Cookie Policy Acciaio. Regno Unito. Nazionalizzazione di British Steel: lo specchio della crisi siderurgica europea e il parallelo con ex Ilva - Tilancio

Acciaio. Regno Unito. Nazionalizzazione di British Steel: lo specchio della crisi siderurgica europea e il parallelo con ex Ilva

Acciaio. Regno Unito. Nazionalizzazione di British Steel: lo specchio della crisi siderurgica europea e il parallelo con ex Ilva

Ti Lancio dalla Inghilterra Londra 16 luglio 2026 .- Il ritorno dello Stato nel tempio della siderurgia d’Oltremanica è ora ufficiale. A quasi quarant’anni dalla storica privatizzazione firmata Margaret Thatcher nel 1988, British Steel torna interamente in mano pubblica.

Il governo laburista guidato da Keir Starmer ha annunciato la nazionalizzazione definitiva del colosso dell’acciaio, precedentemente controllato dal gruppo cinese Jingye. Una mossa drastica, arrivata dopo che Londra aveva già assunto il controllo operativo dell’azienda nella primavera del 2025 per scongiurare lo spegnimento dei motori industriali del Paese. Secondo Downing Street, non c’erano alternative: la nazionalizzazione si è resa necessaria per tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza infrastrutturale del Regno Unito. “British Steel fa parte del tessuto della nostra nazione ed è un pilastro della forza industriale britannica. La decisione odierna assicura il futuro della produzione siderurgica nel Regno Unito, tutela i posti di lavoro qualificati e preserva una capacità nazionale vitale.” — Keir Starmer, primo ministro britannico

Il salvataggio pubblico punta a proteggere lo stabilimento di Scunthorpe, nel nord dell’Inghilterra. Parliamo di un sito strategico che ospita gli ultimi due altiforni attivi nel Paese, produce il 95% dell’acciaio utilizzato nella rete ferroviaria britannica e rifornisce asset chiave come l’edilizia e l’automotive.

I numeri della crisi spiegano la decisione del governo. Posti di lavoro a rischio: 2.700 diretti a Scunthorpe e migliaia nell’indotto. I costi del salvataggio: dall’aprile 2025 a oggi, lo Stato ha già sborsato 200 milioni di sterline per tenere attivo l’impianto.

Le perdite. Secondo l’ex proprietà cinese Jingye, il sito registrava perdite per oltre 700.000 sterline al giorno, schiacciato dall’impennata dei costi energetici nel Regno Unito e dal dumping dell’acciaio cinese sui mercati globali.

Dopo aver assunto il controllo temporaneo un anno fa, il governo ha cercato invano un acquirente privato. Constatato il fallimento delle trattative, l’unica strada rimasta è stata la legge di statalizzazione. “British Steel appartiene ora al popolo britannico e il nostro obiettivo è rivolto al futuro”, ha commentato Peter Kyle, Segretario di Stato per le Imprese e il Commercio.

La svolta statalista ha immediatamente riacceso lo scontro politico. I Conservatori sono saliti sulle barricate: il ministro ombra per le Imprese, Andrew Griffith, ha accusato il Labour di “riesumare la stagione delle nazionalizzazioni degli anni Settanta”, definendo l’operazione “un assegno in bianco pagato dai contribuenti”.

A complicare il quadro c’è la grana legale internazionale: il gruppo cinese Jingye ha avanzato una richiesta di risarcimento che sfiora il miliardo di sterline per gli investimenti effettuati a Scunthorpe prima dell’esproprio di fatto da parte del governo.

La parabola di British Steel presenta analogie impressionanti con la crisi dell’ex Ilva (Acciaierie d’Italia). Entrambe le ex glorie industriali europee sono da anni al centro di tentativi di privatizzazione falliti, passaggi di mano traumatici e perdite milionarie croniche.

Nei mesi scorsi si era persino ipotizzato un piano suggestivo: la creazione di un “polo europeo dell’acciaio” che unisse British Steel e l’ex Ilva sotto la regia del fondo statunitense Flacks, guidato dall’investitore Michael Flacks. Un’ipotesi suggestiva rimasta però sulla carta.

Oggi i due giganti feriti si specchiano nelle rispettive crisi:

IndicatoreBritish Steel (UK)Ex Ilva / Acciaierie d’Italia (IT)
Perdite quotidiane~ £700.000 (~ €830.000) al giorno~ €1.000.000 al giorno
Ultima gestione privataGruppo cinese Jingye (fallita)ArcelorMittal (finita in amministrazione straordinaria)
Stato attualeNazionalizzata (luglio 2026)In amministrazione straordinaria, acquirenti cercasi
Sostegno stataleInteramente finanziata dal governo UKVincolata ai limiti UE sugli aiuti di Stato (fondi in esaurimento)
In numeri

Mentre il Regno Unito – ormai fuori dall’Unione Europea – ha potuto procedere a una nazionalizzazione diretta e massiccia, l’Italia deve fare i conti con i rigidi vincoli comunitari. Per l’ex Ilva il tempo stringe: il 28 luglio è convocato un nuovo tavolo con i sindacati, ma i fondi concessi da Bruxelles stanno per esaurirsi e all’orizzonte non si vedono compratori privati pronti a farsi carico di un asset che brucia un milione di euro al giorno.

Le due crisi parallele sono il sintomo di una malattia comune: la siderurgia europea fatica a sopravvivere in un mercato globale dominato dal gigantismo della Cina (che da sola produce oltre la metà dell’acciaio mondiale) e penalizzato da costi energetici strutturalmente insostenibili per il Vecchio Continente.

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