La governance di Stefano Podini, presidente della FIGH (Federazione Italiana Giuoco Pallamano), sta ridefinendo le regole del gioco dentro e fuori dal campo attraverso tre pilastri fondamentali.
(Ti Lancio dal Trentino Alto Adige) Bolzano 25 maggio 2026 – Il mondo della pallamano italiana sta vivendo il suo momento magico, un vero e proprio spartiacque storico. Ma dietro i tabelloni luminosi e i festeggiamenti per i traguardi raggiunti, si sta giocando una partita ancora più importante: quella della ristrutturazione etica, gestionale e umana di un intero movimento.
La notizia che ha scoperto positivamente l’ambiente è la storica qualificazione della Nazionale maschile ai Mondiali 2027 in Germania. Una vetrina internazionale che mancava da troppo tempo. A caldo, la reazione di Podini è stata netta: “Ora l’asticella va alzata”.
Ma l’aspetto più interessante dal punto di vista dell’etica dirigenziale non sta nello slogan, bensì nell’azione concreta: il presidente ha rivelato di aver già strutturato con i partner commerciali, a livello contrattuale, i premi per una futura e ambiziosa qualificazione olimpica. Questo approccio rompe con il passato “improvvisato” dello sport dilettantistico: la performance e il merito non sono più legati al caso o al “miracolo sportivo” isolato, ma vengono protetti e incentivati attraverso tutele economiche chiare. Pianificare il successo significa, prima di tutto, rispettare il lavoro dei professionisti.
Nel momento in cui la FIGH decide di alzare l’asticella degli obiettivi, la governance si trova a dover affrontare la più grande sfida del moderno sport d’élite: il superamento del mito dell’atleta indistruttibile. Per decenni, lo sport ha preteso dai corpi e dalle menti dei giocatori una dedizione assoluta, negando lo spazio alla fragilità, alla stanchezza e al burnout. La pallamano, sport di contatto duro, logorante e ad altissima intensità, amplifica questo rischio.
Alzare l’asticella non può e non deve significare “spremere” gli atleti sull’altare del risultato a tutti i costi. L’etica sportiva odierna impone di considerare l’atleta nella sua interezza di essere umano. Introdurre tutele contrattuali, migliorare gli staff medici e supportare la salute mentale dei ragazzi significa fare un patto di civiltà: riconoscere il diritto alla vulnerabilità e al recupero. Un atleta protetto nei suoi diritti umani e psicologici è un atleta che performa meglio e più a lungo. La presidenza Podini, nel voler strutturare il movimento, deve mettere questo scudo etico al centro del progetto, dimostrando che il successo non si costruisce sui corpi logorati, ma sulla salute delle persone.
Tutti questi concetti sono stati inglobati da Podini nel progetto “Performance Intelligence”, che coinvolge non solo il Centro di Preparazione Olimpica del CONI, ma anche le aziende più all’avanguardia del settore, le stesse che hanno supportato alcune delle più importanti squadre olimpiche impegnate ai Giochi di Milano-Cortina.
Un altro punto di discontinuità della nuova gestione riguarda il profondo rispetto per la geografia e la storia della pallamano. Scegliere di disputare i match decisivi della Nazionale in piazze storiche e viscerali come Trieste, e istituire premi dedicati a figure mitiche del passato come lo storico dirigente Giuseppe Lo Duca, gli atleti Mario Magelli, Andrea Scozzese, Giancarlo Lavini, Enzo Augello (solo per elencarne alcuni), è un’operazione culturale prima che logistica.
L’etica dello sport si nutre di memoria e riconoscenza. Centralizzare gli eventi nei grandi palazzetti metropolitani, spesso freddi e privi di storia, risponde solo a logiche commerciali a breve termine. Riportare la Maglia Azzurra lì dove la pallamano è una religione significa ripristinare il passato ai territori e, soprattutto, offrire ai giovani dei modelli locali in carne e ossa a cui ispirarsi. È la transizione dall’idolo televisivo distante all’esempio tangibile sul campo dietro casa.
Non va dimenticato che Stefano Podini ha ereditato la guida della FIGH per questo quadriennio olimpico dopo un periodo buio e complesso di commissariamento straordinario. In questo contesto, il primo e più rivoluzionario atto etico è stato il ripristino della normalità democratica e della trasparenza amministrativa e gestionale.
La sfida della sua presidenza si gioca quotidianamente sulla capacità di accrescere l’immagine della federazione, facendosi aiutare da personalità di spicco del palcoscenico europeo e mondiale e allo stesso tempo sfruttando la propria capacità relazionale con il movimento olimpico per dialogare alla pari con i vertici del mondo sportivo italiano. La gestione trasparente delle risorse, l’investimento sui talenti e l’ingresso di nuovi sponsor di alto profilo sono i mattoni con cui la FIGH sta ricostruendo la propria credibilità. La pallamano italiana sta dimostrando che si può uscire da una crisi profonda non solo vincendo sul campo, ma rinnovando il patto di fiducia e trasparenza con la propria base.


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