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UE. Svolta sull’ETS: il Parlamento apre a più quote gratuire e tutela per i settori energivori

UE. Svolta sull’ETS: il Parlamento apre a più quote gratuire e tutela per i settori energivori

Ti Lancio da BRUXELLES 23 ottobre 2026 – Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di CO2 (noto come ETS, Emission Trading System) torna al centro del dibattito politico e industriale comunitario. Pilastro fondamentale delle politiche climatiche dell’Unione Europea, l’ETS si trova oggi a un cruciale bivio per bilanciare gli obiettivi di transizione ecologica con la sopravvivenza della manifattura continentale.

Nato nel 2005, l’ETS è il mercato del carbonio dell’Unione Europea ed è fondato sul principio del “cap-and-trade” (limita e scambia). Viene stabilito un limite massimo alla quantità totale di gas serra che può essere emessa dalle industrie ad alta intensità energetica (come centrali elettriche, acciaierie, raffinerie, cementifici e industrie chimiche o ceramiche) e dal settore aereo intra-UE. Questo tetto diminuisce progressivamente nel tempo per costringere le aziende a ridurre le emissioni. Ciascuna quota autorizza l’emissione di una tonnellata di CO2. Le imprese ricevono una parte di queste quote gratuitamente (per evitare il rischio di delocalizzazione produttiva in Paesi terzi con regole meno severe, il cosiddetto carbon leakage) o devono acquistarle all’asta. La compravendita (trade): se un’azienda riduce le proprie emissioni, può vendere le quote in eccesso ad altre imprese che inquinano di più. Chi emette più di quanto consentito deve comprare quote sul mercato, subendo costi elevati legati al prezzo della CO2. Proprio per questo motivo, il meccanismo è spesso al centro delle proteste delle industrie energivore, che ne denunciano l’impatto sulla competitività globale.

La materia è tornata d’attualità in seguito a un passaggio politico di rilievo istituzionale avvenuto a Bruxelles. Il voto dell’Eurocamera: il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (474 voti a favore, 82 contrari e 28 astensioni) la propria posizione negoziale sulla revisione dei parametri di riferimento (benchmark basati su calore e combustibili) per il quinquennio 2026-2030. Quasi 100 milioni di quote gratuite in più. Il testo votato prevede l’utilizzo di tutte le quote gratuite disponibili fino al 2030 (stimate in circa 88 milioni) a cui si aggiungono altri 11 milioni recuperati da riserve esistenti, arrivando a quasi 100 milioni di quote di \text{CO}_2 aggiuntive per le imprese. L’obiettivo dichiarato è mitigare i costi della transizione climatica e arginare il pericolo di carbon leakage. Attenzione ai settori hard-to-abate. La revisione introduce la possibilità di creare parametri e benchmark dedicati per comparti specifici ad alta intensità energetica e difficilmente decarbonizzabili nell’immediato – tra cui ceramica, materiali refrattari e, potenzialmente, chimica, vetro e acciaio.

La decisione dell’Eurocamera ha registrato l’apprezzamento delle associazioni industriali e di diversi Governi nazionali, tra cui l’ Italia, che premono per un approccio più pragmatico a difesa del tessuto manifatturiero. Tuttavia, in seno all’Unione permangono profonde divisioni: Paesi come Finlandia, Svezia e Spagna temono che un ammorbidimento dei parametri possa indebolire gli incentivi strutturali all’innovazione verde.

Chiusa la fase del voto in Parlamento, il dossier si sposterà ora verso il negoziato formale del trilogo (Parlamento, Consiglio e Commissione UE), chiamato a definire il testo legislativo definitivo.

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