(Ti Lancio dalla Svizzera e dagli Stati Uniti) Ginevra-New York 27 febbraio 2026 – Il World Economic Forum (WEF) perde il suo vertice operativo. Borge Brende, Amministratore Delegato e Presidente dell’organizzazione che ogni anno riunisce l’élite globale a Davos, ha rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato.
A dare risalto internazionale alla notizia è il New York Times, che sottolinea come il passo indietro sia l’esito diretto di un’indagine indipendente interna sui contatti tra l’ex ministro degli Esteri norvegese e il finanziere americano Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali e morto suicida in carcere.
Le dimissioni arrivano a meno di un mese dalla pubblicazione di una nuova serie di documenti legali relativi al caso Epstein. Secondo quanto emerso, Brende avrebbe mantenuto rapporti con il finanziere ben oltre la condanna di quest’ultimo, avvenuta nel 2008, per aver indotto una minorenne alla prostituzione.
Sebbene il Forum abbia tentato di rassicurare gli stakeholder attraverso una nota ufficiale — dichiarando che la revisione indipendente “non ha rilevato ulteriori preoccupazioni oltre a quanto già comunicato in precedenza” — la pressione mediatica e istituzionale è diventata insostenibile.
Borge Brende ha giustificato la sua uscita di scena parlando di una “attenta valutazione” personale, motivata dal desiderio che il World Economic Forum possa proseguire il proprio lavoro istituzionale “senza distrazioni”. Un riferimento implicito alla necessità di proteggere la reputazione di un’organizzazione già spesso nel mirino delle critiche per la sua natura elitaria.
L’addio di Brende segna un momento di profonda crisi per il WEF, proprio mentre l’organizzazione cerca di ridefinire il proprio ruolo in un mondo sempre più frammentato. Il coinvolgimento, anche solo relazionale, con la figura di Epstein riapre il dibattito sulla trasparenza e sull’etica dei leader che guidano le grandi piattaforme di cooperazione internazionale.


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