Cookie Policy TESSUTI UNICI E ARTE SICILIANA PER RINASCERE: NELL'ATELIER DI FILIPPO CALÌ - Tilancio

TESSUTI UNICI E ARTE SICILIANA PER RINASCERE: NELL’ATELIER DI FILIPPO CALÌ

(Ti Lancio dalla Sicilia) Palermo 22 agosto 2022 – L’arte vista come un viaggio verso la vita, verso la rinascita, dopo gli anni devastanti della pandemia, quando il mondo si è fermato. 
Tra crisi economica e limitazioni, nei retrobottega, nei laboratori creativi, il lavoro silenzioso degli artigiani non si è mai fermato. 
Filippo Calì è uno di loro. Nel difficile mondo della moda, il palermitano Calì si è ritagliato uno spazio di autorevolezza. Durante il Covid, non è stato con le mani in mano. Anzi, ha messo su un progetto, un percorso sensoriale che è stato sintetizzato nel libro “Different City”, edito dalla Fondazione Federico II, presieduta da Patrizia Monterosso, presentato a fine luglio ai Giardini di Palazzo Reale, a Palermo. 
Il libro ripercorre la sua inedita collezione di stile, in un racconto unico, all’interno di un contesto artistico che illustra l’abbraccio tra abiti e monumenti palermitani, che vuole rappresentare l’inno al ritorno a una vita normale. Non a caso, la copertina è dedicata all’apertura di una grande porta, “oltre la quale c’è bello”, dice Calì, mentre la prima pagina è uno specchio, una creazione dell’artigiano, su cui osservare il riflesso di una nuova vita.

Calì è abile a far toccare con mani la sua arte. “Io, stilista? Preferisco definirmi un buon esecutore, semmai – spiega – metto in pratica i desideri delle clienti”.
Lo incontriamo nel suo laboratorio, nel caotico scontro tra arte, genio e colori. Attorniato da scaffali pieni di oggetti, ognuno con una storia da raccontare. Alcuni sono raccolti dalla strada e fatti rivivere sotto una nuova veste. Appena un ritocco, una tinta diversa. Le mani del maestro accarezzano i tessuti e piegano i materiali, inventano simmetrie che stanno in equilibrio nella dimensione che Calì crea, come in un livello di un videogioco. E’ arte, senza dubbio, ma c’è qualcosa in più, se ne avverte la presenza, che alza il desiderio di essere proprio in quel luogo magico. 
Un passato di ballerino di danza classica e moderna, subito smorzato dalla passione, nata per caso, per la creazione di abiti di scena. E’ l’inizio della sua carriera tra stoffe e merletti. Tanto lavoro. Poi, nel ’93 nasce l’azienda, che adesso ha tre collaboratori. 
“La ricerca di ottimi tessuti è senza dubbio la cosa più importante – dice Calì
– Poi c’è il lavoro artigianale, il taglio e la ricerca dei materiali, come pietre, ricami, perline per le rifiniture che completano e fanno nascere l’abito. L’ispirazione è dietro ogni cosa, metto in atto le mie idee”.

Le stoffe sono scelte fuori dai confini siciliani, mentre il resto è tutto materiale creato da artigiani dell’Isola. Lo stesso Calì è un artista a tutto tondo, che non si limita a creare abiti. La sua passione è quella di trasformare ciò che tocca, dandogli una seconda vita.
Il lavoro incalza, nella sartoria di Filippo Calì. Abiti da fare in pochi giorni, clienti da accontentare, eccessi da smussare. Ci fa entrare nel suo spazio vitale, il cuore della sartoria, dove un suo collaboratore sta lavorando su una stoffa. 
Gli chiediamo qual è stato l’abito più bello che ha creato. “L’ultimo – risponde – E’ sempre l’ultima creazione, fino a quando non ne fai un altro”. 
Posa per qualche foto. A farci caso, si sentono le vibrazioni di tutto ciò che riempie la stanza. Un leggero movimento del caldo vento palermitano, che arriva da una finestra accostata, muove i brindoli pendenti del lampadario, e il tintinnio crea suggestione.
“Alla presentazione del libro c’erano almeno trecento persone – dice – E’ stato bello condividere un progetto così speciale che ha rimesso in campo il concetto di libertà e creatività, dopo anni infernali”.
Il libro risponde all’esigenza di ritrovare il bello nelle cose, negli abiti, negli spazi culturali, e il messaggio passa forte e chiaro.
(SALVORI)

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