(Ti Lancio da Roma) Roma 16 marzo 2023 – Il mercato dell’intelligenza artificiale vola verso i 300 miliardi di dollari. Secondo un’analisi di Unicusano, questa cifra record sarà raggiunta e superata nel 2026. Colpisce la crescita prevista: oggi il business globale delle A.I. tocca i 62,4 miliardi di dollari. A lanciare la rincorsa, la diffusione sempre più grande dei chatbot – come la popolare Chat GPT – cresciuti del +555% in quasi 7 anni. Nel 2016, infatti, i bot ‘intelligenti’ costituivano un mercato di 190,8 milioni di dollari; entro 2 anni è previsto il superamento della cifra di 1.25 miliardi.
Come si pone l’Italia in questo panorama di crescita impressionante? Non benissimo. Secondo l’università telematica autrice dello studio, il nostro Paese è, con il Giappone, il ‘fanalino di coda’ fra i Paesi industrializzati.
Solo il 59% delle aziende del Made in Italy fa uso di strumenti e applicazioni di intelligenza artificiale. Nonostante la crescita del digitale nel post-pandemia, il mercato italiano vale circa 380 milioni di euro. Si prevede, per le PMI, un’accelerazione basata sulla progettualità: 6 aziende su 10 hanno affermato di avere in programma l’utilizzo di AI nei prossimi anni, in particolare nei settori dei servizi finanziari, dei trasporti, del retail e, in misura minore, nei servizi pubblici. Fermo, invece, il mercato automotive, a causa dei regolamenti che non ammettono i veicoli ‘a guida cooperativa’.
La crescita, dunque, dovrebbe assestarsi intorno al 41,4%, molto al di sotto, dunque, di quella globale. Le cause? Il 40% del campione analizzato esprime paura e mancanza di fiducia nell’applicare algoritmi e app smart nella professione. Si teme anche l’impatto sul mercato occupazionale. Analoghi studi hanno previsto che entro il 2030 si potrebbero perdere 73 milioni di posti di lavoro in USA e 15 milioni in Europa.
Resta un buon 60% di persone che ritiene l’A.I. positiva per lo sviluppo economico, per l’ambiente, per la formazione e l’intrattenimento.
(MARIFRE)

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