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Industria. Puglia. Tensione a Taranto: sciopero nazionale all’ex Ilva e blocchi stradali. Enti locali e sindacati uniti contro il rischio collasso

Industria. Puglia. Tensione a Taranto: sciopero nazionale all’ex Ilva e blocchi stradali. Enti locali e sindacati uniti contro il rischio collasso

Gli impianti dello stabilimento siderurgico finiscono in stand-by. I lavoratori occupano la statale 106 rifiutando la sola cassa integrazione. Cresce l’attesa per il vertice in Regione del 16 ottobre e per la sentenza della Cassazione.

Ti Lancio da Taranto 12 ottobre 2026 – La tensione attorno al futuro dell’ex Ilva (Acciaierie d’Italia) ha raggiunto un nuovo punto di rottura. Nella giornata di oggi, Taranto è stata teatro di un incisivo sciopero nazionale di 24 ore indetto unitariamente da Fim, Fiom, Uilm e Usb, che ha portato gli impianti dello stabilimento siderurgico a uno stato di stand-by operativo.

La protesta, nata dal clima di profonda incertezza sul piano industriale e sul mantenimento dei livelli occupazionali, ha travalicato rapidamente i cancelli della fabbrica per estendersi alle principali arterie stradali della città.

Fin dalle prime ore del mattino, centinaia di lavoratori e rappresentanti sindacali si sono radunati nel parcheggio della direzione aziendale per un’assemblea permanente. Successivamente, la mobilitazione si è spostata all’esterno: un nutrito gruppo di manifestanti ha occupato un tratto della Statale 106 in direzione della raffineria Eni, paralizzando il traffico per protestare contro il concreto rischio di chiusura dell’impianto.

Al centro delle rivendicazioni dei sindacati c’è il netto rifiuto delle sole misure di cassa integrazione proposte dal governo, giudicate “del tutto insufficienti” per garantire un futuro sostenibile al territorio. Le sigle chiedono garanzie concrete per il rientro al lavoro, ammortizzatori sociali straordinari, il riconoscimento del lavoro in acciaieria come attività usurante e tutele adeguate per i rischi legati all’esposizione all’inquinamento atmosferico e industriale.

A fianco dei lavoratori si sono schierate in modo compatto le istituzioni territoriali. Il primo cittadino di Taranto si è recato personalmente tra gli operai in protesta per esprimere la vicinanza della città.Piero Bitetti ha rivolto un appello diretto al governo Meloni, chiedendo «fatti concreti» e l’approvazione di una legge speciale per Taranto che includa la tutela stringente dell’occupazione, la salvaguardia della salute pubblica e lo stanziamento di risorse ad hoc per il porto e le infrastrutture locali. Anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha manifestato piena solidarietà alle maestranze, lanciando un monito sulle ricadute economiche: “Senza produzione e con la sola cassa integrazione Taranto rischia il collasso economico e sociale”. Decaro ha sollecitato certezze normative, tempi definiti e risorse adeguate per sostenere il piano di decarbonizzazione, proponendo al contempo di garantire la continuità delle attività del “processo a freddo” e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti.

Sul futuro dello stabilimento grava l’ombra di un passaggio giudiziario cruciale. L’intero settore industriale e le organizzazioni sindacali guardano con forte apprensione alla data del 20 ottobre, quando la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi in via definitiva sulla chiusura o meno dell’Area a caldo dello stabilimento. Un verdetto destinato a tracciare in modo irreversibile le sorti operative ed economiche dell’intera acciaieria.

In risposta all’escalation della protesta e alla fermata degli impianti, la Regione Puglia ha convocato d’urgenza un tavolo istituzionale per venerdì 16 ottobre.

All’incontro prenderanno parte il presidente Antonio Decaro e l’assessore allo Sviluppo Economico Eugenio Di Sciascio, che riceveranno le rappresentanze sindacali per definire una piattaforma comune di intervento da portare al tavolo del Governo centrale.

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