Cookie Policy Economia e finanza. M&A in Italia. Boom di operazioni, ma scontrino più leggero - Tilancio

Economia e finanza. M&A in Italia. Boom di operazioni, ma scontrino più leggero

Economia e finanza. M&A in Italia. Boom di operazioni, ma scontrino più leggero

Ti Lancio dall’Italia 5 novembre 2026 – Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni staziona su una dinamica a due velocità. I dati più recenti del report M&A di Boston Consulting Group (BCG) delineano un quadro chiarissimo: da un lato si registra un numero record di transazioni, dall’altro si assiste a una netta contrazione dei valori complessivi gestiti sul mercato domestico.

Se l’Europa e i mercati globali vedono la ripresa trainata dai grandi “megadeal”, l’Italia segue una rotta opposta. Nel nostro Paese il volume totale delle transazioni ha toccato numeri da record, superando la soglia delle 900-1.100 operazioni nei primi mesi dell’anno (con un incremento di circa il 20% rispetto alle medie del decennio).

Tuttavia, il controvalore complessivo registra un calo del 26%, fermandosi a quota 39,9 miliardi di dollari. A sostenere i volumi non sono le mega-acquisizioni, ma l’alta vivacità del mid-market e delle piccole e medie imprese: una frammentazione dovuta in gran parte ai passaggi generazionali nelle aziende a conduzione familiare che, arrivate al punto di svolta proprietario, scelgono l’uscita sul mercato o l’apertura del capitale.

I fondi di private equity continuano a rivestire il ruolo di motore principale della piazza finanziaria italiana. In termini di volumi, le operazioni sponsor-backed (promosse o partecipate da fondi) rappresentano circa un terzo del numero complessivo dei deal ed equivalgono a un quarto del valore aggregato del mercato.

La mappa degli investimenti mostra strategie ben precise, beni di consumo di base, è il comparto che combina al meglio quantità e controvalore economico. Industria e manifattura genera il maggior numero assoluto di accordi (193 deal), ma con un valore espresso decisamente frammentato e più basso (circa 1,1 miliardi di dollari), invece, la sanità e i servizi finanziari risultano i settori in cui l’interesse dei capitali privati rimane elevato per garantire consolidamento e razionalizzazione.

A bilanciare il calo dei controvalori interni ci pensano le grandi imprese italiane, sempre più attive nell’acquisizione di asset esteri strategicamente rilevanti. Le operazioni di punta a livello internazionale – come l’acquisizione di Catalyst Pharmaceuticals da parte di Angelini Pharma o le manovre di Amplifon su GN Store Nord e Chiesi su KalVista – dimostrano come il capitale corporate nostrano punti oltreconfine per crescere in scala e competenze.

Per i prossimi mesi, gli analisti prevedono una continuità della dinamica: la spinta alle cessioni guidate dalla successione aziendale nelle PMI, combinata con la forte presenza del private equity (spesso a regia internazionale), garantirà la tenuta dei volumi anche in una fase economica globale prudente.

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