Cookie Policy ATTUALITA'. VALLE D'AOSTA. TRAFORO MONTE BIANCO: 60 ANNI DI INGEGNERIA E SFIDE. DOPO IL RESTYLING DA 21 MILIONI, LA STORIA DI UN RECORD MONDIALE - Tilancio

ATTUALITA’. VALLE D’AOSTA. TRAFORO MONTE BIANCO: 60 ANNI DI INGEGNERIA E SFIDE. DOPO IL RESTYLING DA 21 MILIONI, LA STORIA DI UN RECORD MONDIALE

ATTUALITA’. VALLE D’AOSTA. TRAFORO MONTE BIANCO: 60 ANNI DI INGEGNERIA E SFIDE. DOPO IL RESTYLING DA 21 MILIONI, LA STORIA DI UN RECORD MONDIALE

(Ti Lancio dalla Valle d’Aosta) Aosta 8 gennaio 2025 – Il Traforo del Monte Bianco ha riaperto al traffico dopo 102 giorni di cantieri e un investimento di 21 milioni di euro per il risanamento della volta. Un intervento necessario per una struttura che, a 60 anni dalla sua inaugurazione, resta una delle arterie vitali dell’Europa e un capolavoro insuperato della tecnica del Novecento.

La recente chiusura ha restituito piena operatività a una galleria lunga 11,6 km che unisce Italia e Francia. Dalla tragedia del 1999 (39 vittime), il tunnel è diventato un modello globale di sicurezza: limite di 70 km/h, divieto di sorpasso e monitoraggio costante. Quello che oggi appare come un asse consolidato, fu però l’esito di una sfida “brutale” contro la montagna più alta d’Europa.

Iniziato tecnicamente nel 1957 (ma con scavi italiani già nel 1946), il traforo fu realizzato senza le moderne frese computerizzate (TBM). Il protagonista fu il “Jumbo”: un mostro d’acciaio da 100 tonnellate con 16 trivelle su quattro piani. Attraverso 400mila “volate” (esplosioni controllate) e 1.200 tonnellate di dinamite, i duemila operai coinvolti rimossero un milione di metri cubi di roccia. Il dato che ancora oggi stupisce gli ingegneri è lo scarto al congiungimento delle due gallerie (maggio-luglio 1962): meno di 10 centimetri. Una precisione millimetrica ottenuta dal geometra italiano Pietro Alaria attraverso sistemi di triangolazione classica, operando in condizioni ambientali proibitive sotto 2mila metri di roccia.

Oltre alla pressione della montagna (con punte di 2.480 metri di copertura all’Aiguille du Midi), il cantiere dovette affrontare sorgenti d’acqua improvvisate con portate fino a mille litri al secondo sul versante italiano. Non potendo realizzare sfoghi verticali a causa dei ghiacciai perenni, venne progettata una rete di aerazione sotterranea di oltre 6 chilometri, ancora oggi cuore pulsante del sistema di ventilazione.

Costato l’equivalente attuale di mezzo miliardo di euro e la vita di 19 lavoratori, il Traforo del Monte Bianco rimane un pilastro dell’identità europea. Nonostante i dibattiti sul raddoppio – frenati dalle preoccupazioni ambientali delle valli – la struttura festeggia i suoi sei decenni confermando un esempio di resilienza infrastrutturale e di eccellenza topografica che non teme il confronto con le tecnologie digitali moderne.

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