(Ti Lancio dagli Stati Uniti) Washington 24 giugno 2026 – I prezzi del greggio crollano del 40% rispetto ai picchi del conflitto. Le petroliere tornano a navigare a transponder accesi, ma tra l’accordo di tregua firmato da Trump e le pretese di Teheran restano forti nodi da sciogliere.
I mercati energetici tirano un sospiro di sollievo, e i listini del greggio lo certificano con un tonfo deciso. Nella giornata odierna, il prezzo del barile ha registrato perdite superiori al 2%: il Brent è scivolato sotto la soglia psicologica dei 75 dollari (attestandosi a 74,68$) per la prima volta dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, mentre il WTI ha lasciato sul terreno il 2,80% scendendo a 71,15 dollari. Si tratta di un ridimensionamento imponente, pari a circa il 40% di calo rispetto ai picchi toccati durante la fase più calda dello scontro tra Stati Uniti e Iran.
A spingere le vendite è soprattutto un fattore psicologico e logistico: la progressiva normalizzazione dello Stretto di Hormuz, il choke point più cruciale del pianeta per il transito dell’oro nero.
Il segnale più tangibile del cambiamento arriva dai tracciati radar. Nella mattinata di ieri, sette petroliere – comprese due superpetroliere cariche in uscita dai terminal iraniani – hanno attraversato lo stretto trasmettendo regolarmente i propri segnali AIS (Automatic Identification System). Nelle settimane precedenti, nel pieno delle ostilità, i mercantili spegnevano sistematicamente i transponder per muoversi “fantasma” ed evitare di essere intercettati o attaccati.
A dare un’ulteriore spinta ottimistica al mercato sono state le parole dell’ambasciatore iraniano a Ginevra, che ha confermato come la via d’acqua sia ora “pienamente” aperta al traffico commerciale.
Sebbene il traffico stia aumentando, i volumi reali restano tuttavia ancora lontani dalla normalità prebellica. Secondo gli analisti di ING, negli ultimi giorni sono transitati attraverso lo stretto circa 6-7 milioni di barili al giorno, contro i 20 milioni di barili quotidiani del periodo precedente al conflitto.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che il mercato non ha bisogno di un ripristino totale per stabilizzarsi. Grazie alle deviazioni strategiche e all’utilizzo degli oleodotti alternativi che attraversano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, basterebbe che i flussi via mare a Hormuz tornassero a 14 milioni di barili al giorno per riportare l’intera offerta di petrolio del Golfo Persico ai livelli precedenti alla crisi.
Se il lato logistico migliora, quello politico resta un terreno minato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto direttamente sulla questione affidando alle reti sociali un messaggio perentorio. Trump ha dichiarato che Teheran ha formalmente assicurato l’assenza di balzelli sul transito.


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