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Regioni. Il Piemonte oggi: tra l’eredità del Lingotto, la rivoluzione dei servizi e i nuovi numeri dell’economia

Regioni. Il Piemonte oggi: tra l’eredità del Lingotto, la rivoluzione dei servizi e i nuovi numeri dell’economia

Ti Lancio dal Piemonte 8 ottobre 2026 – Per oltre un secolo, il Piemonte è stato identificato con un’unica e grande narrazione: la fabbrica automobilistica. L’ombra iconica del Lingotto e le catene di montaggio di Mirafiori non hanno soltanto plasmato la storia della famiglia Agnelli, ma hanno orientato la demografia, l’urbanistica e persino l’identità sociale di una regione intera.

Oggi, tuttavia, il Piemonte vive una profonda fase di metamorfosi. La regione si trova sospesa tra le contraddizioni di una transizione industriale complessa, la spinta verso nuovi settori tecnologici e turistici, e una fotografia economica che i dati del PIL definiscono a due velocità.

Gli ultimi indicatori macroeconomici del Piemonte restituiscono il ritratto di una regione resiliente, ma che fatica a trovare un motore di trazione strutturale ed esuberante. Il Prodotto Interno Lordo piemontese supera i 172,6 miliardi di euro a prezzi correnti. Con un PIL pro capite che si attesta attorno ai 40.200 euro, la regione rimane nettamente al di sopra della media nazionale, pur faticando a tenere il passo dei poli più dinamici del Nord Europa. Il PIL regionale cresce a ritmi contenuti (tra lo 0,4% e lo 0,86% su base annua), trainato soprattutto dai cantieri delle opere pubbliche e del PNRR, dal turismo e dai servizi, mentre il cuore storico della manifattura rimane in affanno. L’export tiene vicini ai massimi storici a 62 miliardi di euro, spinto però dall’aumento dei prezzi nominali più che dal volume fisico delle merci. Allo stesso tempo, si registra una contrazione degli occupati nell’industria tradizionale, a conferma di una transizione occupazionale ancora non del tutto compiuta.

Se il Novecento è stato il secolo dell’automobile, il Ventunesimo secolo sta vedendo il Piemonte reinventarsi attraverso una mappa produttiva molto più articolata. Torino e la sua cintura sono diventate uno dei poli mondiali per l’industria aerospaziale (con aziende di punta e la nuova Città dell’Aerospazio) e per l’automazione industriale avanzata. Ex spazi industriali dismessi, come le celebri OGR (Officine Grandi Riparazioni), sono stati trasformati in hub internazionali per startup, intelligenza artificiale e capitale di rischio, a fianco dell’eccellenza accademica del Politecnico.

Mentre la fabbrica riduceva i propri perimetri, il Piemonte ha scoperto una straordinaria vocazione turistica e culturale.  Il turismo (trainato dalle colline patrimonio UNESCO di Langhe, Roero e Monferrato, oltre che dal circuito delle Residenze Sabaude e dal turismo alpino) è diventato una voce fondamentale del bilancio regionale. Torino si è affermata come capitale dei grandi appuntamenti internazionali, dalle ATP Finals di tennis al Salone Internazionale del Libro, dimostrando una capacità di attrazione ricettiva e culturale impensabile trent’anni fa. La tradizione enogastronomica — dai grandi vini come Barolo e Barbaresco fino ai simboli della cucina locale — costituisce un asset identitario ed economico di primissimo piano. Con un’età media che sfiora i 48 anni e oltre 220 anziani ogni 100 giovani, la regione affronta una contrazione della forza lavoro che incide sulle prospettive di crescita a lungo termine.  La riconversione delle grandi aree industriali dismesse (come il perimetro di Mirafiori) e il completamento delle infrastrutture di trasporto (a partire dalla seconda linea della metropolitana a Torino) rimangono passaggi chiave per evitare spaccature territoriali tra centri urbani connessi e periferie.

Il Piemonte di oggi non è più la “città-fabbrica” del Novecento, ma non è nemmeno una regione rassegnata al declino. È un territorio complesso e maturo, che prova a superare la rigidità della monocultura industriale attraverso la diversificazione: tecnologia d’awanguardia, università, grande cultura, accoglienza turistica e qualità della vita. Una terra che, forte dei suoi 172 miliardi di PIL e di una storia secolare di lavoro e rigore, sta scrivendo il suo nuovo capitolo nel cuore dell’Europa.

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