COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO Delle Site (Giovani UCID) e Storchi (CTS UCID): «Il confronto dopo l’impugnativa del Governo sia l’occasione per mettere al centro la tutela della fragilità, l’assistenza e la dignità della persona»
Ti Lancio daRoma, 30 settembre 2026 – L’impugnativa da parte del Governo della legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito riapre una questione che investe insieme competenze istituzionali, tutela della vita e capacità del Servizio sanitario di garantire concretamente cure e accompagnamento alle persone più fragili.
Sul tema intervengono con una nota congiunta Benedetto Delle Site, presidente nazionale del Movimento Giovani UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti), e Fabio Storchi, presidente nazionale del Comitato Tecnico Scientifico UCID e presidente della Sezione UCID di Reggio Emilia.
«La decisione del Governo di rimettere la legge emiliano-romagnola al giudizio della Corte costituzionale – dichiara Benedetto Delle Site – richiama anzitutto la necessità che una materia così delicata non venga affrontata attraverso discipline territoriali differenti. Quando sono in gioco la vita, la salute, la dignità della persona e i diritti fondamentali, occorrono garanzie certe e un quadro nazionale coerente. Sarà naturalmente la Corte costituzionale a pronunciarsi sui profili di legittimità sollevati dal Governo, ma riteniamo importante che sia stata posta con chiarezza la questione. Il fine vita non può diventare il terreno di una frammentazione normativa tra Regioni né di contrapposizioni ideologiche. È necessario un confronto nazionale serio, nel quale la tutela della persona fragile e il dovere della comunità di non abbandonarla rimangano al centro».
Fabio Storchi, già intervenuto nei mesi scorsi sulla normativa regionale, richiama l’attenzione sul nodo sostanziale dell’accesso ai servizi sanitari di supporto.
«Il punto più preoccupante – afferma Fabio Storchi – è il rischio di costruire procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito senza avere prima garantito a ogni malato un accesso reale, tempestivo e uniforme alle cure palliative. Una possibilità prevista sulla carta non equivale necessariamente a una possibilità concretamente disponibile. Se il malato non ha avuto accesso a un percorso adeguato di controllo del dolore, assistenza domiciliare, sostegno psicologico e accompagnamento della famiglia, la sua libertà di scelta rischia di essere profondamente condizionata. È qui che emerge la pericolosità di un’impostazione che rischia di invertire le priorità: prima di organizzare il percorso verso la morte, le istituzioni hanno il dovere di rendere effettivo il diritto alla cura e all’accompagnamento. Nessuno dovrebbe arrivare a considerare la morte come unica via d’uscita perché le alternative di cura sono insufficienti, difficili da raggiungere o semplicemente sconosciute. La vera emergenza nazionale è dunque colmare le diseguaglianze nell’accesso alle cure palliative, rafforzando hospice, assistenza domiciliare, terapia del dolore e sostegno ai caregiver. Solo quando queste possibilità sono realmente offerte possiamo parlare seriamente di libertà della persona malata».
Delle Site e Storchi concludono auspicando che il confronto aperto dall’impugnativa «non si riduca a uno scontro politico o giudiziario, ma diventi l’occasione per riaffermare un principio essenziale: una società autenticamente solidale non offre alla fragilità una scorciatoia verso la morte, ma moltiplica le possibilità di cura, vicinanza e accompagnamento».


Leave a Reply