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ARCHITETTURA. VIETNAM. CEMENTO E NATURA: LA COMPLESSA FORMULA DEL VIETNAM PER SOPRAVVIVERE ALLE INONDAZIONI

ARCHITETTURA. VIETNAM. CEMENTO E NATURA: LA COMPLESSA FORMULA DEL VIETNAM PER SOPRAVVIVERE ALLE INONDAZIONI

Le soluzioni basate sulla natura non bastano nelle metropoli iper-dense. Per salvare l’economia e le città come Ho Chi Minh City, il Paese punta su un approccio ibrido che unisce barriere ingegneristiche e infrastrutture verdi.

(Ti Lancio dal Vietnam) Ho Chi Minh City 23 giugno 2026 – Le inondazioni in Vietnam non sono più solo un’emergenza stagionale, ma una delle minacce più severe alla tenuta economica del Paese. Secondo i dati della Banca Mondiale, i disastri legati al clima costano ad Hanoi tra l’1% e l’1,5% del PIL ogni anno, una cifra destinata a crescere rapidamente a causa della combinazione letale tra l’innalzamento del livello del mare, piogge sempre più torrenziali e un’urbanizzazione selvaggia.

A Ho Chi Minh City (HCMC), la capitale economica, oltre la metà del territorio urbano si trova a meno di 1,5 metri sopra il livello del mare. Questo significa che intere aree commerciali e residenziali sono costantemente esposte alle maree e alle piogge, nonostante i massicci investimenti infrastrutturali già messi in campo.

Di fronte a questa crisi, la comunità scientifica internazionale e le organizzazioni ambientaliste spingono con insistenza verso le cosiddette Nature-based Solutions (NbS): “città spugna”, ripristino delle zone umide, riforestazione delle mangrovie e corridoi verdi. Proposte affascinanti sulla carta, che però si scontrano con una realtà pragmatica: il Vietnam continua a spendere miliardi in cemento, dighe, paratie e canali sotterranei. Perché?

Il dibattito accademico tende spesso a concentrarsi sulle performance tecniche, chiedendosi se un parco o una palude possano assorbire più acqua di un canale di scolo. La realtà della pianificazione urbana, tuttavia, risponde a logiche economiche e sociali molto più stringenti.

Le soluzioni basate sulla natura hanno un grande difetto strutturale nelle città iper-dense: richiedono spazio. E nelle metropoli vietnamite la terra è la risorsa più contesa e preziosa. Convertire aree edificabili in bacini di ritenzione naturali significa sacrificare terreni destinati ad alloggi, fabbriche o infrastrutture commerciali, scontrandosi con la resistenza di costruttori, governi locali e delle comunità stesse, preoccupate per la svalutazione economica del territorio.

Al contrario, barriere antiriflusso, argini verticali e serbatoi sotterranei (come quelli che Hanoi sta costruendo sotto le sue strade per stoccare temporaneamente l’acqua piovana) offrono una protezione immediata salvaguardando il valore immobiliare e lo sviluppo urbano. A Ho Chi Minh City, il solo progetto di punta per il controllo delle maree è costato quasi 10.000 miliardi di dong (circa 430 milioni di dollari): una chiara dimostrazione di come il cemento rimanga la polizza assicurativa preferita per blindare gli investimenti economici.

Spesso i pianificatori guardano a modelli internazionali di successo come i Paesi Bassi e il loro celebre programma “Room for the River” (Spazio al fiume), che integra ingegneria e sistemi naturali. Tuttavia, gli esperti avvertono che queste strategie non possono essere semplicemente trapiantate. L’Olanda opera in un contesto di governance stabile, crescita demografica controllata e pianificazione a lungo termine. Il Vietnam, al contrario, deve correre contro il tempo, gestendo una crescita della popolazione travolgente e priorità di sviluppo economico immediate. Ciò che funziona a Rotterdam, insomma, rischia di fallire a Ho Chi Minh City o nel Delta del Mekong.

Ciò non significa che la natura non abbia un ruolo. La vera efficacia delle soluzioni verdi risiede nelle aree peri-urbane, nei corridoi fluviali periferici e lungo le coste meridionali, dove i vincoli di spazio sono meno soffocanti e dove la riforestazione delle mangrovie può fungere da ammortizzatore naturale contro le mareggiate.

La sfida per il futuro del Vietnam non è scegliere tra una strada interamente “verde” o una interamente “grigia”, ma saperle fondere. La vera resilienza climatica passerà per approcci ibridi. Progettare dighe e barriere che integrino spazi pubblici verdi e corridoi ecologici, e che siano già predisposte per essere innalzate in futuro con l’aumentare del livello del mare. Sviluppare nuovi quartieri che affianchino alle reti di drenaggio tradizionali superfici permeabili, tetti verdi e piccoli bacini di ritenzione locali.

Il Vietnam si trova intrappolato in un ciclo in cui a inondazioni peggiori risponde con progetti ingegneristici sempre più mastodontici. Per spezzare questo loop, la politica deve capire che la gestione dell’acqua non è solo un problema idraulico, ma un delicato esercizio di equilibrismo che deve far coesistere la sostenibilità ambientale con la crescita economica e la realtà sociale del Paese. Cemento e natura dovranno imparare a lavorare insieme.

Ph credit: World Future Council

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