(Ti Lancio dalla Puglia) Brindisi 4 giugno 2026 – Eni e Seri Industrial hanno siglato un accordo cruciale per lo sviluppo congiunto di una filiera industriale incentrata sulle batterie al litio-ferro-fosfato (LFP). L’intesa mira a creare una joint venture paritetica (50/50) finalizzata alla produzione di accumulatori stazionari ad alta tecnologia, accelerando la transizione energetica e la decarbonizzazione del sistema industriale italiano ed europeo.
Al centro dell’operazione c’è la riconversione industriale del sito Eni a Brindisi, destinato ad ospitare una vera e propria Gigafactory .
A differenza delle tradizionali batterie a base di cobalto e nichel, la tecnologia Litio-Ferro-Fosfato (LFP) si sta imponendo sui mercati globali per via di una maggiore stabilità termica, sicurezza, ciclo di vita più lungo e costi di produzione inferiori.
Le due aziende si concentreranno sullo sviluppo di sistemi di accumulo stazionario (BESS – Battery Energy Storage Systems). Questi dispositivi sono fondamentali per la rete elettrica moderna: consentono infatti di immagazzinare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili (come solare ed eolico), intrinsecamente intermittenti, per poi rilasciarla nei momenti di picco della domanda, garantendo la stabilità e la sicurezza dell’intera infrastruttura energetica.
L’accordo prevede la costituzione di una nuova società che guiderà la realizzazione dello stabilimento produttivo all’interno del sito Eni di Brindisi. Il progetto si articolerà attraverso la costruzione di un impianto per la produzione di materie prime attive. Linee di assemblaggio per celle e moduli di batterie. Un centro dedicato al riciclo degli accumulatori a fine vita.
Questo accordo rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di Eni, che punta a valorizzare le proprie competenze industriali ei propri asset storici convertendoli in hub legati alla chimica verde e alle nuove frontiere dell’energia. Dall’altro lato, Seri Industrial – holding quotata a Piazza Affari e già leader nel settore degli accumulatori attraverso la controllata FIB (marchio FAAM) – porta in dote il proprio know-how tecnologico e industriale nello sviluppo di celle al litio.
La mossa di Eni e Seri Industrial risponde anche a una precisa esigenza geo-economica dell’Unione Europea: ridurre la dipendenza dai mercati asiatici (in particolare dalla Cina, che oggi domina la produzione mondiale di celle LFP) nella catena di fornitura delle batterie. Sviluppare una catena del valore interamente integrata – dalla materia prima al riciclo – sul suolo italiano permette di rafforzare la sovranità tecnologica e la resilienza industriale del Paese nel settore chiave dello stoccaggio energetico.


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