Cookie Policy ATTUALITA'. ER-CAMPANIA. UCID DICE NO ALLE GUERRE, DA NORD A SUD - Tilancio

ATTUALITA’. ER-CAMPANIA. UCID DICE NO ALLE GUERRE, DA NORD A SUD

ATTUALITA’. ER-CAMPANIA. UCID DICE NO ALLE GUERRE, DA NORD A SUD

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna e dalla Campania) Reggio Emilia – Napoli 23 marzo 2026 – In un tempo segnato dal ritorno della guerra e da una crescente frammentazione degli equilibri globali, il mondo economico è chiamato a una scelta di responsabilità. Non può limitarsi a osservare. Deve agire. Deve prendere posizione. E deve farlo con coraggio.

È questo il cuore dell’appello lanciato da Fabio Storchi, presidente di UCID Reggio Emilia, che raccoglie e rilancia il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: dire “no” alla competizione selvaggia e alla logica del conflitto come motore delle relazioni internazionali. Un richiamo forte, che si inserisce in un contesto che lo stesso Storchi definisce come una preoccupante “recessione del modello cooperativo” tra gli Stati.

A ispirare questa riflessione è la lectio magistralis tenuta da Mattarella all’Università di Salamanca, nella quale il Capo dello Stato ha indicato una direzione chiara: difendere un ordine internazionale dinamico, sì, ma fondato sulla solidarietà e non sulla mera contrapposizione. Un equilibrio fragile, oggi più che mai messo in discussione.

“L’Europa non può accettare che la cooperazione venga sostituita da una visione puramente contrattualistica, basata sulla competizione e sul conflitto”, sottolinea Storchi. “Spetta a noi, come cittadini e come attori economici, opporci a una perenne instabilità che moltiplica le crisi e calpesta la dignità dei popoli”.

In questa prospettiva, il rifiuto della guerra non può restare un principio astratto. Deve tradursi in azione concreta. In una “diplomazia dal basso” che coinvolga imprese, lavoratori, comunità. Un’idea che richiama anche le parole del cardinale Matteo Zuppi, che invita a non restare spettatori passivi davanti ai conflitti.

La pace, allora, diventa un “cantiere aperto”. Un processo continuo, che chiede agli imprenditori di ridefinire il proprio ruolo. Non più soltanto produttori di valore economico, ma costruttori di legami sociali.

“Non esiste pace senza giustizia sociale”, afferma Storchi. 

“Povertà e disuguaglianze sono il terreno su cui nascono e si alimentano i conflitti. L’imprenditore moderno deve uscire dai confini della propria azienda e farsi promotore di un’etica che metta al centro la persona”.

È una visione che si richiama esplicitamente al magistero sociale di Papa Leone: rifiutare un’economia che esclude e divide, per costruirne una capace di includere e generare coesione. L’impresa, in questa chiave, diventa luogo di incontro tra culture, spazio di integrazione, laboratorio di convivenza.

Da qui nascono tre direttrici concrete indicate da UCID Reggio Emilia per il mondo produttivo: contrastare le disuguaglianze per prevenire i conflitti sociali; valorizzare l’impresa come spazio di dialogo tra persone e culture diverse; sostenere il benessere delle comunità come condizione per generare stabilità e speranza.

Il messaggio finale è un invito a non arrendersi al disincanto. 

“Non cediamo al pessimismo”, esorta Storchi. “Muoversi per la pace significa generare speranza attraverso azioni quotidiane, nei luoghi di lavoro come nelle nostre città. Solo unendo la fermezza diplomatica invocata da Mattarella alla solidarietà concreta richiesta dal Santo Padre potremo costruire un futuro lontano dalla logica delle armi”.

Un futuro che non nasce nei vertici internazionali, ma anche – e soprattutto – nelle scelte di ogni giorno.

In un momento storico di estrema delicatezza, la voce del mondo imprenditoriale cristiano si leva per sostenere con forza i messaggi di pace dei vertici istituzionali e spirituali. Nino Apreda, presidente della sezione UCID Napoli-Pozzuoli-Ischia, interviene con una riflessione che lega l’urgenza diplomatica alla necessità strategica di un’autonomia energetica, partendo proprio dalle risorse del Sud.

«Le parole del presidente Sergio Mattarella, che ha ribadito con fermezza il suo rifiuto totale della guerra, risuonano in noi con forza, unendosi al monito già espresso da Papa Leone XIV durante l’ultimo Angelus», esordisce Apreda. «Nessuno può dirsi favorevole al conflitto, ma dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: di fatto, stiamo già operando all’interno di un’economia di guerra».

Secondo il presidente dell’UCID campana, gli effetti sono tangibili e quotidiani: dai costi energetici instabili alle criticità nei trasporti aerei che devono aggirare le aree di crisi della penisola araba, fino al calo dei flussi turistici, settore vitale per il nostro territorio già provato dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino.

Apreda analizza con precisione la posizione del Sud Italia: «Il Mezzogiorno, per la sua collocazione baricentrica nel Mediterraneo e per la presenza di infrastrutture e basi logistiche della NATO, è esposto più di altri territori alle dinamiche dei conflitti internazionali. Per noi, il “no” alla guerra non può restare solo un auspicio morale, ma deve tradursi in una rinnovata stagione di diplomazia concreta».

Ma la pace, secondo la visione dell’UCID, si costruisce anche attraverso l’indipendenza economica e la tutela dell’ambiente. Il presidente Apreda indica una rotta chiara: l’accelerazione decisa verso le energie rinnovabili.

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