Ti Lancio dalla Val Resia Udine 26 luglio 2026 – Si è chiusa con un bilancio di presenze ampiamente positivo la tradizionale festa dedicata all’Aglio di Resia (Rosajanski Strok), inserita nella cornice dell’evento “Aglio, olio e peperoncino a km zero”. Una vetrina che ha celebrato una delle eccellenze agroalimentari più preziose del Friuli Venezia Giulia, ma che dietro le quinte degli stand e della retorica festiva ha messo a nudo le storiche contraddizioni di una filiera rimasta, finora, ancora un’incompiuta. Ma come valore positivo: ancora tanto è da fare.
Sulla carta, la storia dello strok ha tutti gli ingredienti del successo: un marchio prestigioso come quello del presidio Slow Food (presieduto da Laura Beltrame) e un mercato disposto a ripagare a peso d’oro ogni singolo bulbo. Nella realtà, la produzione resta confinata a cifre marginali. Tra un potenziale economico enorme e la sua concreta realizzazione si frappongono ostacoli geografici, ma soprattutto culturali.
Il primo scoglio storico è la polverizzazione fondiaria. I terreni adatti alla coltivazione in Val Resia sono frammentati in una miriade di micro-lotti, spesso divisi tra decine di eredi, con confini incerti e dimensioni che rendono quasi impossibile la meccanizzazione o una pianificazione su vasta scala.
La mancanza di accorpamento dei terreni ha generato finora un’offerta insufficiente per la grande distribuzione di qualità e costi di produzione individuali insostenibili.
In questo contesto si inserisce la novità presentata domenica 26 luglio: il progetto “Resia riparte dalla terra”, nato dall’avviso pubblico del Comune in attuazione della Legge Regionale 10/2010 per il recupero dei terreni incolti.
Ad aggiudicarsi la manifestazione d’interesse è stata l’azienda agricola Val Resia, guidata da Renato Railz (già presidente e fondatore di Eurolls). Il piano, illustrato dal tecnico Riccardo De Infanti, punta a fare della valle un incubatore di innovazione agricola. Il cuore dell’iniziativa è la “Nursery dell’Aglio di Resia”, un vivaio avanzato affidato all’azienda di Railz e destinato alla moltiplicazione e conservazione del seme locale, garantito da un impegno di gestione almeno quinquennale e da rotazioni colturali per preservare il suolo.
L’operazione vede la convergenza strategica del Comune di Resia, del Parco naturale delle Prealpi Giulie, dell’Università degli Studi di Udine, della Comunità Slow Food e dei proprietari terrieri che hanno scelto di concedere le proprie particelle altrimenti destinate all’abbandono.
«Credere in Resia significa investire nelle sue persone e nella sua capacità di costruire futuro», ha dichiarato Renato Railz. «La cura del territorio può diventare una vera attività d’impresa. Il nostro obiettivo non è realizzare un progetto soltanto per la comunità, ma costruirlo insieme alla comunità.»
Nonostante il passo avanti istituzionale e privato, la vera incognita resta l’elemento umano. Nel suo intervento di chiusura, lo stesso Railz ha lanciato un accorato appello al territorio: per evitare che questo investimento si traduca nell’ennesima occasione mancata, servono una maggiore partecipazione dei produttori locali e una reale unità d’intenti.
Anna Micelli, sindaco di Resia, ha affermato: ‘Oggi più che mai serve l’ aiuto di tutti per il rilancio del progetto e servono nuovi agricoltori che credano che si possa vivere di agricoltura in montagna. Il progetto basato su un’ attività di integrazione al reddito svolta dalle famiglie non basta per dare futuro al presidio, serve coraggio e lungimiranza per guardare lontano. Voglio ringraziare inoltre i volontari dell’associazione sangiorgina che hanno coordinato la festa’.


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