Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il 2025 segna una frattura: mentre il digitale accelera, il quadro normativo ESG subisce una semplificazione che rischia di ridurne l’impatto. In Italia il 78% delle imprese investe in entrambi i campi, ma solo il 6% integra le figure professionali
(Ti Lancio dalla Lombardia) Milano 10 marzo 2026 – L’innovazione corre su due binari che faticano a incrociarsi. È questo il quadro delineato dalla ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Digitale e sostenibilità: una scelta oltre il conformismo”. Sebbene le aziende italiane appaiano mature e pronte a investire, il dibattito politico europeo sta ridimensionando la portata della sostenibilità, trasformandola da valore strategico a onere burocratico.
Nel corso del 2025, la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative chiave. Tuttavia, emerge una disparità di approccio. Sono 7 le iniziative legislative e 2 i piani strategici volti a rafforzare l’ecosistema tecnologico sovrano. Le 5 iniziative in ambito ESG mostrano un quadro normativo semplificato e consolidato, con preoccupanti passi indietro sul coinvolgimento diretto delle imprese e sulla tutela del consumatore.
Il dato nostrano è incoraggiante solo in superficie: il 78% delle aziende italiane investe pesantemente sia in digitale che in sostenibilità. Il problema sorge quando si analizza la sinergia tra i due mondi. Il 64% usa il digitale per scopi ambientali o sociali (approccio strumentale). Solo il 42% si lascia guidare dai principi di sostenibilità per scegliere quali tecnologie adottare (approccio strategico). Nonostante due aziende su tre abbiano responsabili per innovazione o sostenibilità, appena il 6% ha creato un profilo dedicato a coordinare entrambi i settori.
Secondo Alessandro Perego, vicerettore del Politecnico di Milano, prevale un approccio “conformista”: la tecnologia viene adottata solo se garantisce un ritorno economico immediato o per obbligo normativo, ignorando i benefici di lungo periodo di una digitalizzazione responsabile.
Il tema della sostenibilità non riguarda solo le fabbriche, ma anche i comportamenti individuali, spesso ignorati. L’esplosione della Generative AI ha un costo ambientale nascosto: 2 utenti su 3 utilizzano oggi strumenti come ChatGPT. Una singola richiesta a un’IA consuma mediamente 8 volte l’energia di una ricerca tradizionale su Google.
Nonostante ciò, la sensibilità del consumatore resta alta: il 67% degli italiani considera la sostenibilità un tema rilevante e 2 su 3 hanno già cambiato abitudini nell’eCommerce per ridurre il proprio impatto ambientale.
La sfida per il prossimo biennio sarà trasformare il digitale da semplice “strumento” a “bussola” della sostenibilità. Senza una vera integrazione tra le funzioni aziendali e una visione politica europea che non veda il Green come un freno alla competitività, il rischio è che l’innovazione resti un esercizio di efficienza fine a se stesso, incapace di rispondere alle grandi sfide climatiche e sociali.


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