato, 80 addetti. Core business: servizi informatici. Da febbraio sono stati assunti 20 nuovi addetti, 9 dei quali, in pieno lockdown. ‘Ci sono persone, neoassunte, che non ho mai incontrato personalmente – spiega Alessandro Fossato, amministratore delegato di Interlogica – le abbiamo scelte facendo colloqui con video call. Una di loro vive in Portogallo e lavora da lì: si tratta di una dipendente storica, aveva preso alcuni mesi di aspettativa per girare il mondo e verso la fine del lockdown, quando avrebbe dovuto riprendere la sua attività in Interlogica, si trovava in Portogallo. Le abbiamo detto “se vuoi resta lì, ti spediamo un portatile”. Esistono competenze, e durante la pandemia lo abbiamo imparato, che non necessitano della presenza fisica in ufficio. L’importante sono gli obiettivi, e il loro raggiungimento. L’organizzazione del lavoro in Interlogica è molto agile, e smart, oltre che lineare: la gerarchia è appiattita, su di un unico livello, tutti ci si muove verso la medesima direzione. Quasi in un modello ad hoc. ‘Uno dei nostri dipendenti lavora in Austria. Gli uffici della nostra sede, a Mestre, sono praticamente vuoti: è un processo ormai avviato, non saremo più quelli di prima. L’organizzazione potrebbe addirittura trarre vantaggi da tutto questo: non è necessario lavorare otto ore, se il risultato lo possiamo ottenere con la metà delle ore, ed il resto della giornata trascorrerlo a fare quello che ci piace’ continua Fossato. Un concetto nuovo di lavoro e di gestione del personale: da remoto o in smart working, sta venendo avanti. La pandemia ha dato una spinta ad un fenomeno che si era già innescato. Il risultato è una forte accelerazione verso un modus operandi, in azienda, più sostenibile, nell’accezione anche della salvaguardia della persona e delle sue caratteristiche, relative a dove, quando e come lavorare. Stiamo diventando forse più civili? Più sostenibili? Persone migliori? ‘Direi proprio di sì e la digitalizzazione mette in rete tutte queste nuove pratiche che, alla fine, migliorano la qualità della vita di tutti noi. Un concetto che amiamo definire: umanesimo digitale. Interlogica collabora con l’Ernesto Sirolli Institute. La compagine societaria vede anche la presenza di Fabio Panizzutti ‘Che vive e lavora in montagna. E’ rimasto lì, dove sta meglio, piuttosto che rientrare in ufficio’ conclude Fossato.

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EFFEDI, ROBOT COLLABORATIVI AL POSTO DELL’UOMO; UTILI ANCHE PER IL MANTENIMENTO DELLA DISTANZA SOCIALE

Una soluzione in grado di rispondere al meglio alla necessità di distanziamento che oggi il Covid-19 ha imposto nei reparti delle aziende e di conseguenza anche alla flessibilità produttiva che il mercato sta chiedendo. E’ così che contribuisce all’emergenza economica attuale Federico Nardone, Ceo dell’azienda udinese Effedi Automation, che fornisce alle imprese robot collaborativi capaci di lavorare fianco a fianco con l’operatore, senza necessità di barriere protettive. “Si tratta di macchine che, oltre ad essere agili e facilmente spostabili, sono anche di facile utilizzo, poiché «dotate di un interfaccia software friendly (Pally), tale da poter essere adoperata in linea da ogni operatore, in autonomia” sottolinea Nardone. «Queste soluzioni – aggiunge l’imprenditore, – si prestano per sistemi di pallettizzazione collaborativa estremamente interessanti poiché l’introduzione di questa tipologia di robot collaborativi alleggerisce la risorsa umana di tutto il lavoro ripetitivo e usurante, lasciando al personale dell’azienda la possibilità di impiegarsi nella parte dell’occupazione che costituisce il valore aggiunto, come per esempio il controllo qualità e la supervisione del robot». Questo tipo di soluzione risponde a tutte le esigenze di automazione e aumento della produzione in azienda, ma con un’importante aggiunta: ha tempi di realizzazione decisamente competitivi rispetto alla tradizionale automazione robotizzata e i costi sono ammortizzabili nell’arco di un anno, un anno e mezzo al massimo. Tra le applicazioni che hanno dimostrato sul campo l’efficacia di una pallettizzazione con i nuovi robot collaborativi, c’è quella in un’azienda del settore Food che produce birra artigianale. L’introduzione dell’automazione non ha ridotto il personale, ma ha consentito di valorizzare al meglio le risorse presenti in azienda con reciproca soddisfazione. Risultati analoghi dalle applicazioni avvenute e in corso di realizzazione nei settori farmaceutico-cosmetico, elettromeccanico e meccanico. Effedi Automation si serve dei migliori bracci robotizzati offerti dal mercato internazionale, sui quali applica i software di propria elaborazione e ogni sorta di personalizzazione necessaria (anche la creazione di utensili con la stampa 3D), per poi occuparsi dell’installazione.

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HOME FITNESS: SINTESI, LA MACCHINA ROBOTICA MADE IN FVG

Minimal style living room and bedroom 3d rendering image.There are concrete floor,white and gray wall.Finished with white bed and gray fabric lounge chair.

Le palestre chiudono, l’attività sportiva è soggetta a limitazione ma, il corpo deve mantenersi in salute. Anzi, questo è uno degli obiettivi fondamentali per affrontare al meglio una condizione difficile come l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. La salute, insomma, deve restare al primo posto. Akuis, la giovane e intraprendente impresa friulana, sin da subito ha pensato a una soluzione ‘home’ version, della sua palestra robotica Sintesi, per continuare ad avere la propria digital-gym in stato di sicurezza, a casa. Sintesi è la più minimale e completa macchina multifunzione robotica per un nuovo modo di allenarsi, concepita con un design elegante, minimale, per essere agevolmente integrata in qualsiasi soluzione d’arredo. Essa permette un allenamento armonico e motivante, programmando solo ciò che serve. L’unico pensiero che deve avere chi la utilizza è avere cura di sé, perché al resto ci pensa la tecnologia, monitorando ogni singolo movimento. La conseguente elaborazione dei dati, si traduce in programmi personalizzati da condividere a distanza anche con un personal training. Sintesi ha due posizioni intercambiabili: verticale o orizzontale. L’allenamento è impostabile grazie a una semplice interfaccia sul tablet. Tempi, forza, posizione, velocità, potenza, simmetria, postura, tutto è monitorato e rendicontato, per avere un controllo delle proprie performance. Il dynamic vectoring, cioè la tecnologia brevettata da Akuis che costituisce la spina dorsale di Sintesi, è nata per consentire una configurazione automatica dell’esercizio o simulare la gravità per una libertà di movimento come con i pesi liberi. Sintesi sta riscontrando particolare successo sul mercato perché rappresenta una soluzione ottimale per prendersi cura di sé, ed elemento altrettanto attrattivo, offre un valore aggiunto all’estetica della propria casa, anche in virtù delle personalizzazioni che la struttura di Sintesi consente. A concepirla ed inventarla: Alessandro Englaro e Mattia Armando Chiavegato, due giovani friulani; il primo un ingegnere aerospaziale, il secondo un architetto.

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PER UN NATALE SPECIALE, I PANETTONI DI DALL’AVA, ANCHE DA 20 KG

In arrivo per il Natale 2020, i nuovi gusti dei panettoni ‘Maria Vittoria’ di Carlo Dall’Ava: con il segmento Bakery dell’azienda che, da anni, non si occupa solo di prosciutti. Panettoni anche da 20 kg: per un Natale di un anno molto particolare. Classico o con zenzero candito e cannella; con lampone e gocce di cioccolato, all’amarena o con cioccolato valrhona e arancia o, addirittura, con caramello zalato: sono le versioni in cui si propone nel 2020. A impreziosire un contenuto di per sé di altissima qualità, come già nel 2017 ha certificato la Guida del Gambero Rosso, c’è il packaging raffinato, originale, anche istrionico e sempre attento alla filosofia del momento, ovvero la completa sostenibilità. Dai 100 grammi fino ai 20 chili. Per il panettone classico “Maria Vittoria” vengono usati gli ingredienti migliori disponibili sul mercato: farine di frumento Petra del Molino Quaglia, canditi di arancio e cedro del Maestro Morandin, uvetta, burro Belga, miele delle Valli del Natisone, tuorlo d’uovo e Vaniglia Bourbon del Madagascar. Zenzero candito e cannella caratterizzano un panettone dal gusto orientaleggiante che conquisterà per la nota fresca e piccante dello zenzero candito, utilizzato nella sua versione freschissima e accuratamente selezionato. Decisamente innovativo, pur con prodotti della tradizione, il panettone al Lampone e gocce di cioccolato, perché Dall’Ava per questo prodotto ha scelto di utilizzare il Framboise Valrhona, cioè cioccolato bianco e estratto di lampone, una soluzione decisamente innovativa. Amarene rigorosamente italiane sono quelle che impreziosiscono un altro panettone, che si piace per il suo gusto dolce e intenso e per la piacevolezza al palato delle amarene candite. Il panettone Cioccolato Valrhona e arancia si presenta ricoperto dalla glassa lucente al cioccolato con decorazione di Pepite Valrhona, una “cupola” sotto la quale si cela un impasto morbido con solo arancio candito del maestro Morandi e pèrles di Cioccolato Valrhona. E per chi non sa decidersi tra il dolce e il salato? “Maria Vittoria” ha trovato la soluzione con il panettone “caramello salato”, un’idea dolce contrastata da un’anima salata che sa stuzzicare i migliori palati. I panettoni possono viaggiare verso la loro destinazione con imballi di carta trasparente con texture personalizzata ed elegante fiocco azzurro; in scatole green di cartoncino serigrafato, coperto bianco e nastro di raso; in affascinanti secchi latta per vernice, un contenitore non “usa e getta” che incontra il mondo della street art tanto cara a “Maria Vittoria”. ‘Viviamo tutti un anno difficile – spiega Carlo Dall’Ava – con questi prodotti vogliamo regalare qualità a tavola, per festeggiare le prossime feste con serenità’.
I panettoni possono essere acquistati online, accedendo al sito www.prosciuttocompany.com

Carlo Dall’Ava pic by @AnnaAirone @AironeFoto
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REVID19, NEW INSTRUMENT DEVELOPED BY EUROTECH; FIND COVID IN HUMAN BREATH

Ti Lancio, press release, a news for the world.

It is called Revid 19, a brand new instrument developed by Eurotech that is currently being used for the experimental research of the presence of Covid 19 in the human breath. The experimentation is already in progress. Eurotech is a high-tech multinational company listed on the Milan stock exchange (ticker ETH.IM), with branches in Columbia (Md), Salt Lake City (Utah). It is an instrument equipped with IoT and AI technologies plus a specific number of sensors that create a digital twin of the breath. The digital twins of the breaths are then analyzed by a neural networks that will classify the ‘digital breaths’ aiming to recognize the anomalies of the exhaled air. At the moment Revid 19 is in use by Alpi a non-profit organization in Udine (Italy) and the research is directed by Mario Canciani, internationally renowned pulmonologist and who has developed the idea of this test methodology. The experimentation is just in the beginning and there is a need to collect a lot of samples. We need the support of the community: many samples of the breath are required to validate the assumptions. To collect a sample is very simple: just inflate for 20 seconds in th instrument. The is done by the instrument itself. There is no risk of contagion, nor for the health of patients’ explains Canciani. ‘We liked Canciani’s idea – says Ugo Padulosi, head of Research at Eurotech – we have the technologies available in the lab to build the instrument and we are proud to have used the Eurotech’s technologies for this health-protection’s project, in such a complicated pandemic moment. We are excited to test the results of the AI algorithms as soon as we will collect a reasonable amount of data’. Mario Canciani has always dealt with respiratory diseases, first at the Burlo Garofolo Hospital in Trieste and then at the pediatric clinic of the University of Udine. For 12 years on the steering committee of the largest European medical association, the European Respiratory Society, he was the founder of Alpi, the association of asthmatic, allergic and children with respiratory problems, and of Grap: Regional group of allergy-pneumology. He is currently president of the Fvg of Isde (Doctors for the Environment) and coordinator for the Fvg of Siaip (Italian Society of Paediatric Allergies and Immunopathologies) and deals in particular with the effects of pollution on children’s health and on allergic and pneumological diseases of children and adults. He is the author of over 200 scientific publications and about thirty books. Eurotech (ETH:IM) is a multinational company that designs, develops and supplies Edge Computers and Internet of Things (IoT) solutions – complete with services, software and hardware – to system integrators and enterprises. By adopting Eurotech solutions, customers have access to IoT building blocks and software platforms, to Edge Gateway to enable asset monitoring and to High Performance Edge Computers (HPEC) conceived also for Artificial Intelligence (AI) applications. To offer increasingly complete solutions, Eurotech has activated partnerships with leading companies in their field of action, thus creating a global ecosystem that allows it to create “best in class” solutions for the Industrial Internet of Things. Learn more at www.eurotech.com.

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INFOSTAR METTE IN SICUREZZA LO SMART WORKING

La sicurezza del dato, in special modo a ‘casa’, è oggi una priorità. Nell’epoca che stiamo vivendo in cui lo smart working è divenuto misura e consuetudine di contrasto al Covid19: è esigenza delle aziende poter garantire la sicurezza informatica, estesa a tutti i lavoratori che prestano la loro attività, anche da remoto, in una situazione di smart working. Infostar ha messo in sicurezza e fornito quasi mille device per il lavoro da casa. In epoca di pandemia il fatturato di Infostar è cresciuto proprio per venire incontro alle esigenze legate alla digitalizzazione e messa in sicurezza dei device per coloro che operano in smart working. ‘Stiamo lavorando a fianco di circa 30 aziende in questo 2020, tra grandi imprese friulane e Pmi, grazie ai nostri servizi e ai dispositivi forniti, stiamo permettendo lo smart working a più di 1000 persone. La sicurezza al primo posto, anche dal punto di vista IT, visto che gli attacchi informatici sono in costante crescita. Le tecnologie che stiamo usando sono molto legate al cloud, con Microsoft 365 che svolge un ruolo importante, nel lavoro in team, nella condivisione e organizzazione di contenuti digitali e nella videocomunicazione. Il nostro staff composto da 15 persone si occupa anche della formazione del personale, con corsi in presenza e da remoto, per imprenditori, manager e collaboratori. Watchguard è un altro partner importante per la sicurezza delle reti IT, soprattutto per il collegamento remoto ai server aziendali, con le Vpn (Virtual private network) e le autenticazioni a doppio fattore. Con Watchguard stiamo svolgendo un lavoro eccellente, abbiamo anche conseguito il riconoscimento di Partner Gold e siamo leader in regione Friuli Venezia Giulia’ afferma Cristian Feregotto. Molto spesso, imprenditori, dirigenti e manager, conoscono e usano una piccola percentuale di queste tecnologie e loro malgrado non sfruttano tutte le potenzialità per lavorare al meglio a distanza’ continua Feregotto. Un punto di riferimento certo, professionalmente solido e sempre aggiornato rispetto alla rapida evoluzione tecnologica a livello mondiale. È il sintetico profilo di Infostar, l’azienda Hi-Tech di Tarcento che interagisce con il tessuto produttivo a ogni livello, per supportarlo nell’affrontare appropriatamente la sfida attuale: una corretta e rapida digital transformation. Infostar, guidata dal 1999, dal fondatore e amministratore delegato Cristian Feregotto, insieme a Luca Noacco. L’azienda, insieme alla fornitura della tecnologia e alla sua installazione, opera assiduamente per il terzo aspetto fondamentale alla digital transformation, ovvero la formazione adeguata del management e degli operatori in azienda. Una formazione a distanza – attraverso webinar individuali o di gruppo – o in presenza, a seconda delle necessità e possibilità.

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LA SOSTENIBILITÀ SEMPRE PIÙ AL CENTRO DELLE SCELTE STRATEGICHE ANCHE DEI GRANDI GRUPPI AZIENDALI

Un espositore cosmetico può essere bello e sostenibile. A dimostrarlo è il Gruppo Hera, con la controllata Aliplast, in collaborazione con Sarno Display, azienda di display del Gruppo Gatto Astucci, e Rougj, importante brand di cosmetica. In https://www.gruppohera.it/occasione di Ecomondo 2020, è stato presentato in anteprima il progetto che vede coinvolte le aziende, nell’ambito dei master in Sustainability and Innovation e Business Innovation Design della Bologna Business School di Unibo: obiettivo la realizzazione di un prototipo che sarà presto avviato alla fase pilota nelle farmacie bolognesi. Un nuovo modo di concepire l’espositore dei cosmetici minimizzare i materiali e standardizzare le componenti, senza rinunciare alla customer experience e all’estetica del prodotto: questi i punti di forza del progetto. Aliplast, già leader nel suo settore, è stata la prima azienda in Italia ad aver realizzato il “closed loop”, ovvero la gestione dell’intero ciclo di vita della plastica, dalla raccolta al riciclo fino alla sua rigenerazione in materiale dalle caratteristiche analoghe a quello vergine. È la stessa logica, insieme a quella dell’eco-design, che ha guidato l’ideazione dei nuovi espositori per cosmetici POP (Point of Purchase) sostenibili, permettendo a Sarno e Rougj di creare a loro volta e con la collaborazione del Gruppo Hera il primo “closed loop” nel mondo del POP. Un’idea che dimostra come, oltre al recupero di ciò che prima era considerato uno scarto, per l’economia circolare sia fondamentale la progettazione stessa degli oggetti affinché possano rimanere in vita il più possibile. È già prevista una seconda fase del progetto: al centro il coinvolgimento Non è finita qui: dopo la realizzazione dei nuovi espositori sostenibili, i partner hanno previsto una seconda fase che vedrà il coinvolgimento attivo dei clienti nella fase di recupero dei materiali. Da sempre la multiutility, infatti, fa della partecipazione uno dei punti chiave per lo sviluppo di progetti e temi di economia circolare sul territorio. Questo obiettivo si sposa perfettamente con quello di Sarno e Rougj di coniugare alla qualità dei propri prodotti la sostenibilità.

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AI NEL MANIFATTURIERO: LA SFIDA DEL COMET FVG CON ‘AI REGIO’

Comet, Cluster della metalmeccanica FVG è uno dei 3 cluster italiani che partecipano al progetto europeo ‘AI REGIO – Regions and DIHs alliance for AI-driven digital transformation of European Manufacturing SMEs’, finanziato nell’ambito di Horizon 2020, il Programma della Commissione Europea per la Ricerca e l’Innovazione. Coordinato dal Politecnico di Milano, ha durata di 3 anni ed è finanziato dall’UE per 7.900.000 di euro, 36 i partner europei coinvolti e solo 3 le regioni italiane. Comet – Cluster della metalmeccanica del FVG – partner attivo del macro progetto IP4FVG (www.ip4fvg.it), la rete dei digital innovation hub della Regione FVG, è il vettore che trasferirà alle Pmi friulane la conoscenza sul tema dell’intelligenza artificiale e si occuperà dell’identificazione ed implementazione di un progetto sperimentale in grado di sviluppare un approccio di apprendimento intelligente per la pianificazione ed ottimizzazione della produzione. Ecco quindi che, grazie alla partecipazione di Comet ad ‘AI REGIO’, la metalmeccanica regionale potrà godere di un dialogo diretto con i principali poli europei dell’innovazione digitale per ottenere un supporto attivo nella trasformazione digitale. Il progetto ‘AI REGIO’, infatti, si pone l’obiettivo di abbattere le barriere che ostacolano i poli dell’innovazione digitale (DIH) incentrati sull’intelligenza artificiale, impedendo loro di adottare la nuova realtà digitale in modo completo. Sergio Barel, presidente di Comet: ‘L’applicazione delle tecnologie abilitanti per l’industria 4.0 sono fondamentali per il supporto e la crescita del nostro tessuto imprenditoriale, composto soprattutto da Pmi. L’intelligenza artificiale implementata nel manifatturiero locale rappresenta la nuova sfida che Comet intende affrontare, anche grazie ad AI REGIO e IP4FVG’.

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CHI SALVERÀ L’ECONOMIA? ‘LA SUBSCRIPTION ECONOMY, E L’INTELLIGENZA’

La servitizzazione, ovvero, la ‘subscription economy’: è la tendenza generale delle aziende a passare ad un modello di business in abbonamento, in cambio dell’accesso a un prodotto o servizio. Una opportunità che vale 8 trilioni. È quanto ha affermato, Roberto Siagri, ad di Eurotech, nel libro ‘Intelligence Economica. La nuova guerra commerciale’ (Rubbettino editore, a cura dell’Istituto di Alti studi strategici e politici); estremamente attuale in questo periodo storico di pandemia. ‘Grazie infatti alle tecnologie digitali nella declinazione IoT, Bigdata e Intelligenza artificiale, le imprese possono agevolmente ed economicamente digitalizzare fabbriche, processi, asset e prodotti così da poter creare nuovi modelli di business. Con la digitalizzazione i dati diventino una nuova materia prima e pertanto la capacità di sviluppare e usare i software diventa imprescindibile. Tutte le imprese devono pertanto pensare che, indipendentemente dal loro mercato di sbocco, come dice Marc Andreessen, sono aziende di software; prima ne prendono coscienza meglio performeranno nel mercato. Clayton Christensen con The Innovator’s Dilemma codifica schemi e principi intorno a cui si trasforma la società e l’economia, dimostrando quanto le aziende di successo possano fare tutto “bene” e perdere la loro leadership di mercato, o addirittura fallire, quando nuovi concorrenti inaspettati, grazie all’uso di nuove tecnologie che sembrano, alle aziende dominanti, poco rilevanti nel loro settore, conquistano il mercato. Questo è l’effetto della crescita esponenziale intrinseco in ogni nuova tecnologia: nelle fasi di avvio, la crescita esponenziale è sfuggente. Lo sviluppo esponenziale inoltre sfugge alla natura umana che è per sua natura, lineare. Per capire un po’ meglio come le tecnologie influenzano le industrie e di conseguenza i modelli economici è interessante analizzare le quattro fasi che hanno permesso di passare dall’industria 1.0 all’industria 4.0. Tutto ha inizio alla fine del 1700 con la meccanizzazione, la macchina e vapore e i telai e dove la tecnologia sottostante è quella della costruzione e standardizzazione delle parti meccaniche. Verso la fine del 1800 si passa alla produzione di massa, con linea di assemblaggio ad energia elettrica e dove la tecnologia sottostante è data dai componenti elettromeccanici e la loro standardizzazione. Attorno agli anni ’70 delle scorso secolo arriva, grazie ai calcolatori, l’automazione e si assiste alla terza rivoluzione industriale. In questo caso la tecnologia sottostante è quella del calcolo e della standardizzazione dei modo di costruire calcolatori. Oggi si parla di Industria 4.0 e di sistemi ciberfisici, di reti di calcolatori (Internet of things) e della prevalenza dei dati sulla materia. In questo caso la tecnologia abilitante è quella del software e della standardizzazione delle sue componenti. Se andiamo ad analizzare il passaggio dalla 3 alla 4 rivoluzione industriale possiamo notare che siamo passati da una economia basata sui calcolo ad una economia basata sui dati senza trascurare il fatto che e stiamo entrando in un’era dominata dall’Intelligenza artificiale che è la tecnologia che ci permette di analizzare la grandissima mole di dati prodotti dall’adozione su grande scala dell’IoT. Gli oggetti interconnessi (fabbriche macchinari e prodotti) e i dati da questi generati in tempo reale dovranno portare alla creazione di nuovi modelli di business che daranno così origine a nuovi modelli economici molto più sostenibili che in passato. L’Outcome Economy è il modello economico emergente e che trasforma radicalmente i modelli tradizionali di business, permettendo il cambio di paradigma da prodotto a servizio, modificando le strategie, gli investimenti e, cosa importante, la mentalità. La quarta rivoluzione industriale, trainata dalla digitalizzazione massiva di asset e prodotti, permetterà alle attività economiche di approdare all’ economia del risultato (Outcome Economy), un’economia basata sulle prestazioni dei prodotti e sul risultato che questi producono. Un’economia sul risultato del prodotto e non sul prodotto è un’economia che non ha più bisogno del passaggio di proprietà del bene e pertanto porta in automatico le imprese ad operare in economia circolare. L’evoluzione ulteriore porterà anche ad una maggiore automazione delle fabbriche grazie al diffondersi di robot collaborativi e ad una maggiore previsione della domanda grazie alla mole di dati disponibili cosa che non potrà che potenziare ulteriormente il modello economico dell’Outcome Economy. Oltre agli impatti industriali ci sono impatti geopolitici prodotti dalle tecnologie del calcolo (siano esse hardware o software), che oltre ad essere in costante evoluzione stanno non solo cambiando i paradigmi industriali ma contribuiscono al mantenimento della sovranità degli Stati. Dai primi tradizionali computer siamo arrivati alle moderne tecnologie di high performance computing (HPC), l’elaborazione dati ad alte prestazioni. Vista la mole di dati che si andranno a produrre il calcolo ad alte prestazioni abbinato all’intelligenza artificiale permetterà di mantenere la competitività delle imprese, alimentare il progresso sociale e garantire la sovranità degli Stati. In un mondo sempre più connesso e digitale, chi più sarà in grado, tramite il calcolo ad alte prestazioni, di estrarre informazioni e conoscenza, dalla grande mole di dati prodotti, più competerà’.

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LED LUKS, NUOVO SITO PRODUTTIVO DA 1.300 METRI QUADRATI

LED Luks, l’azienda che dal 2013 vive sul confine fra Slovenia e Italia coniugando il meglio della cultura d’impresa di entrambe le culture industriali con la produzione di apparecchi di illuminazione a LED esteticamente raffinati e tailor-made, cresce e taglia il nastro di una nuova sede produttiva da 1.300 metri quadri. Sorge a Šempeter in territorio sloveno, nell’immediata periferia Est di Gorizia, da cui dista poche centinaia di metri. 

Il nuovo stabilimento è stato realizzato in prossimità del quartier generale della società, che continua a raggiungere nuovi obiettivi, «con la prospettiva di chiudere il 2020 a 3,5 milioni di fatturato», afferma l’imprenditore Dino Feragotto, tra i soci fondatori insieme al direttore Matija Klinkon. Traguardi raggiunti in virtù del concentrato di professionalità e flessibilità che caratterizza LED Luks, in grado di offrire qualsiasi soluzione di illuminazione a LED per il settore commerciale, industriale, per uffici, edifici scolastici, strutture pubbliche, sportive, dedicate ad eventi. Ulteriore valore aggiunto, la capacità di sviluppare soluzioni su misura, sviluppate in stretta sinergia con i propri interlocutori. 

«Sin dall’avvio dell’attività abbiamo puntato a offrire qualità della luce con apparecchi dal design originale, sempre attenti a dare un valore aggiunto all’ambiente in cui viene posizionato il nostro prodotto – affermano Feragotto e Klinkon -. È un’intuizione che ha dimostrato di funzionare, di ottenere sempre maggior riconoscimento a livello globale, tanto da rendere necessaria la realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo». 

Come il quartier generale, anche la nuova struttura ha al proprio interno un’organizzazione all’avanguardia e una dotazione tecnologica in linea con la punta avanzata dell’Industry 4.0. In questi spazi LED Luks disegna, progetta, prototipa e produce apparecchi di illuminazione a LED utilizzando solo i migliori componenti e le soluzioni più innovative. 

A sostenere lo sviluppo dell’impresa, un team di piu di trenta addetti, con un’età media al di sotto dei 40 anni. Il mercato di sbocco è quello internazionale, con particolare riferimento ad Europa, Middle East e Australia.

Nella foto: Dino Feragotto, uno dei soci fondatori LED Luks, insieme a Matija Klinkon.

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PROSCIUTTO SAN DANIELE: VOLANO GLI ACQUISTI ON LINE IN EPOCA COVID

In epoca di pandemia si prediligono i prodotti locali o a indicazione geografica. Il consumatore sceglie il Made in Italy, tra cui la Dop, Prosciutto di San Daniele, che ha mantenuto i volumi di consumo nonostante il periodo, registrando una lieve flessione della produzione – del 2% – rispetto allo scorso anno. Prodotte 16,5 milioni di confezioni certificate di San Daniele Dop affettato. Forte crescita degli shop on line delle aziende consorziate.

A confermarlo Mario Cichetti (nella foto), direttore generale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele: ‘Le aziende produttrici del San Daniele Dop non si sono mai fermate, sempre nel rispetto delle normative vigenti, per poter rifornire la grande distribuzione, le piccole gastronomie, rispondendo così alla richiesta di prodotto da parte dei consumatori. Rileviamo inoltre una forte crescita degli shop on line, infatti, giungono ottime performance dagli e-commerce delle aziende consorziate che si sono dimostrati una risposta capace di mantenere legami importanti con i consumatori e, allo stesso tempo, di ampliare il mercato di riferimento in particolar modo nel periodo della quarantena.  Nella grande distribuzione -durante il lockdown di primavera – il San Daniele ha avuto una leggera flessione delle vendite al banco taglio, favorendo però la vaschetta di prodotto preaffettatato che ha fatto registrare un trend positivo vista la preferenza dei consumatori nel prediligere prodotti ‘ready to eat’ soprattutto durante il lockdown. Confermano questa tendenza i numeri relativi al San Daniele Dop affettato in vaschetta: le confezioni certificate prodotte ad oggi sono state circa 16,5 milioni. L’acquisto di tranci o prosciutti interi disossati, invece, avviene principalmente negli spacci delle aziende produttrici o nelle gastronomie di dettaglio. In un anno anomalo come quello che stiamo vivendo è difficile fare delle previsioni sul risultato annuale dei consumi, sarà necessario concludere l’anno e attendere le performance del periodo natalizio. Il canale Horeca, in particolare, ha avuto grandi difficoltà causate dalle restrizioni primaverili e tutt’ora con le recenti limitazioni. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, tuttavia, si è registrata una discreta ripresa dei consumi del settore, anche legata anche al turismo estivo interno. Questa ripresa coincide con quella del Prosciutto di San Daniele, proprio a partire dai mesi estivi, confermando l’apprezzamento del settore nei confronti del nostro prodotto. Sulla produzione generale di Prosciutto di San Daniele le esportazioni incidono per il 20%. Anche per l’anno in corso i numeri confermano questa quota di vendita all’estero e sono equamente suddivisi tra mercato europeo e resto del mondo. I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del Prosciutto di San Daniele Dop si confermano, in ordine: la Francia con il 27%, gli Stati Uniti con il 19% (ricordiamo che qui il Prosciutto di San Daniele non è stato colpito dai recenti dazi in ambito alimentare), la Germania con il 13% e, ultimo paese in doppia cifra, l’Australia con il 10%. Seguono Austria, Regno Unito, Giappone, Canada e Messico, dove il marchio è presente e contribuisce ad ampliare sempre di più il bacino delle esportazioni. L’attività produttiva è stata condizionata dalla pandemia di Sars-Cov2 nel primo semestre, ma nel secondo sta mostrando i segnali di una leggera inversione di marcia, inversione che porterà a un 2021 di riequilibrio. Il comparto dovrà, compatibilmente con la situazione generale, riuscire a confermare i volumi di vendite fatti registrare ante pandemia e conseguente lockdown. Tra gli obiettivi del nuovo anno si punterà allo svolgimento dei progetti e delle iniziative che sono state annullate o sospese nel corso del 2020, con la speranza di poterle realizzare al meglio. Infine, rimane prioritario per il Consorzio proseguire nel racconto delle peculiarità e nella tutela di un prodotto di eccellenza italiana conosciuto in tutto il mondo’.

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L’ARTE ENTRA IN AZIENDA, E GLI SCARTI DIVENTANO QUADRI. SUCCEDE ALLA GATTO ASTUCCI

L’arte materica entra a pieno titolo nel puzzle dell’economia circolare. Chi l’ha detto, infatti, il cerchio non si possa chiudere nobilitando lo scarto fino a farlo divenire opera d’arte? Ci ha pensato Sarno Display, al 100% parte del Gruppo Gatto Astucci, con 90 addetti e un fatturato di 14 milioni, attiva a Carnate (MB) su un’area produttiva da 10mila metri quadrati, dedicata alla realizzazione di visuals/displays per i settori della cosmesi, occhialeria e gioielleria, che ha affidato alla creatività delle artiste Elisabetta Orsenigo e Anna Bellù gli scarti da trasformare in opere belle e intriganti. Per un’azienda che ha fatto dell’innovazione sostenibile a tutto tondo il proprio faro, la social innovation rappresenta un aspetto fondamentale. Il duo artistico BettyBellù di Seregno (MB), ha così creato quadri sorprendenti, utilizzando gli scarti di lavorazione della Sarno Display, ovvero il Pet riciclato che è divenuto arte. Le due artiste si rifanno, per impronta artistica, al mondo femminile, ridando vita a oggetti e utensili, come chiodi, aghi, ferro, impressi sulle tele.

‘L’arte vista nell’ottica della ‘social innovation’ è questo a cui abbiamo puntato – afferma Cristian Paravano, amministratore delegato di Sarno Display – ridiamo vita, attraverso queste due artiste e le loro opere, a materiale che sarebbe invece, morto. Anche questa iniziativa getta le basi alla sostenibilità, nell’ottica dell’economia circolare. Con le opere d’arte si chiude il cerchio sostenibile: dalla materia prima, che nasce già riciclata, nascono i nostri prodotti, e dagli scarti esce arte da offrire a tutti. Nel significato del fare impresa si innesta quella del riuso, e quindi della sostenibilità, ed infine quello artistico. Si tratta di un’economia circolare dal significato alto: ritengo che l’arte, in tutte le sue forme, alzi la visione anche del puro business’. ‘Per noi si tratta di una sfida vinta – affermano Orsenigo e Bellù – ci è stato affidato un compito che abbiamo portato a termine, riteniamo, con risultato. Nella nostra filosofia, non esiste materiale con cui non sia possibile fare arte. E’ possibile ridare dignità e vita, a qualsiasi scarto di lavorazione o materiale che, altrimenti, andrebbe gettato, o sarebbe inutilizzato. La nostra concezione del fare arte si basa sul riuso, con una predilezione nel dare lustro al mondo femminile. Molte delle nostre opere rappresentano archetipi di donne, di femminile. Riteniamo la scelta di Sarno Display molto innovativa e sostenibile, nell’accezione più creativa del termine’. Nella foto: Cristian Paravano, Elisabetta Orsenigo e Anna Bellù

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MARCHI STORICI ITALIANI FANNO GOLA AI FONDI. TOSOLINI RESISTE

Ha ricevuto proposte di acquisto da fondi di investimento, la nota Distilleria Tosolini, ma la famiglia, in capo all’impresa da tre generazioni, rimane salda. ‘Non molliamo, anche se il periodo è difficile’. Una peculiarità delle Distillerie Tosolini: al vertice dell’azienda, da tre generazioni, i componenti della famiglia omonima e con successo. Una rarità nelle piccole medie imprese italiane: tutti e tre i figli del noto Giovanni Tosolini, sono con lui, oggi, alla guida dell’azienda. Una grappa di stile e di qualità in ogni senso, anche nella capacità di creare continuità aziendale centrando non uno ma ben due passaggi generazionali. È questo uno dei segreti del continuo successo della friulana Grappa Tosolini, sul mercato dal 1943. I natali si debbono a Bepi Tosolini, classe 1918 che con passione e grande forza di volontà ha realizzato il suo sogno creando una distilleria i cui principi sono sempre stati qualità e tradizione. Il primo passaggio di consegne è avvenuto negli anni 90 con il figlio Giovanni che gestisce l’azienda con i tre figli: Giuseppe, Bruno e Lisa. Un secondo passaggio che, sulla carta, poteva apparire ancora più complesso da realizzare: sulla scena tre eredi anziché uno e sempre più tempo a dividere le giovani leve dal «patriarca dell’alambicco». E invece la grappa, prodotto oggi nobilitato da una sempre maggiore attenzione alla freschezza dell’uva da distillare e dalle ormai riconosciute capacità di distillazione di Tosolini, ha decretato ancora un successo: tutti i tre i nipoti del fondatore hanno da sempre deciso di lavorare in azienda, costruendo così una storia non comune Giuseppe Tosolini, classe 1969, è il responsabile della parte commerciale in Italia; Bruno Tosolini, classe 1972, si occupa della parte commerciale legata alla divisione pasticceria; Lisa Tosolini, nata nel 1975, è concentrata sul marketing nelle piazze estere. Se la ricetta della grappa Tosolini resta segreta, non lo è quella che rende i tre fratelli uniti, propositivi e vincenti nell’affrontare le nuove sfide del fare impresa oggi: «Ciascuno di noi ha un ruolo diverso, distinto e chiaro. Ci vogliamo bene e ci rispettiamo», afferma il primo dei fratelli, Giuseppe. «Il nostro è un brand attrattivo e perciò abbiamo avuto anche proposte di acquisto da parte di fondi di investimento, ma noi non molliamo la presa». Ne è convinto anche Bruno: «L’Italia è famosa nel mondo per il food&beverage. Di questo comparto Tosolini rappresenta un valore, contraddistinto dalla sua assoluta qualità. Abbiamo lavorato duramente per ottenere un posto di rilievo: ovvero, essere riconosciuti come precursori di eccellenza. Andiamo fieri di questo, è il nostro faro da sempre». Lisa Tosolini: «Il nostro penso sia un patrimonio, materiale ed immateriale, da conservare e mantenere nel tempo. Per questo ho dedicato la mia vita professionale all’azienda di famiglia’. Di grande importanza, per il mantenimento dei vertici aziendale in famiglia, gli asset cosiddetti intangibili: sapienza, rispetto, buona volontà e onestà. Come del resto conferma il patron Giovanni Tosolini: ‘Considero la famiglia un valore determinate, io e mia moglie ci siamo impegnati affinché i nostri figli rimanessero coesi e questo ha pagato’.

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FRA GLI EFFETTI DEL COVID: SMART WORKING MONTANO; I GIOVANI PREFERISCONO VIVERE IN MONTAGNA

Dalla Sicilia alla Carnia. La storia di due giovani: Antonio Carabillò (31 anni) e Loredana La Fauci (39 anni) – nella foto – . Oggi, e da diverso tempo, vivono a Villa Santina (Ud). 

Il recente lockdown ha imposto nuovi modelli di pensiero, anche e soprattutto in riferimento al luogo dove abitare. Se prima, i grandi centri urbani erano preferibili alle periferie, ora le dinamiche sociali, derivanti da quelle di emergenza sanitaria, hanno stravolto i paradigmi fino ad ora attuali. Oggi si pensa di più alla qualità del vivere che tanto dipende dal luogo in cui questo avviene. Il contatto con la natura è un presupposto oggi più importante di ieri. Ed anche i valori in cui si crede sono importanti. 

Perché? Quando, normalmente accade che dalla montagna ci si sposti, in direzione dei grandi centri urbani. A loro succede il contrario. Perché, per questi due giovani, la migliore possibilità di lavoro nasce proprio fra le montagne del Friuli Venezia Giulia. E non solo per una semplice attività impiegatizia, ma per uno stimolante ed appassionante lavoro di ricerca. Antonio è laureato in ingegneria energetica e nucleare, ed attualmente dottorando presso l’Università di Udine in Scienze dell’ingegneria energetica e ambientale. Loredana ha una laurea in chimica industriale: entrambi ricoprono un ruolo determinante all’interno de segmento R&D della Eurolls, che ha la sede del suo reparto ricerca e sviluppo, proprio a Villa Santina (Ud), nelle valli della Carnia. 

Cosa li ha mossi a fare questa scelta? ‘Qui in Carnia mi è stata offerto lavoro e la possibilità di fare ricerca, coltivare le mie passioni e vivere un nuovo amore: quello per la montagna’ afferma Carabillò. ‘L’azienda mi ha accolto mettendomi a disposizione un’opportunità professionale e di crescita, ma anche favorendo il mio inserimento nel territorio con la possibilità di usufruire di un alloggio, prima di poter decidere, guardandomi intorno, di sceglierne uno più rispondente alle mie necessità. L’ambiente lavorativo sin da subito mi è apparso stimolante, mi è stata data molta fiducia. La mia crescita professionale va di pari passo con ciò che ogni giorno faccio all’interno della Eurolls che è una azienda aperta mentalmente e lungimirante. Ha nel suo dna l’interesse per la ricerca ed è fortemente proiettata verso il futuro. Continuo a tenere vivo il legame con la mia terra, vado quando posso, ma sono contento di vivere in Friuli, dove oltre ad una scelta di lavoro, coniugo la volontà di vivere in un luogo piacevole, sano ed a contatto con la natura. Ho passato un periodo in cui vivevo e lavoravo a Milano – spiega Carabillò – preferisco Villa Santina’.

Come accade a Loredana La Fauci: ‘Per realizzarmi anche professionalmente, ciò che faccio deve essere in linea con i miei valori. Credo nell’economia circolare e nei suoi paradigmi. Pertanto, mi muovo in questa direzione. Provengo da Messina e sono alla Eurolls, a Villa Santina, da 7 anni. Come Antonio ho avuto la possibilità di inserirmi gradualmente nel territorio, sfruttando l’opportunità abitativa che la Eurolls mi ha dato. Mi trovo bene nella comunità locale ed ho cercato di integrarmi, imparando anche un pò di Friulano. Ho sempre contemplato la possibilità di andarmene dalla mia terra per fare esperienze diverse lavorative e conoscere nuovi posti. La Carnia ed il Friuli rispecchiano i miei canoni di qualità della vita: la zona è molto tranquilla, si vive bene, non si fanno code, non c’è traffico. La Eurolls mi ha dato la possibilità di esprimere le mie qualità. Al suo interno c’è una mentalità molto aperta all’innovazione ed al rinnovamento. Non posso che ringraziare l’azienda per ver creduto in me in questi anni, sostenendo sempre le mie aspirazioni di crescita professionale’.

Eurolls, con sede ad Attimis (Ud) e filiale produttiva a Villa Santina, produce rulli per la formazione del tubo saldato strutturale più grande al mondo, 28 pollici di diametro e 1 pollice di spessore. Registra un fatturato di 29 milioni  e conta 149 addetti.

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WELFARE IN AZIENDA, TECNEST: DOVE LE DONNE SI SENTONO APPREZZATE E TUTELATE

Una grandissima flessibilità nei confronti del mondo femminile. È ciò che contraddistingue Tecnest, l’azienda tecnologica che occupa, fra le sue sedi di Udine e Milano, 15 donne su circa 60 collaboratori totali. “Sin dalla sua fondazione – racconta Fabio Pettarin, presidente di Tecnest  (nella foto sotto)- abbiamo posto l’attenzione ed attuato politiche di gestione delle risorse umane in ottica di genere; tra queste la conciliazione dei tempi, l’equilibrio di genere nell’assetto organizzativo e di crescita professionale, l’attenzione e la rimozione di eventuali disparità nei livelli retributivi. Tra le soluzioni di welfare aziendale, ai primi posti si collocano azioni e percorsi per agevolare il rientro delle neo-madri, l’accoglienza dei figli in azienda, la flessibilità di orario e da diversi anni, ma soprattutto in questo ultimo periodo legato al Covid-19, la possibilità di lavorare in smart working”. Un’azienda caratterizzata da un bassissimo turn-over della presenza femminile: in Tecnest le donne stanno bene ed hanno l’opportunità di assumere ruoli di responsabilità, riuscendo a dimostrare la loro professionalità, in un settore, quello tecnologico, di solito a prevalenza maschile. Questo anche grazie ad un ambiente e ad un welfare aziendale che ha saputo negli anni comprendere le loro esigenze diventando sempre più smart. Le donne infatti dimostrano un maggior attaccamento all’azienda dove vengono accolte e dove possono dimostrare la loro professionalità, ripagandola con impegno e dedizione. La flessibilità aziendale nei confronti delle esigenze familiari femminili, ha rappresentato qui, per le donne, un importante punto di forza favorendone produttività e crescita personale. Laddove lo Stato non interviene con politiche sue proprie per agevolare la famiglia, sono le aziende a doversi sobbarcare l’onere del carico sociale che, spesso, è in capo alle donne. Molte delle quali, anche e soprattutto, lavoratrici. Lo dimostrano alcune testimonianze’.

Barbara Pittini, 44 anni, responsabile di business unit, ingegnere gestionale: ‘Amo il mio lavoro e la sua dinamicità. Mi consente di portare avanti progetti in completa autonomia. Mi sono sempre sentita apprezzata per le mie capacità e le mie competenze. Ho respirato fin dal primo momento fiducia nei miei confronti: questo è fondamentale. Appena entrata in azienda ero l’unica donna della mia area; adesso la business unit è “rosa” per metà. Ho avuto la fortuna di poter vivere la sfida di un percorso di crescita articolato, ancora in divenire: dai progetti, ai clienti, alle persone, in uno sforzo comune affinché si possa lavorare nel migliore dei modi. Fondamentale è stato da sempre il supporto ricevuto da mio marito e dai miei familiari. L’ambiente e l’imprinting della direzione hanno contribuito a creare un clima di collaborazione e non di rivalità. Penso che uno dei fattori di successo interni a Tecnest sia uno spiccato welfare aziendale. Come donna ho apprezzato la flessibilità concessa e l’attenzione verso le esigenze femminili. Concludo con uno slogan che appare attualissimo, ma che per noi è realtà già da anni… Tecnest è smart da molto prima del Covid’.

Ljiljana Banovic, 55 anni, ingegnere elettronico: ‘Sono in Tecnest fin quasi dalla sua nascita. E devo dire che non ho mai pensato di andarmene da un’azienda che ha sempre creduto in me, e per la quale ho cercato di dare il massimo. Ho avuto due figli, quindi, una famiglia da gestire: e abbiamo sempre trovato una soluzione per la compatibilità di ogni esigenza. In Tecnest, Sin dal mio arrivo, ho trovato una seconda famiglia e qui sono cresciuta a livello personale e professionale’.

Sara Mion, 26 anni, ingegnere informatico gestionale: ‘Mi sto affacciando al mondo della delivery dopo un anno formativo, specifico sul mondo APS, all’interno del Competence Center. Ho scritto una tesi sulla ottimizzazione del piano aggregato di produzione, con l’obiettivo di trasformarlo un algoritmo in azienda. Sono orgogliosa dei ritorni positivi che i clienti mi danno. Diciamo che, ci tengo che il cliente sia soddisfatto. Cerco di andare oltre la semplice richiesta guardando al contesto generale in un’ottica di miglioramento continuo. Non ho ancora una famiglia, ma vorrei costruirmela, con il tempo. Lo stipendio non è una priorità. Diciamo che l’equilibrio è, a mio avviso, un connubio fra le diverse variabili della vita: lavoro, affetti, e tutto il resto’.

Alessia Parussini, 46 anni, laureata in scienze informatiche, nel gruppo degli sviluppatori software in Tecnest: ‘In azienda ho ottenuto un bel compromesso. Negli anni mi sono sposata ed ho avuto tre figli, c’è stata sempre una profonda attenzione per le mie esigenze familiari e questo ha comportato il fatto che sia rimasta fedele a Tecnest, capace di farmi conciliare lavoro e famiglia. Per me questo è stato indispensabile. Ho potuto lavorare da casa ancor prima del Covid, con un ottimo grado di autonomia concessomi’.

Erika Zanon, 29 anni, laurea in comunicazione, marketing manager: ‘Tutte noi, me compresa, viviamo un contesto lavorativo con un altissimo grado di indipendenza. Vengono dati obiettivi da raggiungere e su quelli ci si impegna. Fra colleghe il rapporto è ottimo. Non ci sono rivalità: vige il buon senso e la pragmaticità. Si parla di soluzioni anche grazie ad un modello organizzativo basato sull’autonomia e sui risultati. Le differenze di genere? Non le conosco. In Tecnest si lavora sodo per far andare bene le cose a prescindere. Donne e tecnologia sono un binomio vincente, soprattutto per le donne “Millennials” come me che con la tecnologia ci sono cresciute cominciando, negli anni Novanta, con i vecchi Commodore 64. Un binomio che in passato o per lo meno, fino a poco tempo fa, non si era visto così di frequente’.

Stefania Della Savia, 46 anni, laureata in matematica, analista programmatore: ‘Faccio ‘smart working’ per Tecnest, ormai da anni. Ho avuto problemi familiari legati alla salute dei miei cari e non è stato facile. La vita è anche questo e l’azienda mi è venuta incontro quanto e come poteva, sempre. In Italia, purtroppo non c’è una politica per le famiglie. Spesso e volentieri le aziende devono sostituirsi alla rete che i nostri servizi statali, quelli per cui paghiamo le tasse, dovrebbero creare. Per una donna, come me, senza una famiglia di origine che la supporta, poter lavorare in modo flessibile è l’unica soluzione. Le istituzioni mancano da questo punto di vista. E noi donne siamo obbligate a seguire la famiglia, lavorare, senza permetterci altro. Suono il basso elettrico, è una mia passione, ma posso farlo perchè tutto il resto me lo consente. Vale sempre la pena fare qualcosa che ci consenta di essere felici’.

Milena Conchione, 22 anni, ragioniera: ‘Ho deciso di lavorare subito dopo il diploma. In Tecnest ho trovato il luogo adatto a realizzarmi. Vorrei conciliare il lavoro e i miei interessi con la prospettiva, un domani di una famiglia: questo è un ambiente ideale, perché coniuga la possibilità di realizzarsi professionalmente con le esigenze personali, senza dimenticarsi del benessere sul posto di lavoro. Sono molto riconoscente a Tecnest, per la fiducia che mi ha dato’.

Pamela Zorzutti, 31 anni, impegnata nella fatturazione elettronica: ‘Il lavoro, in molte occasioni di vita, ha rappresentato il mio rifugio. Ho dovuto affrontare periodi difficili, e Tecnest, con flessibilità, mi ha consentito di farvi fronte. Qui si ha un’opportunità concreta di crescita sia dal punto personale, sia dal punto di vista delle skills professionali. E’ una buona occasione per dimostrare chi si è, quanto si vale, professionalmente parlando. Un ambiente in cui crescere, molto coeso. Si lavora tutti per lo stesso obiettivo, con gli occhi puntati sul risultato finale’.

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ODONTOIATRIA: ADVAN, ‘EXPORT AL PALO A CAUSA DEL COVID’, -25% del fatturato

Occorre fare di necessità virtù e, dati i tempi che corrono, pensare di chiudere il bilancio aziendale 2020 agli stessi livelli del 2019, pur dovendo così rinunciare a ogni margine di crescita preventivato, può essere considerato un aspetto positivo. La pensano così i vertici di Advan, l’azienda di Amaro che produce i sistemi implantari più innovativi per l’odontoiatria di avanguardia. «La domanda interna è ripresa con un andamento migliore rispetto al previsto – illustra il presidente e amministratore delegato, Mario Zearo. Ciò che è rimasto invece al palo sono i nostri progetti di espansione verso l’estero, poiché l’andamento del Covid 19 ha pesantemente influenzato gli spostamenti nostri e dei nostri possibili nuovi clienti». Nel 2020, inoltre, i nuovi prodotti che l’azienda ha immesso sul mercato proprio poco prima del lockdown non hanno potuto godere appieno del piano di diffusione predisposto. «Ciononostante – sintetizza Zearo – le prime stime ci dicono che manterremo il fatturato entro un -25% rispetto a quello di previsione, azzerando di fatto tutta la crescita che pensavamo di poter realizzare nel corso dell’anno. In definitiva, i numeri saranno quelli del 2019». Il nuovo scenario ad Advan è stato affrontato attraverso «una rimodulazione dei costi» resa sufficientemente agevole dal fatto che «non abbiamo dovuto mettere in conto le uscite per la partecipazione e fiere e congressi, per noi una voce significativa e pesante». Il ricorso alla cassa integrazione è stato minimo, «contenuto ad aprile e maggio». Confermati quindi tutti i dipendenti, Advan ha agito solo su due contratti a termine, non rinnovandoli. Nonostante le nuove e più restrittive disposizioni governative anti Covid – l’uso della mascherina anche all’aperto –, Zearo guarda con una certa fiducia e determinazione al 2021, perché ci sono segnali considerati interessanti. Il bilancio 2020 è confermata a 1,950 milioni, con una progressione stimata fino a 5,5 milioni nel 2024. Il mercato è diviso tra il 43,6% in Italia e la restante quota, 56,4% all’estero. Percentuali sostanzialmente destinate a restare tali nel prossimo quadriennio. L’azienda, inoltre, continuerà ad investire, con cifre variabili di anno in anno e con una punta di 3 milioni nel 2021.

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SCAMPATO AL COVID, IL RE DELLE CASETTE D’ACQUA, FABIO MASSARO: ‘VOGLIO DEDICARE IL RESTO DELLA MIA VITA A FARE DEL BENE’. INVENTA SISTEMA CHE PRODUCE ACQUA POTABILE DALL’UMIDITÀ DELL’ARIA

pic by Anna Tsaplina, @aironefoto

Fabio Massaro ha 60 anni ed è uno degli scampati al Covid. Titolare della Italbedis (e di altre aziende in Italia e nel mondo), impresa di Legnago (Vr), impegnata nel trattamento dell’acqua e nella produzione di dispositivi che utilizzano appunto, l’acqua. Una idea, in apparenza semplice, viene a Massaro e ad un suo partner, Gianantonio Ronda, del Gruppo Ronda, di Zanè (Vi): perché non utilizzare l’umidità naturalmente presente nell’aria? 

Ecco che nasce un sistema (nella foto sotto) in grado di catturare l’umidità dell’aria, e attraverso un concentratore solare, tutto green, che sfrutta i raggi del sole e porta all’ottenimento finale di un’eccellente acqua pura. 

Una volta raccolta l’umidità dentro ad un serbatoio, dopo il processo di vaporizzazione, si ottiene acqua demineralizzata pronta all’uso. Se aggiunta dei sali minerali necessari, può essere bevuta, quindi, può venire destinata ad un uso alimentare. 

Massaro, che è uno dei primi inventori e player nazionali delle ‘casette per l’acqua’ note in tutta Italia, è entusiasta del suo progetto che potrebbe avere anche scopi umanitari. Ovvero: portare acqua potabile nei Paesi dove questa non è, purtroppo ed ancora, una normale consuetudine di vita quotidiana. ‘Possiamo fare del bene all’umanità intera, con questa invenzione – spiega Massaro – la produzione inizierà in dicembre. Voglio indirizzare la mia vita da imprenditore a fare del bene: con uno sguardo attento alla sostenibilità ambientale e ad un fare impresa etico’. Eticità e sostenibilità ambientale vanno spesso a braccetto. Soprattutto in questo momento storico, di pandemia: quando è diventato normale per tutti noi, arrivare subito all’essenziale. In ogni senso. 

Massaro è nato a Tolmezzo (Ud): ‘Amo la mia terra di origine’. Quanto e come l’ha cambiata il Covid? ‘Ero un entusiasta della vita prima, e lo sono ancora oggi. Forse di più. Sono un sopravvissuto. Con una possibilità in più di agire con etica e devozione alla vita’. 

Italbedis produce macchine per la distribuzione dell’acqua per uso domestico e destinate agli esercizi pubblici. Genera ricavi per 20 milioni e occupa circa 100 dipendenti. 

‘Sono profondamente soddisfatto di avere creato questo nuovo macchinario con una tecnologia brevettata, innovativa e green. In questa mia ‘seconda’ vita, voglio far sì che possa rendere la vita migliore agli altri, a chi non può ancora permettersi l’acqua potabile o dove l’acqua, per le condizioni climatiche è scarsamente presente’. 

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REVID19: TEST RAPIDO SUL RESPIRO SCOVA IL COVID19, CONTINUA LA SPERIMENTAZIONE

Mario Canciani e il soggetto pronto a respirare nel Revid19

Continua l’attività sperimentale dell’associazione Alpi: Allergie e pneumopatie infantile di Udine, su Revid19, il nuovo device messo a punto da Eurotech, in corso di utilizzo per il riconoscimento e l’individuazione, della presenza del Covid19, nel respiro. Presso il Municipio di Remanzacco (Udine) , l’associazione Alpi ha eseguito i test sul respiro su di un gruppo di ex pazienti del “focolaio Remanzacco”, che hanno contratto l’ infezione nei mesi scorsi. Si tratta di una metodica nuova, sembra unica al mondo, che si basa sul principio delle “reti neurali”. Il computer viene istruito a riconoscere le alterazioni del respiro: i risultati vengono poi correlati allo stato clinico del paziente, agli esiti dei test sierologici ed a quelli sui tamponi. La prova è stata eseguita fino ad ora su di una cinquantina di soggetti. ‘Qualora risultasse attendibile su di un maggior numero di pazienti, potrà essere usato per riconoscere in poche decine di secondi il virus’ afferma Mario Canciani, pneumologo di fama internazionale e presidente dell’Alpi Odv. Revid19 è uno strumento dotato di intelligenza artificiale e tecnologia Iot (Internet of things): una serie di sensori raccoglie le informazioni provenienti dal respiro. Ovvero, riconosce le anomalie dell’aria eliminata dai bronchi, il cosiddetto esalato.

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TILANCIO È AGENZIA DI STAMPA QUOTIDIANA

Ti Lancio è, ufficialmente, dal 21 ottobre 2020, agenzia di stampa quotidiana: testata giornalistica, con autorizzazione del Tribunale di Udine numero 2660/2020.

Il piano editoriale si riassume nel dar voce alle Pmi italiane, anche alle piccole e piccolissime imprese, in Italia e nel mondo, a partire dal Nordest, dove si trova la nostra sede.

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EUROTECH INVENTA MASKLIP, IL DEVICE CHE RENDE LA MASCHERINA INTELLIGENTE

Si chiama MaskLip il nuovo dispositivo realizzato dal Centro ricerche di Eurotech; oggi giunto al termine della sua fase progettuale: si tratta di un piccolo device, simile, per dimensioni e fattura ad un fermacravatta. Ricchissimo di sensori, dotato di intelligenza artificiale ed in grado di capire come viene utilizzata la mascherina, principale mezzo di contrasto alla trasmissione del Covid19.
Il sistema applicato sulla mascherina riesce a fornire numerose informazioni relative al suo utilizzo: ma soprattutto, indica, se la mascherina viene indossata in modo corretto oppure no. Si assiste infatti, di frequente, al fatto che la mascherina non venga posizionata su naso e bocca, ma tenuta abbassata o addirittura portata al braccio o al polso. Inoltre, fornisce indicazioni su quando sia necessario cambiare la mascherina. MaskLip monitora l’utilizzo della mascherina. Una notevole quantità di raffinati sensori è presente sul device.
Sono altri i prodotti creati da Eurotech in epoca di pandemia. Non ultimo: il portale munito di contapersone, controllo della temperatura e di un dispositivo che riconosce se il soggetto indossa o meno la mascherina. Un prodotto che può essere posizionato in qualsiasi luogo d’ingresso ad alta frequenza di passaggio, dove è necessario misurare questi parametri. Uno di questi portali è già stato installato a Trieste: al PalaTrieste, Allianz Dome. Mentre, Revid19 il nuovissimo device, sempre messo a punto da Eurotech, in corso di utilizzo per la ricerca in via sperimentale, della presenza del Covid19, nel respiro, è stato arricchito di 8 nuovi sensori, che “moltiplicano” i dati necessari per l’addestramento delle reti neurali. Si tratta di uno strumento dotato di intelligenza artificiale e tecnologia Iot (Internet of things): una serie di sensori raccoglie le informazioni provenienti dal respiro. Ovvero, riconosce le anomalie dell’aria eliminata dai bronchi, il cosiddetto esalato. Al momento e da qualche tempo, Revid 19 è in uso dall’associazione Allergie e Pneumopatie infantile Alpi Odv di Udine, e da Mario Canciani, pneumologo di fama internazionale e presidente dell’Alpi Odv.
‘Ci siamo messi a disposizione della collettività – spiega Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech – in un momento di grande necessità di tipo sanitario e sociale. Il nostro segmento dedicato alla Ricerca, si è dato da fare per sviluppare dispositivi utili alla comunità globale. Fra i nostri scopi vi è l’uso della tecnologia applicata anche al settore medicale. È parte della nostra mission il miglioramento della qualità di vita, in special modo in epoca di pandemia, dove appunto la qualità del nostro vivere quotidiano è messa a dura prova’.

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LAVORAZIONE LEGNAMI OTTIENE CERTIFICAZIONI PEFC E FSC, SVOLTA GREEN PER L’AZIENDA CHE CREA PACKAGING DI LUSSO

Legno, vetro, vino: tre materiali che racchiudono l’essenza di un’economia sostenibile. Naturali, rispettosi dell’ambiente, parte strategica dell’economia circolare che comincia a segnare il presente e caratterizzerà il futuro. Lavorazione Legnami crea la filiera della sostenibilità, ottenendo le certificazioni ambientali: Pefc e Fsc, sulla provenienza della materia prima utilizzata, il legno. Sono 2 milioni e 500mila le confezioni di legno per vini di pregio prodotte in un anno da Lavorazione Legnami.
Una storia che sta già scrivendo Lavorazione Legnami, l’azienda che con gli stabilimenti di Asti e Tolmezzo (Ud) “veste” le migliori bottiglie di vino con packaging in legno su misura e brand della casa vitivinicola marchiato a fuoco. L’impresa, infatti, ha spinto ai massimi livelli la sua attenzione per la sostenibilità di tutta la filiera in cui è coinvolta, ottenendo le certificazioni ambientali Pefc ed Fsc, che attestano la cura e l’attenzione per l’ambiente lungo tutto il sistema produttivo, a partire dalla gestione dei boschi dai quali proviene il legno utilizzato per il packaging.
È a cominciare da un corretto utilizzo del bosco, infatti, che si costruisce una storia di rispetto, qualità, bellezza e armonia adatta a sposarsi perfettamente con bottiglie di vino di gran classe e cantine vitivinicole votate all’eccellenza.
La certificazione Pefc è un sistema mondiale di certificazione della gestione delle foreste del legno: la coltivazione degli alberi si svolge in modo corretto dal punto di vista ecologico, economico e sociale.
Oggi Lavorazione Legnami utilizza solo materia prima certificata Pefc e Fsc. Con essa realizza confezioni di legno personalizzate a seconda delle necessità e anche lo standard qui è customizzato. Il processo termina con la marchiatura a fuoco del brand appartenente alla casa vitivinicola. ‘Da sempre, proprio per la materia prima che utilizziamo per le nostre confezioni, ovvero: il legno, siamo vocati alla sostenibilità – afferma Michele Ianich, amministratore delegato di Lavorazione Legnami – con le due certificazioni ottenute, mettiamo un sigillo ad un valore già imprescindibile per la nostra impresa’.
L’azienda, nata a Tolmezzo e recentemente ampliatasi anche in Bulgaria con l’acquisizione di una locale concorrente, sviluppa la sua sede friulana su 16mila metri quadri, di cui 8mila di stabilimento. Occupa 70 dipendenti, con 12 milioni di fatturato.

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BENG, FARI A FANALI PER L’AUTO A IDROGENO

L’auto super elettrica, la green senza compromessi, quella che sfonda la porta più avanzata verso il futuro, parla friulano. L’automobile ad idrogeno, realizzata in prototipo, con due esemplari, a Torino: “indossa” i fanali realizzati dalla Beng di Tolmezzo, un’autorità internazionale in fatto di fanaleria d’avanguardia. L’auto è già stata presentata a Detroit, la culla americana dell’automotive; poi, complice la mancanza di fondi ed in seguito la crisi generata dal Covid, il progetto si è arenato.
Beng accende le luci sull’innovazione green, che punta ad una alimentazione dei veicoli a tutela dell’ambiente e per la sostenibilità. Ora si è andati oltre, pensando anche ad auto alimentate a fuel cell a metanolo – il metanolo alimenta cioè le celle che producono energia elettrica per far funzionare l’auto – e Beng non si è sottratta a un’ulteriore sfida, che sta portando avanti in Germania, un Paese estremamente attento ad innovazione anche nel settore automotive. «Siamo molto attenti al mondo dell’innovazione in ambito automotive – afferma il fondatore e presidente di Beng, Giovannino Bearzi –. Le cose stanno cambiando e il Covid-19 ha impresso un’accelerazione».
Il momento è davvero epocale: sono stati cancellati gli eventi fieristici più importanti al mondo in cui si presentavano nuovi modelli e tecnologie, eppure il mondo non si ferma, va avanti. «Ora conta più l’innovazione che la ‘vetrina’ – analizza infatti l’imprenditore –, tanto che i pezzi unici, cui forniamo fari e fanali, continuano a essere prodotti. Si tratta di un mercato di nicchia, che non conosce crisi. Sta solo cambiando pelle e l’innovazione nell’automotive oggi significa innanzitutto innovative modalità di alimentazione». Prosegue a gonfie vele, dunque, l’attività della società carnica anche e soprattutto nel settore delle luxury car. «Siamo felici che, ancora una volta, la scelta per la realizzazione di fanali per queste importanti tipologie di auto sia caduta su di noi – afferma Matteo Bearzi, uno dei tre soci assieme al padre Giovannino e al fratello Elvis -. La qualità dei nostri fari e fanali, il know-how consolidato e la ricerca costante del nostro reparto sviluppo stanno facendo la differenza su scala internazionale».
B.Eng (acronimo di Bearzi Engineering) è nata nel 2004, forte dell’esperienza nel settore automotive, che si è snodata per diversi decenni, del capostipite Giovannino Bearzi. Oggi, conta 15 addetti, vanta un portafoglio clienti di una quindicina di aziende, che comprende, tra gli altri, nomi di prestigio quali Ferrari, Apollo IE, Italdesign Zerouno, Pagani Huayra BC e Lamborghini Sesto Elemento. Genera un fatturato di 2 milioni e mezzo di euro.

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OVERLOG, PER IL MONDO VEG: UN MAGAZZINO DIGITALE

Overlog, azienda specializzata nella realizzazione di soluzioni Ict (software, hardware e servizi) per la gestione della logistica, ha ottenuto una commessa dalla storica The Bridge, impresa con sede a San Pietro Mussolino (Vi), produttrice di alimenti vegani, per la creazione di un software in grado di garantire la corretta gestione dei flussi di magazzino: dall’ingresso delle materie prime, alle movimentazioni in area di produzione, alla gestione del prodotto finito anche tramite dispositivi mobili con lettori di codice a barre.
Sono sempre maggiori le esigenze di stoccaggio della merce per le aziende produttrici di alimenti vegetariani e vegani. L’8,9% degli italiani mangia “verde”. Di questi il 6,7% è vegetariano mentre il 2,2% vegano. Secondo il 32esimo rapporto Eurispes, vegetariani e vegani sono in aumento rispetto agli scorsi due anni quando la percentuale era rispettivamente del 7,1% e del 7,3%. Tra le motivazioni alla base della scelta soprattutto la salute, il benessere (23,2%) e l’amore e il rispetto nei confronti del mondo animale (22,2%). ‘Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto – spiega Marco Crasnich, amministratore delegato di Overlog (nella foto) – la sostenibilità è un nostro fiore all’occhiello, ovvero, garantire, con i nostri prodotti una filiera di gestione del magazzino che ottimizzi i processi, in un globale sistema virtuoso di digitalizzazione’. Esistono ad oggi, due scelte strategiche che possono assicurare futuro alle proprie attività: la digitalizzazione spinta e una produzione ambientalmente sostenibile. S’innesta esattamente in questi valori, la vocazione storica di The Bridge, dedita all’alimentazione vegana, e la sua scelta di affidarsi a Overlog di Buttrio in provincia di Udine, per ottimizzare secondo le più evolute strategie 4.0 i sistemi per la gestione dei flussi logistici interni delle materie prime in produzione e dei prodotti finiti. Scelte di automazione e tracciabilità strettamente connesse ad una ricerca di assoluta qualità nella gestione di ogni settore aziendale, in linea con l’eccellenza di una produzione di bevande al 100% biologiche e vegetali, con dessert e creme per cucinare realizzate con ingredienti selezionati e certificati. Una digitalizzazione, in sostanza, che accresce la sostenibilità dei processi, alimentando un percorso virtuoso. Nel moderno stabilimento logistico a San Pietro Mussolino (Vi) è stato implementato un sistema software in grado di garantire la corretta gestione dei flussi di magazzino, garantendo le logiche Fifo (first-in, first-out), metodo di gestione dei flussi delle merci secondo cui gli articoli che entrano per primi in magazzino sono i primi ad uscire, dall’ingresso delle materie prime, alle movimentazioni in area di produzione, alla gestione del prodotto finito anche tramite dispositivi mobili con lettori di codice a barre. La soluzione sviluppata da Overlog consente di migliorare l’accettazione della merce sia nel controllo fisico che qualitativo, di eliminare errori durante il trasferimento di materie prime a lotto in zona di produzione (WIP) e ottenere dati certi di disponibilità della merce. Diversi i benefici ottenuti: giacenze dei magazzini in tempo reale con lotto e scadenza associate, gestione in Slim2k delle regole commerciali per la spedizione ai clienti, avanzamento puntuale dei documenti di carico e delle liste di spedizione sulle dashboard messe a disposizione della logistica. ‘Il percorso fatto con Overlog per l’inserimento di Slim2K è stato fondamentale per tracciare completamente la merce presente nei nostri tre magazzini e avere una visione reale di quanto effettivamente presente – sottolinea Marco Negro Marcigaglia, amministratore delegato di The Bridge –. Riteniamo di aver centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissati, così da consolidarci e prepararci per i prossimi progetti’.

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MEP: PRESIDIO DI SICUREZZA E BENESSERE SOCIALE

https://youtu.be/ZOi-pLVmpHw

L’azienda può diventare un importante presidio per la sicurezza sanitaria e il benessere dei lavoratori, delle loro famiglie e di una porzione della comunità. Ne è un esempio MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici di Reana del Rojale, Udine, la società che ha posto la formazione ben oltre le necessità di legge quale impegno etico, attraverso la sua MEP Business School, convinta del pensiero: «ogni lavoratore è un cittadino e la sua consapevolezza e le sue responsabilità sono cruciali per la società e per l’impresa stessa».

Due gli esempi dell’impegno aziendale per la prevenzione e la salvaguardia della salute. Il primo riguarda il contrasto alla diffusione del Covid-19 in generale nella popolazione. «L’impennata di casi di questi giorni non mi meraviglia, perché nelle ultime settimane caratterizzate dalle ferie, complice l’allentarsi delle misure, abbiamo abbassato un po’ la guardia – afferma il medico competente di MEP, Vincenzo Allegra – al contempo, però, l’aumento del numero dei casi non mi spaventa se ci impegniamo a mantenere un alto livello di attenzione e a rispettare con scrupolo protocolli e regole. Non possiamo vivere per lungo tempo con la paura di essere colpiti, dobbiamo invece assumere tutti i comportamenti atti a mantenere la sua diffusione bassissima, finché non saremo usciti dall’emergenza». Per questo MEP, spiega il suo HSE Manager Claudio Miconi, ha programmato per la continuazione delle attività in autunno, così come per la trascorsa estate, un’azione costante di sensibilizzazione perché siano mantenuti alti l’attenzione e il senso di responsabilità nel rispetto di tutti, comportamenti e procedure sistematizzate nei mesi precedenti. Un’operazione che MEP ha condotto nella convinzione che «le regole di prevenzione e cura di sé apprese in azienda divengano parte della vita dei nostri Lavoratori che, come xittadini, continueranno a comportarsi correttamente anche fuori da qui». Un altro fronte, di soddisfazione culturale per MEP è stato il «Progetto Ippocrate», nato a seguito della prescrizione di legge che richiede l’accertamento nelle mansioni pericolose della salute dei lavoratori. «Non ci siamo limitati ad applicare la norma ma, dopo alcuni esami di verifica, abbiamo avviato percorsi formativi – di concerto con l’HSE e i rappresentanti dei lavoratori – riguardo al concetto fondamentale e a come si può prevenire tale stato di benessere – spiega Allegra -. I risultati degli ultimi tre anni sono molto positivi, perché siamo riusciti a ottenere in tutti i soggetti rilevati un netto miglioramento». Con i suoi percorsi e la disponibilità dimostrata dagli esperti coinvolti, MEP è riuscita dunque a «incidere su una dimensione culturale, facendo prendere coscienza del proprio benessere.

https://www.mepgroup.com/it/

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TOSOLINI, IN ARRIVO L’AMARO PER OGNI SKIPPER DELLA BARCOLANA A TRIESTE

La notissima Distilleria Bepi Tosolini di Povoletto (Ud), in Friuli Venezia Giulia, da oltre un secolo continua a tenere in produzione questa «pietra miliare del nostro brand», afferma il presidente Giovanni Tosolini, e quest’anno sarà sponsor della Barcolana, la regata velica più grande del mondo che l’11 ottobre porterà nel Golfo di Trieste migliaia e migliaia di vele per la sua 52esima edizione. Tosolini ha già solcato questo mare per diversi anni con il brand abbinato a una barca, ma quest’anno ha voluto fare di più, legando il proprio nome a quello della manifestazione nel suo complesso e arrivando nella sacca di ogni skipper iscritto all’evento. 

www.bepitosolini.it

Un autunno ricco, per dare valore al territorio: per ricordarne storia e caratteristiche ai consumatori anche con una campagna informativa sulle reti televisive Mediaset, con uno spot che onora il Fvg. «In ogni sacca ci sarà una bottiglia del nostro Amaro Tosolini – conferma il presidente della Distilleria -, per una degustazione condivisa con tutto l’equipaggio». In barca o sulle rive, l’Amaro troverà così uno dei luoghi più appropriati per la sua degustazione. «È un amaro fatto con erbe mediterranee – sottolinea il presidente – e la sua stagionatura avviene in botti di una barriqueria che si trova nella Laguna di Marano. L’aria marina gli conferisce caratteristiche uniche che ben si sposano con una manifestazione regina del mare». 

Nella foto: Lisa Tosolini

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VENICA&VENICA, VENDEMMIA SUPERLATIVA

Condizioni climatiche ottimali hanno contribuito a una vendemmia 2020 di ottima qualità (nelle foto), premessa per un vino di altrettanto pregio: le piogge regolari hanno impedito alle viti di subire stress idrico, la buona escursione termica ha calibrato perfettamente carica aromatica e acidità, rendendo le uve di quest’anno molto simili a quelle degli anni Novanta, quando la gradazione era leggermente inferiore a quella delle ultime stagioni, accentuata dall’innalzamento delle temperature. Venica&Venica, la storica Cantina di Dolegna del Collio, racconta così la sua 90esima vendemmia, praticata in un anno in cui il Covid-19 ha messo in crisi molti aspetti della vita socio-economica ma non è riuscito a piegare la natura, che sta “regalando” raccolti da mettere in memoria.

È iniziata in questi giorni la vendemmia dell’uva a bacca rossa. Un periodo in cui la famiglia Venica&Venica e i suoi collaboratori sono entrati ogni giorno in vigna per cogliere il momento migliore in cui tagliare il frutto della vite rigorosamente a mano, perché ciò consente un controllo puntuale e immediato dello stato di salute dell’uva. «Se le condizioni climatiche sono importanti, è altrettanto determinante saper individuare la giusta curva di maturazione dell’uva», racconta infatti Ornella Venica, elencando le azioni fondamentali che portano a un vino d’eccellenza. Sono 40 gli ettari che l’azienda coltiva da 90 anni nella zona più a Nord del Collio, dove quest’anno la produzione della famiglia dei Pinot è stata leggermente inferiore alle precedenti annate, come è successo per altro nel resto d’Italia. «C’è stata una produzione inferiore di circa l’8-10% – conferma la vignaiola – il che è un vantaggio per la qualità dell’uva raccolta». Dalla vendemmia in vigna a quella glamour nel centro di una city come Milano, per Venica&Venica il passo è breve, poiché sarà protagonista fino al10 ottobre della “Vendemmia in via Montenapoleone”, l’ormai tradizionale appuntamento promosso da MonteNapoleone District, in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia, per unire la produzione d’eccellenza italiana, contraddistinta dai brand del lusso e dalle più prestigiose cantine del made in Italy. Domani, venerdì 9 ottobre, la Cantina di Dolegna parteciperà al testing che coinvolge tutte le aziende presenti alla “Vendemmia in Via Montenapoleone”, in programma al salone delle feste dell’hotel Four Season di Milano.

www.venica.it

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OVERLOG AL SERVIZIO DEL MONDO VEG – sviluppata una soluzione software per rendere completamente tracciabile la merce presente in 3 magazzini di The Bridge, produttore di alimenti vegani

Per gli imprenditori più avveduti ci sono due scelte strategiche che possono assicurare futuro alle proprie attività: la digitalizzazione spinta e una produzione ambientalmente sostenibile. S’innesta esattamente in questo solco la vocazione storica di The Bridge, dedita all’alimentazione vegana, e la sua scelta di affidarsi a un big del settore, Overlog di Buttrio in provincia di Udine – nella foto Marco Crasnich, Ceo di Overlog, per ottimizzare secondo le più evolute strategie 4.0 i sistemi per la gestione dei flussi logistici interni delle materie prime in produzione e dei prodotti finiti ai clienti finali. Scelte di automazione e tracciabilità strettamente connesse ad una ricerca di assoluta qualità nella gestione di ogni settore aziendale, in linea con l’eccellenza di una produzione di bevande al 100% biologiche e vegetali, con dessert e creme per cucinare realizzate con ingredienti selezionati e certificati. Una digitalizzazione, in sostanza, che accresce al sostenibilità dei processi, alimentando un percorso virtuoso. Nel moderno stabilimento logistico a San Pietro Mussolino (Vi) è stato implementato un sistema software in grado di garantire la corretta gestione dei flussi di magazzino, garantendo le logiche FIFO, dall’ingresso delle materie prime, alle movimentazioni in area di produzione, alla gestione del prodotto finito anche tramite dispositivi mobili con lettori di codice a barre. La soluzione sviluppata da Overlog consente di migliorare l’accettazione della merce sia nel controllo fisico che qualitativo, di eliminare errori durante il trasferimento di materie prime a lotto in zona di produzione (WIP) e ottenere dati certi di disponibilità della merce. Diversi i benefici ottenuti: giacenze dei magazzini in tempo reale con lotto e scadenza associate, gestione in Slim2k delle regole commerciali per la spedizione ai clienti, avanzamento puntuale dei documenti di carico e delle liste di spedizione sulle dashboard messe a disposizione della logistica. “Il percorso fatto con Overlog per l’inserimento di Slim2K è stato fondamentale per tracciare completamente la merce presente nei nostri tre magazzini e avere una visione reale di quanto effettivamente presente – sottolinea il Ceo e Co-owner di The Bridge, Marco Negro Marcigaglia -. Riteniamo di aver centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissati, così da consolidarci e prepararci per i prossimi progetti”.

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GRUPPO GATTO: LA SOSTENIBILITÀ GENERA UN NUOVO MODELLO DI BUSINESS

L’amministratore delegato Cristian Paravano racconta un processo in tre fasi avviato nel 2013 «Sostenibilità», un termine tanto evocato quanto complesso. Essenziale per poter essere competitivi oggi, ancor di più dopo Covid-19, eppure capace di esplicare la sua forza innovativa attraverso una programmazione di lungo periodo. È ciò che ha compreso, da pioniera, Sarno Display – Gruppo Gatto, l’azienda presente a livello internazionale primariamente nel visual display per occhialeria, cosmesi e gioielleria, che ha cominciato nel 2013 a organizzarsi in un’ottica sostenibile e ora sta gestendo la seconda di tre fasi. Cristian Paravano è entrato recentemente nel consiglio di amministratore della società stessa, mantenendo anche i precedenti ruoli a livello di capogruppo ed ha avviato i processi, sta guidando il presente e ha già chiare le prossime tappe.

Paravano, se qualcuno non conoscesse il significato di «sostenibilità», come la racconterebbe abbinando all’attività di un’impresa? «La spiegherei come l’ha interpretata il nostro Gruppo. Nell’accezione, cioè, che comprende una performance economica in grado di bilanciare benessere delle persone, salvaguardia dell’ambiente e delle risorse».

Possibile tutto e subito? «Noi siamo partiti nel 2013 e abbiamo una progettualità al riguardo che prevede il 2022 e oltre. Nel 2013 il Gruppo usciva da un periodo complesso e doveva trovare una nuova strada. Capimmo che tutto ciò che ruotava attorno alla sostenibilità sarebbe stato il futuro e abbiamo avviato un processo perché il tema diventasse sistemico in azienda, non occasionale».

Quale fu, in concreto il primo passo? «L’ottenimento delle certificazioni che oggettivavano i nostri traguardi: abbiamo così ottenuto la 9001 la qualità e l’efficienza di processo; la Sa 8000 per la responsabilità sociale d’impresa, la 14000 che riguarda la sicurezza sul lavoro e la 18000 che attiene al rapporto con l’ambiente. È stato un lavoro che ha interessato tutti gli stabilimenti del Gruppo nel mondo. Stiamo completando gli accreditamenti anche in Cina. Nel 2019 siamo arrivati al Bilancio di sostenibilità. Sono stati anni in cui, in parallelo, abbiamo molto investito nel rinnovamento dei macchinari, per automatizzare diversi processi e liberare risorse umane e da impiegare in lavori meno ripetitivi».

La fase 2 quando è scattata? «È quella in corso, possiamo dire che si sviluppa tra il 2020 e il 2021, per attuare una trasformazione organizzativa e di filiera. Abbiamo cambiato le abitudini delle persone per fare in modo che la sostenibilità diventi una forma mentis, un modo di essere, il modo con cui approcciare ogni aspetto della vita. Per esemplificare: chi progetta non può che partire dall’idea di impiegare materiali da riciclo e di disassemblare gli oggetti. Inoltre, è necessario ‘fertilizzare’ la filiera, perché in tema di sostenibilità non ha senso un anello senza la catena. In questa fase 2, inoltre, dovremo affinare e arricchire gli indicatori per misurare i progressi aziendali. Il concetto di economia circolare è uno degli indicatori da recepire, sarà dirimente nei prossimi anni».

E dal 2022, la sostenibilità come sarà vissuta dalla Divisione Display e, soprattutto, che cosa avranno generato 8 anni d’attività in questa direzione? «Sarà il periodo della maturità, in cui il connubio di sostenibilità e innovazione porterà al cambio del modello di business al fine di avere una progettualità competitiva sul lungo periodo. Le tantissime tecnologie mature e disponibili a valori economici “normali” coniugati ad una crescente sensibilità in materia Green dovrebbe poter modificare il mercato del PoP/Visual in modo disruptive dove servitization e circolarità saranno protagonisti.»

Possibile tanto cambiamento in un momento di così grande incertezza generata da Covid-19 e dalle sue conseguenze? «Non solo possibile, ma necessario. Se ci sono idee, ora bisogna metterle in campo. È il momento in cui il sistema ha meno resistenze e l’immobilità crea maggiori paure».

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TURISMO, CHIAVEGATO: ‘SERVONO INTERVENTI FORTI PER FAR TORNARE TURISTI IN ITALIA’

«Il comparto turistico ha bisogno che si adottino politiche statali e regionali estremamente aggressive per riportare gli ospiti stranieri in Italia. Continuare a puntare solo sul turismo interno e locale, infatti, significa passarci la palla all’interno di un sistema chiuso e lasciare ad altri affari per 44,3 miliardi. Appena sarà possibile viaggiare con maggiore libertà dobbiamo essere pronti con politiche forti ad hoc». È la proposta-appello che mette in campo Mattiarmando Chiavegato, attivo nel settore dell’ospitalità in Fvg ed a Venezia (Hotel Messner ****), preoccupato che, per effetto delle conseguenze Covid-19, l’Italia sia tagliata fuori dalle mete del turismo internazionale, una voce cruciale per i bilanci delle attività dedicate all’ospitalità e a tutti i servizi connessi. Secondo dati di Bankitalia, nel 2019 la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è stata di 44,3 miliardi e secondo i numeri di Unioncamere la spesa turistica complessiva è arrivata a 84 miliardi, con il 45,3% generato dal turismo straniero. «Si tratta dei turisti che hanno una maggiore propensione alla spesa – prosegue Chiavegato -: a seconda della nazionalità, la spesa media giornaliera varia dai 102 ai 149 euro, con una permanenza media di 4 giorni, esclusi i costi aerei». Sono cifre che indicano come «questi turisti lascino nei nostri hotel, ristoranti, negozi e servizi un importo simmetrico a quello del bonus vacanze da 500 euro ideato dallo Stato quest’anno per incentivare il turismo interno. La sostanziale differenza – evidenza l’imprenditore – sta nel fatto che per il bonus le risorse sono messe dallo Stato, quindi sono sempre soldi nostri e l’iniziativa è a debito». In sostanza, se il “bonus vacanza” 2020 «è stato meglio di niente, ma ha prodotto effetti positivi limitati perché i beneficiari sono soggetti con poca o scarsa capacità di spesa», per Chiavegato urge ritornare ad essere molto attrattivi sul fronte estero. «È da lì che arriverà l’ossigeno per una ripartenza vera ovunque e in particolare nelle città d’arte, motore trainante di una lunga filiera», aggiunge, indicando anche una misura attrattiva possibile. «Dobbiamo catalizzare il turismo straniero con iniziative dirompenti – ribadisce -. Penso a incentivi simili a quello della “continuità territoriale” Ue, cioè lo strumento legislativo che garantisce i servizi di trasporto nelle regioni più disagiate all’interno di una nazione. In questo momento è l’Italia a essere una delle regioni più disagiate in Europa e merita un supporto dedicato – continua Chiavegato -. In deroga al principio di libero mercato – pensa -, ci potrebbero essere incentivi statali che abbassino drasticamente il costo dei biglietti aerei per tutto il traffico inbound. Una formula applicabile innanzitutto attraverso le compagnie aeree nazionali, senza limitarsi a esse».

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COVID, CAMBIO ANCHE SUI CONSUMI DI VINI PREGIATI. IANICH: ‘SI SPENDE PER LA QUALITÀ’

‘Il consumo di vini pregiati italiani, in special modo rossi, ha tenuto: nel periodo di lockdown ed anche successivamente. Il bere consapevole fra le mura domestiche ha reso il consumatore più attento alla qualità di ciò che sceglie per la sua tavola, facendolo propendere per vini eccellenti italiani. In calo, i consumi, in generale nel settore Horeca, nelle grandi città o città d’arte. Mentre, in ripresa nel medesimo ambito, nelle località meno centrali. Anche l’export di vini eccellenti italiani nel mondo, ha tenuto’. A confermare questi trend, Michele Ianich, presidente di Lavorazione Legnami, con core business nella creazione di confezioni di legno per vini pregiati, in particolar modo rossi, italiani, con sede in Carnia. ‘Diversa la situazione in Francia dove, si è registrato un calo dell’export di vini d’Oltralpe solo negli Stati Uniti, del 30 per cento. Inevitabilmente, il settore Horeca italiano ha risentito della situazione legata alla pandemia, e noi con loro. Molte delle nostre confezioni, finiscono, in hotel, ristoranti o bar, a racchiudere vini importanti. Il calo fisiologico dei consumi nei locali pubblici, ha subito però una compensazione, su due fronti: il consumatore ha aumentato gli acquisti nella Gdo, ed ha continuato a bere a casa, con una maggiore attenzione alla qualità. Questo potrebbe diventare un vero e proprio trend anche per il futuro. Assistiamo ad una maggiore consapevolezza negli acquisti: si spende meno e meglio, nell’ottica soggettiva di ognuno – afferma Ianich che continua – I vini italiani pregiati tengono ed hanno tenuto sui consumi pre-pandemia: con uno spiraglio anche nel settore Horeca. Tranne che nelle grandi città, il settore è in ripresa’. ‘Sì questo mese di settembre, che ancora deve chiudersi, registra un aumento dei consumi di vini nei locali pubblici, anche rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si registra una ripresa. Il cammino è ancora lungo. Sicuramente un settore di nicchia, come quello dei vini di pregio, non subisce flessioni, tendenzialmente. Stante, l’accelerazione di un fenomeno già in essere: la maggiore attenzione alla qualità ed ai consumi. Il consumatore ha deciso di spendere meglio i suoi denari. Anche a tavola – conferma Ianich, che prosegue – ci attendiamo un calo del fatturato di circa il 15%, da qui alla fine dell’anno. Una diminuzione fisiologica che, confidiamo, possa essere neutralizzata da un incremento a partire dal 2021’.

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MECCANICA QUANTISTICA: ‘IL FUTURO È LÌ, ANCHE IN CAMPO INDUSTRIALE’

‘Questo è il secolo della meccanica quantistica, anche in campo industriale’ è quanto afferma Roberto Siagri (nella foto), amministratore delegato di Eurotech che non esclude un coinvolgimento aziendale sul tema: ‘Ci impegneremo sul computer quantistico quando questo raggiungerà uno stadio di industrializzazione che lo renderà commerciabile, a temperatura ambiente e dunque basato su tecnologia fotonica’. ‘È una opportunità per tutti e sicuramente Trieste è ben posizionata per quanto riguarda la parte di teoria dello sviluppo della meccanica quantistica: ora si tratta di far partire iniziative che coinvolgano anche le imprese. Questa nuova frontiera richiede investimenti importanti e soprattutto uno stretto collegamento con le imprese. Suggerisco di guardare a cosa sta facendo la qui vicina Austria e magari provare ad adottare un modello di collaborazione simile a quello adottato da ‘Silicon Austria’, con dotazioni finanziare simili. Richard Feynman aveva tracciato la strada già 60 anni fa durante il discorso all’accademia delle scienze americana, si Mr. Feynman rimane sempre vero che c’è tanto spazio nel molto piccolo. La combinazione delle tecnologie digitali e di dispositivi che possano sfruttare in maniera prevalente la meccanica quantistica possono portare allo sviluppo di una economia intrinsecamente sostenibile. Confermando quello che scriveva Orio Giarini commentando le conclusioni del libro del Club di Roma “i Limiti alla crescita”, che non dimostravano la fine della crescita economica in quanto tale, ma i limiti di un certo tipo di crescita. I cambi dei modelli di business introdotti dal digitale e l’ulteriore riduzione degli sprechi e dei consumi che le tecnologie quantistiche porteranno dentro il mondo industriale potranno garantirci una crescita economica senza praticamente fine. La produzione digitale abbinata alla produzione quantistica porterà un’enormità di benefici confermando che si potrà fare sempre di più con sempre meno materia, energia, spazio e tempo. Non c’è settore che non ne possa beneficiare, dai calcolatori quantistici, a nuovi materiali, nuovi sensori e nuovi metodi di produzione. Nel mondo dell’informazione e della comunicazione si stanno già ottenendo i primi risultati per quanto riguarda il trasporto sicuro dei dati e mi aspetto che entro 5 anni si incominci a diffondere l’uso di computer quantistici. Mi aspetto anche il drastico miglioramento dei computer attuali grazie a dispositivi che pur essendo costruiti sfruttando la meccanica quantistica operino in modalità di calcolo classica. Non solo, dunque, il settore dell’ICT potrà trarre grandi benefici ma anche altri settori come la robotica e la produzione grazie a nuovi sensori e alle nano macchine potranno trarre grandi benefici.Servono importanti investimenti per poter rendere fruibile a livello industriale i sorprendenti paradigmi , per non dire paradossi, che derivano dall’uso delle leggi quantistiche. Serve però crederci e servono importanti investimenti, l’Europa infatti ha messo a disposizione un miliardo di euro per le iniziative collegate alle tecnologie quantistiche. Se questo è l’importo messo a disposizione dell’Europa si fa presto a capire che non si entra in questo nuovo mondo con ticket da qualche milione di Euro’. Eurotech (ETH:IM) è una multinazionale che progetta, sviluppa e fornisce soluzioni per l’Internet of Things complete di servizi, software e hardware ai maggiori system integrator e ad aziende grandi e piccole. Adottando le soluzioni di Eurotech, i clienti hanno accesso alle pile di software (stack) open-source e standard più recenti, a gateway multiservizi flessibili e robusti e a sensori sofisticati, allo scopo di raccogliere dati dal campo e renderli fruibili per i processi aziendali. In collaborazione con numerosi partner di un ecosistema mondiale, Eurotech contribuisce a realizzare la visione dell’Internet delle Cose, fornendo soluzioni complete oppure singoli blocchi “best-in-class”, dalla gestione dei dispositivi e dei dati alla piattaforma di connettività e comunicazione, dai dispositivi periferici intelligenti agli oggetti “smart”, con modelli di business idonei al mondo dell’impresa moderna. Per maggiori informazioni su Eurotech, www.eurotech.com.

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beanTech inarrestabile, nuovo PREMIO

Fabiano Benedetti, CEO e presidente di BeanTech

Nuovo prestigioso riconoscimento per beanTech: l’azienda tecnologica friulana si è aggiudicata il Global Most Outstanding National Winner e potrà competere a livello globale per il titolo di “Global MIKE”. Innovative Knowledge Enterprise (MIKE) Award nasce nel 1998 a Londra con l’obiettivo di unire accademia e mondo manageriale in uno sforzo volto ad identificare le migliori pratiche manageriali utilizzate per coltivare e convertire la conoscenza aziendale in innovazione. Nel corso degli anni, hanno partecipato e vinto il prestigioso riconoscimento aziende riconosciute leader dell’innovazione a livello mondiale, come Google e Microsoft. Il riconoscimento viene assegnato prima a livello nazionale, poi beanTech sarà invitata alla cerimonia di premiazione a livello globale. Il premio viene assegnato previo un processo di valutazione condotto da un comitato scientifico che analizza le imprese che intendono sottoporsi all’audit ed è composto da professori provenienti da 14 Paesi diversi. Per l’Italia, il premio è coordinato da Maurizio Massaro dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e gestito dallo spin-off Universitario Strategy Innovation sotto la direzione di Carlo Bagnoli. beanTech si è distinta per la propria capacità di convertire la conoscenza in innovazione. La cerimonia di consegna si è tenuta sulla piattaforma webex ed in rappresentanza di beanTech ha ritirato virtualmente il premio Fabiano Benedetti, CEO & President. “Intelligenza collettiva d’impianto, questa è la nostra sfida quotidiana – afferma Benedetti durante il suo intervento legato al tema “produzione” – vogliamo continuare a portare intelligenza negli impianti, rendere le macchine sempre più capaci di analizzare dati e parametri dai noi forniti per arrivare a risultati analoghi a quelli previsti in ambito automotive: macchine intelligenti capaci di apprendere e perfezionare le proprie decisioni. Non si parla più di mero Internet of Things, ma di Intelligence of Things, un mix di dati, IoT, Analytics ed Intelligenza Artificiale, che riassume nel modo più chiaro possibile cosa facciamo per supportare le aziende manifatturiere lungo il percorso di Digital Transformation. Il dato rimane al centro del successo: un’azienda in grado di interpretare le informazioni è sempre un passo in avanti rispetto alla concorrenza. Siamo convinti che il “success factor” di un’azienda siano i talenti desiderosi di continuare a formarsi e crescere. beanTech ne è sempre alla ricerca, con l’obiettivo di ripopolare i nostri territori e creare grandi opportunità: la Manufacturing Valley può essere fucina di know how e fonte di crescita per tutti.”

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TURISMO ESTATE 2020 IN FVG: HA TENUTO NONOSTANTE IL COVID

«Non si è certo colmato tutto ciò che si è perso, ma da metà luglio a settembre inoltrato la stagione estiva in montagna e al mare in Friuli Venezia Giulia è stata decisamente meglio di ciò che ci si aspettasse. Per il 90% i clienti sono stati italiani, austriaci e tedeschi sono arrivati solo a settembre. A soffrire maggiormente sono state le città d’arte e i capoluoghi: lì le strutture ricettive non sono ancora riuscite a recuperare l’assenza degli stranieri e la riduzione del turismo business». La presidente di Federalberghi Paola Schneider tratteggia così la stagione estiva delle strutture ricettive nell’anno in cui il Covid-19 ha stravolto ogni piano e annullato gli affari della primavera e d’inizio stagione, lasciando tutti gli operatori in un grande stato di incertezza riguardo all’evoluzione del periodo estivo. Tuttavia, il virus non ha annullato né la determinazione degli imprenditori a reagire – trovando soluzioni a molti dei problemi generati dalla necessità di rispettare le regole anti pandemia – né la voglia di vacanza, in particolare degli italiani e dei locali, che hanno animato lidi e cime. «In montagna è andata bene, ad agosto i numeri ci sono stati e la stagione si è prolungata a settembre, soprattutto nei weekend, grazie a un tempo atmosferico favorevole – spiega la presidente -. Gli italiani si sono mossi e sono stati loro a connotare gli ospiti quest’estate. Gli stranieri, austriaci e tedeschi, si sono visti solo a settembre. Certo, non tutto il perduto si è recuperato ma, rispetto alle premesse di questa stagione, possiamo permetterci anche di vedere il bicchiere mezzo pieno». Per gli alberghi, la stessa dinamica si è registrata al mare, «con una stagione partita attorno al 10 luglio, buon agosto e una prosecuzione a settembre». Il Friuli Venezia Giulia è fatto però anche di città d’arte e dai capoluoghi in cui la ricettività alberghiera è un importante aspetto dell’economia. In questo contesto i risvolti della pandemia sono più accentuati. «Sono i centri che hanno subito di più le conseguenze del lockdown e delle limitazioni negli spostamenti – spiega Schneider -. Hanno risentito molto dell’assenza degli stranieri, potendo recuperare poco con gli italiani. Il calo dei pernottamenti per business ha fatto il resto. Certo, un po’ si è lavorato, ma si è lontani dai numeri pre Covid». Tuttavia, per ora «non abbiamo evidenza di chiusure definitive – sottolinea la presidente -. Ci sono realtà che hanno deciso di riaprire nel 2021 e dovremo verificare se ciò accadrà realmente. Gli investimenti attorno a un albergo, comunque, sono notevoli e credo che per ora permanga la volontà di resistere». Quanto alla stagione invernale, Scheneider non si sbilancia in previsioni. «Per ora navighiamo a vista, credo che chi terrà aperto a ottobre potrà avere qualche soddisfazione, ma proiettarsi oltre è difficile. Si respira un certo attendismo – rileva -, soprattutto in riferimento all’andamento del Covid-19».

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TOSOLINI: UNA GRANDE FAMIGLIA DI DISTILLATORI. LO SPOT SU MEDIASET: UN REGALO AL FVG

https://assodistil.it/amaro-tosolini-lamaro-che-viene-dal-mare-tradizione-e-territorio-nel-backstage-del-nuovo-spot-tv/

«L’inizio della stagione fredda è la premessa per gustare appieno l’Amaro Tosolini, prodotto ininterrottamente dal 1918 con una ricetta che prevede erbe mediterranee e un invecchiamento nell’aria marina della Laguna di Marano», afferma il presidente della storica Distilleria friulana Bepi Tosolini, Giovanni Tosolini Temperature più basse, giornate più corte e voglia di un elisir che porti con sé quella miscela di erbe segrete che continua a convincere da 102 anni, richiamando il profumo marino dell’ambiente in cui invecchia.

Insomma, voglia di Amaro Tosolini. La notissima Distilleria Bepi Tosolini di Povoletto (Ud), in Friuli Venezia Giulia, da oltre un secolo continua a tenere in produzione questa «pietra miliare del nostro brand», afferma il presidente Giovanni Tosolini, e si appresta a ricordarne storia e caratteristiche ai consumatori con una campagna informativa che viene trasmessa da ieri, sulle reti televisive Mediaset, con uno spot che onora il Fvg. Non solo. Quest’anno la Distilleria sarà sponsor della Barcolana, la regata velica più grande del mondo che l’11 ottobre porterà nel Golfo di Trieste migliaia e migliaia di vele per la sua 52esima edizione. Tosolini ha già solcato questo mare per diversi anni con il brand abbinato a una barca, ma quest’anno ha voluto fare di più, legando il proprio nome a quello della manifestazione nel suo complesso e arrivando nella sacca di ogni skipper iscritto all’evento. «In ogni sacca ci sarà una bottiglia del nostro Amaro Tosolini – conferma il presidente della Distilleria -, per una degustazione condivisa con tutto l’equipaggio». In barca o sulle Rive, l’Amaro troverà così uno dei luoghi più appropriati per la sua degustazione. «È un amaro fatto con erbe mediterranee – sottolinea il presidente – e la sua stagionatura avviene in botti di una barriqueria che si trova nella Laguna di Marano. L’aria marina gli conferisce caratteristiche uniche che ben si sposano con una manifestazione regina del mare».

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SICUREZZA SUL LAVORO: Alla MEP il cambio di passo sostenibile determinato dall’emergenza Covid: i vademecum della MEP Business School preziosi per ogni cittadino

https://youtu.be/G2S7kVPXkoc

La sicurezza sul Lavoro in azienda ha fatto un ulteriore salto di qualità a seguito della pandemia, perché la responsabilità per i comportamenti corretti è stata consapevolmente compresa come trasversale da ciascun operatore. Le aziende, inoltre, sono diventate luogo “di istruzione” a tutto tondo, oltre che di formazione obbligatoria. Non da ultimo, i principi basilari di contrasto del virus hanno permesso anche una nuova organizzazione strutturale all’interno dei locali, con il recupero di spazi tanto essenziali quanto funzionali.

Sono tutti aspetti che, sperimentati direttamente in MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici di Reana del Rojale, Udine, sono sostenibili, per la sicurezza in Azienda, a giudizio del Perito Industriale Paolo Querini, alla guida da un trentennio della società, puntualmente (…è il caso di dirlo) Punto Sicurezza. Tra le ultime novità riguardo alle certificazioni in tema proprio di sicurezza, «la ISO 45001 – spiega Querini – ha definito come “rischio” il risultato dell’incertezza. Ne consegue che le aziende debbano rimuovere tale incertezza in tutte le sue forme. I principi, i precetti e le procedure sono perciò fondamentali, tanto quanto la comunità d’intenti per l’intera Organizzazione, perché si vince o si perde insieme». L’azienda diventa, quindi, luogo di grandissima responsabilità personale, e ad essa compete un compito che ha sempre più ripercussioni importanti al di fuori dei locali aziendali. «Stiamo assistendo a un profondo cambiamento di mentalità riguardo alla Sicurezza – prosegue l’esperto -: poiché è il singolo lavoratore chiamato a prendersi cura della propria salute e l’impresa per questo svolge un ruolo d’istruzione, oltre a quello obbligatorio di informazione e formazione». L’atteggiamento acquisito in questo contesto, in sostanza, diventa un «modus operandi» che il soggetto mette in pratica nella propria quotidianità. Lo ha sperimentato in questi mesi la stessa MEP. «Può sembrare un paradosso, ma non lo è: l’emergenza Covid ha avuto anche un effetto positivo, perché ha permesso all’azienda di riorganizzarsi, di operare al meglio sotto ogni aspetto e di estendere forte consapevolezza a tutti i Lavoratori», spiega Claudio Miconi, RSPP di MEP. Insieme alle regole fondamentali di comportamento, l’igienizzazione meticolosa che è stata effettuata negli ambienti ha consentito il recupero di spazi da tempo sottoutilizzati, ha inoltre attivato anche la creatività editoriale della MEP Business School, che ha pubblicato diversi volumi. Tra questi non ultimo il “Manuale COVID-19 per il Viaggiatore”, rivolto non unicamente a chi viaggia bensì «ai cittadini che lavorano in azienda (e in trasferta appena consentito), svolgendo così contemporaneamente una formazione aziendale e sociale», conclude Claudio Miconi.

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LA VENDEMMIA? SI FA ANCHE IN VIA MONTENAPOLEONE

Condizioni climatiche ottimali hanno contribuito a una vendemmia 2020 di ottima qualità, premessa per un vino di altrettanto pregio: le piogge regolari hanno impedito alle viti di subire stress idrico, la buona escursione termica ha calibrato perfettamente carica aromatica e acidità, rendendo le uve di quest’anno molto simili a quelle degli anni Novanta, quando la gradazione era leggermente inferiore a quella delle ultime stagioni, accentuata dall’innalzamento delle temperature. Venica&Venica www.venica.it la storica Cantina di Dolegna del Collio, racconta così la sua 90esima vendemmia, praticata in un anno in cui il Covid-19 ha messo in crisi molti aspetti della vita socio-economica ma non è riuscito a piegare la natura, che sta “regalando” raccolti da mettere in memoria. In attesa di staccare i grappoli a bacca rossa, tra gli ultimi giorni di settembre e inizi ottobre. La vendemmia dell’uva bianca quest’anno è iniziata il 25 agosto per concludersi il 18 settembre. Un periodo in cui la famiglia Venica&Venica e i suoi collaboratori sono entrati ogni giorno in vigna per cogliere il momento migliore in cui tagliare il frutto della vite rigorosamente a mano, perché ciò consente un controllo puntuale e immediato dello stato di salute dell’uva. «Se le condizioni climatiche sono importanti, è altrettanto determinante saper individuare la giusta curva di maturazione dell’uva», racconta infatti Ornella Venica, elencando le azioni fondamentali che portano a un vino d’eccellenza. Sono 40 gli ettari che l’azienda coltiva da 90 anni nella zona più a Nord del Collio, dove quest’anno la produzione della famiglia dei Pinot è stata leggermente inferiore alle precedenti annate, come è successo per altro nel resto d’Italia. «C’è stata una produzione inferiore di circa l’8-10% – conferma la vignaiola – il che è un vantaggio per la qualità dell’uva raccolta». Dalla vendemmia in vigna a quella glamour nel centro di una city come Milano, per Venica&Venica il passo è breve, poiché sarà protagonista dall’8 al 10 ottobre della “Vendemmia in via Montenapoleone”, l’ormai tradizionale appuntamento promosso da MonteNapoleone District, in collaborazione con il Comitato Grandi Cru d’Italia, per unire la produzione d’eccellenza italiana, contraddistinta dai brand del lusso e dalle più prestigiose cantine del made in Italy. Venica&Venica l’8 ottobre, dalle 19.30, e fino alle 22, sarà protagonista del “Cocktail in boutique” nello spazio Pinko. «Tre le nostre proposte per la ‘vendemmia’ in città – illustra Ornella Venica -: ”Talis”Pinot Bianco, simbolo dell’eleganza produttiva del Collio e delle aree alpine della Mitteleuropa; il “Ronco delle Cime” Friulano, l’autoctono che racconta al meglio il legame della famiglia Venica con la propria terra; “Ronco delle Mele” Sauvignon, il vitigno internazionale che nel Collio si impreziosisce dello spirito del luogo. E per gli amanti del ‘nero’, ci sarà il Merlot Doc Collio 2017, dove la percezione della freschezza della frutta rossa di sottobosco inebria l’olfatto. Nei giorni precedenti, il 6 ottobre, Venica&Venica parteciperà all’asta benefica, organizzata in questa occasione, con il Magnum Ronco delle Cime Friulano che celebra i 90 anni della Cantina. Infine, venerdì 9 ottobre, la Cantina di Dolegna parteciperà al testing che coinvolge tutte le aziende presenti alla “Vendemmia in Via Montenapoleone”, in programma al salone delle feste dell’hotel Four Season di Milano.

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ARRIVA REVID19, SCOPRE IL COVID DAL RESPIRO IN TEMPO REALE, AVVIATA LA SPERIMENTAZIONE DA UN LUMINARE UDINESE

Si chiama Revid 19 il nuovissimo device messo a punto da Eurotech in corso di utilizzo per la ricerca in via sperimentale, della presenza del Covid-19, nel respiro. La sperimentazione è già in corso. Si tratta di uno strumento dotato di intelligenza artificiale e tecnologia Iot (Internet of things): una serie di sensori raccoglie le informazioni provenienti dal respiro. Ovvero, riconosce le anomalie dell’aria eliminata dai bronchi, il cosiddetto esalato. Al momento e da qualche tempo, Revid 19 è in uso dall’associazione Allergie e Pneumopatie infantile Alpi Odv di Udine, e da Mario Canciani, pneumologo di fama internazionale e presidente dell’Alpi Odv. E’ stato analizzato, in via sperimentale, dalla macchina il respiro di 30 persone fino ad ora. ‘Siamo a disposizione della comunità: la campionatura dei risultati è per noi fondamentale. Per questo, ci rivolgiamo ai nosocomi della regione perché possano utilizzare lo strumento in pazienti sia ambulatoriali che ospedalizzati. La manovra necessaria è molto semplice: si basa sull’espirazione per 20 secondi in uno strumento che invia i dati successivamente processati da un algoritmo di intelligenza artificiale, e poi letti da un medico competente in materia. Non vi sono rischi di contagio, né per la salute dei pazienti’ spiega Canciani. ‘Ci è piaciuta l’idea di Canciani, partendo dal nostro know-how sull’analisi dell’aria e sul calcolo ad alte prestazioni – afferma Ugo Padulosi, a capo della R&D di Eurotech – siamo fieri di aver messo a disposizione la tecnologia di Eurotech, per questo progetto di tutela della salute pubblica, in un momento così complicato di pandemia. Sono necessari però, ai fini della sperimentazione, più pazienti da sottoporre al test del respiro, per far apprendere alla rete neurale con un maggior numero di dati ’. Mario Canciani si occupa da sempre di patologie dell’apparato respiratorio, dapprima all’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste e poi alla clinica pediatrica dell’Università di Udine. Per 12 anni nel comitato direttivo della maggiore associazione medica europea, l’European Respiratory Society, è stato il fondatore dell’ Alpi, l’associazione dei bambini asmatici, allergici e con problemi respiratori, e del Grap: Gruppo regionale di allergo-pneumologia. Attualmente è presidente del Fvg di Isde (Medici per l’ambiente) e coordinatore per il Fvg della Siaip (Società italiana allergie e immunopatologie pediatriche) e si occupa in particolare degli effetti dell’inquinamento sulla salute dei bambini e sulle patologie allergiche e pneumologiche di bambini e adulti. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e di una trentina di libri.

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ARTENI SI ALLEA CON INFOSTAR E L’E COMMERCE VOLA

Tecnologia e prodotti di qualità: un binomio vincente, in grado di attraversare da protagonisti una pandemia che ha pesato significativamente anche sul settore del commercio. È quanto conferma l’esperienza di questi mesi di un baluardo della moda come il Gruppo Arteni di Tavagnacco (Ud) che, nei mesi di lockdown, ha quadruplicato le vendite online, grazie a un servizio estremamente curato nei contenuti e un’infrastruttura tecnologica efficiente e appositamente studiata da un’altra azienda friulana, la Infostar di Tarcento, capace di garantire sistemi informatici-business continuity, salvaguardando dati e reti. «Da tempo Arteni è attento a coniugare le tecnologie digitale con il proprio core business – afferma Matteo Arteni uno degli amministratori di Arteni-. Siamo sempre stati all’avanguardia su questo fronte e il momento storico ci ha dato ragione». In questi mesi particolari del 2020 «il nostro fatturato da vendita online è quadruplicato», prosegue l’imprenditore, ai vertici di un Gruppo che conta 10 punti vendita, impiega 150 persone e ha un fatturato di 32 milioni l’anno. «Infostar ci ha aiutato ad implementare le nostre dotazioni informatiche, anche e soprattutto per un obiettivo importante: la sicurezza dei dati, a salvaguardia del consumatore. Guardiamo avanti consapevoli che le scelte sui consumi sono cambiate: anche per ciò che riguarda il metodo di acquisto. Il lockdown ha incrementato, come ovvio, l’e-commerce, e questo nuovo trend ci ha trovati pronti e competitivi’. «Lavorare con aziende come Arteni è un piacere – sottolinea l’amministratore delegato di Infostar, Cristian Feregotto -, poiché si rende evidente che, quando i sistemi informativi aziendali sono progettati con professionalità, mantenuti efficienti e aggiornati nel tempo, le aziende beneficiano di un miglioramento dell’operatività, che si traduce in efficienza e competitività. Oltre che in efficacia: il consumatore si trova sicuro nell’affrontare gli acquisti on line e per noi questo, è un vantaggio competitivo enorme. Veniamo incontro al cliente in due modi: fornendo al nostro partner, in questo caso Arteni, le dotazioni informatiche per accontentare il consumatore finale, ovvero tutti noi. Ritengo che in questo momento storico la qualità dei servizi sia essenziale a parole e nei fatti».

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I BRILLANTI COLORI DELLA FRIULANA MEP. GABRIEL AUBRY SUI CIRCUITI DELL’INTERNATIONAL MOTOR SPORT ASSOCIATION CON MEP!

Una partnership coinvolgente che si fonda su una visione del lavoro condiviso – all’insegna della preparazione, della disciplina, dell’entusiasmo, della passione, della determinazione – e sulla volontà di essere sempre un passo avanti, in virtù di un efficace gioco di squadra. È quella che MEP ha costruito con il pilota Gabriel Aubry, protagonista della classe Daytona Prototype nella serie International Motor Sport Association. Al volante di una splendida Cadillac, Aubry sta portando i colori di MEP Group sui circuiti internazionali, in una stagione che, già iniziata, si prefigura come stimolante ed impegnativa.

L’intervista video al link sopra –

«MEP Group è fiera di poter condividere con Aubry i suoi grandi risultati sportivi: proprio come in MEP, le ottime performance sono il frutto di impegno, valori e strategie nell’affrontare quotidianamente il proprio lavoro: preparazione, determinazione, attenzione ai dettagli ed emozioni opportunamente gestite. Anche il contesto è fondamentale» – aggiunge – «e come in un team che prepara una gara, anche nella nostra Azienda cooperazione e coesione fanno la differenza». Aubry, ventiduenne con determinazione da vendere, è convinto che per raggiungere alte prestazioni e mantenerle nel tempo, «la preparazione sia importantissima, anche rispetto al talento naturale. Il talento ci deve essere, ma a noi piace dire che» – sottolinea – «la preparazione vince sempre sul talento». Per gareggiare ai più alti livelli, «devi lavorare ogni giorno», confida, e «nella mia preparazione cerco di prendere in considerazione tutti gli scenari possibili». Nella vita di un pilota del suo calibro, insieme a tanto esercizio fisico e preparazione al volante, c’è molto allenamento a livello psicologico. «Ho lavorato un paio d’anni con gli psicologi dello sport e ciò ha contribuito a cambiare molto il mio approccio e la mia preparazione, come persona e come sportivo», spiega. Questo rapporto ha fatto la differenza anche nel gestire le emozioni e lo stress da prestazione, inevitabile quando gli spettatori si attendono risultati una gara dopo l’altra. «Se non sai come reagire e come lavorare con le tue emozioni, tutto può diventare molto difficile – osserva il pilota -. Era un mio problema, ma lavorando con gli psicologi dello sport è diventato chiaro che le emozioni possono essere una grande debolezza o una grande forza. Se le sai controllare, non ti porteranno al fallimento». Nel suo percorso umano e professionale, Aubry ha maturato inoltre la convinzione che «entusiasmo, positività ed ottimismo» sono «importantissimi» e ancora di più «credere in sé stessi» ed «essere determinati». Le vittorie, inoltre, sono il risultato di un lavoro d’insieme che spesso non traspare nell’immediato, ma che si costruisce giorno per giorno. «Negli sport come il mio, attorno a un pilota c’è una squadra composta da 16-17 persone, con le quali non si lavora direttamente ogni giorno, ma delle quali ci si deve interessare, trovando il tempo per rivolgere loro anche solo un saluto» – racconta Gabriel Aubry -. «Sono piccoli gesti che non si notano dall’esterno, ma che contribuiscono a creare un buon ambiente in cui ciascuno darà il meglio di sé, riuscendo a far fare a tutti quello sforzo in più che fa la differenza». I piloti, conclude il campione, «non vincono da soli».

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‘NEBRODOK’ QUANDO LA SICILIA INCONTRA IL FVG, IN UN PROSCIUTTO UNICO

Sono pronti per il consumatore gli 8mila prosciutti siciliani stagionati nel cuore del Friuli dall’imprenditore Carlo Dall’Ava. Un’iniziativa che intende esaltare le prelibatezze italiane, mettendo insieme l’alta qualità dei suini neri dei Nebrodi siciliani e l’aria unica delle colline di San Daniele. Il microclima di San Daniele del Friuli, straordinario per la stagionatura, si allea con l’arte siciliana di allevare maiali, per offrire al consumatore “Nebrodok”: il prosciutto nato dal suino nero dei Nebrodi, i monti tra le province di Messina, Enna e Catania. Qui, sono allevati allo stato semibrado questi suini dal manto scuro, di taglia piccola, caratteristica delle razze suine autoctone italiane. La carne è di altissima qualità. Esprime un’intensità aromatica importante ed è adatta alla lunga stagionatura. A dimostrare questa particolarità oro sono gli 8mila “Nebrodok” che hanno appena terminato la stagionatura a San Daniele, su iniziativa dell’imprenditore Carlo Dall’Ava, e che sono pronti a incontrare il palato dei consumatori garantendo «una sapore incredibile per un prosciutto che si soglie in bocca», afferma l’imprenditore con una lunga esperienza nella produzione e stagionatura di prosciutti. I suini che si trasformano in Nebrodok sono allevati nella zona di Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, dove, la tipicità dell’aria contribuisce a fissare nella carne «il gusto peculiare ispirato dal mare di Sicilia e tipico della terra sicula», continua Dall’Ava, che non esita a definire la degustazione di Nebrodok «una vera e propria esperienza».

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NEL NOSTRO FUTURO I RISULTATI DELLA RICERCA SULLA MECCANICA QUANTISTICA. LO SCIENZIATO CALARCO: ‘CIÒ CHE NON SERVE A NULLA HA TANTISSIMO VALORE’

‘Tutto ciò che non serve a niente: ha un valore altissimo’. Sono le parole di Tommaso Calarco, professore di fisica teorica all’Università di Colonia – dove lo abbiamo incontrato – direttore dell’istituto di Controllo Quantistico presso il laboratorio nazionale Julich, in Germania, oltre che presidente del Community network, organo governativo della Quantum Flagship europea.

‘Decisi di occuparmi di fisica quantistica in seguito ad un incontro con Claudio Magris, per puro caso quindi’ spiega Calarco. Il caso: tanto caro alla meccanica quantistica. Secondo la concezione soggettivistica quello che noi chiamiamo caso è in realtà il frutto della lacunosità della conoscenza umana. Se noi avessimo una conoscenza più elevata, nulla ci sembrerebbe casuale, ma tutto sarebbe riconducibile a un quadro deterministico in cui ogni evento ha una sua causa. Secondo la concezione oggettivistica invece il caso sarebbe intrinseco alla realtà. Esisterebbero cioè eventi privi di causa o che, dipendendo dall’intrecciarsi di differenti serie di cause, seguono un’evoluzione assolutamente imprevedibile non solo all’intelletto umano, ma anche a qualsiasi eventuale intelligenza superiore. Il dibattito sull’interpretazione della meccanica quantistica è tuttora abbastanza aperto. Tuttavia, allo stato attuale: la maggior parte dei fisici accetta una concezione sostanzialmente oggettivistica del caso. Quindi, imprevedibile. ‘Scrissi una tesi – continua Calarco, che è laureato in fisica a Padova – con l’obiettivo di dimostrare se la fisica è in grado di spiegare la realtà. Arrivai alla conclusione: le leggi della fisica non sono in grado di spiegare la realtà’. Ovvero. Venne spiegato un qualcosa che solo apparentemente non serve a nulla. ‘Perché proprio da lì, e dall’incontro con Magris decisi di proseguire sulla scia della quantistica’.

Su cosa avete lavorato in questi anni? Abbiamo riproposto il paradosso del gatto di Schrödinger a 20 stati quantistici. ‘ll lavoro recentemente pubblicato dimostra come sia possibile preparare e caratterizzare uno stato altamente intrecciato con ben 20 qubit in una piattaforma di atomi intrappolati tramite dei fasci laser detti optical tweezers’.

Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento mentaleideato nel 1935 da Erwin Schrödinger, con lo scopo di illustrare come la meccanica quantistica fornisca risultati paradossali se applicata ad un sistema fisico macroscopico. Andando decisamente contro il senso comune: presenta un gatto che, in uno stato noto come sovrapposizione quantistica, può essere contemporaneamente sia vivo che morto, come conseguenza dell’essere collegato a un evento subatomico casuale che può verificarsi o meno.

Quali saranno, a tuo avviso, le applicazioni nella vita quotidiana di tutti i giorni, delle ricerche che state conducendo? Serve essere piuttosto realistici e come uno dei primi impieghi utili vedo l’applicazione nella crittografia. ‘La crittografia quantistica consiste in un approccio alla crittografia che utilizza proprietà della meccanica quantistica nella fase dello scambio della chiave per evitare che questa possa essere intercettata da un attaccante senza che le due parti in gioco se ne accorgano’. Si utilizza questo principio per realizzare un cifrario perfetto.

Quindi per la sicurezza informatica? Direi proprio di sì.

Eri uno degli ospiti presenti ad Esof 2020, a Trieste. Nel suo intervento, il premier Giuseppe Conte ha affermato di voler utilizzare parte delle risorse del recovery fund per la ricerca in tema di meccanica quantistica, cosa ne pensi? Penso che sarebbe ora che il Governo italiano spinga sulla ricerca in questo senso. La Germania investe 8 miliardi l’anno. Devo dire che la Regione Friuli Venezia Giulia, insieme agli enti di ricerca triestini, ci stanno mettendo del loro, con risorse economiche e professionali.

Quando vedremo i computer quantistici venduti su scala industriale? Non penso prima di dieci anni. Oggi è ancora troppo presto.

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FEDRIGA, ECONOMIA DOPO COVID: ‘SERVONO DAL GOVERNO RISORSE A FONDO PERDUTO E NON UN SOSTEGNO ASSISTENZIALISTA’. L’INTERVISTA

Come valuta la sua governance sino a qui? Stiamo facendo molto per l’abbattimento fiscale, sia in modo diretto che indiretto. Sul fronte delle imprese, nel sociale, per le famiglie, e il trasporto pubblico. Abbiamo lavorato per la detassazione. Ci siamo ritrovati a fare i conti con due emergenze considerevoli: la tempesta Vaia e la pandemia.

Da un punto di vista umano, come si è sentito a dover affrontare il Covid? Diciamo che una emergenza sanitaria di questo genere è stata imprevedibile: il Friuli Venezia Giulia si è comportato molto bene. Dando prova di grande responsabilità, dimostrandolo con un numero di limitato di casi.

Ed ora come vede la situazione economia attuale, in Fvg e in Italia? Stiamo affrontando un momento piuttosto difficile. Non lo possiamo negare. Serve un intervento da parte del Governo che non sia, come è stato fino ad ora, di natura assistenzialista. Ma che faccia progredire le imprese, verso un passaggio successivo, fuori dalla linea del timore, con risorse a fondo perduto, come quelle che stiamo mettendo in campo in Regione.

Quanto è importante per lei l’internazionalizzazione? La ritengono fondamentale; per questo abbiamo creato una agenzia ad hoc. E’ necessario però che sia vera internazionalizzazione: che possa portare anche capitali ed investitori in Fvg.

Cosa state facendo per il miglioramento delle infrastrutture (porti, strade, ferrovie ed aeroporti)? Prioritaria è la velocizzazione della linea ferroviaria Trieste-Venezia.

Rfi vi ha dato dei tempi? Prima del Covid si parlava del 2022 come termine per la realizzazione dei lavori per rendere veloce la linea. Dopo di che servono scelte politiche decisive sui territori: il treno dovrà fermarsi solamente nei centri più importanti.

E per l’implementazione dello scalo aeroportuale? Abbiamo già avuto dimostrazione di interesse da parte di diverse compagnie, anche se Alitalia non collabora in questo senso, facendo da tappo.

Porti? Il Fvg ha le carte in regola per divenire sistema intermodale al centro dell’Europa, con lo sbocco a Trieste e Monfalcone (Go). Su treno, ferro, gomma e aria, dobbiamo divenire competitivi.

Nella sua agenda a che punto si trova lo sviluppo digitale? Abbiamo seri problemi al riguardo. La pandemia ha messo in evidenza che in molte aree regionali non c’è la banda larga. Dobbiamo lavorare su questo come primo passo.

Durante Esof, a Trieste, il premier Giuseppe Conte ha affermato di voler utilizzare le risorse del recovery fund per la ricerca anche sulla meccanica quantistica, lei quanto e come punta sulla ricerca? A Trieste, abbiamo enti di ricerca estremamente all’avanguardia. In primis: Area Science Park. Abbiamo destinato, come Regione, 800mila euro alla ricerca, anche in ambito quantistico.

Quale è il suo principale obiettivo da qui al 2023? Creare una regione sempre più competitiva. Abbiamo stravolto, rispetto al governo regionale precedente, le politiche sull’immigrazione, togliendo molte delle risorse che erano state messe in campo.

Si ricandiderà? Personalmente: amo fare il presidente di Regione. Sarà comunque l’elite che mi supporta a decidere per la mia ricandidatura. Io sono disponibile.

Il turismo, quanto ne ha risentito dopo il Covid? Onestamente, rispetto alle aspettative: ha tenuto. Sia al mare che in montagna.

Il Fvg quanto conta a Roma? La nostra regione conta 1 milione e 200mila abitanti. Serve farsi sentire. Lo dico per esperienza personale: per ottenere qualcosa, dobbiamo alzare la voce.

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EUROLLS: MEGA COMMESSA DA 12 MILIONI DAGLI USA

Una ventata di positività. Attenzione alle novità. Flessibilità ed apertura al mondo. E’ quanto si respira in Eurolls, azienda con quartier generale ad Attimis (Ud), ma con due baluardi produttivi a Villa Santina (Ud) ed una filiale nei pressi di Milano. Con uffici e produzione in Messico e Brasile e clienti sull’intero pianeta. A capo del gruppo: con un fatturato di 27 milioni (solo per il segmento definito ‘attrezzature’) e 180 addetti, è il poliedrico friulano Renato Railz: un 71enne che ha creduto, 30 anni fa, di poter fare l’imprenditore. Tanto che Eurolls ad oggi è, per molti versi, unica nel suo settore, con prodotti come i rulli per la formazione del tubo saldato strutturale più grande al mondo (28 pollici di diametro e spessore 1 pollice), indispensabili per le costruzioni di ultima generazione. ‘L’idea della laminazione dell’acciaio è stata vincente – afferma Railz – da lì siamo partiti. Ed oggi stiamo portando avanti investimenti per nuovi impianti produttivi da 6 milioni. Abbiamo una dinamica produttiva integrata: la sola materia prima che acquistiamo è l’acciaio. Per il resto del materiale, come il metallo duro, lo produciamo dalle polveri’ attraverso il nostro processo di sinterizzazione’. L’azienda ha appena ricevuto una commessa da 12 milioni di euro dagli Stati Uniti. Per molti anni ha servito il settore oil&gas con attrezzature di grosse dimensioni, mentre oggi questo prodotto si sta evolvendo anche verso il settore delle costruzioni. ‘E’ la prima volta che accade di avere un ordine di queste proporzioni dall’America – spiega Railz – diciamo che la pandemia, nel nostro settore, non ha per ora provocato un calo di ordini. Anzi, sta accadendo il contrario’. Energia e dinamismo vengono anche dal braccio destro di Railz, Matteo Querini, ingegnere meccanico, ‘nato’ e cresciuto in azienda. ‘Dobbiamo rimanere competitivi – spiega Querini – per questo, per noi sono fondamentali la ricerca e sviluppo: godiamo di collaborazioni con diverse Università, con l’INFN di Padova, il CFR di Ferrara, Università di Udine, e PMI di Minsk. Studiamo il comportamento dei metalli. Ricerchiamo. Per non fermarci mai: innovare e crescere in un mercato globale estremamente competitivo anche per il nostro settore di riferimento’. Sono 6 le persone impegnate nell’R&D di Eurolls. ‘Ho creduto nelle mie idee e ora sono qui: dalla vergella d’acciaio, titanio e acciai alto resistenziali di ultima generazione, siamo passati dalla trafilatura alla laminazione per la creazione di fili sottili. Pur con limitato numero di brevetti, per determinate lavorazioni dell’acciaio, siamo leader incontrastati, ovvero le facciamo solo noi nel mondo con garanzie qualitative e di risultato sul processo’ conclude Railz, non senza una nota di amarezza nei confronti di una buona parte di imprenditori locali e italiani che: ‘Non amano far squadra, pensano al loro orticello. Diventa difficile raggiungerli e interloquire, anche solo per uno scambio di pareri. Cosa che non accade invece Oltreoceano dove, è possibile parlare facilmente con i Ceo di aziende enormi. Peccato. E’ sinonimo di provincialismo questo atteggiamento, tutto italiano, purtroppo’.

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FOTOGALLERY, EVENTO SU COVID E IL FUTURO DELL’ECONOMIA IN ITALIA E NEL MONDO

pic by @Anna Airone @Airone Foto

Fotogallery: 4 agosto 2020; Amaro (Ud), tavolo di discussione dal titolo: Covid e futuro dell’economia locale, nazionale ed internazionale.

Presenti: Marco Neopensi, Ceo di Riel; Cristian Feregotto, Ceo di Infostar; Alessandra Sandrini, psicologa-psicoterapeuta; Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg; Roberto Siagri, Ceo di Eurotech; Lisa Tosolini, proprietaria Tosolini Distillerie; Alessandro Englaro, Ceo di Akuis; Mattia Armando Chiavegato, albergatore a Venezia; Majra Cimenti, gruppo Fantoni; Marco Crasnich, Ceo di Overlog; Massimiliano Cecotto, direttore commerciale Credifriuli.

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SLOVENIAN AT THE TOP OF AI RESEARCH

In Lubiana, Slovenia, the Jozef Stefan Institute (IJS) (in the pic) – the country’s largest applied research institute – is developing the future of Ai. And one of the predominant fields of application is aerospace industry. Slovenia is very attentive to Ai’s applications, with the director Saso Dzeroski (in the pic), whom we met.

The “ESA-CLAIRE AI Special Interest Group on Space” (http://claire-ai.org/sig-space/) is organizing its first online conference on space-realted use of artificial intelligence (AI) in space. Collocated with the 24th European Conference on Artificial Intelligence ECAI (http://digital.ecai2020.eu/), the conference is a full-day open access event and is taking place recently, September 4 (a tutorial and workshop day for ECAI). You can join the event online at 

https://zoom.us/j/91268494373?pwd=ZzVEV1EvQmhraDh6anFDVWx3Q2p0UT09

The event had a rich and varied program, which includes 5 keynote talks, 17 contributed presentations and a panel discussion with 6 distinguished panelists. We brought together speakers from different realms, and our keynote speakers come from space agencies (NASA, ESA), world-renowned research institutions (TU Munich, as well as industrial and private partnerships (SIRIUS Chair, and Frontier Development Lab). Keynote talk topics include the use of machine learning in space and planetary exploration, as well as in earth observation, the use of AI and data and improved planetary stewardship, as well as legal issues related to space and AI. The 17 contributed presentations cover cutting-edge topics concerning different AI methods and different areas of space technology: imagery and EO, space exploration, astronomy and space events, among others. The event will conclude with a presentation of the ESA vision and strategy on applications and AI and a panel discussion reflecting upon the “Present, Lessons Learned, and the Future of AI in Space”,  involving panelists from the EU Commission, United Nations Office for Outer Space Affairs, Euroconsult, Pioneer Astronautics, among others, creating a unique synergy of themes within AI in Space, such as space law, space policy and space exploration. 

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MEP, L’AZIENDA GLOCAL CHE COSTRUISCE IL PROPRIO FUTURO CON I GIOVANI

https://youtu.be/r4lHH_V1TtY

«Un’Azienda glocal (Global-Local), che crede nei giovani per costruire il proprio futuro e li inserisce in un contesto armonico, precondizione per poter crescere e lavorare bene con i Colleghi». Lorenzo Tam, si è laureato a marzo 2020, in piena emergenza Covid-19 in International Management con la tesi sulla Governance il cui titolo è un programma del futuro presente: Change management as thriving force in the creation of Sustainable Value in the Italian SMEs: the case of MEP S.p.A. Il dottor Tam, che dunque conosce bene l’Azienda in cui è già occupato a tempo pieno, racconta così il profilo di MEP, Macchine Elettroniche Piegatrici SpA di Reana del Rojale-Udine: Azienda fortemente radicata nel proprio territorio “locale” e al contempo aperta al mondo, “globale”, ben sostenibile in 128 Paesi. «Qui – sottolinea il giovane Governance Specialist Tam – ho trovato un ambiente stimolante, in cui sono inserito ormai da un anno. È una realtà positiva, che mi ha accolto nel migliore dei modi, dapprima in seno alla Scuola di Formazione del Gruppo, successivamente inserendomi nel mio ruolo attuale nel quale posso mettere in pratica tutte le conoscenze acquisite nel mio percorso formativo, entrando così appieno nel mondo pragmatico dell’impresa». Ritenendosi fortunato per aver trovato sin dall’inizio della propria carriera professionale una realtà che investe sui giovani, sia offrendo un ambiente lavorativo positivo, sia dando opportunità di formazione continua attraverso la MEP Business School, Tam analizza il fenomeno della «fuga dei cervelli» e, a sorpresa, chiama in causa anche la responsabilità dei coetanei. «È un fenomeno in parte dettato da contingenze sfavorevoli, ma in parte chiama in causa la responsabilizzazione di se stessi. I giovani, e mi ci metto in mezzo, devono lavorare per sviluppare alcune soft skills molto importanti, l’impegno costante e lo spirito di sacrificio, al fine di migliorare la situazione e non fuggire da essa». Ciò non significa restare necessariamente nei propri confini, anche emotivi, e non avere uno sguardo aperto sul mondo. «Io stesso sono stato per un periodo all’estero nel corso dei miei studi e ho appreso tutto quanto di positivo era possibile, con l’intenzione però di portarlo nel mio Paese – aggiunge Tam -. Il percorso di studi mi ha proiettato in un contesto globale ed è esattamente ciò che ho trovato in MEP, un’azienda dinamica che dà ai giovani la possibilità di far crescere se stessa e il proprio Paese». Nonostante il Covid-19 gli abbia fatto vivere la discussione della tesi di laurea davanti al video del computer, togliendo un po’ del pathos che caratterizza l’evento, Tam evidenzia il lato positivo dell’esperienza: «Quel periodo ha fatto emergere in me un sano spirito di resilienza ed esattamento».