(Ti Lancio dalla Campania) Napoli 22 luglio 2025 – Nino Apreda, presidente di Ucid Campania, interviene sul significato di fraternità. La fraternità, come ogni valore fondante della Dottrina Sociale della Chiesa, non può rimanere relegata al piano delle intenzioni o dei discorsi etici. È nella sua capacità di incarnarsi nelle strutture, nei processi decisionali, nei modelli organizzativi e nei flussi economici che la fraternità rivela la sua forza trasformativa. Papa Francesco lo afferma con forza: “Le parole non bastano. È necessario generare processi concreti di fraternità” (Fratelli Tutti, n. 231). La vera sfida è dunque tradurre la fraternità in criteri di giudizio, strumenti di valutazione e metriche operative, senza snaturarne il senso profondo.
‘Già in Rerum Novarum, pur senza nominarla esplicitamente, Leone XIII riconosceva nella relazione solidale tra le classi sociali un’esigenza naturale dell’ordine morale cristiano. La fraternità era vista come risultato di un equilibrio tra giustizia e carità, tra diritti e doveri, tra lavoro e capitale. Papa Francesco ne fa invece un principio architettonico, cioè una pietra di fondazione dell’intero edificio sociale ed economico.
Ma, se la fraternità non è solo un valore affettivo o spirituale, come si può misurare? È lecito chiederlo, e necessario rispondere senza riduzionismi. Non si tratta di ridurre la fraternità a numeri, ma di cogliere i segni concreti della sua presenza in ambito economico e aziendale.
Ecco una serie di indicatori possibili che riflettono in modo concreto i valori della fraternità nella vita economica. Un primo segnale di fraternità è il rapporto tra le retribuzioni più alte e più basse in un’organizzazione. Un’azienda che premia solo il vertice e marginalizza il lavoro operativo tradisce la logica della fraternità. Il contenimento della “forbice” salariale è un indice chiaro di rispetto e valorizzazione delle persone. Quanto del valore creato dall’impresa viene restituito ai lavoratori, reinvestito nella comunità o destinato a progetti solidali? La fraternità si esprime nel rifiuto dell’accumulazione autoreferenziale e nella capacità di condividere i frutti del lavoro comune. Modelli di governance che prevedono consigli aziendali partecipativi, coinvolgimento strategico dei dipendenti, o strutture cooperative, testimoniano una fraternità basata sull’ascolto e la corresponsabilità. Non è solo una questione di efficienza: è una scelta etica.
Una cultura aziendale che valorizza le diversità, che favorisce l’accesso e la crescita professionale di donne, giovani, persone con disabilità o provenienze svantaggiate, riflette una fraternità non selettiva, aperta e accogliente. Il welfare interno, l’attenzione alla conciliazione vita-lavoro, il rispetto dei ritmi umani e la cura della salute psicofisica dei lavoratori sono segni che una comunità economica non tratta i propri membri come strumenti, ma come persone. Imprese benefit, cooperative sociali, B-Corp e soggetti che nei loro statuti e nei loro bilanci dichiarano di perseguire il bene comune o il valore sociale aggiunto mostrano una fraternità che si autolegittima come orizzonte operativo. L’impatto ambientale, l’etica della filiera, il rispetto dei diritti nei Paesi in via di sviluppo sono altri indici di fraternità allargata, che include i più deboli, le future generazioni, la casa comune, ESG e non solo’ spiega Apreda.
Questa visione trova forte sponda nella riflessione di Stefano Zamagni, economista dell’economia civile. Zamagni afferma che la fraternità non è un elemento opzionale della vita economica, ma una categoria strutturale. Non basta regolare il mercato con la legge o affidarsi alla filantropia: serve un terzo polo tra Stato e Mercato, che è la Comunità.
Secondo Zamagni, un’economia fraterna è quella che:
• riconosce il dono come principio reale e produttivo;
• supera la logica dello scambio perfetto per favorire relazioni di reciprocità;
• valuta il successo non solo in base al profitto, ma anche in base alla capacità generativa.

È dunque possibile pensare a un “Fraternity Score”: una griglia valutativa per aziende, cooperative, pubbliche amministrazioni, che misuri il livello di coerenza tra attività economica e valori di fraternità. Non per classificare moralmente, ma per guidare un cammino di conversione organizzativa, come chiede la Dottrina Sociale.
Misurare la fraternità in economia non significa trasformare l’etica in Excel, ma rivelare i segni del Vangelo nella carne della società. Dove ci sono dignità rispettata, relazioni giuste, redistribuzione, partecipazione e cura, lì la fraternità è viva. Non bastano dichiarazioni: servono scelte strutturali, politiche aziendali, metriche coerenti.
Fraternità e numeri non sono in opposizione. La spiritualità si misura nel concreto, come il Vangelo stesso ci insegna: “avevo fame e mi avete dato da mangiare…”.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)
Nella foto: Nino Apreda (a destra) con Fabio Storchi


Leave a Reply