(Ti Lancio dall’Ungheria) Budapest 28 aprile 2026 – Nelle ore successive al terremoto elettorale in Ungheria, tra i meme che affollavano la rete ne circolava uno particolarmente amaro: ritraeva Viktor Orbán assieme al siriano Bashar al-Assad e all’ex leader ucraino Viktor Yanukovich, seduti su una panchina nella piazza Rossa. Quella che sembrava solo una boutade digitale, a distanza di pochi giorni, sta assumendo i contorni di una cronaca documentata.
Secondo diverse testate internazionali, tra cui il Guardian e il network investigativo VSquare, i fedelissimi di Orbán avrebbero iniziato una massiccia operazione di messa in sicurezza dei propri patrimoni. “Jet privati carichi dei beni accumulati durante i 16 anni di governo di Orbán sarebbero decollati con regolarità da Vienna, mentre figure dell’entourage si affretterebbero a investire i propri averi in porti sicuri”, scrive il quotidiano britannico.
Le rotte del denaro puntano verso est — Arabia Saudita, Oman ed Emirati Arabi Uniti — ma anche verso Australia e Singapore. Tuttavia, la vera sorpresa riguarda la destinazione politica dei potenziali fuggiaschi: non la Russia di Putin, ma gli Stati Uniti.
L’obiettivo di molti esponenti di Fidesz sarebbe quello di trovare un “posto al sole” nella galassia del movimento MAGA (Make America Great Again). Figure di spicco vicine al premier uscente starebbero valutando la possibilità di ottenere visti per gli USA, sperando di riciclarsi presso istituzioni e think tank legati a Donald Trump, storico alleato di Orbán.
A Budapest, intanto, i sospetti aumentano: la fuga potrebbe coinvolgere lo stesso premier. La sua recente rinuncia al seggio parlamentare è stata letta dal quotidiano Nepszava come un tentativo preventivo di evitare il “regolamento di conti” giudiziario con la nuova maggioranza guidata da Péter Magyar (nella foto).
L’ascesa di Magyar, con la sua schiacciante maggioranza, promette di essere dirompente per il sistema di potere costruito in quasi quattro lustri. Persino l’apparato diplomatico sta cambiando pelle: a Bruxelles si racconta di numerosi funzionari già pronti a giurare lealtà al premier in pectore.
Per Magyar, però, il tempo è il nemico principale. La sua missione prioritaria è sbloccare i 17 miliardi di euro congelati dalla Commissione Europea. Bruxelles esige progressi reali sullo Stato di diritto e misure drastiche anti-corruzione. Entro l’estate, il nuovo governo dovrà varare le prime riforme o rischierà di perdere definitivamente una parte consistente delle risorse del Recovery Fund.
Mentre mercoledì Ursula von der Leyen riceverà Magyar per il primo incontro ufficiale, gli occhi restano puntati sui movimenti di Orbán. L’occasione per un addio definitivo potrebbe essere offerta dai prossimi Mondiali di calcio negli Stati Uniti: un evento a cui il leader ungherese non ha mai nascosto di voler partecipare e dove, da oltre un anno, risiedono stabilmente la figlia maggiore e il genero.
L’Ungheria si interroga: è l’inizio di un nuovo corso democratico o solo il trasloco di un sistema di potere verso altri lidi?


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