Cookie Policy Esteri. Spagna al voto: Pedro Sánchez scioglie le Cortes e convoca le elezioni per il 29 novembre 2026 - Tilancio

Esteri. Spagna al voto: Pedro Sánchez scioglie le Cortes e convoca le elezioni per il 29 novembre 2026

Esteri. Spagna al voto: Pedro Sánchez scioglie le Cortes e convoca le elezioni per il 29 novembre 2026

Spagna, crisi di governo. Dalla bocciatura del decreto sulla casa alle inchieste giudiziarie: il Premier socialista tenta la carta dell’azzardo elettorale per uscire dal vicolo cieco e chiede una maggioranza progressista più solida.

Ti Lancio da MADRID 6 ottobre 2026  – In un drammatico discorso pronunciato dal Palazzo della Moncloa, il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento ufficiale delle Cortes Generales e la convocazione di elezioni politiche anticipate per il 29 novembre 2026. Una decisione drastica ma per molti versi inevitabile, arrivata al culmine di mesi di frammentazione parlamentare, tensioni di piazza e crescenti pressioni giudiziarie.

A rendere insostenibile la tenuta dell’esecutivo è stato il corto circuito in aula sui decreti d’urgenza dedicati all’emergenza abitativa. La mancata approvazione del pacchetto di misure sulla casa ha certificato la rottura definitiva della variegata maggioranza che sosteneva il governo. Decisivo è stato il no degli indipendentisti catalani di Junts, la cui linea si è progressivamente irrigidita, lasciando Sánchez privo dei numeri necessari per far passare le riforme chiave della legislatura.

La bocciatura parlamentare si incontra con un malcontento sociale sempre più visibile. Nelle ultime settimane, le principali città spagnole sono state teatro di imponenti manifestazioni di piazza. Al centro della protesta, il vertiginoso aumento dei prezzi degli affitti e l’accessibilità all’alloggio, diventati ormai un’emergenza nazionale per famiglie e giovani. La piazza, tradizionalmente vicina alle istanze progressiste, ha finito per mettere sotto l’assedio della critica proprio la gestione governativa.

Il percorso di Sánchez verso il voto si preannuncia in salita, segnato anche dal peso delle vicende giudiziarie legate alle inchieste su Begoña Gómez, moglie del premier, che l’opposizione ha continuato a utilizzare come clava politica. A ciò si aggiungono le recenti tensioni sulla gestione dei flussi migratori nell’exclave africana di Ceuta, che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza delle frontiere e sui rapporti con i partner internazionali.

Di fronte all’impossibilità di governare senza una maggioranza stabile, Sánchez ha scelto ancora una volta la strada del rilancio. Nel suo discorso alla nazione ha tracciato con chiarezza la linea della imminente campagna elettorale, chiedendo ai cittadini una “maggioranza progressista più ampia e coesa”.

Sánchez ha posto gli elettori di fronte a un bivio netto: proseguire sulla strada delle riforme sociali e dei diritti, oppure consegnare il Paese alla retrocessione rappresentata dall’alleanza tra il Partido Popular (PP) e la destra di Vox. Per il premier si tratta dell’ennesima scommessa politica della sua carriera: trasformare una crisi di governo in un mandato popolare di rinnovata fiducia.

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