«La prima vera sfida dell’impresa è culturale: cambiare mindset prima che sia troppo tardi». L’imprenditore altoatesino evidenzia la pressione dei mercati globali, in particolare asiatici, ed esorta aziende, istituzioni e sindacati ad abbandonare modelli vecchi di trent’anni per tutelare lavoro e occupazione.
Ti Lancio dal Trentino A.A. Bolzano 13 ottobre 2026 – «Oggi la vera sfida delle imprese industriali è prima di tutto una sfida culturale: dobbiamo cambiare mindset. E il cambiamento deve partire dalla proprietà, coinvolgere il management e, da lì, arrivare a ogni collaboratore, negli uffici, nel commerciale e soprattutto in fabbrica».
A dichiararlo è Stefano Podini, alla guida di Unionplus ed Eneco, realtà di riferimento con sede in Alto Adige. Partendo dall’esperienza diretta sul campo, Podini scatta una fotografia nitida delle criticità e dei cambiamenti d’epoca che stanno attraversando il tessuto produttivo italiano ed europeo.
«In Unionplus, operando nel settore degli ingredienti funzionali per l’industria alimentare italiana e internazionale, ci confrontiamo quotidianamente con mercati che cambiano a una velocità impressionante», prosegue Podini. «Dobbiamo prendere atto che il mondo non ci aspetta: molti Paesi asiatici non sono più soltanto concorrenti sul costo, ma sono diventati estremamente aggressivi commercialmente e, in numerosi settori, hanno raggiunto o superato l’Europa anche sul piano tecnologico».
Di fronte a questo scenario, l’approccio tradizionale rischia di rivelarsi fatale per le aziende del nostro Paese: «Non possiamo continuare a ragionare con modelli costruiti venti o trent’anni fa. L’impresa deve essere pronta a cambiare continuamente prodotti, mercati, organizzazione, tecnologie e competenze».
L’appello a istituzioni, associazioni e sindacati.
Un cambio di passo che, secondo l’imprenditore, non può rimanere un’iniziativa isolata del settore privato, ma deve trasformarsi in una responsabilità condivisa a livello di sistema:
«Questo cambio di mentalità non può riguardare soltanto gli imprenditori. Deve coinvolgere a 360 gradi anche le istituzioni, le Camere di Commercio, le associazioni industriali e il sistema delle relazioni sindacali. Tutti dobbiamo comprendere che oggi la vera tutela del lavoro passa innanzitutto dalla capacità di mantenere competitive le imprese e attrattivo il nostro Paese».
Le conseguenze dell’immobilismo, ricorda Podini, hanno un impatto diretto sull’occupazione e sul tessuto sociale del territorio: «Un’impresa che perde competitività prima perde mercati, poi investimenti e, alla fine, posti di lavoro. E quelle che possono farlo inevitabilmente trasferiscono produzioni, capitale e occupazione altrove».
«La competizione è ormai globale», conclude Stefano Podini. «O la affrontiamo insieme, cambiando mentalità e velocità, oppure rischiamo di difendere il presente mentre il futuro viene costruito altrove».


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