Il presidente Apreda: «Il Sud ha bisogno di incubatori come infrastrutture strategiche. La tecnologia corre, ma l’uomo resta l’unico custode del creato».
(Ti Lancio dalla Campania) Napoli 20 aprile 2026 – In un momento di profonda trasformazione per il mercato del lavoro e per il tessuto sociale del Mezzogiorno, Nino Apreda, presidente di UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) per la sezione Napoli-Pozzuoli-Ischia, lancia un manifesto sulla dignità del lavoro e sulla sfida dell’innovazione, ponendo al centro il dialogo intergenerazionale. Secondo Apreda, la prima emergenza non è solo economica, ma di fiducia: «Oggi i giovani hanno bisogno di tempo, di fiducia e soprattutto di esempi concreti. Hanno bisogno di storie di chi “ce l’ha fatta” non per privilegio, ma per impegno, sacrificio e passione». Il messaggio è rivolto con forza ai territori del Sud, dove la costruzione del futuro deve svincolarsi da contesti difficili per diventare una possibilità reale. Per trasformare le idee in realtà, il presidente UCID sottolinea la necessità di rafforzare gli strumenti di supporto: «Gli incubatori sono infrastrutture strategiche: mettono in relazione le idee dei giovani con il mondo accademico, della finanza e dell’industria. In Italia sono ancora pochi e limitati; dovrebbero invece essere riconosciuti come pilastri per lo sviluppo nazionale».
Sul fronte tecnologico, la posizione di Apreda è netta: l’AI non deve spaventare, ma deve essere governata dall’uomo. «Le macchine possono ottimizzare, ma non possono sostituire la capacità umana di comprendere e provare empatia». Le capacità relazionali e sociali non sono accessori, ma le basi che rendono autentico il lavoro e costruiscono comunità. «L’uomo può andare avanti anche senza tecnologia, mentre la tecnologia, da sola, non può farcela».
Richiamando i valori fondanti dell’UCID e la Dottrina Sociale della Chiesa, Apreda conclude con un riferimento teologico e antropologico: «Come insegna la Genesi, Dio nel settimo giorno si riposa e affida all’uomo la responsabilità di custodire e sviluppare il creato. Investire sui giovani significa formarli tecnicamente, ma soprattutto accompagnarli nella crescita umana, affinché tecnologia e umanità camminino insieme, senza che l’una oscuri l’altra».


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