Cookie Policy ECONOMIA. SVIZZERA. DAVOS 2026:  LAGARDE MINIMIZZA SU ROTTURA ORDINI MONDIALI, EUROPA ALLA PROVA DELLA RESILIENZA - Tilancio

ECONOMIA. SVIZZERA. DAVOS 2026:  LAGARDE MINIMIZZA SU ROTTURA ORDINI MONDIALI, EUROPA ALLA PROVA DELLA RESILIENZA

ECONOMIA. SVIZZERA. DAVOS 2026:  LAGARDE MINIMIZZA SU ROTTURA ORDINI MONDIALI, EUROPA ALLA PROVA DELLA RESILIENZA

(Ti Lancio dalla Svizzera) Davos 23 gennaio 2026 – Si conclude il World Economic Forum. Dopo i dibattiti su geopolitica e AI, la parola passa ai vertici di BCE, FMI e OMC. Ma l’ombra dei dazi e dello scontro tra potenza gela l’entusiasmo della mattinata finale.

 Dopo una settimana intensa, dominata dai grandi temi dell’ordine mondiale e dall’accelerazione dell’Intelligenza Artificiale, il World Economic Forum sposta oggi il suo obiettivo sulla salute dell’economia globale. La mattinata di chiusura vede protagoniste tre delle donne più influenti della finanza mondiale: Christine Lagarde (BCE), Kristalina Georgieva (FMI) e Ngozi Okonjo-Iweala (OMC).

Nonostante alcuni dati positivi, il clima si è fatto cupo. La Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha lanciato un severo monitor sulla stabilità dei mercati, puntando il dito contro l’incertezza politica internazionale e le rinnovate minacce tariffarie provenienti dagli Stati Uniti.

“Credo che la fiducia sia minata”, ha dichiarato Lagarde ai microfoni della CNN. “Quando si indebolisce costantemente lo stato di diritto e quanto concordato tra le parti, l’incertezza incombe. L’Europa deve ora valutare la propria forza economica nel caso in cui le relazioni normali non vengono ristabilite.”

L’allarme della Lagarde riflette una discussione condivisa dai leader di Germania e Canada: l’ascesa delle grandi potenze sta creando un mondo più frammentato, dove i contratti e gli accordi internazionali sembrano avere meno valore che in passato.

Per bilanciare il pessimismo dei vertici istituzionali ci sono le analisi di chi osserva i mercati sul campo. Paul Gruenwald, capo economista di S&P Global Ratings, rileva un’atmosfera diversa rispetto agli anni passati. Secondo Gruenwald, se a Davos si è parlato meno di macroeconomia “pura”, è perché il 2025 si è rivelato un anno inaspettatamente solido.

Tuttavia, questa spinta tecnologica è un’arma a doppio taglio: mentre alimenta la crescita attuale, genera ansia per una possibile crisi occupazionale nel medio periodo.

Come da tradizione, la giornata finale di Davos è una corsa contro il tempo. I lavori si concludono entro l’ora di pranzo e molti delegati hanno già lasciato la cittadina svizzera, diretti verso le capitali mondiali.

Mentre i jet privati decollano dall’aeroporto di Zurigo, resta la domanda di fondo: le soluzioni discusse tra le montagne svizzere serviranno a alimentare la crescita o saranno solo un palliativo contro le tensioni geopolitiche che minacciano di riscrivere le regole del commercio globale?

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