PAOLETTI, CCIAA VENEZIA GIULIA: ‘IL FVG, LUOGO DI RIFERIMENTO PER LA SOCIETA’ DEL FUTURO’

Intervista di Luigi Putignano

Un territorio, quello della Venezia Giulia che appare sempre più una moderna area metropolitana che custodisce identità ben distinte ma che dialogano in maniera più smart ed efficiente. Questi in breve in numeri dell’area in questione: in rapporto alla popolazione, le imprese della Venezia Giulia generano un fatturato superiore del 31% alla media regionale, con investimenti in crescita del 62% negli ultimi 5 anni; la logistica e il trasporto navale sono un asset strategico, con Gorizia e Trieste prime Province d’Italia per export della cantieristica navale (45% del totale nazionale) e Trieste primo porto per movimentazione merci e “Città della Scienza”, con centri di ricerca e formazione di eccellenza e 37 ricercatori ogni 1.000 abitanti.

Uno degli esempi più performanti di questo territorio è certamente la Camera di commercio della Venezia Giulia, diventata pienamente operativa il 28 ottobre 2016, e nata dall’accorpamento tra le Camere di Commercio di Trieste e di Gorizia; “Ma la sua gestazione – ha spiegato il presidente dell’ente camerale, Antonio Paoletti – ha un trascorso decennale”. “Per scelta, con volontà collaborativa e progettualità – ha proseguito – abbiamo voluto unire due territori geo-economicamente unici quanto omogenei, fondendo le istituzioni e le imprese. Abbiamo inteso ratificare con l’ufficialità figlia della fusione delle Camere di Commercio una collaborazione intensa che è sempre esistita, ma che trova ora in un unico coordinamento operativo e di indirizzo l’efficacia delle azioni”. A Paoletti abbiamo rivolto alcune domande che spaziano dalla crisi politica del Paese alle prospettive dell’area giuliano al 2025.

Cosa ne pensa della crisi politica di queste settimane? E della soluzione Draghi?

La politica deve fare sistema nell’interesse del Paese. Con una figura dello spessore di Mario Draghi questo fare sistema trova una legittimazione che diventa  programma e obiettivi da raggiungere. Siamo stati messi in ginocchio da una emergenza sanitaria che ha una data di inizio, ma non una di fine, quindi vanno messe in atto tutte le azioni indispensabili a sostenere i vari settori economici, con una concreta attenzione a quei settori che si sono fermati completamente per mesi, ovvero il terziario, il turismo e la ristorazione. Comparti che danno lavoro a moltissime persone che viste le chiusure hanno subito un duro e immediato stop alle entrate familiari. Serve una pace sociale fondata sul lavoro, sugli investimenti per generare produzione e servizi, per sostenere chi è in difficoltà ma ha possibilità di ripresa. Ragionamenti che una persona come Draghi ha la forza di concretizzare.

Parco del Mare: perché é importante per Trieste e il Fvg?

Dopo 15 anni abbiamo inteso far parlare i fatti, ovvero gli investitori che hanno presentato un progetto e una proposta concreta di partenariato pubblico-privato per la realizzazione del Parco del Mare di Trieste. Finalmente Trieste avrà il suo grande attrattore collegato al mare, grazie a una condivisione unica di intenti tra il privato e il pubblico, in un momento storico in cui si intende dare speranza e tracciare il futuro socio-economico di questi territori, con ricadute di indotto turistico per tutto il Friuli Venezia Giulia.

Una visione per la costruzione del futuro che ha ricevuto la piena condivisione della Regione Fvg, del Comune di Trieste e dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, affiancate alle tre imprese promotrici del progetto, ovvero Icop Spa, Costa Edutainment Spa e Iccrea BancaImpresa.

A concludere definitivamente l’architettura finanziaria mista pubblico-privato, è il contributo di 8 milioni di euro confermato e inserito a bilancio dalla Regione che va ad affiancare la quota di finanziamento della Camera di Commercio Venezia Giulia. Il Parco del Mare andrà a riqualificare urbanisticamente un’area abbandonata a poche centina di metri da piazza dell’Unità d’Italia e che ora costituisce un pessimo biglietto da visita per le centinaia di migliaia di crocieristi che attraccano alla Stazione Marittima.

Tessuto commerciale in sofferenza per la pandemia: quali le ricette da mettere in campo da subito e dopo la buriana?

Occorre intervenire subito per mettere in sicurezza le imprese in maniera che possano ripartire e lavorare. Per far questo bisogna dilazionare nel tempo tutti i pagamenti che finora sono stati soltanto rimandati, dalle bollette alle tasse comunali, regionali e statali. E anche per le scadenze relative ai muti e ai prestiti avuti non si possono rimandare di tre mesi in tre mesi. Bisogna dare alle imprese un lasso di tempo sufficiente per potersi riprendere. E così facendo si metteranno in sicurezza anche i posti di lavoro. Allora si che potremo salvare l’economia. Altrimenti sarà dura.

Porto di Trieste sempre più in sinergia con Monfalcone e collegato all’interporto di Cervignano (Udine) e a quello di  Pordenone, spinta per il 2021 allo sviluppo della zona franca retroportuale di FREEeste: quali sono gli scenari prossimo futuri in Venezia Giulia? Se n’è parlato da poco con autorevoli esperti che ne hanno delineato gli scenari nel 2025: una sua considerazione.

Sul fronte della logistica, lo scorso 29 ottobre c’è stato il passaggio delle aree di proprietà dello scalo e dell’Azienda speciale per il porto di Monfalcone dall’Ente camerale all’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale. Un risultato direi fondamentale per aumentare la competitività del territorio e la sua interconnessione logistica.

Su FREEste, la Camera di commercio c’è sempre stata fin dalla partecipazione con 1 milione di euro all’aumento di capitale di Interporto Trieste utilizzato per dar vita al sito. Ora serve però che venga definitivamente risolta la questione della piena attivazione dei vantaggi del punto franco.

Sempre sul fronte della logistica, va ricordato l’ingresso del Comune di Gorizia, proprietario al 100% dell’Interporto di Gorizia-Sdag, in Interporto Trieste. Si tratta, certamente, di una piccola quota azionaria, ma di grande significato.

Infine, l’Ente camerale ha sostenuto l’integrazione dei Consorzi di garanzia fidi, strumenti fondamentali in questo periodo pandemico al sostegno delle imprese. Abbiamo sempre pensato che una economia in cresciuta deve fornire adeguati sistemi di sostegno finanziario alle imprese. Per tale ragione, sempre in questo difficile 2020, siamo arrivati alla fusione dei Consorzi di garanzia fidi di Gorizia e di Trieste in quello della Venezia Giulia.

Per quel che concerne il futuro, è emerso dalla presentazione nelle scorse settimane dello studio “Venezia Giulia 2025. Strategie e azioni per la competitività della Venezia Giulia” realizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia in collaborazione con The European House – Ambrosetti, una visione della Venezia Giulia intesa come laboratorio del cambiamento.

L’analisi ha permesso di identificare quattro competenze distintive su cui incentrare la strategia competitiva del territorio: logistica e navalmeccanica, commercio, scienza e innovazione, turismo. A queste competenze corrispondono nove linee di indirizzo per lo sviluppo della Venezia Giulia, tra cui: integrare la specializzazione sulla Logistica e Navalmeccanica; consolidare il ruolo strategico del territorio come piattaforma logistica integrata del centro Europa, potenziando il ruolo del Porto di Trieste; rafforzare l’attrattività verso i turisti (anche grazie alla leva del futuro Parco del Mare a Trieste) e i giovani talenti; valorizzare le vocazioni di Gorizia e Monfalcone rispettivamente su commercio e su nautica di lusso e refitting; ottimizzare e monitorare la capacità di innovazione delle eccellenze presenti; organizzare un innovativo «Festival del Cambiamento» a cadenza annuale per affermare la Venezia Giulia come luogo di riferimento dello studio e discussione delle trasformazioni dei territori e delle società del futuro.

Infine, stiamo lavorando concretamente alla possibilità di creare nel nostro territorio una “zona logistica speciale rafforzata” di carattere regionale, possibile grazie al fatto che l’infrastruttura logistica ed economica è ormai matura per questo ulteriore salto. Un balzo che la Camera di Commercio intende sostenere sotto tutti i punti di vista”.

ROTONDI, MEP: ‘IN QUESTO MOMENTO STORICO DOBBIAMO OCCUPARCI DELL’ASPETTO UMANO, NOSTRO E DEGLI ALTRI. NEL SUO VALORE INTEGRALE’

‘Un manifesto dedicato ad un umanesimo olistico. Oggi, credo che si debba rinunciare ad una cultura decadente e simbolista che potrebbe essere espressione concomitante di una sub-competitività strutturale, che investe l’intera dimensione delle Human Capabilities, oltremodo indebolite e intimorite dalla congiuntura pandemica. Dobbiamo riflettere su di un nuovo umanesimo olistico-sociale, agire con un pensiero composto di identità plurime, assertive, capaci di coesione e inclusione, flessibili, intercambiabili, tecnologiche, tecniche, in continua evoluzione, con cultura economica, etico-umanistica e sociale. Ovvero: avere un dipinto olistico, “ganzheitliche malerei”, pensare al benessere altrui, come benessere individuale, mutuo e progressivo; ad un maggiore sviluppo dell’empatia nella modernità dei concetti di sostenibilità, responsabilità sociale, cultura dell’esistenza collettiva.  Verso il prossimo. Sì, i conti devono sempre tornare in azienda e sono anche numeri interessanti e descrittivi della cultura di un’impresa che ha indicatori e rating ammirevoli. Come mi sento? Mi sento bene e mi sono sentito sempre messo alla prova ad ogni livello. Gli eccellenti risultati non devono arrestare le prove. I rating positivi sono un allenamento anche per le aziende a fare meglio. Le aziende migliori sono integrali: perseguono il successo sociale, competitivo e reddituale. Le prove sono oltremodo attività generatrici di miglioramento. Chi non è pronto ora, non lo è mai stato prima e non lo sarà mai, a vari livelli, tempi e responsabilità. Obiettivamente non si può immaginare la realtà senza saperla vivere, il lavoro senza saper lavorare, la professione senza essere professionale. Dobbiamo credere al principio che sia lo spirito che dia vita alla materia; “mind over matter” (in latino: “mens agitat molem”). È attività di eccellente stimolo per tutti, l’essere costretti ad un esercizio vitale, lavorativo, professionale, sociale, concomitante a situazioni difficili, senza il tempo per aderire a modelli astratti che non siano fondati su esperienza, preparazione, competenza, coscienza, disciplina e educazione. Il migliore modello, l’esemplarità (“kata giapponese”) viene imposta dalla realtà e si ritrova ad essere la soluzione capace di conoscere le traiettorie esistenziali e professionali, individuali e collettive, di continuo progressivo apprendimento.   La possibilità di gestirsi nell’esistenza, ove le certezze della realtà si riducano, purché essa sia fondata sulle capacità di comprensione, decisione e azione. A vantaggio di tale visione agisce la dialettica tra competenze possedute e mutamenti che premiano la flessibilità di possederne altre.  È in questi momenti, relativamente difficile adeguarsi a modelli che non siano solidi, conosciuti, sperimentati e appresi. Se non fossero integrali, non sarebbero modelli. Sarebbero opinioni vuote di concretezza e non dimostrate, fuorvianti percorsi chiusi e sterili. Il pensiero postmoderno per un economista richiede la significazione più accurata dei modelli che spiegano la realtà in qualcosa di superiore al fatto che la aspettativa di vita sia prolungata, che l’identità digitale sia accompagnata da saggezza e stabilità. Nulla sarebbe senza modelli di esemplarità che siano in grado di generare ricchezza, benessere, equilibrio sociale già pregresso e progresso; senza che la libertà individuale possa divenire impegno sociale. L’unica realtà è la costante permutazione; il cambiamento in compimento continuo ove la riflessione apprenditrice è fenomeno rilevante e frequente per tutti gli aspetti della vita. Lavoro in primis. C’è un grande bisogno di consapevolezza in questo periodo storico. Anche da un punto di vista più strettamente antropologico; forse sono nate nuove capacità di adattamento, di visione. Di cultura.  Io la chiamerei autodiagnosi biochimica senza giungere ad una deriva filosofica. È un tema a me caro e a cui ho contribuito nella riflessione organizzativa per le aziende. La “Exaptation management” che metaforicamente nel business telling richiama anche per l’essere umano gli esempi della natura che integrano l’evoluzione: ad esempio il modello tecnico di costruzione ripetuta degli alveari e la capacità di nuotare del pinguino con le ali divenute pinne. Io credo nella postmodernità nella misura in cui l’individuo e le comunità siano capaci di riflettere sulla propria collocazione naturale e identitaria, acquisendo conoscenza e competenza, senza deumanizzarsi e destrutturarsi. Il lavoro e l’azienda, l’accademia e la società sono fondamentali in tale percorso che attraversa le generazioni e costruisce ricchezza, benessere, dignità, rispettabilità, esemplarità, sostenibilità, riflessività e responsabilità sociale.  Oggi forse la sensibilità supera la riflessività. È questione di tempo e potrà essere fenomeno globale ricorrente per ritrovare “le magnifiche sorti e progressive”.La visione dell’economia sociale di Amartya Sen, che conobbi nel marzo del 1990 al premio Giovanni Agnelli, mi ripropose la dimensione etica nelle società contemporanee; è ciò che caratterizza la modernità. Una riflessività globale, una coscienza della multidimensionalità umana, aziendale e sociale che genera una sorta di bypass culturale non surrealista, biochimico dell’esistenza’.

Zeno D’Agostino: ‘PORTO DI TRIESTE AL CENTRO DEGLI INTERESSI GLOBALI’. RECOVERY FUND: ‘SONO PREOCCUPATO ANCHE COME CITTADINO ITALIANO’

di Luigi Putignano

Quasi 62 milioni di tonnellate di merce movimentate nel 2019, delle quali poco più di 43 milioni rappresentate da rinfuse liquide, in larga parte petrolio, che ne fanno il più importante scalo petrolifero del Mediterraneo e uno dei più performanti d’Europa. Il porto di Trieste, primo scalo del Paese, è in forte crescita e sta assumendo sempre più importanza a livello globale per il suo essere incuneato nel centro dell’Europa, per i suoi fondali che permettono l’arrivo delle super porta container dal Far East, tanto da aver attirato le attenzioni della Cina e dell’anseatica Amburgo, uno dei principali hub portuali continentali. Oggi il contesto politico nazionale potrebbe minarne la crescita, a causa dei grandi punti interrogativi sul Recovery Fund, nel quale lo scalo internazionale del capoluogo del Friuli Venezia Giulia ha un ruolo da protagonista. Ne abbiamo parlato con Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico orientale, inserito, da Forbes, nella lista dei 100 migliori manager italiani del 2020.
“Le preoccupazioni per Trieste relativamente al Recovery Fund – ha spiegato D’Agostino – sono molto fondate, direi assodate. Nel testo si parla di 388 milioni che riguardano progetti ben specifici che abbiamo presentato, in tutte le forme gradite a Bruxelles, in termini di impatti sulla sostenibilità, sull’occupazione. Le cose che ci sono su Trieste sono molto concrete. Ora, alla luce di quanto sta accadendo dal punto di vista politico nello Stivale, bisogna capire che fine fa il piano”.

Sostenibilità significa anche elettrificazione delle banchine, per ridurre l’impatto del lavoro portuale sulla città e sui lavoratori portuali, e potenziamento della logistica su ferro. 
“C’è un progetto complessivo che riguarda tutti i porti, Trieste compresa, sulla questione dell’elettrificazione delle banchine, con circa un miliardo che viene messo sul tavolo dallo Stato, attraverso il Recovery.  Poi c’è tutta la componente ferroviaria: abbiamo già circa 200 milioni di finanziato sul ferroviario ma ne abbiamo ancora bisogno perché con la crescita esponenziale e anche dimensionale del porto deve progressivamente crescere anche l’infrastruttura ferroviaria di queste nuove aree che andiamo a sviluppare. Si tratta di una serie di progetti che stiamo preparando da giugno e che abbiamo già pronti da fine agosto. Che dire, la questione Recovery Fund è avvolta da un grosso punto interrogativo che mi pongo non solo da presidente del porto ma anche da cittadino italiano”. 

Il 2019 è stato l’anno del memorandum con la Cina, poi tutto sembra essersi arenato…
“Con la Cina noi abbiamo inaugurato un modus operandi che poi gli altri hanno detto che bisognava applicare, vale a dire quello della reciprocità. Con la Cina abbiamo messo in piedi un discorso che prevedeva progetti sia in Cina che in Italia. Non abbiamo visto tanti progressi sul suolo cinese e quindi, giocoforza, nemmeno in Italia. Quindi la critica per cui Trieste si è venduta o altre corbellerie del genere è stata smentita dal fatto che noi siamo stati quelli che per primi sono riusciti, pur nel loro piccolo, a chiedere al soggetto cinese che si partisse con dei progetti specifici in Cina. Su questo punto, devo dire, c’è stata una piccola ripresa a fine 2020, soprattutto sul tema della filiera del vino. Ed è li che misuriamo il nostro progetto sulla Cina, il resto sta anche alla trattative che fanno i privati. Noi siamo piccoli nel contesto globale ma le idee le abbiamo chiare e siccome abbiamo un patrimonio prezioso che è oggi Trieste, il suo porto e la sua collocazione a livello globale che comincia ad avere da qualche anno un’importanza rilevante, lo mettiamo sul tavolo delle trattative. Io non ho mai avuto dubbio su questo, magari è qualcun altro che ne ha sulle nostre capacità di dialogare.

Mentre con la Cina le cose appaiono più complicate, con i tedeschi di Hamburger Hafen und Logistik le cose sono andate avanti molto velocemente.
“Noi ragioniamo a livello tecnico e oggettivo. Ed è oggettivo che sono maggiori le difficoltà nel poter garantire un passaggio tranquillo di una golden power relativa a un’annessione o un acquisto di una struttura strategica per il Paese da parte di un soggetto cinese all’interno dello scalo di Trieste potrebbe provocare molti più problemi rispetto a una golden power sui tedeschi, come poi in effetti è avvenuto. Ed è una cosa risaputa, che noi tecnici comprendiamo, che i tedeschi di Amburgo per l’ingresso nella piattaforma logistica triestina hanno ottenuto il beneplacet abbastanza rapidamente perché soggetto comunitario”.

Intanto per quel che riguarda il prossimo futuro quali sono gli scenari e gli obiettivi?
“Una cosa che va detta e su cui noi lavoriamo sempre ma che non appare così scontata e che spesso va comunicata è che noi oggi abbiamo un sistema complessivo fatto si dal porto di Trieste, ma anche dagli interporti, dalle zone industriali – noi siamo al 52% nel Consorzio di sviluppo economico locale dell’area giuliana (Coselag) e io ne sono il presidente – dal porto di Monfalcone, abbiamo aree di punto franco che sono appetibili. Quindi è da lì che arriveranno le grandi novità nel corso del 2021. Anche perché il porto adesso ne ha di cose da fare, tra ungheresi all’ex Teseco per il terminal multi-purpose su un’area da 32 ettari, accordo di programma della Ferriera, e ampliamento del molo settimo. Insomma in porto ci sono così tante cose da fare che spero che ulteriori novità non arrivino. Non va quindi sottovalutato tutto quello che sta accadendo a livello di trasporti, di zona industriale e a livello di FREEeste, la nuova zona franca del porto di Trieste che sorge a Bagnoli della Rosandra. Ed è probabile che arriveranno proprio di lì le principali novità del 2021. Nella nuova zona franca abbiamo portato avanti attività logistiche, i magazzini sono pieni, ma non è quello l’intento, perché lì vogliamo fare anche attività industriale”.

Il collegamento con Pordenone ha reso ancora più evidente l’importanza delle connessioni con un retroporto che diventa sempre più interconnesso. Si può definire il Friuli Venezia Giulia come la grande piatta logistica del porto, definita così nei giorni scorsi dal governatore Massimiliano Fedriga?
“Penso che sia una gran bella cosa quando un governatore fa un ragionamento di questo tipo, perché è evidente che c’è un totale allineamento da tutti i punti di vista, sia di chi ha in qualche modo l’onere e la responsabilità di governo di tutta la regione e di chi come noi deve gestire i punti fondamentali di questo sistema. Quindi l’altro giorno in Camera di commercio, a Trieste, ero felice di ascoltare da Fedriga. Non è scontato vedere un allineamento di questo tipo. Da soddisfazione. E, mi permetto di dire, che la da anche agli esperti venuti da fuori Regione che, l’altro giorno, hanno assistito all’incontro organizzato dalla Camera di commercio della Venezia Giulia e The European House – Ambrosetti sulle strategie e le azioni per la competitività della Venezia Giulia al 2025.
Tutti i partecipanti hanno enfatizzato il ruolo dello sviluppo logistico della Regione. Non mi sembra fosse così scontato sei anni fa. Oggi è diventato un mantra un po’ per tutti ed è una grande soddisfazione”.

EUROTECH: AUTO A GUIDA AUTONOMA SEMPRE PIU’ VICINA

Roberto Siagri, amministratore delegato di Eurotech, annuncia la partnership con Nvidia, ufficializzata di recente, per incrementare le performance dei supercalcolatori installati sui prototipi di auto a guida autonoma, attualmente in studio in Silicon Valley, in California. L’annuncio giunto nell’ambito di un dialogo, avvenuto in video-call, fra Roberto Siagri e Marco Pavone, professore alla Stanford University in California, presso il dipartimento di Aeronautica e Astronautica, direttore dell’Autonomous Systems Laboratory.

‘L’auto a guida autonoma sarà presto una realtà’. E’ quanto emerso dallo scambio fra Siagri e Pavone.  ‘Era fantascienza fino a soli dieci anni fa – confermano entrambi – ora è sempre più una realtà’. A Phoenix, in Arizona, Waymo, azienda del gruppo Alphabet, ha inaugurato il primo servizio di taxi al mondo, senza conducente. Gli abitanti di Phoenix, dallo scorso autunno, possono usare l’app Waymo One per prenotare la propria corsa e venire scarrozzati da un auto a guida autonoma in un’area di 50 miglia quadrate. Pavone si occupa anche dell’elaborazione degli algoritmi di intelligenza artificiale che stanno dietro alle auto a guida autonoma, in special modo, con riferimento alla predizione sui comportamenti umani in determinate situazioni, e su quali azioni compiere in caso di incertezza.

‘Penso che realizzare un auto a guida autonoma sia, in fin dei conti, più difficile che mandare un razzo sulla luna. Siamo andati sulla luna con un calcolatore dalle prestazioni inferiori a quelle di un telecomando. Il calcolatore dell’Apollo11 eseguiva meno di 100mila operazioni al secondo. Un telefono cellulare di oggi è 100mila volte più veloce. L’auto senza pilota è tra le cose più complesse che stiamo tentando di realizzare. Eurotech produce  supercalcolatori miniaturizzati raffreddati a liquido che eseguono circa 100 mila miliardi di operazioni al secondo. Nel bagagliaio di una berlina ne stanno 5:  che porta il conto a 500 mila miliardi di operazioni al secondo. Un auto ‘prototipo’ con i sensori per livello 5 produce tra i 2 ed i 4 Terabyte ora di dati (tra i 2mila miliardi ed i 5mila miliardi). Solo la memorizzazione in tempo reale di questa enormità di dati è una sfida. Con la partnership di Invidia che abbiamo ufficializzato di recente, stiamo aumentando le performance di questi supercalcolatori’ conferma Siagri. 

‘Arriveremo presto all’auto a guida autonoma di livello 5: ovvero, ad una situazione in cui, l’automobile non avrà bisogno di nessun intervento umano per il suo uso. Ciò che sta accadendo a Phoenix dimostra già che siamo vicini a quel risultato. Se non altro, nella quotidianità, le automobili prodotte stanno divenendo sicuramente più sicure, dotate di sistemi per una maggiore sicurezza’ sottolinea Pavone che, conferma che le attuali ricerche per l’auto a guida autonoma, portano già i loro effetti sulle automobili di ultima generazione, dotate di sistemi di sicurezza sempre più evoluti.

Eurotech (ETH:IM) è una multinazionale che progetta, sviluppa e fornisce soluzioni per l’Internet of Things complete di servizi, software e hardware ai maggiori system integrator e ad aziende grandi e piccole. Adottando le soluzioni di Eurotech, i clienti hanno accesso alle pile di software (stack) open-source e standard più recenti, a gateway multiservizi flessibili e robusti e a sensori sofisticati, allo scopo di raccogliere dati dal campo e renderli fruibili per i processi aziendali. In collaborazione con numerosi partner di un ecosistema mondiale, Eurotech contribuisce a realizzare la visione dell’Internet delle Cose, fornendo soluzioni complete oppure singoli blocchi “best-in-class”, dalla gestione dei dispositivi e dei dati alla piattaforma di connettività e comunicazione, dai dispositivi periferici intelligenti agli oggetti “smart”, con modelli di business idonei al mondo dell’impresa moderna. Per maggiori informazioni su Eurotech, www.eurotech.com.

CARLO DALL’AVA: ‘SONO UN SOPRAVVISSUTO, ORA MI SENTO UN ALTRO UOMO’

Foto di @AnnaAirone

Non sempre le cose vanno bene. Le sfide nella vita, ci sono per tutti. Anche per chi, nella vita, può dire di avere tutto, soprattutto la felicità quotidiana per quello che si è e si fa. Nessuno è immune però alle vicende avverse. Questo periodo di pandemia ce lo sta dimostrando. Già essere imprenditori è di per suo una prova quotidiana. C’è anche chi, le sfide, le affronta e poi torna più forte di prima. È quanto accaduto a Carlo Dall’Ava, noto fondatore del marchio Dok, degli altrettanto noti prosciutti da San Daniele del Friuli. Fondatore di diversi ristoranti e prosciutterie. No, non è uno scampato al Covid. È comunque un sopravvissuto.

Come stai, oggi?

Oggi bene. Ma ho passato un periodo duro, durissimo, da cui sono uscito diverso.

Cosa è successo?

Un infarto. Giorni e giorni in ospedale. Operazioni. La terapia intensiva. Non poter comunicare con i miei cari. A mia moglie, al telefono, dall’ospedale han detto, mentre mi trovavo in rianimazione: ‘È stato operato, vediamo se passa la notte’. È stata dura. Ma sono qui a raccontarla.

Ora ti senti diverso?

Sì. Diciamo che molte delle persone che credevo amiche mi hanno voltato le spalle. Ed allora, dentro di me, è scattato qualcosa: non ho più tempo per non dire ciò che penso. I freni inibitori sono saltati. Mentre, molti altri mi hanno stupito per la loro vera amicizia: a loro sono grato, non me lo dimenticherò. Mai.

Cosa vorresti dire oggi, in questa situazione economico-poltica-sanitaria che stiamo vivendo?

Che si vergognino. Mi riferisco a coloro che hanno il potere di tenere chiusi locali e ristoranti. A chi ci governa. A mio avviso non si rendono conto del danno che stanno apportando all’intero sistema economico, così facendo. Chi ci governa non ha la minima idea di cosa voglia dire fare impresa. Ovvero: svegliarsi ogni giorno con una miriade di problemi da risolvere. Lottare perché le cose vadano bene. Dare da lavorare a centinaia di persone e non sapere cosa sarà domani. Ci dicono di adeguarci alla norma per: il distanziamento, un numero limitato di posti a tavola. E poi ci fanno chiudere, senza nessuna certezza su quando e come riaprire. Siamo un popolo tollerante, accettiamo ciò che ci viene imposto. Fossimo in Francia, on in altri Paesi al mando, le reazioni sarebbero differenti.

Quanto del vostro personale è a casa?

Ho 80 persone a casa. Abbiamo anticipato la cassa integrazione, non so se saremo ancora in grado di farlo. Quando in molti altri Paesi nel mondo tutto funziona, con le regole, rispettando i dettami anti Covid. L’Asia è ripartita. Israele ha vaccinato l’intera popolazione e noi siamo nel pieno di una crisi di Governo, nel bel mezzo della pandemia. Solo noi  registreremo, con i nostri ristoranti, un meno 80% degli introiti. I ristori sono compensazioni a dir poco ridicole. 

Cosa farai appena si tornerà alla normalità?

Un giro in moto. Adesso i medici mi hanno detto che non posso ancora farlo.

Chi ti senti di ringraziare dopo questo brutto momento?

Oltre alla mia famiglia, i medici e gli  infermieri degli ospedali di Udine e Pordenone: mi hanno curato con grande professionalità e umanità.