Ti Lancio da BERGAMO 23 ottobre 2026 – “Dalla relazione del presidente Simone Bettini emerge con chiarezza una verità che come industriali ripetiamo da tempo: non possiamo più inseguire le emergenze giorno per giorno, ma dobbiamo alzare lo sguardo e decidere quale futuro industriale vogliamo per l’Italia e per l’Europa”. Lo dichiara Fabio Storchi, past president di Federmeccanica, commentando i contenuti dell’Assemblea Generale 2026 in corso al Kilometro Rosso.
Storchi pone l’accento sulla necessità di una profonda evoluzione di mentalità a tutti i livelli: “Il punto centrale sollevato da Bettini tocca la radice stessa del nostro sistema economico: serve un vero e proprio cambio culturale. Questo vale per l’Europa, che deve uscire da una bolla puramente regolatoria per tornare a guardare alla fabbrica, agli investimenti e alla produzione. E vale per il nostro Paese, dove l’industria non può essere considerata un accessorio o un residuo del passato, ma il motore insostituibile del lavoro qualificato e della crescita”.
Sul fronte delle grandi vertenze e delle sfide strutturali, dal caso ex Ilva alle politiche energetiche e all’automotive, Storchi condivise la linea della concretezza e del pragmatismo: “Quando parliamo di acciaio strategico, di neutralità tecnologica nella transizione ecologica o di superare meccanismi punitivi come l’ETS, non difendiamo privilegi corporativi, ma la competitività complessiva della nostra filiera manifatturiera. O l’Italia e l’Europa comprendono che la manifattura è garanzia di autonomia e benessere, o riscopriremo troppo tardi la gravità di ciò che avremo perduto”.
Infine, un richiamo al capitale umano e alle relazioni industriali: “La demografia corre e la tecnologia evolve rapidamente con l’intelligenza artificiale. Per governare questa trasformazione servono competenze, formazione continua e una rinnovata centralità della contrattazione e dei fondi negoziali, arginando ogni logica speculativa. Il richiamo a un Contratto collettivo forte e unitario, che sia la casa di tutta la metalmeccanica, va esattamente in questa direzione. La scelta dell’industria è una scelta di campo: o si torna a produrre e a innovare qui, o il futuro del lavoro è a rischio”.


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