Cookie Policy INDUSTRIA. CINA. ACCIAIO, ASSE PECHINO-BRUXELLES: LA CINA AVVIA IL NEGOZIATO CON L’UE IN SEDE WTO - Tilancio

INDUSTRIA. CINA. ACCIAIO, ASSE PECHINO-BRUXELLES: LA CINA AVVIA IL NEGOZIATO CON L’UE IN SEDE WTO

INDUSTRIA. CINA. ACCIAIO, ASSE PECHINO-BRUXELLES: LA CINA AVVIA IL NEGOZIATO CON L’UE IN SEDE WTO

Il ministero del Commercio cinese lancia l’allarme sui nuovi limiti europei alle importazioni in esenzione doganale: “Rischio instabilità per le catene di fornitura globali”. Si cerca un compromesso vantaggioso.

(Ti Lancio dalla Cina) Pechino 28 maggio 2026 – I venti di guerra commerciale tra Cina e Unione Europea tornano a soffiare sul terreno della siderurgia pesante. Il Ministero del Commercio cinese ha confermato ufficialmente l’avvio di delicati negoziati diplomatici con Bruxelles, sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Al centro del tavolo ci sono le recenti restrizioni introdotte dal blocco europeo, che hanno drasticamente ridotto le quote di acciaio importabile in Europa in regime di esenzione doganale.

La posizione ufficiale della Cina è stata espressa con chiarezza dal portavoce del ministero, He Yadong. Secondo le dichiarazioni di Pechino, le nuove barriere tariffarie europee non rappresentano solo un ostacolo al commercio bilaterale, ma rischiano di innescare un effetto domino sulla stabilità delle filiere manifatturiere globali, dall’automotive alle infrastrutture.

“La Cina auspica di raggiungere un risultato vantaggioso per entrambe le parti (win-win) attraverso i canali negoziali”, ha sottolineato He Yadong, mantenendo aperto lo spiraglio diplomatico ma evidenziando la forte preoccupazione per le barriere di Bruxelles.

Il dossier acciaio è uno dei più caldi dell’agenda economica globale. La Cina domina incontrastata il settore: da sola controlla oltre il 54% della produzione mondiale, superando la soglia psicologica del miliardo di tonnellate annue.

Tuttavia, il rallentamento strutturale del mercato immobiliare interno cinese ha generato un massiccio surplus produttivo. Non potendo assorbire l’acciaio in patria, le acciaierie cinesi hanno spinto sull’export a prezzi altamente competitivi. Per evitare che questa ondata di metallo a basso costo destabilizzasse i produttori europei, l’UE ha deciso di correre ai ripari blindando le proprie quote doganali, imitando le severe misure di protezione già adottate dagli Stati Uniti.

Per mitigare le accuse internazionali di dumping e gestire le tensioni con i partner commerciali, il governo cinese ha recentemente reintrodotto licenze obbligatorie e stringenti all’esportazione. L’obiettivo strategico di Pechino, tuttavia, sta cambiando: l’industria siderurgica cinese si sta progressivamente spostando dall’acciaio comune a basso valore aggiunto verso la produzione di acciai avanzati e leghe speciali arricchite con terre rare, comparto in cui la Cina detiene un quasi-monopolio delle materie prime.

Il negoziato in corso alla fiera del commercio di Ginevra rappresenta un test cruciale per le relazioni UE-Cina. Per l’Europa, difendere la propria industria siderurgica (e i relativi posti di lavoro) è una priorità politica ed economica assoluta. Per la Cina, l’Europa resta un mercato di sbocco insostituibile per i suoi prodotti di qualità superiore.

Nelle prossime settimane si capirà se la diplomazia commerciale riuscirà a trovare una via di mezzo — magari rimodulando le quote o introducendo meccanismi di compensazione — o se il braccio di ferro sull’acciaio sarà il preludio a una nuova stagione di dazi incrociati.

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