Ti Lancio dalla Emilia 14 settembre 2026 – Economia civile, istituzioni, cittadinanza attiva, imprese, università e giovani insieme per costruire una nuova idea di sviluppo della Pianura Reggiana. Dalla sinergia tra istituzioni, cittadinanza attiva, imprese, università e giovani prende forma una nuova idea di sviluppo e di governance territoriale. È il percorso avviato a Reggiolo con “Radici in Movimento”, la tre giorni promossa dalla Fondazione Officina Belle Arti che ha riunito imprese, 15 Comuni della Bassa Reggiana, Terzo Settore, Università e nuove generazioni per interrogarsi sul futuro della Pianura Reggiana.
Ideatori del percorso sono stati Fabio Storchi e Roberto Angeli, sindaco di Reggiolo, che hanno portato attorno allo stesso tavolo mondi diversi, con l’obiettivo di superare frammentazioni e contrapposizioni e costruire una visione condivisa. Un percorso che si intreccia con il Patto per lo sviluppo della Pianura Reggiana, sottoscritto tra Confindustria Reggio Emilia, 15 Comuni e la Regione Emilia-Romagna, per definire una strategia comune su competitività, capitale umano, innovazione, lavoro, abitare e protagonismo giovanile.
Alla base di questo percorso c’è una consapevolezza precisa: nessuna impresa può rimanere competitiva se il territorio nel quale opera diventa fragile, così come nessun territorio può crescere senza un sistema produttivo forte e innovativo. È da questa interdipendenza che nasce la necessità di costruire un nuovo modo di pensare lo sviluppo.
Il primo elemento di questa nuova prospettiva è il superamento di una concezione della sostenibilità limitata ai soli indicatori economici e ambientali. Lorenzo Semplici, responsabile del Centro Studi e Valutazioni di NeXt – Nuova Economia, ha illustrato le basi metodologiche del modello NeXt ESG, fondato su quattro direttrici: Conoscere, Riconoscersi, Connettere e Innovare.
Gli indicatori ESG vengono riletti attraverso la lente dell’Economia Civile, considerando anche la qualità del lavoro, l’inclusione, la coesione sociale e il valore prodotto per la comunità. La sostenibilità diventa così un processo partecipato, nel quale imprese, amministrazioni, Terzo Settore e cittadini non sono soggetti separati, ma parti di uno stesso ecosistema.
Un ecosistema che oggi deve confrontarsi con una trasformazione tecnologica profonda. Alessandro Malavolti, presidente di Confindustria Reggio Emilia, ha ricordato la dimensione del tessuto produttivo reggiano, con circa 5.000 industrie e 2.000 imprese artigiane, chiamato a misurarsi con robotica, automazione e intelligenza artificiale.
«Molte figure professionali tradizionali scompariranno», ha sottolineato Malavolti, indicando nella formazione una delle priorità per accompagnare l’innovazione e coglierne le opportunità. Ma la trasformazione non riguarda soltanto le imprese: richiede un’alleanza stabile con i sindaci e le istituzioni, capace di costruire risposte comuni. Il confronto ha coinvolto anche gli amministratori locali, tra cui il sindaco di Guastalla Paolo Dallasta, insieme agli approfondimenti dell’economista territoriale e urbanista Giampiero Lupatelli e del manager culturale Paolo Verri. Voci diverse che hanno contribuito a delineare una visione nella quale lo sviluppo non è affidato al singolo attore, ma alla capacità del territorio di agire come un sistema. È proprio il rapporto tra innovazione e governo del cambiamento ad aver caratterizzato anche l’intervento del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, che ha richiamato la necessità di un presidio pubblico in grado di accompagnare gli effetti dell’intelligenza artificiale e della transizione industriale. La tecnologia, da sola, non garantisce sviluppo. Se non viene accompagnata da politiche adeguate, può amplificare le polarizzazioni sociali e territoriali. Per questo, insieme all’innovazione, diventano centrali la formazione, la casa, i servizi e la capacità di creare condizioni favorevoli alla permanenza e all’arrivo di giovani e competenze.Generare valore significa, dunque, creare le condizioni perché altro valore possa essere generato. È questo il punto di incontro tra Economia Civile e sviluppo territoriale. La riflessione sulla generatività porta naturalmente al tema delle nuove generazioni, che rappresenta uno dei fili conduttori di “Radici in Movimento”. Al centro del progetto c’è infatti una domanda che va oltre la tecnologia e l’economia: come trasferire ai giovani la responsabilità del futuro, senza limitarsi a chiedere loro di ereditarlo? Per Fabio Storchi, il passaggio generazionale non può essere ridotto alla semplice successione alla guida di un’impresa. L’imprenditore senior trasmette al junior esperienza, valori, competenze e relazioni; il giovane raccoglie quel patrimonio e lo trasforma attraverso nuove idee, nuovi strumenti e nuovi linguaggi. Lo stesso principio vale per la comunità. Non basta chiedere ai giovani di rimanere: occorre costruire le condizioni perché possano scegliere di farlo, attraverso formazione, lavoro qualificato, abitazioni, servizi, cultura e qualità della vita. Ma, soprattutto, occorre riconoscere loro uno spazio reale di responsabilità e partecipazione.
La sfida è ora tradurre questa visione in azioni concrete: progetti infrastrutturali e formativi, politiche abitative, welfare territoriale, innovazione, nuove opportunità occupazionali e spazi di protagonismo per le giovani generazioni.
Il passaggio del testimone assume così un significato più ampio. Non riguarda soltanto il trasferimento di un’impresa da un imprenditore senior a un imprenditore junior, ma una responsabilità condivisa tra generazioni e tra i diversi soggetti della comunità.
Le radici non rappresentano allora un passato da conservare immutato, ma il patrimonio di competenze, relazioni, cultura e identità da cui partire per generare nuovo futuro.
Una comunità è forte quando sa custodire ciò che ha ricevuto, ma soprattutto quando è capace di trasformarlo e consegnarlo alle generazioni successive più ricco, più aperto e più generativo.
È questa, in fondo, la sfida di “Radici in Movimento”: fare del passaggio generazionale del testimone non un momento di semplice continuità, ma l’occasione per mettere in movimento le radici, generare nuove opportunità e costruire insieme una Pianura Reggiana più dinamica, attrattiva e competitiva.


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