Cookie Policy Esteri. Russia in grave difficoltà, la contrazione dell'economia dovuta alla guerra inizia a fare sentire le sue conseguenze - Tilancio

Esteri. Russia in grave difficoltà, la contrazione dell’economia dovuta alla guerra inizia a fare sentire le sue conseguenze

Esteri. Russia in grave difficoltà, la contrazione dell’economia dovuta alla guerra inizia a fare sentire le sue conseguenze

Ti Lancio da MOSCA 1 settembre 2026 – Per oltre quattro anni, l’economia russa ha mostrato un’apparente capacità di resistenza alle sanzioni occidentali, sostenuta da un’imponente iniezione di spesa pubblica e da una riconversione totale in chiave militare. Tuttavia, dietro le cifre del PIL gonfiate dalla produzione di armamenti e rifornimenti per il fronte, emergono incrinature che non possono più essere celate.

Per la prima volta, la preoccupazione passa dai dossier degli analisti internazionali alle dichiarazioni pubbliche delle stesse élite vicine al Cremlino, evidenziando il rischio che il Paese stia imboccando una via di non ritorno.

La denuncia delle élite: l’allarme di Boris Titov.

Particolarmente significative sono state le rare prese di posizione critiche da parte di figure di spicco dell’establishment economico russo. Tra queste spicca la voce di Boris Titov, inviato speciale per lo sviluppo economico e storico garante dei diritti degli imprenditori.

Titov e altri esponenti del mondo economico hanno espresso forti perplessità sulla sostenibilità a lungo termine del sistema. Mantenere l’intero impianto industriale ed economico del Paese in una perenne “modalità berserk” — caratterizzata dall’assorbimento quasi totale delle risorse finanziarie, materiali e umane da parte del settore della difesa — sta letteralmente drenando linfa vitale dal tessuto economico civile.

L’allarme riguarda l’effetto cannibalizzazione: le aziende manifatturiere tradizionali, l’agricoltura, la tecnologia civile e i servizi soffrono per la mancanza di investimenti, per l’esplosione dei costi di produzione e per una carenza di manodopera senza precedenti, risucchiata sia dalla leva militare sia dalle fabbriche di armi che offrono salari fuori mercato.

Energia in affanno: produzione e raffinerie sotto pressione.

A rendere il quadro ancora più complesso è lo stato di salute del settore energetico, da sempre la spina dorsale delle entrate statali della Federazione. Le stime sulla produzione petrolifera per l’anno in corso registrano una flessione evidente, dovuta alla combinazione di tre fattori critici. L’impatto dei tetti al prezzo del greggio e le difficoltà logistiche legate alla flotta “ombra” e al re-routing verso i mercati asiatici continuano a ridurre i margini di guadagno. I danni subiti da diverse raffinerie chiave a causa degli attacchi di droni hanno ridotto la capacità di trasformazione interna, creando occasionali carenze sul mercato locale dei carburanti e riducendo l’export di prodotti raffinati ad alto valore aggiunto. Senza l’accesso alla componentistica e alle tecnologie occidentali di esplorazione ed estrazione deep-water o per giacimenti complessi, la manutenzione dei siti esistenti diventa sempre più onerosa e meno efficiente.

Se nell’immediato la spesa bellica continua a stimolare la domanda interna, nel medio e lungo periodo le conseguenze rischiano di tradursi in una severa forma di stagflazione strutturale. L’inflazione elevata — alimentata dai salari in forte crescita nel settore della difesa e dalla scarsità di beni di consumo — costringe la Banca Centrale Russa a mantenere i tassi d’interesse a livelli penalizzanti per qualsiasi attività d’impresa non legata alle forniture militari.

Senza una programmazione che guardi alla riconversione civile e alla modernizzazione delle infrastrutture di base, la Russia rischia di trovarsi con un apparato industriale ipertrofico ma obsoleto, a fronte di una popolazione e di una rete d’imprese private sempre più impoverite.

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