(Ti Lancio dal Messico) Città del Messico 23 febbraio 2026 – Il terremoto giudiziario e criminale che ha portato alla cattura di Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, il leader del potentissimo Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), segna un punto di non ritorno per il Messico. Mentre le autorità celebrano quello che definiscono il colpo più duro al narcotraffico degli ultimi decenni, chi vive il Paese dall’interno, come l’imprenditore friulano Renato Railz, presidente di Eurolls, osserva con estrema cautela.
Railz, che in Messico gestisce due siti produttivi strategici (a Monterrey e León), conosce bene il “doppio volto” di questa nazione. Da un lato, un hub manifatturiero vitale per il mercato americano; dall’altro, un territorio dove la violenza dei cartelli come quello di Jalisco ha raggiunto livelli di ferocia inaudita.
«Il Messico è un Paese dalle potenzialità enormi, ma la cronaca ci ricorda costantemente quanto sia sottile il filo che regge la tenuta sociale», spiega Railz, che in passato ha assistito a episodi cruenti che hanno segnato la storia recente del Paese. Per l’imprenditore, la cattura di un boss del calibro di El Mencho non è solo una notizia di polizia, ma un evento che può scatenare rappresaglie e instabilità nelle aree industriali.
L’arresto di Cervantes avviene in un clima di tensione altissima. Il CJNG è noto per la sua struttura paramilitare e per aver trasformato intere regioni in zone di guerra. Railz, che ha scommesso sul Messico raddoppiando la presenza di Eurolls, non nasconde la durezza della realtà: «In questi anni ho visto episodi che fanno emergere il lato più oscuro e pericoloso del Messico. La violenza non è un rumore di fondo, è un fattore che condiziona la vita delle persone e l’operatività delle aziende».
Secondo il numero uno di Eurolls, eventi come questo mettono a nudo la fragilità delle istituzioni locali di fronte a organizzazioni che dispongono di armi da guerra e droni. La preoccupazione è che al vuoto di potere lasciato da “El Mencho” segua una guerra di successione ancora più sanguinosa.
Il tema della sicurezza è un nervo scoperto per Railz, che recentemente ha sollevato la questione anche in Italia dopo aver subito furti nelle sue sedi friulane. Tuttavia, in Messico la sfida è su un’altra scala: «Lì la sicurezza non è un optional, è una condizione di sopravvivenza. La tenuta sociale è messa a dura prova da decenni di impunità».
L’imprenditore sottolinea come la crescita economica del Paese, trainata dal nearshoring, rischi di essere frenata se lo Stato non riuscirà a garantire l’ordine pubblico. «Non basta produrre eccellenza; serve un contesto civile dove i dipendenti possano andare al lavoro senza il timore di finire in mezzo a una sparatoria tra bande».
La caduta di “El Mencho” è un segnale di speranza, ma per chi opera sul campo come Renato Railz, resta l’amaro in bocca per una terra bellissima e produttiva che fatica a liberarsi dei suoi demoni. L’appello che arriva dal mondo dell’industria è chiaro: la lotta al crimine non può fermarsi ai grandi arresti coreografici, ma deve passare per una ricostruzione del tessuto sociale e della sicurezza quotidiana, unica garanzia per permettere alle aziende internazionali di continuare a investire in quello che resta uno dei mercati più promettenti al mondo.


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