La Presidente della Commissione Europea ha riunito il suo team per un vertice a porte chiuse. Al centro del dibattito la possibilità di inasprire le misure commerciali nei confronti di Pechino.
(Ti Lancio dal Belgio) Bruxelles 3 giugno 2026 – L’Unione Europea potrebbe essere vicina a una svolta storica e decisamente più severa nelle sue relazioni economiche con la Cina. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha infatti convocato il proprio team per una serie di colloqui d’urgenza volti a valutare se l’UE debba adottare una posizione commerciale e geopolitica molto più dura nei confronti del colosso asiatico.
L’incontro, svoltosi rigorosamente a porte chiuse, viene interpretato dagli analisti di Bruxelles come un primo, fondamentale passo formale verso l’introduzione di restrizioni commerciali e tariffe potenzialmente molto più rigide.
La riunione d’emergenza arriva in un momento di forte ripensamento strategico all’interno dei corridoi europei. Negli ultimi anni l’Unione ha cercato di bilanciare la propria dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi con il concetto di “de-risking” (riduzione dei rischi), volto a proteggere le tecnologie critiche europee e l’industria interna dalla concorrenza sleale e dai sussidi statali di Pechino.
La mossa di Von der Leyen di serrare i ranghi all’interno della Commissione suggerisce che la strategia diplomatica finora adottata potrebbe non essere più ritenuta sufficiente per tutelare gli interessi economici del blocco dei 27 Paesi membri.Le discussioni si inseriscono in una fitta agenda europea. Parallelamente al dossier Pechino, la Commissione si trova in queste ore a gestire delicati equilibri interni, come i negoziati tra Ursula von der Leyen e il nuovo Primo Ministro ungherese Péter Magyar per il possibile sblocco dei fondi europei destinati a Budapest.
Se i colloqui a porte chiuse della Commissione si tradurranno in azioni concrete, l’UE potrebbe presto annunciare nuovi strumenti di difesa commerciale, indagini su sussidi statali esteri o limitazioni agli investimenti diretti.
Resta da capire quale sarà la reazione dei singoli Stati membri — alcuni dei quali mantengono forti legami commerciali bilaterali con la Cina — e come Pechino risponderà a quello che si preannuncia come il definitivo tramonto della passata stagione di apertura commerciale incondizionata.


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