Uno studio del think tank italiano per il clima rivela che l’85% del fabbisogno oggi coperto da Doha potrebbe essere sostituito strutturalmente. Per la quota restante, bastano le infrastrutture già attive
(Ti Lancio da Roma) Roma 31 marzo 2026 – L’indipendenza energetica dell’Italia non è più un’utopia, ma un obiettivo tecnicamente ed economicamente raggiungibile. Secondo l’ultimo studio pubblicato dal principale think tank italiano per il clima, il nostro Paese ha le capacità per tagliare i ponti con il gas proveniente dal Qatar in modo strutturale e definitivo.
La strategia delineata dagli esperti non si basa su nuove trivellazioni o su altri partner esteri, ma su tre pilastri interni: fonti rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi. Secondo lo studio, l’Italia è in grado di sostituire oltre l’85% del gas che attualmente importiamo dal Qatar attraverso una transizione accelerata. Il piano prevede la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore e promozione della mobilità elettrica. Efficienza energetica: interventi mirati sull’isolamento termico degli edifici (coibentazione) e sui processi industriali meno energivori. Sviluppo delle rinnovabili: accelerazione nell’installazione di impianti eolici e fotovoltaici (incluso l’agrivoltaico), capaci di ridurre drasticamente la quota di gas necessaria per la produzione di elettricità.
Per quanto riguarda il residuo 15% del fabbisogno, lo studio chiarisce che non sono necessari nuovi investimenti in gasdotti o rigassificatori. La capacità delle infrastrutture di importazione già esistenti è più che sufficiente a coprire questa quota marginale, attingendo da fornitori più vicini o da rotte già consolidate, rendendo di fatto superflua la dipendenza dai carichi di GNL (gas naturale liquefatto) provenienti dal Golfo Persico.
Il think tank sottolinea come questa transizione non sia solo una scelta ecologica, ma una manovra di sicurezza nazionale. Ridurre la dipendenza dal gas qatarino significa proteggere l’economia italiana dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali e dalle tensioni geopolitiche che spesso interessano le rotte marittime del Mediooriente.
“Non stiamo parlando solo di ambiente, ma di stabilità economica,” spiegano gli analisti. “Ogni kilowattora prodotto dal sole o dal vento in Italia è un kilowattora che non dobbiamo pagare a regimi esteri, con un ritorno immediato in termini di bilancia commerciale e riduzione delle bollette”.


Leave a Reply